FUORI – Quadriennale d’arte 2020

Dal 30 ottobre 2020 al 17 gennaio 2021 a Roma, presso il Palazzo delle Esposizioni, si terrà la Quadriennale d’arte 2020 a cura di Sarah Cosulich e Stefano Collicelli Cagol : 43 artisti, più di 300 opere, oltre 4.000 m2 di spazi espositivi per restituire una nuova lettura dell’arte italiana dagli anni Sessanta ad oggi con particolare attenzione alle giovani generazioni.

FUORI, il titolo emblematico proposto dai curatori, un invito a uscire dagli schemi, dalle costrizioni e dalle categorie che nel passato hanno imbrigliato l’arte, un’esortazione a superare i confini tra arti visive e altre discipline per comporre un panorama multigenerazionale e multidisciplinare (moda, teatro, musica, danza, film, architettura, design). FUORI è un coro dissonante di approcci femminili, femministi e queer all’arte contemporanea. FUORI è un invito a uscire dal recinto autoreferenziale dell’arte contemporanea per aprirsi a pubblici più differenziati.

Gli artisti: Alessandro Agudio, Micol Assaël, Irma Blank, Monica Bonvicini, Benni Bosetto, Sylvano Bussotti, Chiara Camoni, Lisetta Carmi, Guglielmo Castelli, Giuseppe Chiari, Isabella Costabile, Giulia Crispiani, Cuoghi Corsello, DAAR – Alessandro Petti – Sandi Hilal, Tomaso De Luca, Caterina De Nicola, Bruna Esposito, Simone Forti, Anna Franceschini, Giuseppe Gabellone, Francesco Gennari, Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, Diego Gualandris, Petrit Halilaj and Alvaro Urbano, Norma Jeane, Luisa Lambri, Lorenza Longhi, Diego Marcon, Raffaela Naldi Rossano, Valerio Nicolai, Alessandro Pessoli, Amedeo Polazzo, Cloti Ricciardi, Michele Rizzo, Cinzia Ruggeri, Salvo, Lydia Silvestri, Romeo Castellucci – Socìetas, Davide Stucchi, TOMBOYS DON’T CRY, Maurizio Vetrugno, Nanda Vigo, Zapruder.

Progetto d’allestimento mostra di Alessandro Bava. Progetto di storytelling in dialogo con l’archivio Quadriennale di Luca Scarlini.

La Quadriennale d’arte 2020 è organizzata dalla Fondazione La Quadriennale di Roma e dall’Azienda Speciale Palaexpo. Principale partner istituzionale della mostra, con un importante contributo ad hoc, è il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo. Main sponsor Eni, main partner Intesa Sanpaolo e Gucci. Tra gli sponsor Terna, TIM. A questi si aggiungono contributi di Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, dell’Istituto per il Credito Sportivo.

quadriennale2020.com

Ad integrum

La Basilica di San Celso a Milano ospita, dal 23 ottobre al 19 novembre 2020, Ad integrum, mostra personale dello scultore Michelangelo Galliani, a cura di Angela Madesani.

Promossa dalla galleria Cris Contini Contemporary ed organizzata dall’associazione culturale lartquotidien in collaborazione con il Santuario di Santa Maria dei Miracoli presso San Celso, l’esposizione sarà inaugurata giovedì 22 ottobre alle ore 18.00, alla presenza dell’artista e della curatrice.

Il titolo della mostra – Ad integrum – allude alla forza del frammento, elemento poetico ed evocativo che, come sineddoche di umanità perduta, della parte per il tutto, riesce a significare l’unità.

Il percorso espositivo comprende quattro sculture di grandi dimensioni, tra cui l’opera inedita Twins (2020), in marmo bianco di Carrara, che ritrae una bambina seduta sul dorso di una testuggine, alludendo al più famoso paradosso di Zenone di Elea ( Achille e la Tartaruga) e alla frammentazione del tempo. Nascono, invece, come frammenti di corpi le opere intitolate Fuggi (2018) e Rebus vitae (2018), realizzate rispettivamente in marmo dell’Altissimo e marmo statuario di Carrara. Nei pressi dell’altare della basilica, un tempo sepolcro del martire al quale essa è dedicata, trova infine collocazione la scultura in cera vergine d’api intitolata Col tempo (2010): un’opera che raffigura una donna esanime distesa su un letto di piombo, la cui postura richiama la Santa Lucia del Caravaggio, con l’aggiunta di un ex voto ottocentesco a forma di cuore.

Ad accomunare le opere in mostra è anche il tema del tempo che, con il suo passaggio, lascia dietro di sé frammenti di storia e di memoria, in cui si esplica la poesia della vita e il suo fluire senza sosta.

«L’opera di Michelangelo Galliani – scrive Angela Madesani – è l’esito di un processo e non certo la tappa di un’evoluzione. È il tentativo, riuscito, di fare un lavoro contemporaneo con un materiale, il marmo, della tradizione, con il quale ha sin dall’inizio un rapporto viscerale. Negli anni Novanta, quando l’artista ha iniziato a lavorare il marmo, a differenza di oggi, veniva considerato superato, troppo legato alla tradizione, desueto, utilizzato solo da taluni virtuosi e non dagli artisti di riferimento del sistema. La sua, come quella di altri artisti della sua generazione, non è stata una scelta prevedibile, facile, accettata, anzi, è costata fatica, determinazione, prese di posizione. Nonostante questa difficoltà, che oggi non è più tale, è importante sottolineare che la materia, il marmo è e resta un mezzo e non il fine del suo operare. Una materia funzionale al senso del lavoro, così come il piombo, la cera, l’acciaio specchiante…».

Nell’economia del progetto risulta, infine, di fondamentale importanza il dialogo tra contenitore e contenuto, tra gli spazi della Basilica romanica di San Celso, nota almeno dall’VIII secolo d.C. e parzialmente ricostruita nel XIX secolo ad opera dell’architetto neoclassico Luigi Canonica, e le opere di Michelangelo Galliani, che si è sempre posto in relazione con il concetto di classico.

La personale sarà visitabile fino al 19 novembre 2020, da martedì a venerdì con orario 15.00-18.00, sabato e domenica ore 10.00-19.00, chiuso il lunedì. Ingresso libero. Per informazioni: T. +39 3498256028; info@lartquotidien.com, www.lartquotidien.com.

Michelangelo Galliani è nato nel 1975 a Montecchio Emilia, Reggio Emilia. Inizia a lavorare come scultore molto giovane. Frequenta prima l’Istituto d’Arte Paolo Toschi di Parma con indirizzo Scenotecnica, si specializza poi all’Istituto per l’Arte e il Restauro di Palazzo Spinelli a Firenze e si diploma infine all’Accademia di Belle Arti di Carrara con indirizzo Scultura. Dal 1996, ha preso parte a numerose esposizioni personali e collettive in Italia e all’estero. Tra le recenti mostre si segnalano: Le Latitudini dell’Arte (Ungheria e Italia, Vigadò Galéria, Budapest, 2017), Wondertime (GAM, Catania, 2018), Skulptur, trifft Figur (Einladung, Austria, 2018), Sensitive Surfaces (Cris Contini Contemporary, Londra, 2019). Nel dicembre 2019 è stato insignito del Franco Cuomo International Award per l’Arte con cerimonia di premiazione nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani a Roma. Nel 2020 ha partecipato al progetto Art&Design, promosso da Andrea Castrignano in occasione di Milano Design City 2020. Attualmente, oltre al suo lavoro di scultore, è titolare della cattedra di Tecniche del Marmo e delle Pietre dure presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino. Lavora con la galleria Cris Contini Contemporary con sede a Londra e Porto Montenegro.

AD INTEGRUM. 4 opere di Michelangelo Galliani alla Basilica di San Celso
A cura di Angela Madesani

Basilica di San Celso, Milano
23 ottobre – 19 novembre 2020
Inaugurazione: giovedì 22 ottobre, ore 18.00

 

Segnalato da CSArt – Comunicazione per l’Arte

15 → The Waiting Hall

Alla fine del XX secolo, il pensatore francese Félix Guattari ha avvertito del ritorno della questione della soggettività all’inizio del nuovo millennio. Ha incoraggiato tutte le discipline a combinare la loro creatività per scongiurare la barbarie e l’implosione mentale che potrebbero risultare dall’accelerazione che le nostre vite tecnologicamente mediate portano con sé. Oggi osserviamo come si stanno realizzando le sue previsioni: assistiamo ad un aumento dei disordini psichici e sociali dovuti al proliferare di fenomeni ed eventi che sfuggono al nostro controllo. In effetti, non abbiamo nemmeno il tempo di pensarci in modo critico. Ci troviamo in mezzo al caos senza trovare una via d’uscita.

A+B gallery

15 → The Waiting Hall cerca un momento di transito. Potremmo immaginarlo come luogo di attesa all’interno di una ritmica più ampia. Guardandola nel suo insieme, la produzione artistica contemporanea è poliritmica, esistono storie parallele che coesistono, unità minime, collettive, biologiche e di pensiero che, spesso con sguardo contraddittorio danno significato al prossimo battito.

15 → The Waiting Hall è un insieme di opere e pensieri collegati in forma di mostra che tratta le novità dagli atelier e alcune scelte di galleria. Questa idea presenta una nuova composizione di proposte artistiche che non cercano di stabilire un unico significato ma al contrario, espongono le traiettorie plurali e divergenti degli artisti selezionati nonché le loro capacità uniche di plasmare nuove sensibilità nell’arte contemporanea.

In The Waiting Hall, l’ossessiva poesia matematica di Hanne Darboven convive con la molteplicità di stili, linguaggi e forme degli artisti rappresentati nella nostra galleria. La presentazione di una selezione di libri e documenti originali di Darboven, corrispondente alla sua produzione degli anni ’80 / ’90, è il prodotto della collaborazione con L’Arengario Studio Bibligrafico (che il 17 ottobre ore 17.00 inaugura la mostra “Hanne Darboven 1968 – 1980” curata da Valentino Tonini e organizzata con Alex Bacon): questi materiali, esposti in vetrina, ci spingono a considerare le rotture e le continuità della storia nella cultura occidentale, formulando, allo stesso tempo, nuove domande sulla deriva dell’epoca attuale e sul suo rapporto ambiguo con il passato.

Siamo su una soglia, è ancora troppo presto per sapere cosa ci riserva il divenire. Questa mostra è un invito a vivere la situazione di attesa senza angoscia, a rompere i ritmi patologici che bloccano la nostra capacità di godimento estetico e ad entrare in sintonia con la polifonia di colori, significati, linee di fuga e tocchi alternativi che servono per incontrarci.

Artisti in mostra:
Hermann Bergamelli, Max Frintrop, Marco Gobbi, Silvia Hell, Tobias Hoffknecht, Osamu Kobayashi, Simon Laureyns, Marco La Rosa, Michele Lombardelli, Davide Mancini Zanchi, Tiziano Martini, Marco Neri, Nazzarena Poli Maramotti, Markus Saile + Hanne Darboven (in collaborazione con Arengario Studio Bibliografico).

15 → THE WAITING HALL

Giovedì 15 ottobre 2020, opening dalle ore 15.00 alle ore 21.00
Venerdì 16 e sabato 17 dalle ore 15.00 alle 21.00

Fino al 28 novembre 2020.
Visite: dal Giovedì al Sabato dalle 15.00 alle 19.00 altri giorni su appuntamento.

Sabato 24 ottobre, live “Au Language” di Fabrizio Saiu, ore 20.00 su prenotazione.
Altri eventi verranno annunciati nel corso della mostra.

A+B gallery, Corsetto Sant’Agata 22, scala C primo piano, 25121 Brescia
gallery@aplusb.it / www.aplusbgallery.it

Trentatreesimo Canto

Presso la Chiesa di San Severo al Pendino di Napoli, dal 17 al 28 Settembre verrà ospitata la mostra temporanea dal titolo ‘Trentatreesimo Canto‘ dell’artista Mariangela Calabrese.

L’installazione è ispirata al XXXIII canto del Paradiso dantesco e racconta la ricerca del sacro tramite la dialettica dell’arte tra realtà e utopia, attraverso una rappresentazione indiretta fatta di accenni e frammenti allusivi, in dialogo con lo spazio che l’accoglie. Seguendo la “via celeste” rappresentata da una lunga tela adagiata sul pavimento della Chiesa, e accompagnati da una serie di figure antropomorfe (immagini dell’intera umanità), i “visitatori” giungono infine all’altare, dove un trittico rappresenta con un’allegoria cromatica l’ascesa verso il Divino, meta finale di questo viaggio simbolico.

La mostra è a cura dell’Associazione Connessioni Culture Contemporanee di Napoli, direttore artistico Giovanni Mangiacapra, la presentazione, con testi in catalogo sarà affidata ai Critici d’Arte Rocco Zani e prof. Marcello Carlino.

L’inaugurazione avrà luogo alle ore 17:00 del 17 settembre 2020 e potrà essere visitata fino al 28 settembre.

Mariangela Calabrese – Trentatreesimo Canto
Dal 17 al 28 Settembre 2020
Chiesa di San Severo al Pendino, Napoli

mariangelacalabrese.blogspot.com
mar.cal@yahoo.com
Cell. 3403433233

Nel Sogno. Omaggio a Matilde Serao

Si è aperta stamani nelle sale espositive del Castel dell’Ovo la prima personale a Napoli dell’artista toscana Franca Pisani dal titolo Nel Sogno. Omaggio a Matilde Serao, a cura di Marina Guida e con il sostegno di Marzia Spatafora.

Pensato appositamente per questa occasione, il progetto installativo è promosso dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli nell’ambito della manifestazione “Estate a Napoli 2020” e si compone di una ventina di opere di grande e medio formato, compresa una scultura.

A distanza di pochi mesi dall’antologica di inizio anno nel Carcere Borbonico di Avellino, Franca Pisani torna di nuovo a esporre le sue opere in Campania con una mostra che ancora una volta attinge idealmente all’universo femminile. «Arte è sostantivo femminile» – ripete spesso l’artista – e infatti dopo i ritratti di “donnArchitettura” del 2014 e i dipinti di “Desdemona” del 2015 incentrati sul tema della violenza contro le donne, Franca Pisani questa volta rivolge una dedica speciale a Matilde Serao (Patrasso 1856 – Napoli 1927), scrittrice prolifica e giornalista, condirettrice de il Mattino (insieme al marito Eduardo Scarfoglio) e in seguito fondatrice (prima donna al mondo) di un giornale, il Giorno, sempre a Napoli.

Ma più che alla Serao giornalista, nella mostra Franca Pisani si fa riferimento alla Serao scrittrice: «Le mie opere sono dedicate alla scrittura e al mondo immaginario di Matilde Serao, raccolgono le novelle, i romanzi, i personaggi le date, un racconto visivo di un’epoca e di Napoli».

Franca Pisani è artista di caratura internazionale: inizia la sua parabola artistica negli anni ’70 e in seguito, tra l’altro, espone a Parigi, New York e Chicago, Berlino, Montecarlo, Nizza, Madrid, Vienna, per ben tre volte alla Biennale d’arte di Venezia (2009, 2011 e 2017) e nel 2014 alle Reali Poste degli Uffizi, a Firenze.

La mostra – che propone grandi “teleri” in lino cotto, opere pittoriche di minore formato e una scultura – testimonia un nuovo capitolo dell’approfondito lavoro di studio di Franca Pisani sui materiali e sulla memoria di alcuni elementi primordiali della storia dell’umanità, che da sempre costituisce uno dei temi portati del lavoro dell’artista.

Una dedica speciale
La mostra, che mutua il titolo Nel Sogno dall’omonimo romanzo di Matilde Serao pubblicato nel 1897, è dedicata alla scrittrice e giornalista, e non a caso le opere pittoriche rappresentano paesaggi astratti, nature morte, suggestioni poetiche di Matilde Serao che ha consegnato alla città di Napoli delle pagine memorabili nelle quali descriveva il «Ventre di Napoli».

Così l’artista rielabora le visioni poetiche che furono della scrittrice e le dedica questo progetto espositivo composto da opere che riprendono titoli degli scritti di Matilde Serao: Pagina azzurra, Evviva la vita, Nel sogno, Parla una donna, Un taccuino inedito, Voci delle cose, Opale.

Seguendo il famoso detto ut pictura poesis, ossia la poesia che è pittura parlante e la pittura che è poesia muta, come asserì poi anche Leonardo, Franca Pisani persegue ed intercetta la poetica della Serao intessuta di silenzio, della persistenza della memoria, delle cose quotidiane, dei luoghi dell’infanzia e del bisogno d’amore, li traspone nei dipinti ed imbastisce un racconto di sé e delle visioni della scrittrice napoletana, non come semplice autobiografia bensì come ricerca interiore ed espansione del proprio vissuto agli altri che vi si ritrovano poiché riaffiorano verità universali. Gli allestimenti progettati, e pensati ad hoc per questa occasione espositiva creeranno un’ambientazione perfetta per esaltare la sobrietà e la potenza del segno dell’arte della pittrice toscana in omaggio alla grande scrittrice napoletana.

FRANCA PISANI
Nel Sogno
Omaggio a Matilde Serao
A cura di Marina Guida

Castel dell’Ovo | Napoli
06.09.2020 | 20.09.2020

Per informazioni: 081 7956180
Indirizzo email: casteldellovo@comune.napoli.it
Prenotazioni: www.comune.napoli.it/casteldellovo

Ufficio media
Marco Ferri
Tel. 335 7259518
Email: press@marcoferri.info

Conversazioni con Francesco Speranza

Un pittore del Novecento si trova a dialogare con venti artisti che utilizzano oggi la pittura come linguaggio privilegiato della loro arte. A rendere possibile questa conversazione impossibile è la mostra “Conversazioni con Francesco Speranza”, curata da Francesco Paolo Del Re e ospitata dal 30 agosto al 30 settembre 2020 nel Museo Diocesano di Bitonto “Mons. A. Marena”, in via Ferrante Aporti 15. Gli artisti invitati, tutti pugliesi di nascita come Francesco Speranza, sono Natascia Abbattista, Damiano Azzizia, Pierluca Cetera, Francesco Cuna, Nicola Curri, Vincenzo De Bari, Pietro Di Terlizzi, Pasquale Gadaleta, Simona Anna Gentile, Jara Marzulli, Luigi Massari, Pierpaolo Miccolis, Dario Molinaro, Enzo Morelli, Alessandro Passaro, Luigi Presicce, Claudia Resta, Fabrizio Riccardi, Michael Rotondi e Domenico Ventura.

La mostra si inaugura domenica 30 agosto alle ore 18:30 ed è una delle iniziative culturali del calendario di “CultOra Festival. Ex labore to works”, una manifestazione organizzata dalla Fondazione De Palo – Ungaro, con il contributo della Presidenza del Consiglio Regionale della Puglia e in collaborazione con il Museo Diocesano “Mons. A. Marena” e il Centro Ricerche di Storia e Arte di Bitonto.

Nato a Bitonto nel 1902, Francesco Speranza studia prima a Napoli e poi a Milano all’Accademia di Brera, diplomandosi in pittura nel 1926. Nonostante trascorra tutta la vita a Milano partecipando attivamente alla temperie artistica della città ed esponendo le sue opere nelle più prestigiose rassegne nazionali come la Biennale di Venezia e la Quadriennale di Roma, mantiene sempre un legame profondissimo con la Puglia, sia a livello personale che dal punto di vista pittorico, e muore a Santo Spirito nel 1984 nella sua casa affacciata sul mare.

Il progetto della mostra – spiega il curatore Francesco Paolo Del Re – segue due linee distinte e idealmente parallele: da una parte sono stati selezionati dipinti di Francesco Speranza provenienti da raccolte pubbliche e collezioni private che coprono un arco temporale che va dagli anni Venti fino alle opere dell’ultima parte della sua produzione e sono esemplificativi dei diversi aspetti della sua ricerca artistica e dall’altra venti opere di venti artisti diversi permettono di gettare uno sguardo sinottico e curioso su alcuni percorsi di ricerca della pittura contemporanea in Puglia, nel tentativo di rispondere alla domanda sull’esistenza di una possibile comune radice identitaria che vada al di là del mero dato geografico”.

“I due percorsi si intrecciano e si compenetrano – prosegue Del Re – e nell’accostamento di opere ed esperienze diverse si compongono dei dittici o dei polittici immaginari, laddove i dipinti di Speranza vengono messi in dialogo con le opere dei pittori viventi secondo criteri ora tematici e ora formali, ora evidenziando assonanze e ora facendo vibrare le corde di una dissonanza, ma sempre alla ricerca di un senso nuovo e di una chiave di lettura inedita nel cortocircuito tra passato prossimo e presente”.

La mostra vuole raccontare alcuni temi della pittura di Francesco Speranza e la vitalità della sua figura di artista, nel riflesso che si riverbera sulle attuali tendenze del discorso pittorico. Il percorso espositivo parte dai dipinti di Speranza conservati nella collezione del Museo Diocesano di Bitonto. “Cristo nel Getsemani” degli anni Quaranta dialoga con la pittura beffarda di Domenico Ventura, “Visitare gli infermi” del 1949 viene affiancato a un ritratto di Nicola Curri. “Gesù divino lavoratore” del 1959 si accosta a un dipinto di Alessandro Passaro realizzato su una sega. “Cristo e la Samaritana presso il pozzo” del 1952 si confronta con gli animali di Pierpaolo Miccolis. “San Francesco d’Assisi” del 1960 si specchia in un dipinto digitale di Michael Rotondi. Si aggiungono dipinti conservati in altre collezioni pubbliche, come “Ritratto della sorella Nina” del 1930 e un “Autoritratto” postbellico della Fondazione De Palo – Ungaro a confronto rispettivamente con la pittura di Pierluca Cetera e con gli autoritratti di Pasquale Gadaleta e di Luigi Presicce oppure “Campagna e carro del mio paese” del 1951 conservato presso il Teatro Comunale “Tommaso Traetta” che dialoga con un’opera di Fabrizio Riccardi. La mostra presenta inoltre opere provenienti da collezioni private, prima d’ora raramente visibili al pubblico. Un piccolo ritratto muliebre degli anni Venti va a comporre un trittico con due ritratti di Vincenzo De Bari e Claudia Resta. “Ritratto di mia madre” del 1939 si scontra con una figura materna di Natascia Abbattista. “Fuga in Egitto” del 1957, in cui è la moglie del pittore Marina Bagassi a posare come modella per la Madonna, viene messa a confronto con un dipinto di Francesco Cuna. Un esterno pugliese viene confrontato, per contrasto, con un interno dipinto da Damiano Azzizia. Un piccolo nudo accademico degli anni della gioventù fa il paio con un nudo espressionista di Dario Molinaro. Due nature morte intrattengono una conversazione con quelle di Pietro Di Terlizzi e di Enzo Morelli e uno scorcio di Milano visto dai navigli del 1979 si misura con i segni delicati della pittura di Simona Anna Gentile. “Scilla” del 1963 e “Sant’Antonio che parla ai pesci” del 1966, opere entrambe esposte alla retrospettiva allestita nel Palazzo dell’Arengario a Milano del 1971, si trovano infine a dialogare con un dipinto montuoso di Luigi Massari e con una visione sciamanica di Jara Marzulli.

CONVERSAZIONI CON FRANCESCO SPERANZA
Una mostra a cura di Francesco Paolo Del ReBITONTO (BA), MUSEO DIOCESANO “MONS. A. MARENA”
30 agosto – 30 settembre 2020

Inaugurazione 30 agosto 2020 ore 18:30

 

Sotto il segno dei portici

Si inaugura il 12 settembre in Sala Ercole di Palazzo d’Accursio una speciale mostra di bassorilievi, opere che lo scultore Ivan Dimitrov dedica ai portici di Bologna, in concomitanza con la loro candidatura a patrimonio UNESCO.

Sarà esposta una collezione di circa 50 bassorilievi in terracotta dipinta, la caratteristica tecnica dell’artista ad effetto tridimensionale attraverso la quale ha interpretato la città, la “Bologna” che per Dimitrov è da scoprire, intima e nascosta, fatta di inquadrature inaspettate, magie prospettiche, giochi di luce ed ombra. Le opere trasporteranno il visitatore in una Bologna magica e senza tempo la cui bellezza è da sempre entrata nel cuore di personaggi famosi, viaggiatori, artisti e poeti che anche in passato ne hanno decantato il fascino e dei quali, lungo il percorso, si potranno leggere le impressioni riportate su didascalie descrittive.

Ci saranno anche accenni legati a storia e curiosità dei luoghi rappresentati, ma il senso vero dell’ esposizione è soprattutto nel percorso emozionale che ognuno dei visitatori scoprirà contagiandosi con i sentimenti di meraviglia e scoperta che le opere di Dimitrov riescono sempre a suscitare: il percorso espositivo diventerà così un piccolo viaggio in cui impressioni e ricordi si confonderanno tra emozione, suggestioni, sogno e realtà.

Ivan Dimitrov, artista originario della Bulgaria, si è formato artisticamente in Italia ed è conosciuto ed apprezzato a livello nazionale. Ha scelto Bologna come sede di lavoro e la città è diventata di fatto la sua città “d’ adozione”, dove ha realizzato importanti cicli di mostre.

La mostra, articolata in un singolare percorso a tappe, dopo l’esposizione a Palazzo d’Accursio si sposterà per la sua seconda tappa, dal 31 ottobre al 29 novembre, presso la sala Museale “E.Possati” del Complesso del Baraccano.

L’evento, organizzato dal Quartiere Santo Stefano di Bologna, con il patrocinio delle Regione Emilia-Romagna, curato dalla galleria d’arte Studio Santo Stefano, fa parte delle iniziative culturali inserite nel Piano di Gestione a sostegno della candidatura dei portici di Bologna alla World Heritage List UNESCO.

“La valorizzazione di un tratto distintivo caratteristico della città come i “portici”, attraverso lo sguardo di un artista che ha scelto Bologna e i suoi scorci come fonte di ispirazione, sarà una delle fondamentali iniziative per la ripartenza della cultura e del turismo” – Rosa Maria Amorevole, Presidente del Quartiere Santo Stefano

Una delle opere sarà esposta, nei giorni immediatamente precedenti la mostra, presso il Ristorante Al Pappagallo, un segno di condivisione di contenuti autentici, un connubio di eccellenze che parlano di tradizioni e valori del passato. La terracotta esposta ritrae lo scorcio di Piazza Della Mercanzia dal quale si vedono, oltre a un tratto di portico ligneo, l’entrata del Ristorante e della Torre Degli Alberici, che è stata recentemente ricongiunta al locale.

L’ingresso alla mostra è gratuito. Si inaugura il 12 settembre in Sala Ercole di Palazzo d’Accursio una speciale mostra di bassorilievi, opere che lo scultore Ivan Dimitrov – artista originario della Bulgaria ma da tempo residente a Bologna- dedica ai portici in concomitanza con la loro candidatura a patrimonio UNESCO.

Sarà esposta una collezione di circa 60 bassorilievi in terracotta dipinta, la caratteristica tecnica ad effetto tridimensionale attraverso la quale l’artista ha interpretato la città, la “Bologna” che per Dimitrov è da scoprire, intima e nascosta, fatta di inquadrature inaspettate, magie prospettiche, giochi di luce ed ombra. Le opere, accompagnate da didascalie con le testimonianze dei viaggiatori che nei secoli hanno ammirato la bellezza dei portici, propongono un’immagine della città sospesa tra presente e passato, coinvolgente e suggestiva.

La mostra, organizzata dal Quartiere Santo Stefano di Bologna, con il patrocinio della Regione Emilia Romagna, dopo la prima tappa a Palazzo d’Accursio si sposterà, dal 31 ottobre al 29 novembre, presso la sala Museale “E.Possati” del Complesso del Baraccano .
L’evento fa parte delle iniziative culturali inserite nel Piano di Gestione a sostegno della la candidatura dei portici di Bologna alla World Heritage List UNESCO.

L’ingresso è gratuito.
info: www.ivandimitrov.com/portici/
cell 329 2269750

Buonanotte Contemporanea

Promosso dal Comune di Montebello Sul Sangro (CH) e realizzato con il sostegno di Regione Abruzzo, Buonanotte Contemporanea è un progetto inedito e interdisciplinare ideato da CASaA architetti (Fabio Armillotta, Carmela Palmieri e N. Marco Santomauro) per la valorizzazione e lo sviluppo turistico strategico integrato e sostenibile del vecchio borgo di Buonanotte.

Nel piccolo centro arroccato su una sella rocciosa tra la Maiella e il lago di Bomba – oggi totalmente abbandonato a causa di un sistema di frane iniziato negli anni Sessanta – arte, natura e architettura convergono in un unico lavoro in grado di dare origine a percorsi creativi condivisi, dove il patrimonio edilizio tradizionale abruzzese si intreccia all’ambiente naturale e alle relazioni culturali, che affidano all’arte il futuro dell’esistenza umana.

A Buonanotte, gli interventi degli artisti Vincenzo Marsiglia, Jasmine Pignatelli e Artan Shalsi, a cura di Maria Letizia Paiato, dialogano con i ruderi del borgo, con il logorio del tempo e con la surreale assenza della figura umana, per concorrere alla realizzazione di un percorso sperimentale, poetico e sicuro, in cui la ricerca artistica risponde in modo strutturale alle esigenze architettoniche di consolidamento del borgo.

Ad accogliere per prima il visitatore è l’installazione ambientale Senza Titolo di Artan Shalsi che, unendo a una particolare modalità di visione e a una analisi specifica dei materiali la restituzione di un gioco di immagini riflesse, catapulta il visitatore in una dimensione spazio-temporale evocativa e suggestiva. Offrendo la possibilità di uno sguardo che si estende fino ai limiti della visione, l’opera, che sostiene strutturalmente l’edificio su cui poggia, apre il percorso e ne anticipa la preziosa fragilità. Segue poi Kaleidoscope di Vincenzo Marsiglia, una grande cellula affacciata verso il nuovo insediamento urbano che invita lo spettatore a immergersi in sicurezza nella natura del luogo, per ammirare il panorama. Sviluppata a partire da una stella a quattro punte e arricchita di inserti in vetro con pellicola dicroica, la struttura protegge e mette in sicurezza una zona scoscesa tra due edifici. Chiude il percorso A Broken Line di Jasmine Pignatelli, un’opera generata dalla sequenza dinamica di segni e moduli in progressione e da movimenti geometrici di un’unica linea decostruita. Con una struttura bipartita che alterna vuoti e pieni, l’installazione blocca e sorregge le pareti di due edifici pericolanti, originando un ulteriore spazio instabile, variabile e inquieto, come quello della stessa Buonanotte.

Buonanotte Contemporanea apre al pubblico GIOVEDì 3 SETTEMBRE 2020. A partire dalle ore 16.00 sarà possibile seguire l’inaugurazione anche sui canali social di Buonanotte Contemporanea in occasione della quale sarà proiettato il Docu Backstage di Francesco Castellani.

Per l’apertura al pubblico del 3 settembre e successive visite a Buonanotte Contemporanea verranno messe in atto tutte le direttive volte al contrasto e al contenimento della diffusione del virus COVID 19.

BUONANOTTE CONTEMPORANEA
Mail: info@buonanottecontemporanea.it | Sito: www.buonanottecontemporanea.it
FB: @BuonanotteContemporanea | TW: @buonanottebont1 | IG: buonanotte_contemporanea | YouTube: buonanotte contemporanea

Leonardo Basile – Untitled [256°]

Dal 5 al 20 Agosto 2020 per la rassegna Arte in vetrina il Centro d’Arte e Cultura ‘L. da Vinci’ di Bari – Santo Spirito espone l’ultima composizione lignea in tecnica mista dell’artière Leonardo Basile dal titolo “Untitled (256°)“, dalle dimensioni di cm 102 X 102, realizzata nel mese di luglio (u.m.).

L’ artiere Leonardo Basile e la sua Untitled [256]
Leonardo Basile – scrive Domenico Fumarola, giornalista saggista e critico letterario ed artistico – fa dell’arte un gioco di vita. L’artista ha sempre avuto un’autentica ricerca interiore guardando dentro di sé e trovando nell’utilizzo delle tecniche più disparate un impegno estetico. Spontaneamente innovativo, Basile mette a fuoco una tecnica pittorica la più varia possibile, con dripping, quadricromie, assemblaggio di materiali, tecnologie digitali, a formare un’armonia musicale apprezzabile non solo dagli occhi, ma da tutti i sensi. Il prodotto finale crea una sintesi perfetta figlia della ricerca estetica dell’artista. Come Freud parlava di “rosa dei sentimenti” per descrivere le infinite sfaccettature dell’animo umano, Basile trova nell’assemblaggio di diverse tecniche e materiali la sintesi per la propria estetica, fondata sulle mutevolezze percettive del sentimento.[…]

La mostra è visitabile in totale sicurezza per quanto riguarda le norme dello ‘stato di emergenza anti Covid’ in quanto la vetrina espositiva del Centro d’arte è : esterna, a livello stradale e a vista.

Leonardo Basile – Untitled [256°]
Dal 5 al 20 Agosto 2020

Location
Vetrina Centro d’arte e cultura L. Da Vinci
Santo Spirito, Via G. Verdi 7, 70127 (BA)

Orario di apertura
Tutti i giorni, 24/24 h

Sito web
http://leonardobasile.it

Autore
Leonardo Basile

Produzione organizzazione
Associazione Leonardo Da Vinci

Immagini collegate:

Fluid Contemplation – Jinjin Dong

Nella sezione Highlight di www.wepresentart.com, MA-EC gallery presenta al pubblico Fluid Contemplation, mostra virtuale di Jinjin Dong, artista di Shanghai, classe 1977. L’esposizione, a cura di Jiang Weizhen, include tre serie di lavori realizzati su tela.

Nella prima serie Digital Ink, oli e acrilici su tela, Jinjin Dong coniuga sapientemente la modernità digitale con l’eleganza della pittura ad inchiostro tradizionale basata sulla casualità del gesto e del pensiero poiché, come affermava nel IV secolo d.C. il noto pittore cinese Gu Kaizhi, “un artista segue il proprio pensiero che deve solo viaggiare libero” .

Jinjin Dong ritiene che la tecnologia allarghi i confini stabiliti della pittura classica cinese e che la pittura ad inchiostro non sia solo una tecnica ma espressione di un pensiero, di una condizione mentale che guarda alla tradizione e aspira alla libertà.

La seconda serie di opere appartiene alla corrente artistica emergente Steampunk, che si propone come un’idea innovativa e riflette perfettamente il pensiero creativo di Jinjin Dong. Jinjin Dong spiega come l’arte della calligrafia cinese preveda che ad ogni pennellata corrisponda un tratto, l’unione dei quali dà poi vita ad un’opera astratta. In Cina si tramanda che anticamente libri e dipinti avessero un’origine comune: i libri erano anche dipinti e i dipinti erano anche libri. Attraverso la tradizione della calligrafia l’artista crea un’opera astratta, alla quale aggiunge le caratteristiche delle immagini digitali contemporanee.

La prima opera rappresenta il carattere 昂, ang, l’intelligenza artificiale, mentre la seconda il carattere 然, ran, l’elemento invisibile nella tecnologia olografica.

L’essenza dell’astrattismo risiede nel fatto che pittura e calligrafia tendono alla ricerca della bellezza della forma e dello spirito.

Per la realizzazione delle due opere, Jinjin Dong guarda allo stile del calligrafo Huai Su, vissuto durante la dinastia Tang, che realizzava calligrafie secondo lo stile “corsivo folle” (狂草, kuangcao), caratterizzato spesso dal fatto di essere poco leggibile. Osservando lo stile di Huai Su dalla prospettiva dell’estetica astratta odierna, l’artista sottolinea come ogni tratto della sua calligrafia sia separato dall’altro, creando così una struttura astratta.

La calligrafia del carattere Ang ricorda la forma di un dragone che si attorciglia attorno a un pitone, simbolo dell’arrivo dell’era dell’intelligenza artificiale cinese.

Il carattere Ran è caratterizzato da uno stile fluido, elegante e allo stesso tempo vigoroso. Rimanda ad un baobab nel deserto e ad un tronco di cipresso, ricollegandosi all’idea Taoista di integrazione dialettica tra uomo e natura.

La terza serie Through the surprise – Dreaming of Nanking coniuga iperrealismo e pittura tradizionale, e comprende delle opere che arrivano all’immaginario del fruitore, attratto dal rigore dello stile e dalla minuzia dei dettagli.

L’artista rappresenta la città vecchia di Nanxiang, il Guyi Garden e il Tempio Yunxiang. Sullo sfondo, le montagne e i fiumi si trasformano in robot giganti, emblema dell’industrializzazione, e fusione e insieme conflitto tra tradizione e modernità.

Afferma la curatrice Jiang Weizhen che alcune figure aliene sono la metafora del contrasto tra il junk food occidentale e lo street food tradizionale cinese. Nel dipinto, i cui toni rimandano alla science-fiction, e che include significati simbolici, l’artista dipinge anche Guang Mingxian, fondatore di Nanxiang, e il suo discepolo Wu Xiangsheng.

In un angolo, una grande tavolata di persone che festeggiano con la cucina Xiaolong, metodo culinario classificato come Patrimonio culturale immateriale. Nel dipinto, anche una miniatura del Giardino Yuyuan e una allusione al fatto che Guang Mingxian, fondatore di Nanxiang, e il suo discepolo Wu Xiangsheng possedessero la ricetta segreta del Nanxiang Xiaolong.

Jinjin Dong ha trascorso più di un anno a dipingere questi lavori. Con rigore e metodo filologico è stato a Nanxiang più di venti volte per raccogliere materiali, tre volte al Yuyuan Garden e al Tan Garden, cinque volte all’Archivio di Shanghai e diverse volte presso l’ Historical Exhibition Hall di Nanxiang.

Fluid Contemplation
Mostra personale di Jinjin Dong. A cura di Jiang Weizhen

Solo online su www.wepresentart.com
dal 22 luglio al 28 agosto 2020

Info: info.milanart@gmail.com; staff@wepresentart.com

SopraSotto

777 sono i chilometri che separano Via Ventura 6 a Milano e Via dei Mille 60 a Napoli, rispettivamente Prometeo Gallery Ida Pisani e PAN – Palazzo delle Arti di Napoli.
Omar Hassan
Breaking Through Black #15 – Mare Ghiacciato, 2020 (dettaglio)
96 sono le ore che Omar Hassan impiegherà per attraversare l’Italia andata e ritorno, disallestire la sua mostra personale di Napoli e allestire la nuova a Milano rimarcando, di fatto, la vena performativa che lo contraddistingue come pittore.Con queste premesse inaugura giovedì 2 luglio SOPRA, la mostra che convalida il rapporto tra Prometeo Gallery Ida Pisani e Omar Hassan. SOTTO

Fedele ai principi di Prometeo Gallery, l’artista di origini egiziane, non resta immobile di fronte a un panorama confuso per darsi tempo affinché torni a essere nuovamente nitido. Anzi, con il suo spirito combattente e la sua affine ricerca pittorica concretizza le idee di movimento e di azione locale, come se il tempo non avesse finalità, ma fosse incluso e compreso.

Lavorando sulle distanze e sulle vicinanze, non solo come una pratica comune dello spazio e del tempo, ma come un vero e proprio modo di vedere, Omar Hassan dà la possibilità di calarsi in una posizione privilegiata, ovvero in-tra-fra un tempo che trapela negli spazi interstiziali e apparentemente inessenziali entro cui si infiltra la vita. Quando indossa i guantoni da boxe (Breaking Through). Quando lascia traccia del tempo che impiega nelle sue produzioni (Timelines). Quando ripete come un gesto quotidiano punti a spray spingendo verso la sintesi di street art, razionalità e irrazionalità, con un riferimento diretto alla sua vita privata (Injection). Quando dipinge su riproduzioni della Nike di Samotracia o sui tappi delle bombolette spray (Caps). Omar Hassan riesce nell’ambiziosa volontà di dare forma tangibile a un tempo di difficile definizione, che per definizione non può essere rappresentato né compreso.

Come? Dando al corpo delle sue opere il carattere del risultato di un’addizione, ovvero la somma di azione e di idea, andando oltre la semplice descrizione di quel che accade per dare invece la possibilità di comprendere la portata estetica, la natura e la qualità dei processi del suo gesto. Così ci si può insediare nella totalità della superficie espositiva e insinuare negli intervalli che intercorrono tra l’una e l’altra opera, incoraggiati a rimettersi in discussione e a usare il proprio sguardo in modo diverso per abitare il tempo in-tra-fra.

SOPRA
SOTTO
Omar Hassan
Opening: 02.07.2020, 11-21 su appuntamento – info@prometeogallery.com
Dal 03.07 al 10.09.2020
Prometeo Gallery Ida Pisani | Via G. Ventura 6, Milano

www.prometeogallery.com

Credits:
Omar Hassan
Breaking Through Black #15 – Mare Ghiacciato, 2020 (dettaglio)
Acrilico e olio su tela, 160×200 cm
Courtesy of the artist and Prometeo Gallery Ida Pisani Milan(Lucca

Giuseppe Chiari. Suono, Parola, Azione

La Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi in collaborazione con la collezione privata di Roberto Casamonti – Firenze, presenta la mostra Giuseppe Chiari. Suono, Parola, Azione a cura di Stefano Verri che racconta il percorso di Chiari musicista, compositore e artista concettuale, che è stato una delle figure cardine dell’arte italiana del XX secolo.

La mostra Giuseppe Chiari. Suono, Parola, Azione intende rappresentare con oltre trenta opere visive e una selezione di video il percorso di ricerca che Chiari fece tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta del Novecento; un percorso che prova ad essere completo, ma che sicuramente non pretende di essere esaustivo della vasta produzione e della complessità del pensiero dell’artista fiorentino.

Vicino all’ambiente Fluxus, Chiari utilizza la musica – o meglio la sua personale riflessione sulla musica – come linguaggio privilegiato per segnare quella rottura con le arti tradizionali che questo movimento di neo-avanguardia andava proponendo a partire dai primi anni Sessanta. Una riflessione che lo porterà a ripensare la musica a metterne in discussione i canoni fondamentali per approdare a nuove intuizioni teoriche che tendono verso la totalità e l’universalità del fare artistico.

Chiari è un artista straordinario, uno degli assoluti protagonisti dell’arte concettuale italiana.” afferma il curatore Stefano Verri – “Un musicista, un compositore, un intellettuale che rompendo con intelligenza ed ironia ogni schema, attraverso l’arte, ha testimoniato il proprio profondo impegno civile. Questa mostra, intende creare un percorso fatto di suggestioni attraverso alcune delle differenti linee di ricerca che hanno caratterizzato il suo lungo e meraviglioso lavoro“.

Il tessuto espositivo si apre idealmente con i pentagrammi – lo strumento canonicamente indispensabile alla scrittura e all’esecuzione musicale – che Chiari trasla concettualmente in una dimensione visiva trasformandoli con colori segni e cancellature, che se da una parte sembrano rinnegare l’istituzionalità della “regola” dall’altra accentuano questo senso di totalità in una sottile commistione di linguaggi, snodandosi attraverso una serie di disegni, opere grafiche e fotografiche che ci introdurranno alla dimensione performativa e alla produzione musicale di Giuseppe Chiari testimoniata a sua volta da una selezione di video.

L’evento espositivo ospiterà poi due interventi di Gianni Melotti, fotografo e artista attento alla scena artistica sperimentale internazionale degli anni Sessanta e Ottanta, legato a Giuseppe Chiari da un rapporto di amicizia e di collaborazione.

Mauro Tarantino – segretario generale Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi – conclude: “Dopo le mostre dedicate alla Nuova Scuola Romana, all’Arte Povera ed all’Arte Concettuale e da ultimo, in ordine di tempo, La Ferita tra umano e divino che ha coinvolto opere di Fontana, Burri e Maria Lai, questa mostra dedicata a Giuseppe Chiari, che inaugura la programmazione 2020, conferma Palazzo Bisaccioni come uno spazio attento non solo alla storia, con la propria splendida collezione, ma anche ai grandi maestri della contemporaneità“.

GIUSEPPE CHIARI – Suono, Parola, Azione
a cura di Stefano Verri
27 giugno – 22 novembre 2020

Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi
Palazzo Bisaccioni, Jesi (AN)

INAUGURAZIONE 27 GIUGNO ORE 18

Segnalato da: Maria Chiara Salvanelli