Archivi categoria: Mostre

FLOW | Equilibri precari liquidi alla Reggia di Caserta

Venerdì 11 maggio 2018, alle ore 17, presso la Sala di Alessandro della Reggia di Caserta, sarà presentata al pubblico l’opera dell’artista Max Coppeta dal titolo “Flow”, a cura di Cynthia Penna.

L’intervento installativo, promosso dall’Istituzione Internazionale Art1307 e che gode del patrocinio del MIBACT – Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Matronato del Museo Madre, sarà visitabile fino all’11 giugno 2018.

In occasione dell’inaugurazione, che prevede fra l’altro un intervento di Vincenzo Mazzarella, responsabile Arte Contemporanea Reggia di Caserta, la “macchina scenica” di FLOW sarà messa in moto attraverso una performance di danza del corpo di ballo Skaramacay, con una coreografia di Erminia Sticchi.

Coppeta appartiene alla nuova generazione di artisti che hanno voluto assumere su di sé il compito di proseguire e portare avanti la tradizione e l’eredità dell’arte Cinetica nel mondo: un’arte che ha visto i suoi primissimi albori con le opere del grande artista franco-ungherese Victor Vasarely e poi del movimento GRAV a Parigi, per svilupparsi in seguito attraverso la ricerca di artisti sudamericani e francesi i cui nomi appartengono al Ghota dell’arte mondiale: Jesus Raphael Soto, Carlos Cruz-Diez, Julio Le Parc, Horatio Garcia Rossi, François Morellet e tanti altri.

Nella ricerca artistica di Coppeta è spesso presente il tema di arte in quanto tentativo di essere altro: da sempre infatti scopo principale dell’intervento dell’artista è quello di simulare la realtà. La grande istallazione che l’artista presenta in questa occasione fa parte del ciclo “piogge sintetiche”: 13 archi bianchi capovolti proteggono un inserto in cristallo inciso, in cui è applicato un materiale chimico che imita l’acqua. Il numero 13 e la forma ad arco sono un chiaro riferimento alla gabbia toracica, costituita da 12 coppie di costole, mentre la tredicesima è quella dell’artista che metaforicamente lascia nell’opera parte di sé, dono della vita alla materia inerte. Come la gabbia toracica protegge gli organi vitali, allo stesso modo la struttura dell’opera protegge il corpo vivo e fragile del cristallo. Caratteristica principale di questo lavoro è il movimento: gli archi infatti sono stati progettati per basculare, trasmettendo un senso di instabilità tipico di un flusso liquido.

La capacità di movimento rende Flow una “macchina scenica” che interagisce con lo spazio e il fruitore. Molti sono i riferimenti al luogo per il quale si presenta il progetto: la Reggia di Caserta. Il cuore pulsante e vivo dell’opera vanvitelliana è caratterizzato dalle meraviglie del parco con le sue fontane alimentate dall’acquedotto Carolino. Questo è il punto di congiunzione che apre una profonda riflessione e connessione con Flow. L’acqua diventa elemento che genera vita e movimento, mentre l’arco è un chiaro riferimento alla struttura architettonica dell’acquedotto. Mettere in relazione un progetto ingegneristico e architettonico con il pensiero poetico dell’opera è un modo per poter cogliere gli elementi che dal contemporaneo ci portano indietro in un passato dove l’immaginazione si concretizzava nella realizzazione di grandi opere.

Art1307 e Reggia di Caserta
– presentano –

FLOW | Equilibri precari liquidi alla Reggia di Caserta

istallazione di Max Coppeta
a cura di Cynthia Penna

opening venerdì 11 maggio 2018, ore 17.00 / 19.00
Reggia di Caserta – Sala di Alessandro
11 maggio / 11 giugno 2018

Cinque100 – Il mito di una popcar

Miracolo di design italiano, è l’auto che ha migliorato la vita quotidiana di milioni di persone, ha accompagnato la ripresa economica, ha messo l’Italia su quattro ruote e poi l’ha esportata in tutto il mondo: la Fiat 500 è una vera e propria icona, entrata stabilmente nell’immaginario collettivo dei prodotti di massa con forte personalità. In occasione del suo sessantesimo compleanno, il 4 luglio del 2017, la 500 è stata riconosciuta addirittura come un’opera d’arte moderna ed è entrata a far parte della collezione permanente del MoMA di New York, un tributo straordinario al valore artistico e culturale di questo simbolo, democratico e distintivo, dello stile italiano nel mondo.

Proprio da un’interpretazione creativa di questo intramontabile modello parte la rassegna personale di Diego D. Testolin, curata da Roberta Di Chiara; la mostra allestita lo scorso ottobre presso la Mirafiori Galerie del Motor Village di Torino per celebrare il compleanno della mitica 500, viene riproposta, insieme a nuove opere che completano il ciclo, presso la Galleria d’Arte LICONI ARTE.

“Ho sempre guardato alla pop-art e ai grandi maestri americani indagando i temi della quotidianità, innalzandoli a simboli del mio tempo – spiega il pittore – La mostra Cinque100 nasce da qui: è un omaggio all’icona che ha motorizzato gli italiani rendendo onore al suo stile e al design che l’hanno resa celebre nel mondo”.

Privata volutamente della sua specificità d’uso, nelle opere di Testolin la 500 corre sulla tela e, divenuta opera d’arte, si trasforma nell’unica protagonista del momento, attraverso immagini che raccontano il suo appeal rimasto intatto nel tempo e che ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’automobile.

I ritratti esposti, circa una ventina di oli su tela accompagnati da qualche opera a tecnica mista, la vedono indiscussa protagonista spesso immersa nella sacralità segreta dei paesaggi urbani, la indagano esaltandone il carattere come Testolin, artista esperto in fisiognomica, è abituato a fare. La mostra rievoca la serialità di wahroliana memoria, ma al contempo dà voce all’unicità di ogni esemplare in un’opera in cui il tutto è più della somma delle singole parti.

Fra le nuove opere che vanno a completare il ciclo anche la tela a tema “457 Stupinigi Experience”, il progetto targato Ruzza Torino e dedicato alla vera sede natia della FIAT 500, la cui nascita venne decisa presso quella Palazzina Reale dove la rassegna di Testolin verrà esposta il prossimo 1 Luglio. Ma prima, Sabato 9 Giugno, in concomitanza con Parco Valentino – Salone dell’Auto Torino, un lotto di FIAT 500 pre-selezionate farà passerella da Stupinigi al centro città, sino a giungere in espositiva in Piazza Bodoni, proprio a ridosso della galleria Liconi Arte.

Biografia
Diego D. Testolin nasce a Schio (VI) il 22 luglio 1968.
Frequenta l’Istituto d’arte Bartolomeo Montagna di Vicenza.
La sua produzione artistica inizia da giovane con varie sperimentazioni e dipinti ispirati alla pop art Americana e alla letteratura beat. Una ricerca che guarda ai grandi maestri statunitensi e strizza l’occhio alle tecniche pittoriche più all’avanguardia prendendo spunto dalla quotidianità.
È artista forense ed è referente sul Triveneto per la Polizia di Stato nella realizzazione a mano libera di identikit. È inoltre esperto di fisiognomica.
Nel 2005 con il ciclo di dipinti “crime scene” frutto della sua esperienza professionale, descrive un’umanità dolente vittima della violenza e della follia.
Nel 2011 inizia un ciclo di dipinti con i quali rilegge in chiave moderna, con il suo stile ormai definito, il neoclassicismo di Antonio Canova.
Le sue opere sono presenti in importanti collezioni italiane ed estere.
Vive e lavora a Padova.

Diego D. Testolin
CINQUE100 – IL MITO DI UNA POPCAR
a cura di Roberta Di Chiara
Opening 24 maggio 2018, dalle 18:30
In esposizione da venerdì 25 maggio a martedì 26 giugno 2018
Liconi Arte, Via della Rocca 28, Torino –

Calendario degli eventi collegati alla mostra:
• 24 maggio, opening dalle 18:30 presso la Galleria Liconi Arte di via della Rocca 28, Torino
• 1 luglio, finissage della mostra di Diego Testolin presso le scuderie della Palazzina di Caccia di Stupinigi nell’ambito della manifestazione “457 Stupinigi POP Experience” by Ruzza Torino.

Cola dell’Amatrice da Pinturicchio a Raffaello

La mostra “Cola dell’Amatrice da Pinturicchio a Raffaello”, in esposizione presso la Pinacoteca Civica e Sala Cola dell’Amatrice ad Ascoli Piceno, nella prima sezione intende affrontare il tema della formazione di Cola sulla base dei più recenti studi che hanno definitivamente riconosciuto l’importanza della conoscenza da parte dell’artista laziale delle opere di Perugino, Antoniazzo Romano e Pinturicchio: il confronto fra le prime tavole eseguite da Cola, come gli sportelli della Abbazia di Farfa che saranno esposti in mostra con un documento di recente identificato che li riferisce a lui, e lo stendardo di Perugino, le tavole di Pinturicchio e Antoniazzo Romano prestate dai musei di Rieti, di Perugia e di Siena permetteranno un efficace confronto visivo.

L’arrivo di Cola ad Ascoli Piceno nel 1508, per eseguire il polittico di Piagge, costituisce il nucleo della seconda sezione della mostra: la sua attività nell’ascolano apriva così nuove prospettive nell’ambito dell’arte locale, ancora dominata dallo stile di Carlo Crivelli e dei suoi epigoni.

Presente a Roma nel 1513 per collaborare alla decorazione della sede vescovile di Ostia commissionata dal cardinale Riario, Cola scopre gli affreschi di Filippino Lippi della cappella Carafa (del quale sarà esposto in mostra un disegno preparatorio del Museo degli Uffizi) e ne apprezza la sofisticata rievocazione del mondo classico, ma soprattutto si aggira incuriosito nella Stanza della Segnatura, realizzando rapidi schizzi degli affreschi di Raffaello raccolti nel taccuino di Cola, conservato a Fermo ed esposto alla mostra.

Il rientro ad Ascoli Piceno dopo la parentesi romana vede Cola impegnato in importanti progetti aggiornati sulla base di quanto aveva veduto nell’Urbe, come dimostrano la Istituzione dell’Eucarestia, il grande “retablo” un tempo nella chiesa di San Francesco o il trittico di Force, oggi nella Pinacoteca Vaticana.
Muovendosi fra Ascoli Piceno e L’Aquila per progettare la chiesa di San Bernardino, Cola dimostra ormai di essere un artista affermato anche nel campo dell’architettura e dispone di una bottega che lo supporta nella sua intensa attività, come attestano gli affreschi conservati nell’aula capitolare del complesso monumentale di San Francesco, dove sarà ospitata una sezione della mostra che include, accanto ad altri significativi disegni dell’artista, anche le sculture in terracotta dipinta dei suoi colleghi abruzzesi Saturnino Gatti e Silvestro dell’Aquila.

Molte delle tavole di Cola dell’Amatrice esposte in questa mostra, che fa seguito alla esposizione del 1991 tenutasi presso la Pinacoteca di Ascoli Piceno, provengono dai centri appenninici segnati dal recente terremoto, da quelle località comprese fra Lazio, Abruzzo, Marche ed Umbria dove nel Rinascimento ha avuto luogo una insospettabile fioritura artistica segnalata fin dagli anni cinquanta da Federico Zeri.

La mostra, grazie alla disponibilità della Biblioteca Comunale di Fermo, consentirà per la prima volta di ammirare anche vari fogli del Taccuino di Cola dell’Amatrice appartenuto all’eccentrico pittore e collezionista marchigiano Fortunato Duranti (Montefortino, 1787-1863): si tratta di una rara testimonianza giunta fino a noi che raccoglie studi dalle opere di altri autori, progetti, ricette per la fabbricazione di vernici e colori, indicazioni iconografiche che danno vita ad uno zibaldone indicativo della vasta cultura di Cola e del suo “modus operandi”.

Le tavole di Cola dell’Amatrice presenti nei Musei Civici di Ascoli Piceno, in vista della mostra, sono state oggetto di una ricognizione diagnostica effettuata dai tecnici dello spin off “A.R.T. and Co.”, attivato dall’Università degli Studi di Camerino nell’ambito del Corso in Tecnologia per la Conservazione dei Beni Culturali che ha sede nel capoluogo piceno: attraverso la riflettografia è stato possibile rilevare le profonde trasformazioni che l’artista stesso realizzò in corso d’opera e la tecnica disegnativa da lui utilizzata. Anche i pigmenti usati da Cola non sono più un mistero e possiamo finalmente conoscere con esattezza le sostanze da lui sfruttate per dipingere i suoi capolavori. I risultati di queste sofisticate indagini, certamente fondamentali per progettare interventi di restauro più consapevoli circa i materiali che caratterizzano i dipinti di Cola dell’Amatrice, si rivelano anche un importante strumento per accertare la autografia delle molte opere che compongono il suo vasto repertorio.

Mario Sironi e le illustrazioni per ‘Il Popolo d’Italia’ 1921-1940”

Dal 10 marzo al 3 giugno 2018 il Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art accende i riflettori sulla mostra “Mario Sironi e le illustrazioni per ‘Il Popolo d’Italia’ 1921-1940”, a cura di Fabio Benzi, organizzata in collaborazione con la Galleria Russo e MVIVA.

Una selezione di 100 opere scelte tra le quasi mille illustrazioni realizzate da uno dei più grandi esponenti dell’arte italiana del ‘900 per il quotidiano ufficiale del Partito Fascista. Un percorso di rilettura e riscoperta del talento artistico di Mario Sironi che mette in luce, in particolare, le sue doti di “disegnatore politico”. I suoi disegni ottennero un grande consenso tanto da essere considerati “una parte fondamentale della sua produzione artistica” senza la cui conoscenza risulta difficile comprendere appieno il corpus della sua produzione.

Le vignette di Sironi – vere e proprie opere d’arte realizzate perlopiù tra il 1921 e il 1927 usando tecniche come china, biacca, matita, tempera e collage su carta –, con la loro satira tagliente e la loro ironia pungente, hanno come bersaglio soggetti esclusivamente politici come i partiti avversari, a partire da quello socialista fino a quello popolare, senza dimenticare la vecchia classe governativa liberale, la stampa filodemocratica, le ricche democrazie dell’America, della Francia e dell’Inghilterra nonché il comunismo russo.

“Nelle illustrazioni per ‘Il Popolo d’Italia’ – scrive il curatore della mostra Fabio Benzi – colpisce la varietà infinita dei temi compositivi e iconografici, mai ripetuti ma invece reinventati quotidianamente, con una ricchezza di spessore visionario e simbolico, trasfigurante la realtà ma profondamente radicato in essa; così da costituire un unicum assolutamente straordinario nella storia dell’illustrazione”. Alcuni disegni originali sono colorati e per la gran parte accompagnati dai suoi commenti, “un sovrappiù tecnico ed espressivo, che è anche un’ansia di perfezionismo e una ricerca di assoluto”, un segno che “la passione politica è inscindibile da quella artistica ed estetica”.
La composizione grafica delle scene è sempre curata e calibrata: attraverso l’incrocio di sottili tratti di china o corposi segni di matita litografica costruisce forme e figure ben definite dando un effetto di maestosità, crudeltà, grottesco e caricatura – lasciando trapelare in questo caso l’ispirazione a maestri come Goya e a Galantara – o realismo a seconda delle necessità del tema trattato.
Con gli anni si nota un’evoluzione stilistica: le scene si semplificano e i soggetti, più spigolosi, acquistano una maggiore drammaticità, quasi scultorea, anche grazie all’uso calibrato della luce.

“La profonda partecipazione di Sironi alle idee fasciste – conclude Benzi – lo condusse a sublimarle in sintesi stilistiche monumentali, imperturbabili e inappellabili, contribuendo ad impostare un modello di propaganda utilizzato anche in modi assai banali e corrivi. Tuttavia in Sironi prevale sempre la meditazione sull’uomo, che egli rappresenta nei suoi sentimenti più aulici o comunque più totali: pensoso, ispirato, coinvolto dal dramma, magari disperato, ma sempre memore di una sua natura nobile, tendente all’assoluto”.

L’esposizione sarà arricchita da un documentario che aiuterà i visitatori a comprendere e contestualizzare al meglio le opere e il lavoro del Sironi “illustratore”.

La mostra ha ottenuto il patrocinio di Regione Toscana, Comune di Lucca, Opera delle Mura, Camera di Commercio di Lucca, Confindustria Lucca, Confcommercio Province di Lucca e Massa Carrara, Confesercenti Toscana Nord, Confartigianato Imprese Lucca con il supporto di Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e Gesam Gas+Luce.

Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art, Lucca
“Mario Sironi e le illustrazioni per ‘Il Popolo d’Italia’ 1921-1940”

a cura di Fabio Benzi
10 marzo – 3 giugno 2018

Organizzazione: Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art
In collaborazione con: Galleria Russo e MVIVA
Con il patrocinio di: Regione Toscana, Comune di Lucca, Opera delle Mura, Camera di Commercio di Lucca, Confindustria Lucca, Confcommercio Province di Lucca e Massa Carrara, Confesercenti Toscana Nord, Confartigianato Imprese Lucca
Con il supporto di: Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, Gesam Gas+Luce

Per info:
Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art
Via della Fratta, 36 – 55100 Lucca tel. +39 0583 492180
www.luccamuseum.com info@luccamuseum.com

Orario mostra:
Da martedì a domenica ore 10-19
Chiuso il lunedì

Biglietti: intero 9 euro / ridotto 7 euro

Inaugurazione: 9 marzo ore 17.30

Ufficio Stampa
SPAINI & PARTNERS + 39 050 35639
www.spaini.it

Addetto Stampa Lu.C.C.A.
Michela Cicchinè +39 0583 492180 / + 39 339 2006519
m.cicchine@luccamuseum.com

Berlin Art Contest

Al via la prima edizione della mostra internazionale “Berlin Art Contest”, ideata e curata dal critico e storico dell’arte italiano Sabrina Falzone contro la violenza sulle donne con allestimenti e progetto grafico a cura dell’ingegnere Giuseppe Di Salvo.

L’esposizione sarà inaugurata l’8 marzo durante la Giornata Internazionale della Donna nel vivacissimo quartiere berlinese del Mitte con la partecipazione degli artisti Marjan Babaie Nasr, Claudio Barbugli, Agnese Cabano, Angela Cacciamani, Anna Castoro, Daniela De Candia, Luisa Finicelli, Frans Frengen, Claudia Marchi, Giulia Martino, Ninni Antonella Pecoraro e Massimo Savio.

Berlin Art Contest nasce dal desiderio di tutelare i diritti delle donne di ogni parte del mondo, contribuendo alla divulgazione di un diritto inalienabile: il rispetto. Questa mostra intende divulgare l’importanza di preservare il loro “diritto di respirare”, quello spazio vitale negato da chi considera ancora oggi la donna come un oggetto o una proprietà da maltrattare, usare, schiacciare o schernire.

La curatrice Sabrina Falzone asserisce che << se è vero che stiamo vivendo un’epoca quantomai moderna dove si auspicherebbe un elevato senso di civiltà, è altrettanto reale una radicata presenza della violenza nella nostra società che vede ancora scalfiti i diritti delle donne, decantati spesso dai media e dai social network. Le violenze sulle donne, soprattutto quelle psicologiche di cui si parla meno, proliferano dentro le mura domestiche, vengono nutrite dal silenzio e dalla paura. Non lasciano segni visibili ma lacerano il cuore, straziano fino a togliere la gioia di vivere e a volte persino la voglia di vivere, distruggono l’identità di una donna, la umiliano fino a toglierle la dignità. Chi è vittima di violenze psicologiche e vessazioni viene talmente distrutta interiormente al punto da non riuscire nemmeno a denunciarle. Le motivazioni del silenzio sono molteplici: dalla colpevolizzazione all’incredulità di subire violenza dal proprio uomo fino alla paura di ritorsioni.>>

Le opere in esposizione raccontano la violenza nelle sue terribili manifestazioni.
Parte del ricavato delle vendite sarà devoluto ai Centri Antiviolenza, che sostengono le donne di tutto il mondo.
Berlin Art Contest non è solo una mostra d’arte. È un progetto sociale, ancor prima che artistico, una voce scomoda per chi perpetra violenze sulle donne che mette in luce un problema di grande attualità: la fragilità e l’insicurezza maschili: uomini che per sentirsi “grandi” hanno bisogno di sminuire e maltrattare le donne.

Nella saletta interna dello spazio espositivo August 35 verrà allestita parallelamente la personale della pittrice attualmente in voga a Berlino, Veronika Ban, d’origine slovena ma d’adozione berlinese.
Visitabile fino al 13 marzo.

Info:
Vernissage: giovedì 8 marzo h.18.00/20:00
Indirizzo: August 35, Auguststr. 35, 10119, BERLINO
Orari di apertura dall’8 al 13 marzo: h.16.00/19.00; chiuso mercoledì
Ingresso libero

www.sabrinafalzone.info

Intrusioni

Dal 3 al 22 marzo 2018 ExpArt Studio&Gallery, in via Borghi 80 a Bibbiena (AR), presenta “Intrusioni”, personale di Enrica Passoni a cura di Silvia Rossi.

L’esposizione, a ingresso libero e gratuito, sarà visitabile dal martedì al mercoledì con orario 15/19, dal giovedì al sabato con orari 9,30/12 e 15/19, o su appuntamento.

Sabato 3 marzo, alle ore 16, l’apertura della mostra. Alle ore 18 il vernissage con l’aperitivo offerto da Bar Le Logge, che sarà l’occasione per presentare l’artista e il rinnovato sito della galleria.

LA MOSTRA:

Il secondo appuntamento del 2018 a ExpArt Studio&Gallery è nel segno di Enrica Passoni, talentuosa autrice lombarda che espone dodici opere selezionate nella sua produzione più recente, già presentate con successo all’Affordable Art Fair di Milano dello scorso gennaio.

Un’opera attenta e delicata quella che Enrica crea attraverso le sue sovrapposizione. Un lavoro che mescola abilmente vari medium, dalla fotografia alla stampa, al ready-made dei tessuti accuratamente selezionati. Il risultato riesce a essere incredibilmente pittorico, senza che di pittura vi sia traccia.

L’emotività di questi volti erosi trapela in modo istantaneo nonostante l’assenza dei principali tratti comunicativi, e in questo senso il lavoro dell’artista denota come la sua ricerca sia riuscita a entrare nel pieno dei suoi intenti.

Sovrapposizioni, intrusioni e negazioni sono il leitmotiv di queste opere, pregne di una delicata malinconia, che mescola i tratti gioviali ed eleganti delle tappezzerie a volti femminili, incerti nei colori quanto fermi nelle loro pose. I volti, sapientemente cancellati, diventano specchio dell’anima dell’osservatore e richiamano istintivamente una proiezione, un immaginifico che completi quello che la Passoni ha saputo celare.

BREVE BIOGRAFIA:

Enrica Passoni è nata a Trezzo sull’Adda (MI) ma vive e lavora a Monza.

Nella sua arte si trovano disegni, dipinti, carte, collage, foto, materiali di recupero, installazioni… tutto per riconnettere i fili spezzati del senso e ritrovare una nuova attitudine all’attenzione. Un tentativo di condividere orizzonti di mondo rianimando il dialogo tra differenze interrotto dalle contraddizioni del presente. L’irriducibile opacità dell’Altro restituita dalla superficie riflettente dell’Io, una pratica artistica pronta al confronto con il silenzio e l’assenza oltre i vuoti, tra le pieghe di oblio e memoria.

L’apparizione dell’immagine si staglia su uno sfondo di assenza: la verità richiede pazienza di ascolto e tempi di attesa. L’equilibrio minimalista delle forme e la rarefazione dei segni è l’autoritratto della dignità dell’umano, rivelato dal volto sempre mutevole dell’Altro.

Personali, collettive, installazioni e performance hanno portato l’artista da molti anni a esporre con successo in tutto il territorio lombardo e altrove.

www.expartgallery.com

Silence

Giovedì 1 marzo 2018, dalle 18 alle 20,30 la galleria Davide Gallo, via Carlo Farini 6, 2ndo cortile Milano, ha il piacere di inaugurare la mostra “Silence”, dell’artista Takwa Abu Barnosa, terza mostra della stagione 2017/18, dopo Adeela Suleman e Rebecca Agnes, dedicata all’arte al femminile, all’impegno delle donne affinché l’arte sia veicolo di comunicazione sociale e di analisi dei fenomeni storici dell’immediata contemporaneità.

Nata a Tripoli nel 1998, Takwa Abu Barnosa a soli 20 anni ha il coraggio di raccontare la sua terra, la Libia, un paese a cui l’Italia è storicamente legato, senza veli e giudizi. Con occhio fermo e mano decisa, l’artista affronta il tema della guerra in modo virile, raccontandola con un gusto quasi da reportage. Il suo punto di vista non è quello dello storico, che ambisce ad una sintesi, ma del cronista, che scandisce gli eventi nel loro divenire, sicché le sue opere non desiderano esaltare i fatti con lo scopo di far emergere un vincitore, ma tutti sembrano vincitori e vinti allo stesso tempo.

Il rapporto tra la guerra, i media e il web, è il punto saliente della ricerca di Takwa. Per l’artista, in assenza di media locali trasparenti, la politica non è riuscita a creare una nuova realtà coesa che sappia andare oltre le diversità etniche e linguistiche della complessa società libica, sicché, quella che nacque come rivoluzione del popolo, si è trasformata in guerra civile e questa, incastrandosi con l’integralismo, le migrazioni, e la lotta per il petrolio, ha assunto i caratteri di una tragedia epocale creando nuove, immense, sacche di povertà e squilibrando le dinamiche dei paesi che affacciano sul Mediterraneo. Dal lavoro di Takwa Abu Barnosa emerge che in questo disastro, dove tutti sono contro tutti, è venuto meno il sistema dei valori tradizionali che reggono un conflitto: eroe non è più colui che vince in nome di un ideale, ma semplicemente chi riesce a sopravvivere alle sfide quotidiane sul campo di battaglia; e la guerra, non solo è combattuta da armi super tecnologiche che la rendono spettacolare come un video gioco, ma é combattuta anche in conseguenza degli impatti che le “news” hanno sull’opinione pubblica globale, sicché la spettacolarizzazione, come nei video dell’Isis, diventa parte integrante di questo nuovo, abominevole, processo di morte, ed ecco perché la spettacolarizzazione è una citazione costante nell’opera della Barnosa.

E qui tocchiamo un altro punto fondamentale della sua ricerca: il rapporto con il web. La mimesi non è più con la realtà, ma con il web che “cita” la realtà. Il materiale su cui l’artista lavora, le informazioni, le immagini, sono o assomigliano a “download”, e vengono percepite dall’osservatore come frammenti di memoria collettiva che solo grazie al suo intervento, al suo occhio fotografico, assurgono a memoria storica di un presente in costante e drammatica mutazione. Le immagini galleggiano in un’aura visionaria, come fossero sospese nel tempo, una sospensione che però non disturba, ma al contrario esalta ed enfatizza la cronaca di cui sono pregne.

Takwa Abu Barnosa gestisce anche uno spazio per giovani artisti a Tripoli, e questa ricerca la rende figura ancor più dinamica nell’impegno per la crescita dei linguaggi artistici del suo paese.

La mostra sarà visitabile da venerdì 2 marzo a venerdì 9 marzo, ogni giorno dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 19. Da lunedì 12 a sabato 7 aprile 2018, su appuntamento.

Cerebrale di Agnese Purgatorio

La collezione permanente del MUSMA si arricchisce di una nuova, significativa, installazione: sabato 10 febbraio 2018 alle ore 18, nel I ipogeo di Palazzo Pomarici a Matera, Agnese Purgatorio presenterà Cerebrale, una video-scultura-installazione realizzata nel 2016 in occasione di “Casa Futura Pietra#2”, mostra collettiva tenutasi da novembre 2016 a gennaio 2017 nel Parco archeologico di Siponto (Fg).
Presentata per la prima volta in una collocazione permanente, l’opera è da considerarsi come una sintesi della ricerca dell’artista che, nel tempo, ha sperimentato fotografia, collage, performance, installazioni, scultura, scrittura e suono per rielaborare la propria osservazione del mondo.
Attenta indagatrice e interprete dei movimenti della storia e di quelle realtà marginali, spesso perseguitate e ferite, anche con Cerebrale la Purgatorio trae ispirazione dalle vicende di una piccola, antica comunità: gli Yazidi.
Una sequenza di voci di donne yazide che raccontano la fuga dai territori occupati arriva allo spettatore attraverso il piccolo megafono di una bambina che, in un altro continente, replica una sorta di rito arcaico girando intorno ad un albero di ulivo secolare. Un cervello bianco su una geometria filosofale grigia, resina su marmo, completa un’opera che nasce da un’emozione e si alimenta di magia e mistero, nel tentativo poetico di metabolizzare i traumi della storia. La necessità di Agnese Purgatorio di utilizzare tecniche artistiche diverse non è casuale, ma stimolata da un forte senso di non appartenenza a un luogo specifico e a un genere artistico definito, maturato in parallelo ad un desiderio di collegarsi a un’eredità umana sempre più vasta, alla ricerca costante di un posto nel mondo. “Contaminazioni necessarie – osserva Pietro Marino nel pamphlet di accompagnamento dell’opera – per una operazione di coinvolgimento dell’immaginazione che parte dai drammi del tempo in cui viviamo per tradurli in esperienze di visione ad alta densità emotiva”.
 

Nel primo ipogeo di Palazzo Pomarici il visitatore entra in uno spazio antico, reso attuale dalla scultura contemporanea e trova il tempo, il silenzio e l’atmosfera per immergersi nella contemplazione di Cerebrale. È una pratica artistica, quella della Purgatorio, capace di immaginare mondi migliori sulle tracce della memoria collettiva, di esprimere l’indicibile e di creare un dialogo interiore con lo spettatore.

Scrive Martina Corgnati, sempre nel pamphlet di accompagnamento dell’opera: ”Attraverso il continuo scavo cui Agnese Purgatorio sottopone il presente, le sue cronache e le sue innumerevoli immagini, ella ne ha estratto con l’accuratezza di un archeologo conflitti e ingiustizie, bellezza e perdizione, miseria e simboli, rimescolandoli poi insieme in composizioni che sempre di più si approssimano alla metafisica o, forse, all’archetipo”.

A breve distanza di tempo da Portami al Confine, il film creato per il MUSMA da Valerio Rocco Orlando, il Museo di Scultura Contemporanea di Matera accoglie una nuova opera che sembra nata con e per gli ambienti che lo ospitano, spazi carichi di Storia e di storie, proprio come l’umanità delle opere di Agnese Purgatorio.
Racconta l’artista: “Per ridefinire uno spazio è necessario considerare geografie personali, mappe dell’immaginazione e una composizione di forme multiple. Nell’intervento site-specific, lo spazio, la forma e l’idea si fondono in una narrativa fluida e instabile. Un atto di libertà poetica, senza confini tra le varie discipline. Un’arte contaminata, ma soprattutto una forma di pensiero che anima i luoghi in una prospettiva transdisciplinare e che predilige l’azione alla rappresentazione. Misurare lo spazio con il proprio corpo, attraversarlo, frammentarlo, smaterializzarlo, usarlo per interrogarsi sulle contraddizioni, sul mistero della natura, fino a farne il fulcro di una profonda epifania narrativa”.

In occasione dell’inaugurazione sarà presentato il pamphlet “Cerebrale di Agnese Purgatorio”, pubblicato dalla Fondazione Gianfranco Dioguardi in collaborazione con Antezza Tipografi nell’ambito della collana “Libretti d’Arte e d’Architettura” diretta da Gianfranco Dioguardi e curata da Vincenzo D’Alba e Francesco Maggiore con il coordinamento scientifico di Francesco Moschini. Il libretto, il cui progetto grafico è di Giuseppe Romagno, rende omaggio all’artista Purgatorio attraverso le testimonianze di Martina Corgnati e Pietro Marino.

La presentazione dell’opera “Cerebrale” di Agnese Purgatorio è un evento organizzato in collaborazione con la Fondazione Gianfranco Dioguardi e con Antezza Tipografi

CENNI BIOGRAFICI
Nata a Bari, Agnese Purgatorio vive tra Belgrado e Beirut. Laureata in lingue e letterature straniere con un master in Arte terapia, inizia la sua formazione artistica con un periodo di studio in Brasile, a San Paolo, al Museo Lasar Segall e presso le Officine del SESC Pompéia.
Dal 1990 numerose sono le personali e le collettive che la vedono protagonista in Italia e all’estero, tra le altre alla Galleria Bonomo (Bari), alla Gallery Onetwentyeight (New York), alla Mars Gallery (Melbourne), alla Podbielski Contemporay (Berlin), e alle Biennali di Venezia e di Mosca.
Il Premio Anima nel 2017 è l’ultimo dei numerosi riconoscimenti internazionali con cui l’artista è stata premiata.

MUSMA (Museo della Scultura Contemporanea. Matera)
Palazzo Pomarici – Via San Giacomo (Sasso Caveoso)
Tel. 366 9357768
Email: info@musma.it
Sito internet: www.musma.it
Facebook: MUSMA Museo della Scultura Contemporanea. Matera
Twitter: @MUSMAmuseo
Instagram: musmamuseo
Canale youtube: MUSMA Museo della Scultura Contemporanea Matera

Informazioni:
Biglietto: visita alla mostra temporanea e alla collezione: € 5.00 (intero) € 3,50 (ridotto)
Apertura: dal martedì alla domenica
1 – 15 ottobre h 10 – 18
16 ottobre – 14 marzo 10 – 14
15 – 31 marzo 10 – 18
1 aprile – 30 settembre 10 – 14/ 16 – 20
Giorno di chiusura: lunedì (eccetto festivi).

Realismo Magico

Un viaggio nelle atmosfere incantate della pittura italiana degli anni Venti e Trenta del Novecento. In mostra oltre 70 dipinti provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private, tra cui opere di Cagnaccio di San Pietro, Felice Casorati, Antonio Donghi, Achille Funi, Carlo Levi e Ubaldo Oppi.
 

A cura di Gabriella Belli e Valerio Terraroli, l’esposizione è realizzata in collaborazione con 24 ORE Cultura. Al Mart, fino al 2 aprile 2018.

Incontri fuori sede
In concomitanza con l’esposizione di Rovereto, sette istituzioni culturali in diverse città d’Italia ospitano nel mese di febbraio un ciclo di incontri di presentazione con Valerio Terraroli, co-curatore della mostra, e Alessandra Tiddia, curatrice Mart.
Partecipazione gratuita. Informazioni: eventi@mart.tn.it

Domenica 11 febbraio – ore 10.30
Brescia, Museo di Santa Giulia
Presentazione a cura di Valerio Terraroli

Sabato 17 febbraio – ore 17.00
Modena, Biblioteca Civica d’Arte Luigi Poletti
Presentazione a cura di Valerio Terraroli

Martedì 20 febbraio – ore 18.00
Trento, Università degli Studi di Trento, Dipartimento di Lettere e Filosofia
Valerio Terraroli e Alessandra Tiddia in dialogo con Denis Viva, docente di Storia dell’arte contemporanea. Incontro all’interno del percorso Laurea magistrale interateneo in Arte delle Università di Trento e Verona

Giovedì 22 febbraio – ore 18.00
Bolzano, Centro Culturale Trevi
Presentazione a cura di Valerio Terraroli e Alessandra Tiddia

Venerdì 23 febbraio – ore 17.30
Trieste, Museo Revoltella
Presentazione a cura di Alessandra Tiddia

Lunedì 26 febbraio – ore 17.00
Udine, Università degli Studi di Udine, Palazzo Caiselli
Alessandra Tiddia in dialogo con Alessandro Del Puppo, docente di Storia dell’arte contemporanea

Martedì 27 febbraio – ore 17.00
Verona, Biblioteca Civica
Presentazione a cura di Valerio Terraroli e Alessandra Tiddia, in collaborazione con Dipartimento di Culture e Civiltà dell’Università degli Studi di Verona, Centro di ricerca Rossana Bossaglia, Museo di Castelvecchio e Direzione Musei d’Arte e Monumenti di Verona

Informazioni
eventi@mart.tn.it
T +39 0464 454105

Ufficio comunicazione
press@mart.tn.it
T +39 0464 454124 | +39 334 6333148

Divenire Mare

Si inaugura Sabato 10 febbraio presso la Galleria FabulaFineArt di Ferrara, la mostra dal titolo Caterina Arcuri, Divenire Mare.

Dopo la personale tenutasi presso Il MARCA di Catanzaro, Caterina Arcuri approda alla città estense proponendo la sua recente ricerca creativa, orientata verso un dinamico minimalismo e la pura sperimentazione nei territori contigui della scultura e dell’installazione. L’allestimento si caratterizza per una certa orizzontalità compositiva. Tra gli spazi della galleria si dipanano infatti geometrie scultoree, sistemi modulari alludenti architetture simboliche che appartengono al suo immaginario e riproposte attraverso i materiali e le forme della contemporaneità.

Un mosaico temporale − sottolinea Annamaria Restieri − in cui i segni dell’attualità si combinano a parvenze archetipe ed alle forme simboliche della cultura magno-greca dalla quale l’artista proviene. Si tratta del tempo soggettivo, storico che viene registrato e concretizzato in segnali e configurazioni fattuali nel quale lo spettatore diventa testimone”.

Caterina Arcuri crea blocchi di immagini spazio/temporali soggetti a continue e lente metamorfosi, mediante i quali è possibile cogliere ciò che il visibile omette.

“Un concetto di tempo − afferma l’artista – che ho elaborato individuando nell’attualità lo strato visibile della storia che ricopre e sarà ricoperto. Se questa consapevolezza da un lato può annichilirci, dall’altro deve indurci a vivere l’attualità intensamente e consapevolmente”.

Ci troviamo di fronte ad una sincronicità, un’interconnessione immaginativa, quella della storia sempre latente e pronta a riemergere al di là di ogni tempo e spazio e quella della dimensione di un presente che si manifesta nella semplificazione formale e nell’utilizzo di materiali contemporanei quali l’acciaio inox, lo smalto, la vernice e il forex. Non si tratta di freddo geometrismo ma di una linearità vitale che, come le onde del mare, al minimo riflesso di luce sembra dilatarsi ravvivando visioni di un altrove. Il risultato è quello di configurazioni spaziali in perenne trasformazione che rompono le certezze e acquistano nel loro mutare nuovi spazi. Sono reminiscenze di architetture primordiali e al tempo stesso tecnologiche che evocano fenomeni naturali. Ed è l’acqua che, nei suoi multiformi aspetti e nel suo continuo divenire, reca in sé gli aspetti del silenzioso ed infinito trascorrere del tempo.

Caterina Arcuri opera nel campo della ricerca e della sperimentazione visiva ed espone dagli anni Novanta. Pur esprimendosi attraverso il video, la fotografia e la performance, la sua ricerca attuale è riconducibile soprattutto all’installazione site specific e a quella ambientale. Nelle sue installazioni, – che nascono dalla sovrapposizione ed interazione dialogica di forme in acciaio, terracotta e legno essenzializzate in un progressivo itinerario di sublimazione − lo spettatore è coinvolto e, guidato da una minimale segnaletica, può scegliere se sintonizzarsi con le intenzioni dell’artista o compiere un percorso autonomo che spesso inizia (o si conclude) con un attimo di consapevolezza del sé incontrato in una delle superfici specchianti. Esploratrice per vocazione, la sua ricerca è alimentata dall’energia e dalle suggestioni dei luoghi dei quali percepisce le stratificazioni geotemporali, rendendole spesso protagoniste della sua opera. Invitata a numerose rassegne in Italia e all’estero, ha esposto in diverse sedi, tra le quali: Muspac dell’Aquila, Triennale di Milano, Palazzo delle Esposizioni di Roma, Museo Capodimonte di Napoli, Museo Ars Aevi di Sarajevo, Goethe Institute di Porto Alegre (Brasile), Museo FRAC di Baronissi, Museo Mart di Rovereto, Museo MARCA di Catanzaro, Museo di Palaiopolis, Samothrace, Atene, Piantagione Paradise di Bolognano. Sue opere sono presenti in Musei, collezioni pubbliche e private.
È Docente di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro.

FABULAFINEART
Via del Podestà 11
44121 – Ferrara
Info: fabulafineart@gmail.com
Tel: +39 0532 098935

Orari: Da martedì a sabato dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.30 e su appuntamento
Via Del Podestà 11 – 44121 Ferrara (FE)
Sito: www.fabulafineart.com
Mail: fabulafineart@gmail.com
FB: https://www.facebook.com/fabulafineart/
Tel: +39 0532 098935

Stati d’animo. Arte e psiche tra Previati e Boccioni

La mostra che aprirà i battenti al Palazzo dei Diamanti il prossimo 3 marzo si propone di posare uno sguardo nuovo sull’arte italiana di fine Ottocento.

Nella rassegna verrà infatti indagata per la prima volta la poetica degli stati d’animo e con essa uno dei fondamentali apporti del nostro paese all’arte moderna. Opere manifesto quali Ave Maria a trasbordo di Giovanni Segantini, la Maternità di Gaetano Previati, il trittico degli Stati d’animo di Umberto Boccioni, e altri importanti esiti dell’arte italiana e internazionale tra Otto e Novecento, condurranno i visitatori in un viaggio nei territori dello spirito.

Si tratta di un momento cruciale per l’avvento della modernità che vede scienza e arte impegnate come mai prima nell’indagine della psiche, con gli artisti che sperimentano un nuovo alfabeto visivo capace di portare nell’opera la materia mutevole e inafferrabile degli stati d’animo. Tra di loro figurano i protagonisti della scena artistica dell’epoca, dai maestri del simbolismo e divisionismo, come Segantini, Previati, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Angelo Morbelli e Medardo Rosso, fino a quelli dell’avanguardia futurista, i più giovani Balla, Carrà e soprattutto Boccioni, che seppe raccogliere il testimone dalla generazione precedente e creare un linguaggio dirompente che pone “lo spettatore al centro del quadro”, per trascinarlo nella dinamica delle emozioni e nella polifonia della metropoli moderna.

In questo progetto Gaetano Previati, artista di punta delle collezioni delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, occupa un posto del tutto particolare, come infatti affermò lo stesso Boccioni: «Con lui le forme cominciano a parlare come musica, i corpi aspirano a farsi atmosfera, spirito e il soggetto è già pronto a trasformarsi in istato d’animo». La mostra nasce proprio dalla volontà di approfondire e mettere in risalto il fondamentale ruolo giocato dall’artista ferrarese nel creare un ponte tra l’eredità dell’Ottocento e le avanguardie artistiche del nuovo secolo.

L’esposizione Stati d’animo. Arte e psiche tra Previati e Boccioni è frutto di un lavoro di scavo delle fonti e di revisione critica condotto dai curatori della mostra e da un comitato scientifico composto da studiosi di fama internazionale, affiancati dagli autorevoli specialisti che collaborano al catalogo. Grazie al sostegno di grandi musei europei e americani e collezionisti privati è stato possibile ottenere prestiti del tutto eccezionali, dalla Beata Beatrix di Dante Gabriel Rossetti delle National Galleries of Scotland al Fugit Amor del Musée Rodin, dal pellizziano Ricordo di un dolore della Carrara alla Risata di Boccioni proveniente dal MoMA, e raggiungere l’obiettivo ambizioso di rileggere da un punto di vista inedito quel cruciale passaggio di secolo.

Il percorso segue i passi degli artisti nella ricerca di un alfabeto delle emozioni, muovendo dal verismo psicologico per addentrarsi in un processo di rarefazione formale che approda alla sintesi astrattiva e dinamica della pittura di stati d’animo futurista. L’ allestimento, a cura dello Studio Ravalli, che già aveva progettato con successo quello realizzato in occasione dell’esposizione dedicata all’Orlando furioso, gioca un ruolo importante nel racconto della mostra: è stato infatti studiato per creare uno spazio sospeso e immateriale immerso nell’oscurità, in modo da esaltare il potere di suggestione di dipinti e sculture e favorirne un rapporto diretto con l’osservatore. In questo contenitore rarefatto la narrazione scaturisce dal cortocircuito visivo tra le opere esposte e la sollecitazione di immagini, suoni, proiezioni che fotografano la temperie fin de siècle, tra positivismo e irrazionalismo. Opere chiave della scena italiana e internazionale tra Otto e Novecento dialogheranno con le “interferenze” offerte dall’immaginario scientifico e culturale del tempo in un racconto tematico che attraversa gli stati d’animo: dalla melanconia all’abbandono fantastico nella rêverie, dall’abisso della paura alla liberazione delle pulsioni sessuali e degli istinti aggressivi, fino al rapimento estatico dell’amore e alla sublimazione nei sentimenti di pace e armonia universale, per chiudere sulle note frenetiche ed esaltanti prodotte dall’esperienza della città contemporanea.

STATI D’ANIMO
Arte e psiche tra Previati e Boccioni
Ferrara, Palazzo dei Diamanti
3 marzo – 10 giugno 2018

Organizzatori
Fondazione Ferrara Arte e Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara

A cura di
Maria Grazia Messina, Fernando Mazzocca, Chiara Vorrasi

Allestimento
Antonio Ravalli Architetti

Aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00
Aperto anche Pasqua, Lunedì dell’Angelo, 1 maggio e 2 giugno

Tariffe (audioguida inclusa per i singoli visitatori, radioguida obbligatoria inclusa per i gruppi)
– Intero: euro 13,00
– Ridotto: euro 11,00
– Gratuito: bambini sotto i 6 anni, disabili con un accompagnatore, giornalisti e guide turistiche con tesserino, membri ICOM, militari in divisa

Informazioni e prenotazioni
tel. 0532 244949 | diamanti@comune.fe.it | www.palazzodiamanti.it

Ufficio stampa
Studio ESSECI – Sergio Campagnolo
tel. 049 663499 | info@studioesseci.net | www.studioesseci.net

The Material Stage

Il superamento dei “limiti” dei materiali per una loro applicazione a scale diverse raccontato in una mostra “The Material Stage”, curata da POLI.design, anima del Sistema Design del Politecnico di Milano.

Il materiale e la sua prima declinazione nel complemento d’arredo diventano attori protagonisti di un sistema di visioni suggestive sul palcoscenico dell’Interior Design. Come la complessità e lo spessore del personaggio teatrale, unito alla sua profondità interiore inscenano l’intreccio per una complessa narrazione poetica, allo stesso modo, il materiale fornisce visioni e linguaggi che vengono declinati in diversi scenari di Interior.

L’Opening della mostra avrà luogo il 26 gennaio 2018, ore 11:00 all’interno di HOMI Il Salone degli stili di vita di Fiera Milano, presso l’area Hybrid Lounge – Materials Culture | pad.10, uno spazio ideale di riferimento per vivere diversi tipi di attività, esperienze e relazioni; una tipologia in espansione che, grazie a sapienti adattamenti di scala, soddisfa i fruitori del nuovo life style contemporaneo. All’opening saranno presenti i rappresentanti di HOMI Fiera Milano, di POLI.design, Salamanca Design oltre che molte aziende e progettisti di settore.

Con questo nuovo progetto si consolida quindi la collaborazione tra POLI.design e HOMI nata per ricercare e raccontare le tendenze relative alle finiture per il settore dell’Interior Design. Fra i trend che erano stati individuati nella ricerca per Fiera Milano, presentata nell’edizione 2017, – A Matter Of Scale – Wellness Evolution – New Natural – Playful Up-Gradiented – quello relativo a “The Matter of Scale – una questione di scala”, è risultato il più interessante per raccontare come la materia possa diventare “idea creativa”. Da qui la volontà di realizzare una mostra in grado di dimostrare come, oggi più che mai, alcuni materiali riescano ad assolvere il difficile compito del passaggio di scala e riescano a soddisfare richieste progettuali complesse. I materiali in mostra riveleranno come è stato fondamentale non solo il superamento tecnologico, determinato dalle nuove tecnologie che permettono ad un materiale diverse applicazioni e declinazioni, ma anche il superamento “concettuale”.

Soprattutto nel tema dello spazio che diventa sempre più ibrido, ecco cadere quelle barriere e quei confini che vedevano una rigida corrispondenza fra materiali e scale di intervento, fra materiali e tipologie di oggetti, fra materiali e modalità d’uso.

Ad accompagnare la mostra avranno luogo due talks in cui si indagherà l’utilizzo di nuove tecnologie e si svelerà il modo con cui queste possono trasformare materiali puri in sofisticate finiture. Oggi più che mai, la fluidità, l’ibridazione e il nuovo “eclettismo colto”, risultano sempre più attuali nell’Interior Design contemporaneo. Si discuterà di come l’abilità nel gestire il passaggio di scala dal materiale all’Interior, passando per il complemento d’arredo, assume sempre di più un ruolo fondamentale. Questa delicata operazione permette di tradurre la valenza estetica degli oggetti in vere e proprie ambientazioni, capaci di suscitare emozioni e nuovi stimoli dell’abitare contemporaneo. Ecco quindi che il tutto diventa una questione di scala: “A Matter of Scale”.

Per dare una espressione visiva di questa tendenza sono state selezionate aziende capaci di governare nuovi processi di trasformazione e rielaborazione della materia che permettono appunto ai materiali di superarne i “limiti”.

L’allestimento vedrà quindi delle ambientazioni con i prodotti delle seguenti aziende tra cui Biosughero, COEM Ceramiche Fioranese, De Castelli, Ecopixel, La Fabbrica del Lino, Lasertech, Manerba, Mariotti Fulget, Poemo Design e Tragni. Sarà poi possibile visionare anche campioni di Botteganove, Budri, BWF Feltec, Ceramica Vogue, CE.SI. Ceramiche, Cleaf, Diam Art, Elitis, Florim Ceramiche S.p.a, Graesan, Gruppo Romani, D. Montanaro Designer per Lasertech, D. Montanaro Designer per Tragni, Fornace Brioni, Gum Design per DeCastelli, Lapitec, Liuni, Marca Corona 1741, Mutaforma, Nerosicilia, Oikos, Plexwood, Pugi-RG, Renate Vos Designer, Salvatori, Stylgraph styl’editions, Swiss Krono, Tabu, Tagina Ceramiche D’Arte, Trupiano Patrizia Architetto per Tileskine, Vetreria Bazzanese.

Programma

OPENING – VENERDi’ 26 GENNAIO ORE 11:00:

Saranno presenti i rappresentanti di Homi Fiera Milano – POLI.design – Salamanca Design, le aziende espositrici e progettisti di settore.

TALK 1 | sabato 27/01/2018 | ore 11.00:

“The Matter of Scale: Finiture innovative per nuove interpretazioni e percezioni dello spazio”

Introduce e modera:

Francesco Scullica, prof. associato Politecnico di Milano

Intervengono:

· Lucy Salamanca – Salamanca Design (Art Director HOMI – Designer)

· Vicky Syriopoulou – OIKOS (Responsabile Ricerca e Sviluppo)

· Davide Montanaro – Studio Dsgn (Designer)

· Elisa Leveni – TRAGNI S.r.l. (Tecnico di prodotto)

· Jan Puylaert – ECOPIXEL (Industrial Designer)

· Mariandrea Zambrano – ECOPIXEL (Industrial Designer)

TALK 2 – Domenica 28/01/2018 – ore 15.00:

“The Matter of Scale: L’abilità nel gestire il passaggio di scala, dal materiale all’Interior, passando per il complemento d’arredo”

Introduce e modera:

Francesco Scullica, prof. associato Politecnico di Milano

Intervengono:

· Alberto Artesani – DWA DESIGN STUDIO;

· Frederik de Wachter – DWA DESIGN STUDIO;

· Isabella Mariotti – MARIOTTI FULGET (General Manager)

· Paolo Benevelli – Paolo Benevelli Design – COEM

· Gabriele Pardi – gumdesign (Architetto);

· Laura Fiaschi – gumdesign (Designer e Grafica);

POLI.design | Press Contact:

Ufficio Comunicazione | Tel. (+39) 0223997201 | +349 6224812 | comunicazione@polidesign.net

HOMI | Press Contact:

Ufficio stampa Fiera Milano : Tel. (+39) 024997.6675 | 0024997.7939 | homipress@fieramilano.it