Note contemporanee

La Galleria d’Arte 2000 & NOVECENTO di Reggio Emilia (Via Sessi, 1/F) presenta, dal 1 giugno al 30 settembre 2019, la mostra collettiva “Note contemporanee. Motivi artistici a confronto dagli anni ’60 ad oggi”, con opere di Piero Gilardi, Giorgio Griffa, Mario Schifano, Jorrit Tornquist ed altri autori selezionati.

Il lavoro degli artisti scelti per questa collettiva illustra al pubblico la contemporaneità dell’arte attraverso suggestioni cromatiche e formali, ma anche la sovrapposizione di linee e geometrie, segnando un percorso di continuità tra i maestri del secolo scorso e quelli del presente.

La mostra comprende quattordici opere selezionate riunite per offrire un panorama di firme dalle riconoscibili affinità elettive che offrono un significativo contributo alla contemporaneità espressiva ed artistica, testimonianze di segni diversi, che ripercorrono la ricerca e la storia della produzione artistica nazionale.

In esposizione due opere dell’artista torinese Piero Gilardi (1942) che profeticamente ha anticipato temi diventati centralissimi nel dibattito artistico del nostro presente – e non solo – come il rispetto nei confronti della natura ormai impoverita ed imbruttita dalla presenza dell’uomo. Quello che si evince, osservando criticamente i suoi “tappeti natura”, è un continuo dialogo tra artificiale, rappresentato dal poliuretano espanso, e naturale, rappresentato dalla finzione di un paesaggio selvaggio e incontaminato. Come ben delineato dai lavori in mostra, si possono vedere rappresentati “selciati incolti”, “piccole foreste” o “oceani con gabbiani”.

Di Giorgio Griffa (1936) un’opera della seconda metà degli anni ’70 riferibile al ciclo dei Segni primari, in cui l’idea o il concetto eliminano l’arbitrio, il casuale, il caotico, l’emotivo e il soggettivo, esaltando il controllo, la chiarezza e la sobrietà. Ci accorgiamo che il segno policromo bidimensionale con la sua studiata piattezza si sviluppa secondo una struttura concettuale che risulta lo zoccolo duro, obiettivo del lavoro. È qui evidente la volontà di Griffa di operare un tentativo sistematico di eliminare ogni componente empirica, per cui l’adozione di un metodo e di un ordine diventa fondamentale.

Infine Mario Schifano (1934-1998), – unanimemente considerato uno dei più importanti, trasgressivi ed originali artisti italiani e nume tutelare della Pop Art italiana – è presente con una grande tela del 1973/1978 caratterizzata dalla sua tipica pittura gestuale, carica di sentimento vitale, di tocchi veloci e di forti accensioni cromatiche, mentre il lavoro in esposizione dell’austriaco Jorrit Tornquist (1938), il cui approccio alla pittura è sempre di tipo scientifico, nasce da uno studio innovativo dei meccanismi della visione, dei fenomeni ottici e luminosi, in linea con i progressi scientifici dal dopoguerra in poi.

In esposizione anche opere di Enrico Della Torre, Gianfranco Ferroni, Omar Galliani, Marco Gastini, Mimmo Iacopino, Walter Valentini, Renzo Vespignani, Gianfranco Zappettini.

La collettiva sarà visitabile fino al 30 settembre 2019, tutti i giorni con orario 10-12,30 e 16-19,30, aperto anche domenica e festivi. Ingresso libero.

Per informazioni: tel. 0522 580143, info@duemilanovecento.it,
www.duemilanovecento.it, www.facebook.com/duemilanovecento.

 

NOTE CONTEMPORANEE
Motivi artistici a confronto dagli anni ’60 ad oggi
Enrico Della Torre, Gianfranco Ferroni, Omar Galliani, Marco Gastini, Piero Gilardi, Giorgio Griffa, Mimmo Iacopino, Mario Schifano, Jorrit Tornquist, Walter Valentini, Renzo Vespignani, Gianfranco Zappettini.
Reggio Emilia, 2000 & NOVECENTO Galleria d’Arte
1 giugno – 30 settembre 2019
Orari: 10-12,30 e 16-19,30 – aperto anche domenica e festivi

Ufficio Stampa:
CSArt – Comunicazione per l’Arte
Via Emilia Santo Stefano 54 | 42121 Reggio Emilia
Tel. 0522 1715142 | info@csart.it | www.csart.it

Transiti – Ugo Borgese, Carmine Cecola e Goffredo Godi.

La mostra Transiti allestita a Castello Pandone, nelle sale nobili del primo piano, ripercorre il rapporto umano e creativo di tre artisti legati da profonde affinità di visione e di ricerca artistica: Ugo Borgese, Carmine Cecola e Goffredo Godi.

TRANSITI

I tre, pittori Borgese e Godi, scultore Cecola, legati al contesto romano, sono stati molto amici negli anni e sono stati tutti attivi sul versante figurativo, conservando un solido legame con la tradizione interpretata però attraverso personali e aggiornate soluzioni formali. L’esposizione vuol mettere parimenti in evidenza la costante relazione dei tre con il paesaggio, la natura, la veduta e il corpo umano, relazione perennemente in bilico tra organicità e astrazione, e riportare alla luce, nell’ambito della storia dell’arte molisana del Novecento, la figura di Carmine Cecola, scultore originario di Monteroduni del quale saranno esposte inedite opere monumentali.

La mostra presenta quindi un’ampia selezione di opere dei tre artisti, tra pitture e sculture, a loro volta in dialogo con gli spazi e gli affreschi del Museo.

L’evento è organizzato dal Polo Museale del Molise insieme al Museo Nazionale di Castello Pandone e vuol essere la prima tappa di una rinnovata programmazione espositiva pensata specificatamente per il castello.

L’esposizione inoltre è una nuova tappa del progetto itinerante che i figli dei tre artisti hanno chiamato “Amici d’arte” e che vuol essere un momento di riflessione e studio sulle singole ricerche e sull’idea di gruppo (precedenti collettive: “Amici d’arte. Borghese-Cecola-Godi”, a cura di Lorenzo Canova, 11-27 novembre 2016, Galleria IPSAR, Via dei Portoghesi, Roma; “Amici d’arte. Cecola-Gaetaniello-Godi-Valente”, a cura di Riccardo Notte, 8-31 agosto 2018, Castello Ducale, Ceglie Messapica). La curatela è stata affidata allo storico e critico d’arte Tommaso Evangelista.

CONCEPT – Le ricerche plastiche dei tre artisti, sviluppanti un alfabeto visivo incentrato su un naturalismo sintetico e primitivo, si contraddistinguono per un’indagine lirica del paesaggio e della figura umana. Parallelamente, all’interno dei tre corpus si possono individuare nuclei che si caratterizzano per rigore costruttivo e forza dinamica. Nell’ottica di una retrospettiva che proponga chiavi di letture nuove sui percorsi artistici, osservati sia singolarmente sia in una dimensione collettiva e corporativa, emerge la sottile differenza tra una pittura/scultura maggiormente incentrata sulla lettura del paesaggio e del corpo, con spirito realistico e analitico, seppur riassuntivo e condensato, e alcune sperimentazioni formali fondate sulla scomposizione e sulla decostruzione degli spazi e delle figure, in chiave artificiale e astratta. Da un lato abbiamo vibrazione della luce, pennellate veloci, anatomie calibrate, sublimazione della natura e della veduta, e dall’altro dinamismo, oscillazione, ricerca cromatica. Il “transito” della mostra è questa duplice lettura che mette a confronto la produzione di impronta analitica, nata dalla visione e dallo studio del vero, e le creazioni di stampo strutturale, maggiormente eclettiche e sperimentali, lineari e geometriche. Dallo “scontro” stilistico e contenutistico di queste due dimensioni (naturale/artificiale – forma/struttura – natura/ambiente) nasce una positiva impressione di vitalità e ricerca.

Transiti – Borgese / Cecola / Godi
“Amici d’arte”
Venafro, Museo Nazionale di Castello Pandone
24 maggio 2019 – 24 agosto 2019

Con il patrocinio di:

Regione Molise
Comune di Venafro
Aratro. Galleria Gino Marotta. Università degli Studi del Molise

Promossa da
Prof. Leandro Ventura
Segretario regionale MIBAC per il Molise e Direttore del Polo Museale del Molise

A cura di
Tommaso Evangelista

Testi in catalogo di
Lorenzo Canova
Tommaso Evangelista
Leandro Ventura

Con la collaborazione di
Adelina Cecola
Filippo Godi
Leonardo Borgese

Coordinamento organizzativo
Irene Spada, Direttrice del Museo nazionale di Castello Pandone Lia Montereale, Funzionaria per la promozione e comunicazione Giovanni Iacovone, Funzionario per le tecnologie

Pierangelo Izzo, Funzionario architetto Francesca Dal Maschio, Funzionaria restauratrice

Si ringrazia il personale del Museo Nazione di Castello Pandone:
Benedetto Zullo, Funzionario per le tecnologie
Lello Golluccio, Funzionario per le tecnologie
Nicandro Brusello, Funzionario per le tecnologie
Antonio Iannacone, Assistente alla fruizione, accoglienza e vigilanza – Albertina Bagaglia, Assistente alla fruizione, accoglienza e vigilanza e il personale di assistenza al pubblico e vigilanza Ales – Arte Lavoro e Servizi Spa Lidia Falcone, Valentina Serpe

Un ringraziamento sentito va inoltre all’attività dei volontari dell’Associazione nazionale Carabinieri – Sezione di Venafro

Didattica
Me.Mo Cantieri Culturali a.p.s.

Catalogo in mostra

Orari di apertura: martedì – domenica 8:00-19:00 Via Tre Cappelle s.n.c., 86079 Venafro (IS) Tel. 0865-904698

pm-mol@beniculturali.it
www.musei.molise.beniculturali.it
www.castellopandone.beniculturali.it

Emotional travellers

In occasione di Photofestival 2019, lo spazio MADE4ART di Milano ha il piacere di presentare Emotional travellers, progetto fotografico a cura di Vittorio Schieroni ed Elena Amodeo con opere di Francis TheBlueRoom, Guido Maria Isolabella, Marcella Ponassi, Tommaso Stilla.

Il viaggio come occasione di scoperta di luoghi e persone vicine e lontane, ma anche il viaggio come immersione nella propria interiorità alla ricerca di emozioni, sensazioni e ricordi. La Cuba di Francis TheBlueRoom, il Brasile di Guido Maria Isolabella, l’Italia (Liguria) di Marcella Ponassi, la Cina di Tommaso Stilla: ogni artista fotografo ha ritratto con abilità e poesia i Paesi i che hanno lasciato un’esperienza indelebile sulla propria vita con opere ricche di fascino, capaci di trasmettere all’osservatore il loro desiderio di conoscere e di vedere il mondo.

Emotional travellers, con data di inaugurazione mercoledì 22 maggio alle ore 18, rimarrà aperta al pubblico fino al 3 giugno; media partner della mostra Image in Progress.

 

Emotional travellers
Francis TheBlueRoom, Guido Maria Isolabella, Marcella Ponassi, Tommaso Stilla
a cura di Vittorio Schieroni, Elena Amodeo
22 maggio – 3 giugno 2019

Inaugurazione mercoledì 22 maggio, ore 18
Lunedì ore 15.00 – 18.30, martedì – venerdì ore 09.30 – 13.00 / 15.00 – 18.30
Ingresso libero

MADE4ART
Spazio, comunicazione e servizi per l’arte e la cultura
Via Voghera 14, 20144 Milano
www.made4art.it, info@made4art.it, t. +39.02.39813872

Media Partner Image in Progress

Deep Vision

UNA e CAR DRDE sono liete di presentare la mostra personale di Elia Cantori: DEEP VISION, secondo appuntamento del programma espositivo annuale presso Spazio Leonardo, il nuovo contenitore di Leonardo Assicurazioni – Generali Milano Liberazione.

In un’ottica di apertura e collaborazione tra realtà operanti nel contemporaneo, UNA invita la galleria CAR DRDE di Bologna a concepire un progetto condiviso per la gallery di Spazio Leonardo. Nasce così DEEP VISION, mostra che include una serie di nuovi lavori di Elia Cantori, votati a mettere in discussione la nostra percezione delle cose, attraverso una sorta di rompicapo visivo.

La ricerca di Elia Cantori rappresenta spesso una sfida visiva per lo spettatore. Di fronte alle sue opere, l’occhio di chi guarda viene interrogato, invitato a osservare con maggiore attenzione, stimolato a porsi domande sul processo che ha generato il lavoro.

La traiettoria di uno sparo d’arma da fuoco, o un’esplosione, sembrano mosse pittoriche gestuali; o ancora, una manciata di polvere di meteorite sparsa su carta fotosensibile diventa una costellazione celeste.

Non si tratta mai di un test percettivo, o di un intento ludico fine a se stesso: piuttosto, di una sovrapposizione di possibili letture che guardano al mondo della scienza, della tecnica, della sperimentazione in senso lato. La pratica di Cantori (che include scultura, installazione, video, fotografia in diverse modulazioni) inquadra infatti mondi scientifici come quello dei fenomeni celesti, degli effetti della luce, della cinetica, in un’estetica perfettamente equilibrata.

L’idea del calco, dell’impronta, presente nelle tre opere in mostra si inserisce in questo contesto: una sfida alla percezione dello spettatore ma, al tempo stesso, un’accurata indagine sulla materia e sulla forma in termini sperimentali e poetici al tempo stesso.Barbara Meneghel

 

Elia Cantori  –  DEEP VISION

a cura di UNA e CAR DRDE

opening su invito martedì 21 maggio 18.30 – 21.00

mostra 22 maggio – 20 settembre 2019

orari: dal lunedì al venerdì, 10.00 – 18.00

Spazio Leonardo

via della Liberazione 16/a, 20124 Milano

www.leonardoassicurazioni.it

Per informazioni:

info@unagalleria.com | office@cardrde.com

+ 39 339 17 14 400 | + 39 051 9925171

Press contact: Sara Zolla

press@sarazolla.it | 346 8457982

L’Orizzonte degli Eventi

Nuovo evento allo Spazio COMEL Arte Contemporanea di Latina: sarà inaugurata sabato 11 maggio la mostra “L’Orizzonte degli Eventi. Il Viaggio della Musa Spaziale di Carmelo Minardi”.

Carmelo Minardi è stato il vincitore del Premio del Pubblico durante la VII edizione del Premio COMEL grazie all’eterea scultura “Musa Spaziale”. Un’opera molto amata non solo per le linee sinuose e riconoscibili di un busto femminile, ma per la grande forza evocativa unita alle evidenti capacità tecniche del suo autore.

Ebbene l’artista siciliano torna a Latina con una personale che accompagna l’osservatore in un viaggio che conduce lontano: verso universi lontani e mondi paralleli. Partendo dall’uso di vari materiali, oltre l’alluminio si potranno osservare opere in rame, acciaio, resine, cemento e argilla, l’artista propone una riflessione sull’interazione tra materia ed energia.

È proprio dall’osservazione delle leggi naturali della fisica che parte la sua ricerca: dalla concretezza della materia fino a giungere alle forze magnetiche ed elettromagnetiche che governano il nostro mondo e lo spazio. L’Orizzonte degli Eventi, espressione che dà il titolo alla mostra, è infatti in astronomia la zona liminale attorno ai buchi neri, dove la materia è ancora intatta ma si muove inesorabilmente verso un luogo che ancora non conosciamo e dove perderà tutti i suoi connotati conosciuti. E se a un primo sguardo tutto ciò può atterrire, apre in realtà infinite possibilità di rigenerazione e nuova vita. È proprio questo slancio positivo, l’andare incontro verso nuova vita e nuovi orizzonti, che Carmelo Minardi sottolinea con le sue opere.

La mostra, a cura di Dafne Crocella, antropologa, scrittrice e curatrice d’arte, sarà inaugurata alla presenza dell’artista. L’evento gode del patrocinio del Comune di Caltagirone.

Cenni biografici: Carmelo Minardi è nato a Caltagirone nel 1962. Artista autodidatta, esordisce nel 1994 con la mostra personale “Fabbricando”, che già dal titolo esprime il carattere e la vocazione dell’artista; infatti, a partire dal suo lavoro che lo mette giornalmente a contatto con i materiali metallici, l’energia elettrica, il magnetismo, si connota fin dall’inizio come “faber”, recuperando dell’antica denominazione, e dell’aura che gli antichi attribuivano a questa figura, l’aspetto della sperimentazione, del fascino della materia, di una curiosità e sapienza manipolativa profondamente alchemica. Dopo e insieme ad una ricca ed apprezzabile stagione pittorica, l’artista passa alle limature di ferro che orienta con il magnete creando sulla tela un microcosmo affascinante e misterioso. Approda infine al tutto tondo, nel quale felicemente si coniugano, le componenti essenziali della sua arte: materica, espressionistica e sottilmente metaforica. Vive e lavora a Caltagirone.

INFO:

L’Orizzonte degli Eventi. Il Viaggio della Musa Spaziale di Carmelo Minardi.

A cura di Dafne Crocella

Dall’11 al 26 maggio 2019

Tutti i giorni dalle 17.00 alle 20.00

Spazio COMEL Arte Contemporanea, Via Neghelli 68 – Latina

Ingresso Libero

Spazio COMEL Arte Contemporanea
via Neghelli, 68 – Latina
tel. 0773.487546 – email: info@spaziocomel.it
sito: www.spaziocomel.it

In Dante Veritas

Le opere del designer visionario e artista russo Vasily Klyukin (Mosca, 1976), conosciuto a livello internazionale per i suoi successi come businessman e filantropo, sono esposte all’Arsenale di Venezia in concomitanza alla Biennale Arte, dall’8 maggio al 26 novembre 2019.
La mostra dal titolo “In Dante Veritas“, organizzata con il patrocinio dello State Russian Museum di San Pietroburgo – che ospita la più grande collezione di arte russa al mondo – e del Comune di Venezia, è visitabile nei suggestivi spazi dell’ Arsenale Nord, presso la Tesa 94.
Nella stessa location, in prossimità del bacino dell’Arsenale, è esposta una nuova versione della grande scultura “Why People Can’t Fly” (2019), con un altezza di 10 metri, realizzata per denunciare l’inquinamento causato dalla plastica.
 

Come il nome della mostra suggerisce, “In Dante Veritas” – curata da Paola Gribaudo – nasce come un’interpretazione moderna della più grande opera letteraria di tutti i tempi, la Divina Commedia di Dante Alighieri. In particolare, le opere in mostra si ispirano alla prima parte dell’Inferno dantesco, con i suoi nove cerchi concentrici che ospitano le anime dannate, destinate alla punizione eterna.

Vasily Klyukin traspone ai nostri tempi questo scenario apocalittico, creando quella che egli definisce una vera e propria “esperienza dell’inferno”, attraverso un unicum artistico formato da oltre 100 elementi multimediali su 900 metri quadrati di spazio espositivo: sculture, sound, opere di video mapping, riproduzioni digitali e lightboxes. Parte integrante del percorso è l’audio-guida, disponibile gratuitamente in 10 diverse lingue: la voce narrante dell’artista accompagna il visitatore con un testo in poesia e prosa in questo viaggio “infernale”, aiutandolo a comprendere il vero messaggio di ogni opera.

Nucleo della mostra, 32 grandi sculture in acciaio che raccontano, come un terribile ammonimento, l’Inferno che l’uomo può decidere di fare della propria vita e del mondo , se non si ravvede in tempo: 22 opere rappresentano i vizi e i peccati umani – come Gola, Lussuria, Ipocrisia – 4 invece sono i Cavalieri dell’Apocalisse, maestosi nei loro 3,5 metri di altezza. Tra le altre opere troviamo poi una maschera mortuaria di Dante, e le sculture rappresentanti Beatrice e una grande Tigre, come unione di delicatezza e forza.

Non si tratta di una semplice trasposizione artistica dell’opera poetica di Dante, ma di una riflessione critica sui nostri tempi, le loro grandi problematiche e paure. Significativi in tal senso sono i nomi con cui Klyukin chiama i cavalieri dell’Apocalisse di oggi: Disinformazione, Sovrapopolazione, Sfruttamento incontrollato delle risorse, e Inquinamento Ambientale. Un discorso estremamente attuale, per noi che viviamo l’epoca delle fake news, delle grandi migrazioni e dei cambiamenti climatici, con l’incertezza che tutto questo comporta.

Le opere mostrano l’Inferno, tuttavia il male è esposto come un richiamo alla responsabilità, un’esortazione al cambiamento e alla riflessione , sia sulla propria vita personale che sulle conseguenze che il comportamento di ciascuno può causare nel destino del mondo. La speranza non è mai eliminata: Klyukin mostra vizi, peccati e debolezze perché è necessario guardare il nemico negli occhi per poterlo affrontare e sconfiggere.

Le 32 sculture in acciaio sono definite da Klyukin”Live Sculptures”, perché realizzate attraverso una particolare tecnica ad incastro di lastre di acciaio che non richiede nessun elemento aggiuntivo per l’assemblaggio, e conferisce alla scultura un senso di tridimensionalità e grande mobilità che ricorda il movimento delle pagine di un libro, permettendo inoltre di scomporre e ricomporre le figure.

La mostra è un percorso immersivo e multisensoriale, in cui i visitatori sono chiamati a una partecipazione attiva, confrontandosi con le opere a partire dalla propria esperienza, come nel caso della scultura “Betrayal” (Tradimento), dove il pubblico è invitato a scrivere le iniziali di coloro che in passato hanno tradito la loro fiducia.

Nelle parole di Klyukin, “l’apocalisse moderna non è una pestilenza, la guerra o la morte – bensì la sovrapopolazione, lo sfruttamento incontrollato, la disinformazione, l’inquinamento. La mostra è una “esperienza dell’inferno”, che vuole essere un tentativo di risposta alle domande: cos’è l’aldilà? come siamo veramente? per cosa potremmo essere all’inferno, e possiamo cambiare?”.

Dopo l’Arsenale di Venezia, “In Dante Veritas” sarà esposta negli Stati Uniti, a New York e Miami.

Tre Lune alla Galleria Reggio Arte ReArt

Alla Galleria Reggio Arte ReArt (Viale Umberto I, 42/B – Reggio Emilia), tre artiste affrontano il tema del sogno, della visione e dell’onirico.

Curata da Michael Peddio con opere di Barbara Nicoletto, Alessandra Binini e Barbara Giavelli, l’esposizione, intitolata “Tre Lune”, sarà inaugurata sabato 11 maggio alle ore 17.00.

In mostra, venti dipinti materici di Barbara Nicoletto, in cui si assiste all’ibridazione tra umano e animale, sei opere ad olio su tavola e su carta di Alessandra Binini, caratterizzate da corpi che si librano in un cielo celeste, ed una quindicina di mosaici di Barbara Giavelli, generati da pietre che appartengono al mondo.

La recente produzione pittorica di Barbara Nicoletto (Padova, 1968) si differenzia dalle precedenti ricerche condotte dall’artista per l’accentuato carattere materico. Il colore ad olio si sovrappone, infatti, a fondi stratificati, ottenuti con miscele di blu oltremare, ossidi metallici e pomice. Una figurazione che abbraccia corpi umani e animali, lune e pianeti, facendo uso di suggestioni cromatiche che alludono all’ambito onirico per trattare temi connessi all’attualità e al vivere quotidiano.

Nella ricerca di Alessandra Binini (San Polo d’Enza, Reggio Emilia, 1963) s’incontrano studio della tradizione pittorica italiana e sensibilità contemporanea. Se con le opere d’arte sacra la pittrice indaga il lato spirituale dell’esistenza umana, nei dipinti profani predilige una narrazione simbolica, alimentata da un continuo esercizio espressivo. Figure e forme che si librano in cielo, affrancandosi dai vincoli imposti dalla società contemporanea.

Barbara Giavelli (Reggio Emilia, 1970) presenta, infine, una selezione di opere d’arte musiva: mosaici e micro mosaici generati da un’intima consuetudine con le pietre. Il percorso espositivo comprende una selezione di lavori di matrice figurativa, che rendono omaggio a Marylin Monroe così come alla musa Euterpe (tratta da Raffaello), ma anche alcune opere tendenti all’astratto, esito di un percorso introspettivo che si risolve in una vera e propria elegia del colore.

La mostra sarà visitabile fino al 1 giugno 2019, da martedì a venerdì ore 9.30-13.00 e 16.30-19.30, sabato ore 9.30-13.00 oppure su appuntamento. Ingresso libero.

Per informazioni:

cell. 370 3462813, spazioreart@gmail.com,
www.belleartisupplies.com, www.facebook.com/ReArtBelleArti.

La Collezione Queer

Collettiva di arte contemporanea dal 28 aprile al 14 maggio 2019 presso Ospizio Giovani Artisti (via Cernaia 15 – Roma). Opere degli artisti Flora Bradwell, Werther Germondari, Wrik Mead, Melanie Menard, Cristiano Sousa, Andrew Thomas, Maximilian Wasinski, Alejandro Zenha.

Werther Germondari, Il Trasloco, 2019

La mostra presentata in questa occasione è dedicata alle filosofie e teorie ‘queer’, un termine di difficilissima definizione e spiegazione in poche parole. Quello che qui si può dire, semplificando al massimo, è comunque che la sessualità indefinita, fluida, lgbt, ecc, con tutte le implicazioni e provocazioni anche politiche e sociali che la riguardano, sono il tema di base di trattato dagli otto artisti presenti in mostra, con opere come sempre provenienti dalla Collezione OGA.

Flora Bradwell (Londra, GB, 1984) è un artista e filmmaker londinese che ha studiato Fine Art alla City & Guilds della London Art School. Vincitrice del David Ballardie Travel Award nel 2008. Le idee di facciata e il fantastico continuano ad influenzare le vibranti pitture, le installazioni interattive site specific e i lavori di azione e performance di Flora Bradwell. Il suo video anarchico presente in mostra vede l’alter-ego di Flora, la diva disco band Bella & The Lordwarfs, esplorare il tema del dominio della voce maschile nella vita di tutti i giorni.

Werther Germondari (Rimini, 1963) Artista visivo, performer e filmmaker. Attento a dinamiche innovative sperimentali neo-concettuali che si caratterizzano per un gusto ironico e surreale, svolge dai primi anni ottanta una ricerca attraverso numerosi media espressivi. Ha partecipato a esposizioni in gallerie private e spazi sperimentali internazionali, alternando installazioni d’ambiente, videowork e atti performativi, focalizzando l’attenzione su elementi nascosti, attinenti a una visione reale, sociale e politica. Nel 2013 ha ideato l’Ospizio Giovani Artisti.

Melanie Menard (Rouen, Francia, 1983) vive a Brighton. Lavora con la fotografia, il video e la performance. Gli interessi alla base di tutto il suo lavoro sono le tensioni tra l’individuo, il luogo le circostanze in cui vivono, e i conflitti della mente umana. La sue performance mescolano il popolare cabaret alt-drag con l’estetica dal vivo per mettere in discussione le identità di genere e ritrarre individui che combattono norme sociali restrittive. “Tricyclic Transform”, in mostra, teatralizza la creazione e l’autodistruzione del suo alter-ego “drag queen”, Miss Liliane.

Wrik Mead (Toronto, Canada, 1962) utilizza il film, il video, la serigrafia e la fotografia. I temi del suo lavoro esplorano le questioni relative all’identità queer, al desiderio, al corpo e all’allegoria delle fiabe. L’animazione è anche un punto focale nei suoi lavori basati sul tempo, sperimentando varie forme di manipolazione fotogramma per fotogramma. “Summer 1975”, il suo video in questa mostra, è la rielaborazione di un’animazione di 50 minuti che fa parte di un’installazione esposta per la prima volta alla PayneShurvell Gallery di Londra, nel Regno Unito.

Cristiano Sousa (Goiânia, Brazil, 1977). Scrittore, produttore e regista audiovisivo, ha vinto diversi premi in festival cinematografici in Brasile e all’estero. Curatore e direttore di festival pioneristici, è stato anche membro di giuria e curatore di festival nazionali e internazionali, e produttore teatrale. Laureato in Arti Visive all’Università Federale di Goiás, è stato insignito del Trofeo Buriti conferito dal Consiglio Comunale della Cultura e Segretario della Cultura del Municipio di Goiânia come punto culminante dell’audiovisivo a Goiânia 2016/2017. Direttore della Cristos Produções.

Andrew Thomas (Leamington, GB, 1970) diplomato al Central Saint Martin’s College of Art & Design di Londra, Andrew Thomas è un artista che lavora attraverso vari media, con base a Berlino. “Thet Called Us Animals”, il lavoro in mostra, è un video sperimentale incentrato sull’omofobia contemporanea e che fa riferimento all’arte creata intorno all’attivismo gay negli anni ’80.

Maximilian Wasinski (Londra, Regno Unito, 1994) esplora l’incarnazione spirituale mettendo in discussione la dualità tra il corpo e l’anima, realizzando installazioni in cui i confini tra queste dualità sono offuscati per produrre convivenza tra la critica queer delle restrizioni religiose e il rabdomante celebrativo, che vede la singolarità come fonte di un nuovo spiritualismo. Attraverso la separazione della spiritualità dalle religioni istituzionalizzate, Wasinski sviluppa una spiritualità queer auto-realizzata per guarire e proteggere dalle restrizioni normative sentite nei confronti della comunità queer e celebrare questa prospettiva come una divinazione per il cambiamento.

Alejandro Zenha (Goiânia, Brasile, 1979). Architetto, sviluppa attualmente la sua ricerca nelle arti visive attraverso la fotografia, esplorando il dialogo tra il corpo e l’edificio, l’uomo e il suo habitat, avendo il nudo come principale risorsa estetica, dall’influenza data dall’arredamento d’arte, al linguaggio visivo della danza contemporanea. Ricercatore presso il Laboratorio di Filosofia delle Immagini dell’Università Federale di Goiás (LABFOTOFILO – UFG).

 

LA COLLEZIONE QUEER

Inaugurazione: Domenica 28 aprile 2019, h11.30 (fino h14)

Periodo: 28 aprile – 14 maggio 2019

Visite: solo su appuntamento, scrivendo a wgermondari@mac.com

COLORINCOLOR

Campiture, aloni, sfumature, turbolenze e equilibri cromatici animano gli spazi espositivi di YURTA in provincia di Siena dal 23 aprile al 15 giugno 2019. Tutti i colori sono gli “amici dei loro vicini e gli amanti dei loro opposti ” amava dire Marc Chagall e noi siamo costantemente influenzati dai colori.

La mostra a cura di Maria Mancini con la collaborazione di Wang Yao indaga attraverso l’opera di quindici artisti il colore inteso sia come gestualità istintiva sia come definizione di una progettualità linguistica ben definita. Un’enunciazione visiva, come sottolinea la curatrice, talvolta chiassosa con movimenti di luce e energia si alterna a opere costruite su velature cromatiche e pigmentazioni calibrate alla continua e indomita ricerca di nuove prospettive. Ogni colore modifica il suo aspetto in base alla materia che lo costituisce e lo accoglie. Senza voler tacere sulle abilità tecniche e sui materiali il campo percettivo della mostra si coniuga con elementi plastici e esperienze tattili condivise.

ENZO BERSEZIO – SAURO CARDINALI – MARCO CARDINI – SEOK WON KANG – HAN CHANG KYU – GABRIELE – LANDI – JAILDO MARIHNO – LUCIANO MASSARI – MICHELE D’AGOSTINO – MATTHIAS MILHAUD – DANIELA NOVELLO – PATRIZIA NOVELLO – MARIA ISABEL SALAZAR – TIZIANA TACCONI – WANG YU

INFO:
23 APRILE – 15 GIUGNO 2019 su appuntamento
YURTA via dei manufatti n 1, loc. Sentino, Rapolano Terme, Siena, Italia
e-mail yurta.r.c@outlook.it

Ricognizioni In Contemporanea

A Reggio Emilia, dal 4 maggio al 1 giugno 2019, un focus sull’arte contemporanea e le nuove generazioni. Nasce dalla collaborazione tra l’Associazione Culturale Arteam di Albissola Marina (SV) e le gallerie d’arte reggiane aderenti alla rete di In Contemporanea, il “Focus Reggio Emilia”, premio assegnato nell’ambito di Arteam Cup 2018 per promuovere e sostenere la ricerca artistica contemporanea.

Cinque artisti (Evita Andújar, Patrizia Novello, Serena Piccinini, Gianluca Patti, Alice Faloretti) per cinque gallerie (Galleria de’ Bonis, Vicolo Folletto Art Factories, Galleria 8,75 Artecontemporanea, Bonioni Arte, 1.1_ZENONEcontemporanea) che, come di consueto, hanno scelto di fare rete, lavorando insieme al progetto “Ricognizioni In Contemporanea”, a cura di Chiara Serri.

Organizzata dall’Associazione Culturale Arteam in collaborazione con In Contemporanea, con il patrocinio del Comune di Reggio Emilia, la manifestazione sarà presentata al pubblico sabato 4 maggio, alle ore 16.00, presso la Galleria de’ Bonis, con la partecipazione di Arteam, degli artisti, dei galleristi e della curatrice. A seguire, sarà possibile visitare in anteprima le mostre di Evita Andújar (Galleria de’ Bonis), Patrizia Novello (Vicolo Folletto Art Factories), Serena Piccinini (Galleria 8,75 Artecontemporanea), Gianluca Patti (Bonioni Arte) ed Alice Faloretti (1.1_ZENONEcontemporanea).

L’inaugurazione ufficiale si terrà dalle 17.30 alle 20.00.

«Sebbene differenti per esperienza e linguaggio, le cinque ricerche – spiega Chiara Serri – presentano alcuni interessanti punti di tangenza: in primo luogo il recupero della memoria, intesa come terreno fertile per processi immaginativi che consentono ampie aperture oniriche; in secondo luogo la riflessione sul binomio realtà/finzione, punto di partenza per una riflessione che coinvolge la società contemporanea, dalle dinamiche identitarie al tempo dei social media alla riconsiderazione del rapporto uomo/natura in relazione al progressivo depauperamento del capitale naturale; in terzo luogo la particolare attenzione rivolta alla parte tecnica, sia che essa attinga alle esperienze del passato per sviluppare un linguaggio personale, sia che nasca dalla sperimentazione di nuovi processi e materiali, elementi portanti di un percorso in divenire».

«Arteam Cup – scrive Diego Santamaria, presidente dell’Associazione Culturale Arteam – nasce del 2015 con l’intento di dare visibilità agli artisti meritevoli, contribuendo alla loro crescita professionale. La scelta organizzativa è stata quella di assegnare premi tecnici piuttosto che premi in denaro, garantendo ai vincitori mostre personali in gallerie d’arte che operano sul territorio nazionale, progetti curatoriali e residenze artistiche presso aziende partner, nell’ottica di rafforzare il rapporto arte/impresa. L’Associazione si è impegnata e si impegna per “far vincere il futuro”, predisponendo le condizioni per un ingresso dei più giovani nel circuito delle gallerie e per offrire nuove occasioni di visibilità e confronto con il mercato ad artisti mid-career meritevoli di attenzione e/o riscoperta».

«In Contemporanea – dichiara la coordinatrice Margherita Fontanesi – nasce nel 2014 per offrire una visione d’insieme di ciò che le gallerie di Reggio Emilia propongono in relazione al percorso odierno dell’arte, con l’intento di salvaguardare le gallerie come ambienti espositivi, di conoscenza, di diffusione della cultura e come spazi di incontro, non solo come luoghi commerciali. In Contemporanea è una formazione variabile che, nel tempo e in base ai progetti proposti, ha coinvolto diverse gallerie, sempre in dialogo con le Istituzioni, come i Musei Civici di Reggio Emilia e la Fondazione Palazzo Magnani, e riconosciuti operatori di settore, come nel caso di Arteam».

Le mostre, realizzate con il supporto di Miselli accessori per componenti oleodinamici e Zuliani Impresa Edile, saranno visitabili fino al 1 giugno 2019, negli orari di apertura delle singole gallerie riportati nei siti www.arteam.eu e www.incontemporanea.eu.

Ingresso libero.
Catalogo Vanillaedizioni.

ARTEAM CUP FOCUS REGGIO EMILIA
Ricognizioni In Contemporanea
A cura di Chiara Serri
Reggio Emilia, 4 maggio – 1 giugno 2019

Premio assegnato nell’ambito di Arteam Cup 2018
In collaborazione con In Contemporanea

UFFICIO STAMPA:
CSArt – Comunicazione per l’Arte
Via Emilia Santo Stefano 54, Reggio Emilia
Tel. +39 0522 1715142, info@csart.it, www.csart.it

Come in un sogno…

In occasione di Photofestival 2019, lo spazio MADE4ART di Milano presenta ” Come in un sogno…“, mostra personale dell’artista fotografo Bruno Samorì (Faenza, 1943) a cura di Gigliola Foschi.

L’esposizione presenta una selezione di opere di Bruno Samorì comprendente composizioni fotografiche nelle quali elementi pittorici, architettonici o musivi vengono accostati a paesaggi connotati da una decisa tendenza all’astrazione. Questi montaggi visivi creano atmosfere magiche e di onirico silenzio intrecciando il presente con il passato, realtà e finzione, geometrie e bidimensionalità. Bruno Samorì, ispirato dalle riflessioni dell’artista David Hockney contenute nel volume “Secret Knowledge”, compie una riflessione sul rapporto tra pittura e fotografia con un linguaggio personale e ricco di originalità.

Come suggerisce la Curatrice Gigliola Foschi nel suo testo critico, Bruno Samorì definisce “un mondo iconico e antiprospettico, dove convivono magicamente dettagli di mosaici bizantini e di icone russe, campi arati simili a tavolozze colorate e solitarie case rurali. Egli raccoglie con amore frammenti dell’arte antica per farli rivivere grazie a complesse tecniche di photo-collage digitale che sembrano paradossalmente obbedire ai canoni della ‘prospettiva rovesciata’ delineata dal grande teologo russo Pavel Florenskij. Con un tocco fiabesco e immaginifico, Samorì compone infatti un universo costituito da figure ‘ritagliate’ che emergono da un fondo nero, luminoso e senza tempo, proprio come in un sogno…”.

La personale di Bruno Samorì, con data di inaugurazione mercoledì 17 aprile 2019 alle ore 18, rimarrà aperta al pubblico fino al 7 maggio; media partner della mostra Image in Progress.

Bruno Samorì. Come in un sogno…
a cura di Gigliola Foschi
17 aprile – 7 maggio 2019
Inaugurazione mercoledì 17 aprile, ore 18
Lunedì ore 15.00 – 18.30, martedì – venerdì ore 09.30 – 13.00 / 15.00 – 18.30
La mostra resterà chiusa al pubblico dal 25 aprile al 1 maggio compresi

MADE4ART
Spazio, comunicazione e servizi per l’arte e la cultura
di Elena Amodeo, Vittorio Schieroni
Via Voghera 14, 20144 Milano

www.made4art.it, info@made4art.it
t. +39.02.39813872

La pittura come il mare

Prima retrospettiva post mortem per l’artista Piero Guccione, dal 06/04 al 30/06/2019. A dedicargliela è il Museo d’arte Mendrisio che intende ripercorrere il viaggio attorno al mare di Guccione attraverso l’esposizione di 56 capolavori (scelti in collaborazione con l’Archivio Piero Guccione) tra oli e pastelli, a partire dal 1970 fino alla conclusione del suo percorso. Un catalogo di 120 pagine, edito dal Museo d’arte Mendrisio, documenta con fotografie e schede tutte le opere in mostra, introdotte dai contributi di studiosi e seguite da apparati riportanti una bibliografia scelta e una selezione delle esposizioni.

Non c’è mai stato un artista che sia riuscito a dare la dimensione della luce e della relazione tra l’azzurro, il mare e il cielo come Piero Guccione. Egli è stato tra i maggiori protagonisti della pittura italiana del secondo Novecento. Nato nel 1935 a Scicli, ultima propaggine meridionale della Sicilia, e recentemente scomparso, per oltre quaranta anni ogni mattina Guccione ha guardato il mare cercando di coglierne le variazioni, non per semplice descrittivismo, ma per trovarci sempre l’anima dell’uomo.

«Mi attira l’assoluta immobilità del mare, che però è costantemente in movimento.» È questa la grande impresa che quotidianamente ha affrontato: guardare il mare con il desiderio di fissare qualcosa in continuo movimento.

Guccione ha portato la sua ricerca ai limiti dell’astrazione, restando tuttavia ben ancorato alla realtà. Persino nelle ultime opere dove la rarefazione è condotta all’estremo e il senso di vuoto diventa qualità principale, egli vuole e sa rimanere pittore di un’antica tradizione radicata nel dato realistico, figurativo.

Nel dipingere il mare e il cielo, egli è stato attratto dalla forza e dal colore di quell’impercettibile linea che divide la parte superiore dei suoi dipinti, il cielo, dalla parte inferiore, il mare.

È questa impercettibilità che ha sempre cercato di riportare sulla tela.
«La mia pittura oggi va verso un’idea di piattezza che contenga l’assoluto, tra il mare e il cielo, dove quasi il colore è abolito, lo spazio pure. Insomma, una sorta di piattezza, che però, in qualche modo, contenga un dato di assolutezza, di una cosa che assomiglia a niente e che assomiglia a tutto.»

Già lo scrittore Alberto Moravia ne colse bene l’essenza: «Guccione non illustra figure e situazioni, ma cerca anzi di ridurre il più possibile il riferimento illustrativo…si è messo fuori dalla storia, si è tenuto alla passione che è di tutti i tempi e di tutti i luoghi e a quella soltanto

Questo “mettersi fuori dalla storia” ha portato l’artista a prediligere, oltre all’olio, l’uso del pastello, mezzo che scopre tra il 1973 e il 1974 come tecnica “veloce”, in alternativa, o meglio in sostegno al lento procedere dell’olio. Da quel momento in avanti il pastello assume sempre più importanza nella sua opera, dandogli modo di esprimere un’emozione più immediata e diretta, animando la natura e trasferendo alla natura i sentimenti e le passioni umane, dalla gioia al dolore, dalla malinconia all’indignazione.