Inverno in quota

Lo spazio MADE4ART di Milano inaugura il nuovo anno espositivo con Inverno in quota, mostra personale dell’artista fotografo Guido Alimento (Macerata, 1950) a cura di Vittorio Schieroni ed Elena Amodeo. In esposizione una selezione di scatti realizzati tra il 2011 e il 2018 sulle Alpi al confine tra Italia – Val di Susa (Bardonecchia) e Francia – Valle della Clarée.

Le cime delle montagne innevate seminascoste da nubi e foschia, i riflessi e le trasparenze che caratterizzano la trasformazione dell’acqua in ghiaccio, le macchie di colore lasciate dalle foglie cadute sul candore della neve: le immagini catturate dall’obiettivo di Guido Alimento si rivelano essere un vero e proprio omaggio all’inverno, nel rigore delle forme e delle geometrie create dalla natura, nella purezza assoluta degli elementi naturali e nel silenzio che sembra scaturire da uno scenario ricco di poesia e incanto. L’inverno, stagione di una morte apparente che cela in realtà riposo e rigenerazione, diviene con le fotografie di Guido Alimento simbolo del ciclico rinnovarsi della vita e della prossima rinascita della natura.

Inverno in quota, con data di inaugurazione mercoledì 9 gennaio 2019, rimarrà aperta al pubblico fino al 31 dello stesso mese; media partner della mostra Image in Progress.

Guido Alimento. Inverno in quota
a cura di Vittorio Schieroni ed Elena Amodeo
9 – 31 gennaio 2019
Inaugurazione mercoledì 9 gennaio, ore 18
Lunedì ore 15.00 – 18.30, martedì – venerdì ore 09.30 – 13.00 / 15.00 – 18.30
MADE4ART
Spazio, comunicazione e servizi per l’arte e la cultura
Via Voghera 14, 20144 Milano
www.made4art.it, info@made4art.it, t. +39.02.39813872
Media Partner Image in Progress

Scopri le opere di Guido Alimento sul sito Internet MADE4EXPO
www.made4expo.it
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Le Rouge et le Noir

MADE4ART di Milano presenta dal 17 dicembre 2018 all’ 8 gennaio 2019 Le Rouge et le Noir, speciale progetto artistico che riunisce sei artisti caratterizzati da differenti sensibilità artistiche e specificità tecniche esponendo una selezione di opere pittoriche ispirate al rapporto tra il rosso e il nero.

Protagonisti della mostra Giusella Brenno, Martino Brivio, Josine Dupont, Sara Montani, Francesco Sandrelli, Roberto Tomba: la mostra è un vero e proprio omaggio a un colore, il rosso, da sempre legato a concetti quali “emozione”, “amore”, “passione”, “calore”, impiegato dagli artisti sin dai tempi più antichi per rappresentare sentimenti profondi e intensi legami affettivi; accanto al rosso, il nero, che incarna l’antitesi, il mistero, il silenzio, gli aspetti più intimi e nascosti della nostra interiorità. Il rosso e il nero sorprendono e coinvolgono l’osservatore, rappresentando con il loro accostamento, la loro inevitabile contrapposizione e l’incontro con gli altri colori le infinite sfumature delle emozioni umane.

Le Rouge et le Noir, con data di inaugurazione lunedì 17 dicembre, sarà aperta al pubblico con gli orari di apertura dello spazio dal 18 al 21 dicembre e il 7 e l’8 gennaio; su appuntamento durante il periodo delle Festività natalizie.

Le Rouge et le Noir
Giusella Brenno, Martino Brivio, Josine Dupont,
Sara Montani, Francesco Sandrelli, Roberto Tomba
17 dicembre 2018 – 8 gennaio 2019

Inaugurazione lunedì 17 dicembre, ore 18.30
Orario apertura: 18 – 21 dicembre e 7 – 8 gennaio ore 10 – 13 e 15 – 19
Durante il periodo delle Festività la mostra sarà aperta al pubblico su appuntamento

MADE4ART
Spazio, comunicazione e servizi per l’arte e la cultura
di Vittorio Schieroni ed Elena Amodeo
Via Voghera 14, 20144 Milano
www.made4art.it, info@made4art.it, t. +39.02.39813872

Tra Cielo e Terra

In occasione dei festeggiamenti del Natale molfettese 2018: “Il Natale tra saperi e sapori” l’associazione AS.SO art in collaborazione con il comune di Molfetta ospita nella chiesa Santa Maria del principe anche detta Chiesa della Morte una personale dell’artista Maria Bonaduce intitolata : “ Tra Cielo e Terra”.

In esposizione ci saranno installazioni con opere sulla natività di Cristo in parallelo con acquerelli che rappresentano la città di Molfetta. L’artista, nota paesaggista, da diversi anni si dedica all’Arte Sacra con numerose opere pubbliche in varie città italiane ed estere.
Infatti possiamo ammirare alcuni suoi dipinti e vetrate istoriate nelle chiese molfettesi di S. Domenico, S. Bernardino e Immacolata, nel Seminario Vescovile e nella biblioteca del Seminario Regionale .

“Una frase di Giovanni Damasceno sembra guidare la mano della pittrice: “riproduci la sua forma su di un quadro, ed esponi alla vista Colui che ha accettato di essere visto. Di Lui riproduci l’inesprimibile condiscendenza…”.
Osservando le opere esposte vi è una costante “ la Luce” intesa come presenza del Divino nelle cose del mondo. Ci piace, a tal proposito riportare uno stupendo passaggio di Basilio il Grande (329-379) tratto dal suo Hexaemeron in cui viene dipinto un ritratto incantato del cosmo chiamato all’esistenza dalla Parola: “Luce” fu la prima parola di Dio, il primo suono creatore di evento: con essa “dissipò” le tenebre, allontanò la tristezza, illuminò il cosmo, rivestì ogni cosa di un aspetto gradevole e giocondo. L’aria stessa brillava, o meglio tratteneva in sé tutta la luce inviandone grandiose inondazioni per tutta la sua estensione. Dopo l’apparizione della luce anche il cielo divenne più giocondo e le acque più limpide, non soltanto accogliendo la luce, ma anche riflettendo in ogni punto con innumerevoli scintillii…

“Sia Luce” (Gen 1,3), e il comando era subito attuato, così fu creato qualcosa di cui la mente umana non può immaginare nulla di più giocondo e di più bello…”. E Dio vide che la luce era bella” (Gen 1,4)” (Hexaemeron, 2,7)”. (S.E. Mons. Felice Di Molfetta).

 

TRA CIELO E TERRA
Mostra personale di MARIA BONADUCE
a cura dell’associazione AS.SO art

Vernissage 21 dicembre 2018 ore 18,00

Presso:
CHIESA SANTA MARIA DEL PRINCIPE detta anche “CHIESA DELLA MORTE” – centro storico di MOLFETTA (Nelle vicinanze di Piazza Municipio)

visitabile dal 21 al 27 dicembre 2018

orari: tutti i giorni 10:00 – 13:00 / 18:00 – 21:00

Email; morgese.bonaduce.art@libero.it
Tel 3494368197; www.retearte.it/bonaduce-maria
Opere in permanenza presso ADSUM studio
https://www.facebook.com/Adsum-Arte-1629823950603730/

Premio Marche 2018 Biennale d’Arte Contemporanea

AMIA – Associazione Marchigiana Iniziative Artistiche in collaborazione con Regione Marche e Comune di Ascoli Piceno con il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali presenta Premio Marche 2018 Biennale d’Arte Contemporanea.

A quasi vent’anni dall’ultima edizione, quella del 1999, torna alla ribalta del contesto espositivo italiano e all’attenzione della critica e del pubblico la prestigiosa rassegna d’arte contemporanea che prese il via nel 1956.

Una rassegna che assume oggi una formula itinerante, prendendo il via dal Comune di Ascoli Piceno che ospita fino al 31 gennaio presso il Forte Malatesta l’esposizione che dà il tema all’edizione 2018 L’interpretazione artistica come armonia. Una selezione di 134 artisti, tra nomi affermati del panorama italiano e internazionale invitati dal Comitato Scientifico ed altri artisti, anche giovani, che hanno aderito alla selezione prevista dal Bando di concorso, tutti accomunati dal fatto di essere marchigiani o di aver lavorato e gravitato nella regione delle Marche.

Dalla sua prima edizione per tutti gli anni Sessanta e poi fino agli anni Novanta, il Premio Marche si è posto come l’appuntamento più significativo del centro Italia nel dialogo con il dibattito artistico contemporaneo nazionale del quale proponeva contesti e situazioni per la loro divulgazione scientifica e per una riflessione critica.

Ha registrato nel corso delle passate edizioni la partecipazione dei maggiori artisti marchigiani e nazionali affermati o che, anche attraverso la rassegna, diventeranno protagonisti di un riconosciuto percorso professionale e il coinvolgimento dei maggiori critici d’arte come Mariano Apa, Renato Barilli, Maurizio Calvesi, Luciano Caramel, Enrico Crispolti, Fabrizio D’Amico, Gillo Dorflese e molti altri.

Per l’edizione 2018, nell’ambito di una rinnovata e aggiornata veste rappresentativa, la manifestazione, riprende le caratteristiche storiche della rassegna con la partecipazione degli artisti marchigiani viventi invitati dal Comitato Scientifico e con artisti marchigiani selezionati attraverso una partecipazione a concorso.

Sede d’eccezione per la mostra il Forte Malatesta di Ascoli Piceno, una fortezza che svetta sulla gola del fiume Castellano e sul Ponte Cecco, un tempo edificio termale romano, deve il suo aspetto odierno a Antonio da San Gallo il Giovane e oggi ospita il Museo dell’Alto Medioevo ed esposizioni di arte contemporanea.

Cuore dell’esposizione la sala ottagona della Chiesa di Santa Maria del Lago, adiacente al Forte, che accoglie la terracotta di Paolo Annibali, l’incisione di Enzo Cucchi, il bozzetto di Dante Ferretti, Omar Galliani che fa il verso a Elio Marchigiani e ancora la scultura di Pino Masca, l’olio di Tullio Pericoli, i bronzi di Valeriano Trubbiani e Giuliano Vangi, la tecnica mista di Walter Valentini e ancora le fotografie di Lorenzo Cicconi Massi e di Giorgio Cutini, le installazioni di Valerio Valeri, Paolo Soro e Terenzio Eusebi e il celebre manierista Bruno D’Arcevia, senza dimenticare Ubaldo Bartolini, Luigi Carboni, Carlo Cecchi, Leonardo Cemak, gli ascolani Giuliano Giuliani e Arnaldo Marcolini, e ancora Franco Giuli, Rocco Natale, Oscar Piattella, Nino Ricci, Mario Sasso, Roberto Stelluti e infine Eliseo Mattiacci, protagonista quest’ultimo di una mostra antologica al Premio Marche del 1993.

Una pluralità di mezzi espressivi, esperienze e sentire che si fondono e si snodano all’interno del Forte Malatesta dialogando con artisti, più o meno giovani, che hanno partecipato al Bando di Concorso e sono stati selezionati dalla Giuria. L’interpretazione artistica come armonia è stato scelto proprio come tema della mostra per mettere in rapporto generazioni e medium diversi, dimostrando la vitalità del dibattito artistico marchigiano, dimostrando come la regione delle Marche possa tornare ad essere punto di riferimento per artisti, critici e studiosi per una concreta e credibile ricognizione artistica sul territorio.

Da menzionare il Premio della critica “Alfredo Trifogli”, istituito da questa edizione e intitolato alla figura dello storico Presidente, ideatore e fondatore del Premio Marche, che per il 2018 è stato assegnato a Sandro Ciriscioli, pittore e incisore del Montefeltro, docente all’Accademia di Belle Arti di Urbino.

Il rinnovato Premio Marche e la mostra in corso L’interpretazione artistica come armonia, rappresentano una sintesi tra il rispetto e l’equilibrio degli obiettivi propositivi originari, la valorizzazione dell’affermazione raggiunta nel tempo dalla manifestazione e quel suo ruolo di strumento didascalico e di riflessione, oltreché anche di vera e propria proposta di valorizzazione e valutazione critica della pratica artistica e della valenza espositiva, che si pone all’interno del dibattito sull’arte contemporanea italiana e internazionale.

Pure Graphite

Sabato 15 dicembre, alle ore 18, si inaugura presso gli spazi del Tomav – Torre di Moresco Centro Arti Visive – la personale dell’artista Riccardo Angelini dal titolo ” Pure Graphite” con una serie di opere site specific e una ventina di lavori su carta. La mostra include una proiezione del videoartista Tibo Soyer.

Scrive Milena Becci :
«Via mistica, ovvero la contemplazione del mondo spirituale, e via razionale, la rappresentazione sintetica quindi dell’universo visibile, hanno da millenni ritratto un binomio dal quale è assai complicato prender le distanze.

Scienza e religione son divenute due potenze separate che sublimano l’esistenza e creano differenze e varietà, verso una verità che non è mai per sua natura assoluta. Per la scienza tutto ciò che non viene passato al vaglio dell’osservazione empirica non rappresenta la realtà e questo non è di certo il pensiero che descrive il credo delle religioni.

Ne L’Iniziazione, testo del 1904 che accoglie riuniti in un unico volume i saggi pubblicati da Rudolf Steiner, il Pensatore Veggente – così lo chiama Édouard Schuré – afferma che può succedere facilmente, per esempio, che taluno trovi che questa o quella notizia non si accordi con certi risultati scientifici dell’epoca presente; in realtà, non vi è nessun risultato scientifico in contraddizione con l’investigazione spirituale. In ogni uomo, secondo Steiner, esistono facoltà per accedere alla conoscenza dei mondi superiori e egli ne indica le modalità per avvicinarvisi. Un tentativo quindi di rendere tangibile e concreto questo processo di padronanza e consapevolezza di mondi altri che ogni uomo può raggiungere adoperandosi e sviluppando specifiche facoltà senza trascurare alcun dovere nella sua vita ordinaria.

Il mondo dei sentimenti, dei pensieri e dei desideri è spesso inafferrabile e crea caos all’interno di ognuno, rimanendo in gran parte incosciente. L’irruzione dell’inconscio nella coscienza è talmente perturbatrice – perché poco adatta alla vita sociale – che la coscienza si ingegna a reprimere quelle manifestazioni verso le quali nutre un sentimento di vergogna […] scrive Aïvanhov; da qui la naturale riflessione su cosa, con grande forza, elimini totalmente questa vergogna e conduca spontaneamente ad una stretta connessione tra spirito e materia, ad uno sposalizio tra i due materialmente testimoniato, se non l’arte? A questi pensatori si lega il lavoro di Riccardo Angelini che ha approfondito la sua ricerca artistica attraverso un’indagine teorica che viene concretizzata nella forma.

Dall’interno all’esterno, dalla sensazione alla realizzazione istintiva con l’uso della grafite fissata sul foglio. Ogni opera è un monotipo, è segno unico e irripetibile. Nella fase di produzione lo spazio è metaforicamente inserito nella rappresentazione segnica, influenza energetica di ciò che scaturisce dall’interno dell’Io. La grafite macchia il foglio con più forza in alcuni punti e con leggerezza ma caparbietà su altri, lontana da quella vergogna nata dai limiti sociali. Prevale il senso di libertà dell’artista che agisce con l’intenzione di trasportare lo spettatore in ascesa, all’interno di uno spazio che è più che idoneo a questo tipo di operazione.

Nei quattro livelli della torre eptagonale di Moresco, infatti, si ascende dal tangibile all’immateriale, vivendo l’ambiente, raccolto in metratura ma sviluppato verso il cielo stellato. Il percorso spontaneo è la salita, con brevi soste ma senza fermata se non all’apice. Un grande disegno al primo piano, materico e pesante nel tratto, ricorda la forma del planisfero, del mondo empirico che è scienza ed entità fisica; salendo al secondo livello tutto poi si riduce, dalle dimensioni del foglio, al suo peso specifico, fino all’utilizzo minore della grafite e del carboncino. La materia si sta disgregando e trasformando per giungere alla terza altezza in cui tutto è ancora più ristretto e si modifica elevandosi, quasi eterea, fino ad arrivare all’ultimo stadio del viaggio in cui scompare e diviene protagonista la luce, colei che crea l’immagine: i disegni di Riccardo Angelini si mostrano alle pareti attraverso due videoproiettori muovendosi a trecentosessanta gradi, operazione realizzata grazie alla collaborazione con il videoartista Tibo Soyer.

Una sorta di automatismo, quello di Riccardo Angelini, che lo porta a rendere la materia campo di proiezione visiva in cui riconoscere forme ed entità che compaiono sul foglio e vivono espandendosi e fluttuando anche fuori dalla superficie della carta che non limita l’immaginazione. Un carattere quasi iniziatico ed alchemico che prende avvio da uno dei più importanti movimenti letterari ed artistici d’avanguardia nato a Parigi – città in cui l’artista vive e lavora – dopo la prima guerra mondiale, il Surrealismo. Nel 1925 Max Ernst scopre la tecnica del frottage, un metodo che esclude qualsiasi scelta mentale cosciente sovrapponendo il foglio di carta a corde, foglie d’albero, tessuti e tanto altro e sfregandovi poi la matita e il carboncino in modo che la carta, per la pressione esercitata, acquisisca lo schema irregolare sottostante.

Pur con risultati diversi, Riccardo Angelini adopera la tecnica dello strofinamento che lo avvicina alle intenzioni principali del Surrealismo, automatismo psichico – così come viene definito nel Manifesto del 1924 di André Breton – libero da qualunque controllo di tipo morale, etico e culturale. Nascono così dalla mano di Angelini disegni totalmente spontanei che nel loro manifestarsi si avvicinano anche al lavoro di uno dei più grandi fotografi del Novecento, Mario Giacomelli, nato e vissuto nelle Marche – terra di origine di Angelini – e ai suoi lavori ricchi di contrasti esasperati in cui bianchi e neri sono portati agli estremi.

Senza alcuna volontà di resa del paesaggio, Angelini trasla sul foglio gli eccessi del buio e della luce in una costruzione automatica e materica di un’interiorità lasciata libera di rapportarsi con una visione del mondo che è personale ed universale allo stesso tempo, che dal momento in cui fuoriesce si unisce con lo spazio circostante e contemporaneamente ne viene influenzata prima dello svolgersi dell’azione segnica. La materia diviene così il mezzo, e non il fine, per svincolarsi dalla ragione e le macchie impresse permangono all’infinito.»

Pure Graphite – Riccardo Angelini
Torre di Moresco Centro Arti Visive

Comune di Moresco (FM)
tel. 0734 259983 – 327 2365681
www.comune.moresco.fm.it
tomav@libero.it
www.facebook.com/TorreMorescoCentroArtiVisive/

Visitabile nei giorni sabato e domenica, dalle 18 alle ore 20

Giornata Regionale dei Musei di Calabria

Si è conclusa, presso il Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide, la prima Giornata Regionale dei Musei di Calabria che ha registrato una grande partecipazione (oltre 250 ingressi).

I bambini, dai 5 agli 11 anni, dopo aver visitato le cinque sale espositive che custodiscono i reperti provenienti dall’area urbana di Sybaris, Thurii e Copia e dai principali insediamenti che hanno occupato il territorio intorno alla città, hanno realizzato, con cartoncino e/o plastilina, il reperto archeologico che gli ha destato maggiore interesse. Pronto ad accogliere gli addobbi appena realizzati, un albero di Natale tutto da allestire.

Tra reperti archeologici da scoprire e ricreare, glitter, plastilina, nastrini da personalizzare e letterine improvvisate che l’elfo di Babbo Natale ha poi letto, con tutti i bimbi seduti vicino l’albero, il Natale al Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide è arrivato attraverso gli occhi brillanti dei bambini.

Anna Lucia Casolaro, responsabile Servizi Educativi del Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide, con una breve presentazione, ha voluto salutare i bambini che hanno partecipato all’iniziativa, congratulandosi per l’interesse mostrato per la storia del territorio della Sibaritide, con l’augurio di poter accrescere sempre di più il senso di appartenenza al patrimonio culturale.

Il Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide, diretto da Adele Bonofiglio, afferisce al Polo Museale della Calabria diretto da Angela Acordon.

Giornata Regionale dei Musei di Calabria
Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide
Cassano allo Ionio (Cosenza)

Polo Museale della Calabria
Direttore: Angela Acordon
Ufficio stampa: Silvio Rubens Vivone (responsabile)
Tel.: 0984 795639 fax 0984 71246
pm-cal.ufficiostampa@beniculturali.it

Vincenzo Rusciano – Skyline

La Galleria Nicola Pedana presenta Skyline, la prima mostra personale di Vincenzo Rusciano negli spazi della galleria (piazza Matteotti 60 – 81100 Caserta), dal 6 dicembre al 30 gennaio 2019.

In questa occasione Vincenzo Rusciano (Napoli, 1973) presenta un nucleo di sculture inedite, dal titolo “Graphite”, che prendono le mosse dalla propria ricerca artistica degli ultimi anni, quella produzione dove la figurazione classica si mescola con gli utensili tratti dalla archeologia che rimandano a ciò che, fino a ieri, era il suo operare quotidiano. Elementi figurativi che però Rusciano non ha mai presentato per “intero” ma amputati, trasformando quella stessa limitazione, quella frammentazione, quella provvisorietà, in una sintesi di cifre distintive profondamente diverse, in un ponte che collega due orizzonti distanti, quello storico/ classicheggiante a quello urbano/contemporaneo. In questo nuovo nucleo di opere, altresì, per Vincenzo Rusciano è il segno grafico che gioca un ruolo importante, poiché il disegno è il ‘modello’ di sintesi- semplificazione del nostro pensiero, la vera consapevolezza, come chi riassume un pensiero in poche parole, così lui interpreta e sintetizza, nella più completa padronanza della materia scultorea, per ridurre l’intero vissuto artistico e professionale degli ultimi anni al solo scheletro, all’essenza, in una rielaborazione di esperienza di vita.
In occasione della mostra, verrà realizzato un catalogo, con un testo del collezionista Massimo Lauro

 

Vincenzo Rusciano, nato a Napoli nel 1973. Docente presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni private italiane ed estere, tra cui: Collezione Madre – Museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli; MAC – Museo d’Arte Contemporanea Lissone, MB; Collezione Museo della scultura contemporanea, Gubbio; Collezione Ernesto Esposito, Napoli; Collezione Galerie Ernst Hilger, Vienna; Collezione Claudia Gianferrari, Milano-Roma; Collezione Angela e Massimo Lauro, Napoli-Città della Pieve. Tra le ultime mostre personali: “Nero Moto Perpetuo”, Museo Civico di Santa Maria dei Servi, Città della Pieve (PG), 2017, promossa da Il Giardino dei Lauri. Collezione Angela e Massimo Lauro; “Not so Bad in Capri”, Villa San Michele Foundation, Anacapri, 2016, curata da Maurizio Siniscalco; “Not so Bad” Galleria Annarumma, Napoli, 2016; “Echi dal bianco” Museo d’arte Contemporanea di Lissone, 2015, a cura di Alberto Zanchetta; “Sponda” Chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli, Napoli, 2014, a cura di Angela Tecce e Alberto Zanchetta; “Broken”, Galleria Annarumma, Napoli, 2011; “Deadline”, Annarumma404, Milano, 2008; “I’m not Spiteful”, NT Art Gallery, Bologna, 2007, a cura di Alberto Zanchetta; “Neverland”, Changing Role Gallery, Napoli, 2006. Tra le ultime mostre collettive: “Incontri”, Chiesa dell’Annunziata, Teano (Ce), 2018, patrocinata dal Comune di Teano in collaborazione con Galleria Nicola Pedana e Carlo Cinque; “Ixion. La collezione, la sua evoluzione e la ricerca culturale al servizio della città”, MAC Museo d’arte contemporanea, Lissone, 2018; “Per_formare una collezione”, Madre_Museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli, a cura di Andrea Viliani e Silvia Salvati; “Made in Naples”, Banca Widiba, Napoli, 2017, a cura di Fabio Agovino e Francesca Blandino; “Senza Frontiere”, Parco d’Arte Quarelli, Roccaverano AT, 2017, curata da Alessandro Demma; “The Go-Between. Una selezione di artisti internazionali dalla Collezione di Ernesto Esposito” Museo di Capodimonte, Napoli, 2014, a cura di Eugenio Viola; “Passaggi. Dalla collezione privata di Ernesto Esposito”, Museo di Arte Contemporanea del Belvedere di San Leucio, Caserta, 2011, a cura di Massimo Sgroi; “A.D.D. Attention Deficit Disorder”, Palazzo Lucarini, Trevi (PG), 2010, a cura di Benjamin Godsill; “Il Giardino dei Lauri, Collezione Angela e Massimo Lauro”, Città della Pieve (PG), 2009; “Sistema Binario”, Stazione Metropolitana di Mergellina, Napoli, 2008, a cura di Adriana Rispoli e Eugenio Viola; “La Casa degli Artisti. Dalla Collezione Murri di Arte Contemporanea”, Palazzo D’Accursio, Bologna, 2008, a cura di Valerio Dehò; “Ironia domestica”, Museion di Bolzano, 2007, a cura di Letizia Ragaglia; “Open Space”, Centro Culturale Candiani, Venezia, 2006, a cura di Lara Facco e Alberto Zanchetta.

 

Vincenzo Rusciano – Skyline

Dal 6 dicembre al 30 gennaio 2019
Galleria Nicola Pedana – piazza Matteotti 60 – 81100 Caserta

Inaugurazione: Giovedì 6 dicembre 2018 ore 18.30

www.nicolapedana.com
gallerianicolapedana@gmail.com

Ufficio Stampa

Maria Beatrice Crisci
0039 339 5454974
mariabeatricecrisci@gmail.com
http://www.ondawebtv.it

Russo/ Paiato Press
0039 349 3999037
press@rp-press.it;

Coming Soon

I Sing with My Tongue Silent

M77 Gallery presenta ” I Sing with My Tongue Silent“, mostra personale dell’artista iraniana Avish Khebrehzadeh, che si terrà presso gli spazi della galleria da quest’oggi alle ore 19.

Nata a Theran nel 1969, Avish fa parte del gruppo di artisti della diaspora iraniana: cresciuta in una famiglia di intellettuali persiani che molto ha influenzato la sua formazione artistica, lascia giovanissima il suo Paese all’insorgere della rivoluzione per trasferirsi a Roma, città nella quale intraprende gli studi di pittura presso l’Accademia di Belle Arti. Successivamente si sposta negli Stati Uniti, a Washington DC, dove tutt’oggi vive e lavora.

Nel 2003 partecipa alla Biennale di Arte di Venezia, occasione nella quale le viene assegnato il Leone d’oro come migliore artista giovane. L’esposizione, curata da Danilo Eccher, presenta opere che testimoniano le tecniche più significative per la produzione dell’artista, costituendo un percorso espositivo che prende avvio con una grande opera murale, realizzata appositamente per M77 Gallery. Una foresta intricata di rami blu avvolge lo spazio, assorbendo l’intera scena narrativa e proiettando il visitatore in un clima sospeso ed irrequieto.

La mostra sarà accompagnata da un volume con il testo critico di Danilo Eccher e rimarrà aperta al pubblico da martedì 20 novembre 2018 a sabato 2 febbraio 2019.

I Sing with My Tongue Silent
Avish Khebrehzadeh

20 novembre 2018 – 2 febbraio 2019
Inaugurazione lunedì 19 novembre 2018 ore 19.00

M77 Gallery
Via Mecenate 77
Milano, Mi 20138
Italy

Swiss Architectural Award 2018

Il 15 novembre 2018, all’Auditorio del Teatro dell’architettura, a Mendrisio, si terrà la cerimonia di premiazione dello Swiss Architectural Award 2018, vinto dall’architetto Elisa Valero (Spagna). In quella occasione sarà inaugurata la mostra che documenta l’esito della sesta edizione del premio internazionale di architettura. L’esposizione, che presenta i lavori di 32 candidati provenienti da 19 paesi, resterà aperta al pubblico fino al 23 dicembre 2018.

Interverranno:
Boas Erez, rettore dell’Università della Svizzera italiana
Charles Kleiber, presidente della Fondazione Svizzera per l’Architettura
Riccardo Blumer, direttore dell’Accademia di architettura – Università della Svizzera italiana
Mario Botta, presidente della giuria dello Swiss Architectural Award
Nicola Navone, segretario del premio
Elisa Valero, vincitrice dello Swiss Architectural Award 2018.

Elisa Valero, edificio scolastico a Cerrillo de Maracena (Granada, 2013-2014) Photo by: Enrico Cano 2018

Giovedì 15 novembre 2018 alle ore 19.00 all’Auditorio del Teatro dell’architettura, Swiss Architectural Award 2018Università della Svizzera italiana, l’architetto spagnolo Elisa Valero verrà premiata quale vincitrice della sesta edizione dello Swiss Architectural Award.

La cerimonia sarà anche l’occasione per inaugurare la mostra Swiss Architectural Award 2018, curata da Nicola Navone e dedicata alle opere presentate alla sesta edizione del Premio, che sarà aperta al pubblico fino al 23 dicembre presso l’Auditorio del Teatro dell’architettura, a Mendrisio. L’esposizione documenterà i lavori di 32 candidati provenienti da 19 paesi, con un approfondimento particolare sulle opere della vincitrice. Anche per questa edizione la mostra sarà accompagnata da un volume monografico edito da Mendrisio Academy Press e da Silvana Editoriale in lingua italiana e inglese.

Nicola Baserga, Christian Mozzetti Nuova Casa anziani / New Elderly Home Giornico (Svizzera / Switzerland) 2010-2018 Foto di / Photo by: Marcelo Villada Ortiz

Promosso dalla Fondazione Svizzera per l’Architettura, con la collaborazione dell’Università della Svizzera italiana – Accademia di architettura di Mendrisio e il sostegno della Fondazione Teatro dell’architettura e della Fondazione per le Facoltà di Lugano dell’Università della Svizzera italiana, il premio Swiss Architectural Award si propone di promuovere un’architettura attenta alle questioni etiche, estetiche ed ecologiche contemporanee e di favorire il dibattito pubblico.

Il Premio è attribuito ad architetti di età non superiore ai 50 anni (nell’anno in cui il Premio è di volta in volta bandito), senza distinzione di nazionalità, che abbiano realizzato almeno tre opere significative rispetto alle finalità proposte.

La vincitrice: Elisa Valero
Nata a Ciudad Real (Spagna) nel 1971, Elisa Valero Ramos si laurea nel 1996 alla ETSA (Escuela Tecnica Superior de Arquitectura) di Valladolid. Nel 2000 ha conseguito il dottorato presso la ETSA di Granada, vincendo nel 2003 una borsa dell’Accademia di Spagna a Roma. Autrice di cinque pubblicazioni monografiche, è stata critica e docente invitata in numerose facoltà di architettura europee e alla UNAM di Città del Messico. Attualmente è professore ordinario di Progettazione presso la ETSA di Granada.

Così Elisa Valero descrive il proprio lavoro: “In un momento in cui la nostra cultura è caratterizzata da un rumore di fondo incredibilmente forte, ho scelto di praticare un’architettura che opera in silenzio, serenamente e senza attirare l’attenzione su di sé. […] Mi interessano gli spazi della vita, il paesaggio, la sostenibilità, la precisione e l’economia dei mezzi espressivi. Non mi interessano gli stili. Mi interessano i libri piuttosto che le riviste, la consistenza piuttosto che il genio, la coerenza piuttosto che la composizione artistica. E intendo l’originalità come la riscoperta del vero significato delle cose. Mi interessa un’architettura radicata alla terra e al proprio tempo. Accetto i fattori determinanti dell’architettura come regole di un gioco molto serio e piacevole, che cerco di interpretare in modo coerente e rigoroso. E benché non sia più di moda parlare dell’architettura in questi termini, credo che l’opera di un architetto sia essenzialmente un servizio volto a rendere più gradevole la vita delle persone: una nobile vocazione a rendere il mondo più bello e umano, e la società più giusta. Nell’architettura non c’è posto per i nostalgici: è un lavoro per ribelli”.

Frida Escobedo La Tallera Cuernavaca (Messico / Mexico), 2012 Photo by: Rafael Gamo

CONFERENZA STAMPA
Giovedì 15 novembre 2018 ore 11.00
Auditorio del Teatro dell’architettura Mendrisio
Università della Svizzera italiana.

Interverranno:
Elisa Valero, vincitrice Swiss Architectural Award 2018
Mario Botta, presidente della giuria dello Swiss Architectural Award 2018
Charles Kleiber, presidente della Fondazione Svizzera per l’Architettura
Boas Erez, rettore dell’Università della Svizzera italiana
Riccardo Blumer, direttore dell’Accademia di architettura, Università della Svizzera italiana
Nicola Navone, segretario Swiss Architectural Award 2018

Per accrediti stampa e richieste di interviste:

Ufficio stampa Swiss Architectural Award
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Fabrizio Barozzi, Alberto VeigaMuseo d’Arte dei Grigioni / Grisons Museum of Fine Arts Chur (Svizzera / Switzerland), 2016 Photo by: Simon Menges

LA MOSTRA E IL CATALOGO

Mostra: Swiss Architectural Award 2018, a cura di Nicola Navone.

Sede: Auditorio del Teatro dell’architettura, Mendrisio.

Promossa da: Fondazione Svizzera per l’Architettura, con la collaborazione dell’Università della Svizzera italiana – Accademia di architettura di Mendrisio e il sostegno della Fondazione Teatro dell’architettura e della Fondazione per le Facoltà di Lugano dell’Università della Svizzera italiana.

Durata: 16 novembre – 23 dicembre 2018.

Orario di apertura: mercoledì / venerdì / sabato / domenica: 12.00-18:00 giovedì: 14.00-20.00 lunedì e martedì chiuso
Ingresso libero

Catalogo: Swiss Architectural Award 2018, a cura di Nicola Navone, Mendrisio Academy Press e Silvana Editoriale, testi in italiano e inglese.

Nel nuovo sito www.swissarchitecturalaward.com sarà possibile reperire tutte le informazioni per l’edizione in corso e le precedenti.

Gong Dong – Vector ArchitectsBiblioteca in riva al mare / Seashore Library Nandaihe (Cina / China), 2014-2015 Photo by: Xia Zhi

 

SWISS ARCHITECTURAL FOUNDATION

La Fondazione Svizzera per l’Architettura, nuova denominazione della BSI Architectural Foundation, con sede a Lugano presso l’Università della Svizzera italiana (USI), è una fondazione attiva nella promozione delle conoscenze, della formazione e della ricerca nel campo dell’architettura e si propone l’obiettivo di favorire la collaborazione fra l’Università della Svizzera italiana – Accademia di architettura, Mendrisio e i Politecnici federali di Zurigo (Dipartimento di architettura D-ARCH, ETHZ) e di Losanna (Institut d’Architecture, EPFL).

La Fondazione prevede l’istituzione dello Swiss Architectural Award, un premio internazionale di architettura a cadenza biennale che promuova un’architettura attenta alle questioni etiche, estetiche ed ecologiche contemporanee, favorendo il dibattito pubblico.

La Fondazione è presieduta da Charles Kleiber.

swissarchitecturalaward.com

Contatti

Swiss Architectural Award
Nicola Navone
Segretario del premio
Tel: +41 (0)58 666 55 00
nicola.navone@usi.ch

Galerie des glaces

Dal 21 novembre al 21 dicembre 2018, la Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano ospita il progetto di Roberto Fanari (Cagliari, 1984), dal titolo Galerie des glaces.

La mostra è il terzo e ultimo appuntamento con il nuovo ciclo delle Project Room della Fondazione, che mette a disposizione di giovani curatori e artisti il proprio spazio e le proprie competenze, per raccontare al pubblico le ultime tendenze della scultura contemporanea.

La curatela delle Project Room 2018 è stata affidata a Flavio Arensi, che ha costruito un progetto in tre atti, La stanza di Proust, pretesto per guardare gli accadimenti della società e dell’uomo attraverso i suoni, le assenze e le presenze, del passato come del futuro. I tre momenti che si susseguiranno in questa stanza formeranno un’unica riflessione sul ruolo della scultura in questo momento storico. Come afferma Arensi, “con i tre artisti coinvolti nelle Project Room 2018 intendiamo recuperare, attraverso il loro lavoro, l’idea di una coscienza allargata che non usa i mezzi più tradizionali della scultura ma ne ricerca i concetti più profondi attraverso la tecnologia e lo spazio“.

Dopo l’indagine sulla tecnologia e le incidenze esistenziali di Donato Piccolo e lo sguardo di Roberto Pugliese su un luogo in cui la materia della scultura può diventare intangibile perché musicale, ecco l’ultimo momento con Roberto Fanari che, creando una stanza vuota, costringe il pubblico a relazionarsi con la propria immagine.

Per la Fondazione Arnaldo Pomodoro, Roberto Fanari ha infatti pensato a una vera e propria galleria degli specchi, riducendo le linee minimali che delimitano lo spazio della Project Room per fare della sua scultura – architettura un luogo rarefatto in cui il visitatore è solo con se stesso.

Roberto Fanari ricostruisce un “salone delle feste” tipico degli antichi palazzi reali, intervenendo sul perimetro della stanza vuota, spogliando le pareti di tutte le necessità decorative e lasciando solo agli specchi il compito di interagire con il visitatore. L’immagine riflessa obbliga la persona a confrontarsi con il proprio io profondo. Stare davanti a uno specchio significa cercare un punto di mediazione tra i diversi livelli della psiche.

In questo modo l’osservatore si osserva, è testimone della propria storia. Fanari, che di norma illustra le relazioni attraverso figure-modelli in filo di ferro saldato, qui abdica alla partecipazione dei suoi manichini-attori per svincolare chi entra da qualsiasi legame e da ogni forma di condivisione, giacché la scena può svolgersi solo nell’intimità estrema.

Come osserva il curatore, Flavio Arensi, “Spogliare la scena di presenze fittizie, di scultore dalle sembianze umane, permette all’artista di pretendere un cambio nell’azione del pubblico, da osservatore a osservante, da terzo chiamato in causa a meditare sull’opera a individuo che si relaziona con i propri turbamenti. Il luogo della scultura diventa così palcoscenico dell’esperienza individuale”.

In questo ambiente risuoneranno musiche composte da Francesco Fugazza. Alla base della composizione si avverte il progetto di campionamento del suono dei principali materiali di lavoro dello scultore, che è stato poi rielaborato in post produzione al fine di creare una successione di fotografie sonore ispirate a Gymnopédie n°3 di Erik Satie.

Memories are not memories

Memories are not memories” è il titolo della prima mostra personale di Valentina Colella che si terrà dal 16 Novembre al 5 Dicembre c.a. presso la galleria AMY-D Arte Spazio di Milano, a cura di Valerio Dehò.

Nella sua prima personale a Milano, Valentina Colella, dopo la collaborazione di un anno con la Galleria Amy-d Arte Spazio, fa il punto sulla sua ricerca: in mostra una sintesi del suo percorso dal 2013 al 2018. Presenta il lavoro inedito R.I.P. La pace che mi hai dato. La pace che mi hai tolto. (2017), installazione composta da 15 gruppi di carte fine art intagliate a mano. L’opera ha anticipato la grande installazione Quello che resta presentata nelle sale di Palazzo Reale a ottobre per il 19° Premio Cairo, dove è stata finalista.

Il percorso espositivo ha inizio con la pittura, Filling the sky_(pink45) un monocromo del 2017 rosa shock di 370 cm x 250 cm realizzato con un pennello n.2, stratificazioni di pigmento con acqua e nuovi lavori del 2018 dopo aver ricevuto in dono Perlux 8300, una ver-nice dotata di riflessi tipici della madreperla. Sempre utilizzando il Perlux Valentina Colella si è cimentata con la scultura, 145 stelle realizzate per il 4° capitolo del suo progetto installativo ormai internazionale Where the stars sleep precedentemente ambientato in Uruguay e Sud Africa.

L’artista parte da un’esperienza di lutto appresa casualmente via Facebook. Costruisce una sequenza di lavori legati all’immagine guida del trauma: la schermata di Google Maps bloccata sulla sua abitazione mentre nella porzione di cielo appare un elemento determi-nante. Lo stesso è elaborato dall’artista in forma pittorica e in intagli su carta. La banalità e la pericolosità dello screenshot diventano legame tra la fisicità dei gesti del dipingere, dell’incidere con il taglierino e la virtualità del web. Reale e virtuale diventano un gioco di specchi che amplifica le immagini e le fanno sembrare in attesa di un’evoluzione. Nella sequenza per Amy-d Arte Spazio il tema del volo dal rosa shock vira verso il bianco con la serie Filling the sky_(white perlux 8300): il lutto viene elaborato, il rito di cordoglio si com-pie come se Valentina Colella dopo 5 anni riuscisse a dare un senso all’assenza attraverso l’opera Quello che resta. Il vuoto torna ad essere tale, ma trova una spiegazione.” (Valerio Dehò)

L’abbandono è un viaggio attorno a me stessa, che esorcizzo lavorando sull’evanescenza dell’esistenza. Con modalità ossessiva riproduco il soggetto per portarlo alla sua scompar-sa. Ripetuto allo strenuo fino all’ultimo atto della dissolvenza.” (Valentina Colella)

memories are not memories
life was life will be

Valentina Colella solo show
a cura di Valerio Dehò

AMY-D Arte Spazio Milano
16 Novembre – 5 Dicembre 2018
Opening: 15 novembre h. 18,30
INFO:
Amy-d Arte Spazio – Via Lovanio, 6 – 20121 – Milano – M2 Moscova
T. +39 02654872 – info@amyd.it – www.amyd.it – www.valentinacolella.com

La stagione americana

La Galleria Open Art di Prato presenta, dal 24 novembre 2018 al 9 febbraio 2019, “La stagione americana” dello scultore Francesco Somaini (Lomazzo, 1926 – Como, 2005), uno degli artisti italiani contemporanei più rappresentati nei musei americani. Realizzata in collaborazione con l’Archivio Somaini, la mostra sarà inaugurata sabato 24 novembre alle ore 17.30.

L’esposizione, attraverso opere selezionate, ripercorre la fase compresa tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta, periodo in cui il lavoro di Somaini ha ottenuto un particolare consenso e una notevole attenzione da parte di collezionisti e istituzioni statunitensi.

Quasi tutte le opere che vengono presentate in questa occasione sono state in collezioni americane o sono state esposte nelle mostre che l’artista ha effettuato oltreoceano in quegli anni. Somaini è stato infatti tra i protagonisti dell’informale a livello mondiale, individuando, anche per mezzo della particolare conoscenza e cura dei processi di fonderia e di trattazione dei metalli, una via originale di indagine nel rapporto tra la materia e la sua definizione espressiva, tra il dinamismo delle forme e la loro qualificazione estetica.

Attraverso il riconoscimento ottenuto nelle Biennali di Venezia degli anni Cinquanta (dove ha esposto una prima volta nel 1950, ha avuto una presenza consistente nel 1954, nel 1956 e nel 1958 e ha ottenuto nel 1960 una sala personale) e i rapporti internazionali intrecciati in quegli anni, Somaini ricevette l’attenzione di critici di punta, tra cui figura Enrico Crispolti che dal 1957 segue il suo lavoro con costanza, fino a essere il curatore del catalogo ragionato della scultura, in corso di elaborazione, insieme a Luisa Somaini, storico dell’arte e figlia dell’artista. Si sono occupati del lavoro di Somaini critici francesi, come Léon Degand e Michel Tapié (Somaini ricevette il premio della critica alla Biennale di Parigi nel 1961). Giulio Carlo Argan lo presentò in occasione della prima personale americana (nella sede dell’Italian Cultural Institute di New York nel 1960), che aprì, dopo il successo conseguito nella Biennale di San Paolo del Brasile del 1959 – dove ottenne il premio come migliore scultore straniero – all’artista comasco le porte del collezionismo americano di alto profilo. Nelson e John D. Rockfeller, Joseph Hirshhorn, Lydia Kahn Winston Malbin, l’architetto Philip Johnson e numerosi altri collezionisti privati, oltre ad accaparrarsi suoi lavori, favorirono l’acquisizione di sue opere nei principali musei americani e la committenza di importanti opere monumentali di destinazione pubblica realizzate nel 1970 (per Baltimora, Atlanta e Rochester).

La mostra della Galleria Open Art, raccoglie importanti tracce di quella stagione, con opere significative dell’attività creativa della stagione informale come i due esemplari della serie dedicata alla “Proposta per un monumento” del 1958 e del 1963, sfociata nella grande opera di Baltimora, “Piccola Assalonne (Corona)” del 1959, “Nauta II” del 1960 (un piombo scavato a fiamma, esposto alla Biennale di Venezia dello stesso anno), “Racconto sul Cielo” del 1961, “Racconto Patetico I” del 1962, provenienti da collezioni statunitensi, come quella di John D. Rockfeller (“Racconto sul Cielo”), ed è l’occasione per una pubblicazione di prestigio, riccamente illustrata, con un saggio dello storico dell’arte Francesco Tedeschi che svolge una riflessione sul ruolo della scultura di Francesco Somaini nel contesto internazionale di quegli anni. Completano la pubblicazione schede delle opere esposte e note a cura dell’Archivio Somaini, diretto da Luisa Somaini, ed una antologia di testi critici e scritti di poetica dell’artista.

La Galleria Open Art (V.le della Repubblica 24, Prato) è aperta al pubblico da lunedì a venerdì con orario 15.00-19.30, sabato ore 10.00-12.30 e 15.00-19.30, chiuso domenica e festivi. Ingresso libero. Monografia bilingue edita da Carlo Cambi Editore a cura di Mauro Stefanini con saggio critico di Francesco Tedeschi. Per informazioni: t. +39 0574 538003, galleria@openart.it.

Per informazioni:
Galleria Open Art
V.le della Repubblica 24, 59100 Prato
T. +39 0574 538003, galleria@openart.it

Ufficio stampa:
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