Mario Surbone – Colori Primari: Incisi

La mostra curata da Fabrizio Parachini presenta al pubblico, a circa due anni di distanza dalle importanti esposizioni tenutesi a Milano presso l’Università Bocconi e presso la Fondazione Stelline una selezione tematica delle opere che l’artista torinese ha realizzato fra il 1968 e il 1978

L’esposizione raccoglie una selezione di opere realizzate nei soli colori che il neoplasticismo olandese, ha definito come “primari”: bianco, nero, grigio, giallo, rosso, blu. Una silloge di grande purezza che vuole esaltare l’idea di armonia (cromatica e formale) come fondamento di ogni manifestazione naturale.

Mario Surbone ha esordito come pittore nel 1958 alla “Mostra nazionale d’arte giovanile “ di Roma e ha realizzato la sua prima personale nel 1962 presso la Galleria il Canale di Venezia. Da esperienze nell’ambito della pittura di tipo “informale” è arrivato tra il 1967 e il 1968 a condurre una ricerca sugli elementi pittorici primari, studiando le possibilità della superficie piana di farsi volume grazie a specifici interventi operativi e a un uso del colore misurato e in chiave espressiva. Sono nati così, nel decennio in questione, gli “Incisi”, opere realizzate con cartoni intagliati secondo strutture rigorosamente geometriche, monocromi (dipinti con tempera o pittura acrilica) e modulati in modo da creare un’apparenza tridimensionale fatta sia di concrete forme estroflesse che di luci e ombre. Queste opere sono la prova di come l’artista abbia condotto una ricerca approfondita e articolata sui temi visuali internazionali emersi tra gli anni sessanta e settanta e di come sia stato capace di cogliere le istanze artistiche più innovative di quegli anni e di riflettervi e interpretarle in modo del tutto personale.

Con la mostra dedicata a Mario Surbone la Fondazione Bandera per l’Arte aderisce sabato 13 ottobre 2018 alla Quattordicesima edizione della Giornata del Contemporaneo organizzata da AMACI.

Mario Surbone – Colori Primari: Incisi
FONDAZIONE BANDERA
Busto Arsizio (VA) – dal 23 settembre all’undici novembre 2018
Via Andrea Costa 29 (21052)
+39 0331322311 , +39 0331398464 (fax)
info@fondazionebandera.it
www.fondazionebandera.it

OSVALDO LICINI

Venezia, 21 settembre 2018 – È stata presentata oggi alla stampa la mostra OSVALDO LICINI. Che un vento di follia totale mi sollevi, a cura di Luca Massimo Barbero, allestita negli spazi espositivi della Collezione Peggy Guggenheim dal 22 settembre 2018 al 14 gennaio, 2019.

La direttrice Karole Vail ha salutato i numerosi giornalisti e ospiti presenti, introducendo al pubblico l’esposizione e ringraziando il curatore per questo prezioso omaggio a Osvaldo Licini, personaggio chiave della scena artistica italiana della prima metà del XX secolo. “Licini è un poeta della pittura” così ha esordito Barbero nel suo racconto di questa attesissima mostra a cui ha lavorato per anni, “un pittore segreto, che chiuso nel suo paese natio, Monte Vidon Corrado, ha saputo guardare attraverso la natura, attraverso quei colli già resi celebri dai versi di Giacomo Leopardi, creando una pittura che è poesia”. Attraverso undici sale e novantotto opere il curatore ha ricostruito la vicenda artistica di Licini, dirompente quanto tormentata, dal 1913 al 1958, anno in cui fu insignito del Gran Premio per la pittura alla XXIX Biennale di Venezia, e della sua prematura scomparsa. Dalla prima fase figurativa degli anni ’20 si passa all’astrattismo degli anni ’30 fino ad approdare ai quei misteriosi personaggi sognanti, l’Olandese volante, l’Amalassunta e l’Angelo ribelle. Così Barbero ha cercato di “tessere lo sguardo dell’osservatore intorno alle opere dell’artista marchigiano, che con le sue molteplici sfaccettature, è stato un cristallo puro della pittura italiana del ‘900”.

Formatosi inizialmente in una Bologna ricca di fermenti artistici non solo per la presenza di altri giovani come Giorgio Morandi, ma anche degli artisti futuristi, Licini non si accontenta tuttavia del panorama italiano. Grazie a ripetuti soggiorni a Parigi tra il 1917 e il 1925, diviene ben presto una delle figure italiane più consapevoli degli sviluppi internazionali dell’arte pittorica. Forse anche per questo egli ha progressivamente assunto e difeso una posizione di indipendenza all’interno del panorama artistico italiano, senza mai veramente aderire a movimenti o gruppi, un’indipendenza ribadita anche dalla scelta di stabilirsi nell’isolato borgo natio di Monte Vidon Corrado. Qui vive e respira i paesaggi marchigiani, quei colli già resi celebri dai versi di Giacomo Leopardi, da cui non riesce a staccarsi, soprattutto pittoricamente, tanto da farne il soggetto della sua prima fase figurativa degli anni ’20, a cui appartengono opere come Paesaggio con l’uomo (Montefalcone), del 1926 e Paesaggio marchigiano (Il trogolo), del 1928. E sono queste stesse vedute a fare da sfondo con la loro sinuosa linea dell’orizzonte anche alla successiva transizione dal realismo all’astrattismo dei primi anni ‘30, come si può già notare in Paesaggio Fantastico (Il Capro) del 1927.

Nel tentativo di evadere da un’Italia artisticamente dominata sempre più da un realismo supportato dal regime fascista, Licini si volge alla non figurazione, inserendosi nel composito clima culturale milanese degli anni ’30, centro propulsore dell’astrattismo italiano e del Razionalismo. Inevitabile risulta il coinvolgimento nelle attività della Galleria “Il Milione“. Pur esponendovi nel 1935, Licini mantiene tuttavia una posizione personale, assieme ad artisti come Fausto Melotti e Lucio Fontana, le cui sperimentazioni scultoree del 1934-35 sono incluse in mostra. Il linguaggio astratto di Licini è atipico, attento alla geometria, ma anche all’intensità cromatica che entra con forza nella struttura compositiva, evitando sempre campiture piatte e compatte a favore di superfici pittoricamente sensibili e vibranti. È una geometria che è diventata “sentimento”, intrisa di lirismo, evidente in opere come Castello in aria, del 1933-36, o Obelisco, del 1932. Una posizione così particolare non poteva che attrarre un collezionismo altrettanto sofisticato e l’interesse di molti intellettuali italiani.

È proprio in “bilico”, titolo e soggetto di varie opere di Licini degli anni ’30, tra i due poli di astrazione e figurazione che si giocano la sua carriera e i grandi capolavori della maturità dedicati ai temi dell’Olandese volante, dell’Amalassunta e dell’Angelo ribelle. In queste opere iniziano ad apparire dei ‘personaggi’, in principio semplicemente lettere o simboli dal significato misterioso. Le opere più iconiche di Licini, presentate in gruppo alla Biennale di Venezia del 1950, sono tuttavia quelle dedicate al soggetto di Amalassunta, secondo le parole dell’artista ‘la luna nostra bella, garantita d’argento per l’eternità, personificata in poche parole, amica di ogni cuore un poco stanco’. L’ampia selezione di quadri di Amalassunta offerta in mostra propone al visitatore le molteplici sfaccettature della personalità di Licini, dal lato lirico e contemplativo a quello più ironico e dissacrante. Nelle opere realizzate dal finire degli anni ’40 in poi convergono tematiche, stilemi e il mai risolto rovello della pittura, che fanno emergere Licini come un grande protagonista del modernismo italiano e internazionale, confermato dal premio conferitogli pochi mesi prima della morte alla Biennale di Venezia del 1958. Una fotografia scattata in quell’occasione ritrae Peggy Guggenheim in visita alla sala dedicata a Licini, attestando il sicuro interesse della collezionista nei confronti dell’opera dell’artista.

La mostra è accompagnata da un’esaustiva pubblicazione illustrata, edita da Marsilio Editore in italiano e inglese, con contributi di Luca Massimo Barbero, Federica Pirani, Sileno Salvagnini, Chiara Mari.

Il programma espositivo della Collezione Peggy Guggenheim è sostenuto dagli Institutional Patrons – EFG e Lavazza, da Guggenheim Intrapresæ e dal Comitato consultivo del museo. I progetti educativi correlati all’esposizione sono realizzati grazie alla Fondazione Araldi Guinetti, Vaduz. Si ringrazia Art&Dossier.

HUMANSCAPE

HUMANSCAPE è la prima pubblicazione monografica che racconta la storia artistica e creativa di Giuseppe Mastromatteo: una retrospettiva fatta di immagini e parole, un viaggio a ritroso che parte dai lavori più recenti fino ad arrivare alle origini della sua produzione, celebrando la fotografia come medium espressivo d’elezione ed esplorando l’evoluzione di un autore molto apprezzato nel mondo del collezionismo di arte contemporanea e gli ambiti tematici che hanno caratterizzato la sua ricerca.

Il progetto editoriale, nato da un’esigenza di Giuseppe Mastromatteo di raccogliere e ordinare in maniera compiuta l’intero corpus dei suoi lavori, è stato realizzato in collaborazione con Silvana Editoriale e Benedetta Donato, cui è stata affidata la curatela e si avvale di contributi a firma di differenti autori e critici come Rankin, Oliviero Toscani, Denis Curti, Walter Guadagnini, Barbara Silbe, Giovanni Pelloso e altri.

Il volume, composto da un ricco corpus di 110 fotografie insieme a testimonianze, contributi e immagini, si inserisce a pieno titolo nel dibattito della cultura visiva internazionale, grazie anche ad una foto-intervista che rappresenta il cuore del progetto: un dialogo tra l’autore e la curatrice che approfondisce i momenti fondamentali del percorso artistico di Mastromatteo attraverso le ispirazioni, gli incontri, gli aneddoti in una sorta di flash back di memorie restituite al presente. Ciò che emerge da questo confronto è anche una mappa visiva caratterizzata da più matrici in cui immagini di altri artisti, oggi divenute icone contemporanee e che hanno segnato la storia di Mastromatteo, sono giustapposte alle sue opere, con l’obiettivo di restituire a 360° il senso della sua ricerca artistica.

Serie già conosciute sono pubblicate a fianco di produzioni inedite che evidenziano il tema centrale dell’indagine di Mastromatteo: l’identità tra essenza e percezione. I soggetti dell’obiettivo dell’artista sono sempre i corpi e soprattutto i volti che rappresentano una teoria di tipi umani in cui la perfezione dei fisici torniti e dai contorni plastici, contrasta con la natura instabile ed effimera dell’uomo. Attraverso un uso quasi filologico della manipolazione digitale e della sottrazione, l’autore definisce questi ossimori scomponendo le immagini e creando un effetto di straniamento prima e di riconoscimento poi tra chi è ritratto, chi ritrae e anche in chi osserva.

Dai suoi primi lavori all’ultima serie inedita Eyedentikit c’è un’evoluzione, tuttora in divenire, di questa riflessione: negli otto volti ritratti nella serie Homogenic c’è l’inserimento di uno sguardo unico e uniformante, in Indepensense III, II, I vengono create nuove figure paradossali ma allo stesso tempo attraenti attraverso degli innesti dei cinque sensi nei volti e nella fusione di corpi, culture e razze diverse, in Eyedentikit infine Mastromatteo si fonde nello sguardo di chi è ritratto, mediante la sostituzione degli occhi di tutti i soggetti fotografati con i propri, un azzeramento delle distanze, un guardare agli altri per ritrovare sé stesso, mettendo in discussione continuamente il proprio punto di vista e quindi portando ad una più profonda conoscenza di sé e degli altri.

Eyedentikit è la fusione tra io che scatto e il soggetto che viene fotografato, e ci incontriamo a metà idealmente in quello spazio che c’è tra me e lui per diventare un nuovo soggetto. Do un pezzo di me ma idealmente prendo un pezzo da lui. Quella distanza viene sintetizzata in un’immagine che non è quella che vedo attraverso l’obbiettivo, che è solo la partenza.

Giuseppe Mastromatteo lavora come artista da 15 anni e attualmente ricopre l’incarico di Chief Creative Officer per l’agenzia di comunicazione Ogilvy Italia. Immagine e comunicazione sono sicuramente due parti essenziali del suo universo professionale da cui attingere e ricevere stimoli per la componente artistica del suo lavoro che, come tale, rivendica però una liberta di indagine e di espressione totale.

HUMANSCAPE, nelle librerie da ottobre, è un libro opera che si rivolge ai collezionisti e agli amanti dell’arte e che vuole dare una lettura completa della ricerca di Giuseppe Mastromatteo in cui la fotografia è mezzo espressivo per eccellenza e compone un percorso caratterizzato da una sintesi raffinata ed efficace tra forma e contenuto, superficie e profondità, materia e identità.

In contemporanea alla pubblicazione del volume, la galleria 29 ARTS IN PROGRESS presenta dal 4 ottobre al 18 novembre la mostra HUMANSCAPE a cura di Giovanni Pelloso che espone l’ultima produzione inedita di Giuseppe Mastromatteo.

 

Ufficio stampa mostra
Maria Chiara Salvanelli
email mariachiara@salvanelli.it
cell + 39 333 4580190

Ufficio Stampa Silvana Editoriale
Lidia Masolini
press@silvanaeditoriale.it
02 45395111

How Evil Es Pop Art?

Dal 23 settembre 2018 al 6 gennaio 2019, lo Spazio -1. Collezione Giancarlo e Danna Olgiati ospita la mostra How Evil Is Pop Art?  New European Realism 1959-1966 , a cura di Tobia Bezzola.

La selezione di opere, provenienti dalla Collezione Olgiati e da una delle principali collezioni private dedicate alla Pop art europea, mette in luce i fenomeni Pop europei che si sono sviluppati a partire dalla fine degli anni Cinquanta.

Quanto è diabolica la pop art?”, domandava la giornalista e scrittrice Tullia Zevi nel 1964 nella sua recensione alla Biennale di Venezia di quell’anno, esplicitando la reazione avversa di un’ampia fetta di pubblico alla comparsa di questa nuova arte, che emergeva verso la fine degli anni Cinquanta in tutta Europa in risposta al dilagante entusiasmo nei confronti della cultura di consumo americana, del suo universo mediatico e pubblicitario.

L’esposizione muove dalla volontà di rileggere il fenomeno Pop europeo attraverso una raffinata selezione di opere provenienti dall’incontro di due collezioni private: la Collezione Giancarlo e Danna Olgiati e una delle principali raccolte private di questa corrente.

Con quarantadue opere, tutte eseguite tra il 1959 e il 1966, la mostra offre un panorama sorprendente dei linguaggi artistici che, tra differenze e assonanze, si sono formati simultaneamente in Francia, Gran Bretagna, Italia e Germania: dipinti e sculture che rappresentano i massimi esiti del Pop europeo mostrano come in questi Paesi si sia articolata una nuova sensibilità artistica che, nella ricchezza del linguaggio formale e nell’ampiezza dei contenuti, è equiparabile alle caratterizzazioni della Pop Art statunitense.

Il percorso espositivo pone a confronto trentuno artisti, tra cui troviamo pionieri del primo Pop britannico come Peter Blake, Pauline Boty, Allen Jones e David Hockney, accanto ad esponenti di punta del Nouveau Réalisme francese, quali Martial Raysse, Jean Tinguely, Niki de Saint Phalle e Daniel Spoerri, e ancora protagonisti come Peter Klasen e Konrad Lueg della radicale rottura con la pittura astratta in Germania. Una posizione di rilievo rivestono, infine, le diverse formazioni della Pop Art italiana, tra cui figurano celebri rappresentanti quali Mimmo Rotella, Franco Angeli, Gianfranco Baruchello, Tano Festa, Mario Schifano e Michelangelo Pistoletto, che si sono distinti per la molteplicità di linguaggi, oltre che per l’imprescindibile legame con la tradizione culturale del loro paese.

How Evil Es Pop Art?
New European Realism 1959-1966
Spazio -1. Collezione Giancarlo e Danna Olgiati
23 settembre 2018 – 6 gennaio 2019

Spazio -1
Collezione Giancarlo e Danna Olgiati
Lungolago Riva Caccia 1, 6900 Lugano
+41 (0) 58 866 42 40 (ma – gio)
+41 (0)91 921 46 32 (ve – do, periodo d’apertura)
info.menouno@lugano.ch
www.collezioneolgiati.ch | www.masilugano.ch

Blinds and other Cloudings

UNA è lieta di presentare la mostra personale di Irene Fenara: Blinds and other Cloudings, terzo appuntamento del programma espositivo annuale in collaborazione con Spazio Leonardo, il nuovo contenitore di Leonardo Assicurazioni – Generali Milano Liberazione.

Per questa mostra, concepita per la gallery di Spazio Leonardo, Irene Fenara prosegue la sua ricerca sull’estetica della supervisione e del controllo, presentando una selezione di immagini provenienti da videocamere di sorveglianza salvate dal flusso continuo che le cancella ogni 24 ore, sottolineando il contrasto tra un’attività fortemente funzionale e un’estetica altrettanto potente. L’interesse di Irene si concentra, in particolare, su immagini soggette a offuscamenti della visione, dove l’annebbiamento della vista e la cecità dei dispositivi mettono in dubbio l’essenza dell’immagine stessa.

In occasione della mostra, verrà prodotto un catalogo con un testo critico di Francesco Zanot e le installation view del progetto site-specific.

Il lavoro di Irene Fenara investiga il gesto che sta alla base di ogni operazione fotografica: il guardare. In particolare osserva, investiga e interpreta il modo in cui guardano le macchine. Sono centinaia gli sguardi meccanici davanti ai quali passiamo ogni giorno. Irene Fenara qui si concentra sulle telecamere di sorveglianza. Dispositivi introdotti e diffusi per ragioni di controllo e sicurezza, ovvero per proteggerci dagli altri, innescano a loro volta una serie di insicurezze. Le immagini che mostrano spesso non sono chiare, sporcate da una serie di errori, come un ostacolo davanti all’obiettivo, un difetto di risoluzione o un’evidente alterazione cromatica. Proprio come i nostri occhi, (ri)vedono e trasformano la realtà, catapultandoci in un universo alternativo e misterioso”. – Francesco Zanot

Irene Fenara Blinds and other Cloudings
opening su invito martedì 2 ottobre 18:00 – 21:00

mostra 3 ottobre 2018 – 25 gennaio 2019

orari: dal lunedì al venerdì, 10:00 – 18:00

Spazio Leonardo

via della Liberazione 16/a, 20124 Milano

www.leonardoassicurazioni.it

Per informazioni
info@unagalleria.com | + 39 339 17 14 400 | + 39 349 35 66 535

Irene Fenara (*1990) è diplomata in scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, città dove vive e lavora. Tra le mostre a cui ha partecipato si segnalano: Around me. Traces of presence in biopolscapes, F4/Un’idea di fotografia, a cura di Carlo Sala, Fondazione Francesco Fabbri, Pieve di Soligo, Treviso, 2018; Supervision, a cura di Mauro Zanchi e Sara Benaglia, BACO, Bergamo, 2018 (solo); That’s IT! Sull’ultima generazione di artisti in Italia a un metro e ottanta dal confine, a cura di Lorenzo Balbi, MAMbo, Bologna, 2018; L’altro sguardo. Fotografie italiane 1965 – 2018, a cura di Raffaella Perna, Palazzo delle Esposizioni, Roma, 2018, Searching for myself through remote skins, a cura di Bianca Baroni, Galleria Renata Fabbri, Milano, 2018; Le interne differenze, P420, Bologna, 2017 (solo); Essere politico, a cura di Filippo Maggia e Chiara Dall’Olio, Fondazione Fotografia Modena, 2017; Give me yesterday, a cura di Francesco Zanot, Osservatorio Fondazione Prada, Milano, 2016. Irene è tra i finalisti del Premio Città di Treviglio 2018 e nel 2015 è stata finalista del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee, a cura di Carlo Sala. Dal 2012 è borsista presso la Fondazione Collegio Artistico Venturoli di Bologna, dove ha lo studio.

UNA nasce nella primavera 2018 dalla collaborazione tra Marta Barbieri e Paola Bonino che, a seguito dei tre anni di ricca e appassionata esperienza presso Placentia Arte, fondano a Piacenza una nuova realtà dedicata all’arte contemporanea. UNA prosegue il lavoro svolto con gli artisti presentati tra il 2015 e il 2017 nello spazio di Placentia Arte e, parallelamente, si pone l’obiettivo di espandere la propria attività, aprendosi a nuove collaborazioni, con un approccio più dinamico e internazionale. Come punto fondamentale si mantiene un’attenzione particolare agli artisti emergenti e al valore della ricerca presentata. www.unagalleria.com

Whale Fall

Giovedì 13 settembre la galleria Davide Gallo ha il piacere di inaugurare “Whale Fall” mostra personale di Andrea Barbagallo.

Per spiegare il concept della mostra bisogna riferirsi alla spiegazione che l’artista, classe 1994, da del titolo:

Whale Fall è un termine che richiama direttamente al processo per cui la morte di una balena nei fondali marini incentiva la creazione di diversi ecosistemi che consumano la carcassa del cetaceo.

Ed è proprio il desiderio di immortalare tali ecosistemi, uno dei punti di partenza della ricerca estetica di Andrea Barbagallo. Il concetto di trasformazione è da lui operato nel senso di tensione all’immortalità, elemento di conservazione in opposizione al disfacimento intrinseco della materia, della forma e del rapporto tra materia e forma.

“L’immortalità” per Andrea Barbagallo non va intesa come tensione spirituale, nulla di escatologico; essa è una variante, possibile, eventualmente conseguente al sapiente utilizzo di nuove tecnologie impiegate su nuovi materiali. E così, mentre la giovane scultura italiana, spesso si attarda su forme minimali, onestamente obsolete, su geometrie che indagano uno spazio già fin troppo esplorato, Barbagallo, in linea con l’ultima ricerca, fortemente innovativa, attuata dagli studenti di alcune classi dell’accademia di Brera, investiga la materia dell’opera, intesa dunque non come strumento per la rappresentazione “scenica” dell’opera stessa, ma territorio di analisi, ecosistema in cui diverse qualità della materia coesistono, si scontrano, e nella loro tensione verso un nuovo equilibrio, generano forme nuove, in continua metamorfosi poiché continuamente mutate da elementi estranei alla loro composizione organica e voluti dalla mano “alchemica” dell’artista. Ecco che compaiono funghi, licheni, muffe, che si innestano su formazioni organiche di plastiche biodegradabili. L’opera si rinnova, anche se impercettibilmente, in modo costante ma inesorabile.

La forma è la non-forma di pixel “scolpiti” da una stampante 3D; la non forma contamina l’immagine tradizionale del quadro mettendo in crisi la sua rappresentazione tradizionale e borghese… le immagini, tutte “ready made”, vengono squilibrate dall’intervento dell’artista che le ridipinge quasi completamente, squilibrandone la composizione interna e riequilibrandone in virtù di un nuovo gioco di forze che crea appunto ecosistemi artificiali, destinati ad ambire ad un’immortalità forse della forma, ma quasi certamente del contenuto.

La mostra sarà visitabile da giovedì 13 a sabato 22 settembre, ogni giorno dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 19. Dal 24 settembre al 20 ottobre, per appuntamento.

 

davide gallo – via Farini 6 (2nd yard), 20154 – Milan
+39 339 158 61 17 | www.davidegallo.net | info@davidegallo.net

La materia dell’arte: il progetto

La mostra “La materia dell’arte: il progetto“, dal primo settembre al 21 ottobre 2018 a PALAZZO PARASI, vuole presentare al pubblico una selezione di opere, della vasta produzione non-oggettiva di Marcello Morandini, che abbracciano diversi generi espressivi: quello pittorico e scultoreo, quello grafico, del design, dell’architettura (sia d’interni che d’esterni) e dell’arredo degli spazi urbani e industriali.

Curata da Fabrizio Parachini la mostra pone l’accento sull’aspetto progettuale del lavoro dell’artista che, fin dagli esordi, ha impostato la propria attività su di un metodo programmatico, erede delle tendenze dell’avanguardia costruttivista, e su un rigore esecutivo che ha pochi riscontri nel panorama artistico internazionale.

Il progetto inteso come idea e l’idea come scelta stilistica e operativa ben precisa sono gli aspetti che la mostra vuole evidenziare come motivi fortemente caratterizzanti l’intera produzione dell’artista. Saranno visibili lavori realizzati in diversi momenti della sua attività: opere monocrome (totalmente bianche o nere), opere costruite come composizione modulari di elementi alternativamente bianchi e neri; altre in tricromia (bianco, nero e grigio); progetti di interventi architettonici con i rendering esecutivi; oggetti di design entrati a far parte oramai del nostro immaginario visivo quotidiano ma anche delle collezioni di importanti musei.

Marcello Morandini è un artista tra i più importanti appartenenti all’ambito della ricerca visuale non-oggettiva internazionale del secondo dopoguerra. Cresciuto artisticamente nell’ambiente milanese a soli 28 anni gli viene assegnata una sala personale alla Biennale di Venezia del 1968.

Marcello Morandini – La materia dell’arte: il progetto
PALAZZO PARASI
Cannobio (VB) – dal primo settembre al 21 ottobre 2018
Via Giovanola (28822)
+39 0323 71212
info@cannobio4you.it
www.cannobio.net

Nicol Squillaci – Mostrando

Qui sta tutta Nicol Squillaci: non solo mare, a cui ci ha abituati con le sue ultime mostre, ma anche panorami terrestri e, in mezzo alla flora, una fauna colorata e palpitante, composta da uccelli, mucche, pesci e altre creature del mondo. Sono i protagonisti delle opere che l’artista esporrà a Sarzana (La Spezia), all’Antico Lavatoio (in via Mascardi), dal 25 agosto al 2 settembre, con apertura dalle ore 18 alle 23

Con questa personale “Mostrando”, la cui inaugurazione si terrà sabato 25 agosto alle ore 18, Nicol rivela non solo se stessa ma soprattutto la sua carica creativa, la sensibilità di giovane donna e di artista attenta e, perché no, la padronanza di tecniche diverse. In particolare, l’acquerello, che Squillaci usa con una sua esclusiva metodologia, ricca di vortici colorati e causa di intense emozioni in chi guarda le sue tele. Così i soggetti dipinti sembrano prendere vita, sia che si tratti di un tucano, sia di una barca sul mare in tempesta. L’appuntamento di Sarzana, che gode del Patrocinio del Comune, completa il tour artistico estivo della pittrice che è stata impegnata a luglio a Portovenere, con la personale “A-MARE”, e ad agosto con alcune collettive ed estemporanee, come quella a Cadimare.

In ogni occasione, Nicol ha convinto e avvinto il pubblico con la sua spontaneità, personale e sulla tela, e con le atmosfere incantate che avvolgono le sue opere. Benché appartenente alle nuove generazioni, l’autrice si è conquistata, per la sua maturità artistica, un posto da adulta nella pittura contemporanea, di cui può essere considerata una sicura promessa. Alcuni critici e intenditori stanno seguendo il percorso artistico di Nicol Squillaci, di cui intravedono un importante futuro.

Tra questi, Antonio Giovanni Mellone, giornalista, pittore e curatore della personale, che commenta così l’esposizione “Mostrando” a Sarzana: «Il fatto di essere donna e giovanissima giova al tocco di Nicol Squillaci, che affida a garbati cromatismi le sue intense emozioni d’artista autentica e nello stesso tempo ne doma gli impeti, adottando anche per le tele ad acrilati la tecnica dell’acquerello (ma non la stessa materia prima, che sulla tela si sfarinerebbe fino a scomparire). Pennellate aeree, talvolta gentili, talaltra spumeggianti che sfruttano evidenti trasparenze e “vuoti strategici”.

E affrontando e risolvendo da vera professionista i rischi che tale tecnica comporta, Nicol rivela il suo carattere, più efficacemente di quanto possano le parole. E’ solo attraverso le sue opere che l’artista “si racconta”. Nessun ripensamento, nessuna chance correttiva dell’ultimo momento. E’ un difficilissimo gioco di pesi e di equilibri, che, come sosteneva genialmente Matisse, devono raccordarsi perfettamente persino con il formato prescelto. C’è l’audacia di una ragazza che crede fermamente nelle proprie capacità tecniche e immaginative, senza bisogno di allontanarsi troppo dal naturale, che in lei non è mai “naturalismo” cartolinesco, ma piuttosto racconto di suggestioni, che partendo da una base “reale”, portano alla splendida visionarietà dell’artista-donna di rango».

Modelle 4.0: il cosmo possibile

In un mondo sempre più dominato dal digitale, dalla virtualità e dalla robotica, l’artista ligure Massimo Podestà ci propone una riflessione “analogica” attraverso un tuffo nel suo mondo pittorico che sembra annullare i concetti di spazio e tempo. “Modelle 4.0: il cosmo possibile” è il titolo della sua mostra personale, curata da Maurizio Vanni, che sarà aperta al pubblico dal 18 agosto al 16 settembre 2018 nel Lu.C.C.A. Lounge & Underground, con ingresso libero. L’incontro con l’artista si terrà sabato 1 settembre 2018 alle ore 17.

Nelle sue opere appare subito chiara la volontà di utilizzare ripetutamente uno stesso archetipo – quello della “modella” che diventa una matrice segnica – scardinando il concetto tradizionale di tempo. Ne scaturiscono lavori nei quali – scrive Maurizio Vanni – “l’esperienza visiva è ripetutamente ostacolata da un’indeterminatezza della condizione temporale. I fondi, a loro volta tendono a produrre risultati estetici ed estatici. Accelerazioni, rallentamenti, fluttuazioni, immersioni, riflessioni, ribaltamenti morfologici e prospettici: sono queste le azioni-sensazioni che rivelano la simbiosi tra figure e spazio, impediscono la misurazione tradizionale del tempo e si inseriscono, connotandolo, all’interno di un cosmo improbabile, ma possibile”.

Le modelle cosmiche di Massimo Podestà calcano una passerella ideale, apparentemente inverosimile, che si presenta come una sorta di mappa cognitiva del “qui e ora”. I fondi, mai concepiti come tali, sono ricchi di sollecitazioni visive, cromatiche, simboliche ed esoteriche e costituiscono parte fondamentale del dipinto. “Modelle rappresentate con posture tipiche delle mannequin – prosegue Vanni –, ma contestualizzate in scenari galattici, in contesti cosmici, in ambienti planetari: la figura femminile diventa un archetipo, una matrice esistenziale che si muove in palinsesti che hanno a che fare con il tempo del sogno. Le sue composizioni, infatti, potrebbero alludere a coscienti illusioni: il loro fascino, legato al mistero di una immagine che pur restando a portata di mano è sempre fuggevole, sta nel fatto che si presentano con un carattere di purezza, essenzialità e sintesi che si scontra con scenari dinamici che rompono schemi e convenzioni. Certe volte la fantasia risulta essere più efficace del pensiero razionale. Ecco perché scenari fantastici possono proiettare ognuno di noi in un cosmo possibile: Podestà è consapevole che senza sogni l’essere umano non potrebbe vivere”.

Note biografiche Massimo Podestà
Nasce a Sarzana (SP) nel 1949. A partire dal 1967 comincia a dipingere e ad esporre. Conosce artisti come G. Dagna e F. Vaccarone insieme ai quali comparirà nello speciale Artisti Liguri su “Bolaffi Arte 1972”. Nel 1970 nasce il ciclo “Natura e uomo”, ed è incoraggiato, a Firenze, da importanti pittori come Primo Conti. Alfio Rapisardi gli organizza nel 1971 la prima personale fiorentina alla galleria La Lambertesca. Nel 1973, conosce il pittore U. Capocchini che lo sprona a proseguire nelle sue ricerche. Nel 1975 nasce la “Scultura debole”. Si laurea nel 1976 presso la Facoltà di Architettura di Firenze, col Prof. Leonardo Savioli. Nel 1977 nascono i quadri geometrici con poesie mentre nel 1979 i “Quadri spaziali”. Dal 1979 intraprende l’attività di designer, ideando oggetti (mobili, lumi, borse), collaborando alla produzione industriale ed alla direzione artistica di diverse ditte, partecipando a mostre commerciali nazionali ed estere, quali Gift (Firenze), Macef (Milano), Abitare il tempo (Verona), Salone del mobile (Milano), Mobile (Parigi), mostra internazionale Conseguenze impreviste arte-moda-design a Prato. Nel 1980 nascono i quadri con riferimento al design. Nel 1981, le prime foto ritoccate. Tra il 1982 e il 1983, collabora con lo Studio Alchimia e Alessandro Mendini a Milano. Nel 1983 fonda a Firenze “Il punto Bacola”, struttura aperta a tutto ciò che succede nel campo del design (architettura, arte, grafica, comunicazione); nello stesso anno, espone le sue opere ai Magazzini La Fayette di Parigi e alle Argenterie Cassetti di Firenze. Nel 1984 partecipa a Marmo-moda (Firenze) ed espone da Lancel a Parigi, da Tiffany a New York e ai Magazzini Harrod’s di Londra. Nel 1985 firma il manifesto del “Nuovo Rinascimento” ed espone le opere da Cristofle a Parigi. Nel 1990 nascono gli “Universi”, nel 1991 le figure con campi magnetici. Sono del 1995 “I paesaggi dell’anima” e “I segni dello zodiaco”. Nel 1997 prende parte al Comitato Arte e Cultura di Firenze; nel gennaio 1998 fonda a Firenze “IntroArt” e nello stesso anno crea la “Mail Art”. Nel 2001 entra a far parte dell’Antica compagnia del Paiolo di Firenze. Nel 2000 nascono “Le modelle cosmiche”. Nel 2005 entra a far parte del gruppo dei Coloristi, presso la Galleria del Palazzo Coveri. Nel 2006 riprende a sviluppare la “Scultura debole”. Nel 2007 entra a far parte della Società delle Belle Arti – Circolo Artistico Casa di Dante di Firenze e crea la “Fluicart”. Con un gruppo di artisti, fonda il “KPK”, movimento attivo tutt’oggi con mostre, performance, installazioni e video. Nel 2008 nasce la “Photart”. Nel 2009, nasce il “Massimo pensiero”: pensieri diffusi attraverso la pubblicità, inseriti nel contesto di varie opere. Sulla rivista “Exibart” n. 61 (novembre/dicembre 2009) per la prima volta appare il Primo Massimo pensiero. Nel 2013 partecipa alla Bottega di Sgarbi Artisti e capre. Nel 2017 è presente al CollaborAzione Festival del Castello di Vicari, Lari.

MOSTRA “MASSIMO PODESTÀ. MODELLE 4.0: IL COSMO POSSIBILE”
Lu.C.C.A. Lounge&Underground
Dal 18 agosto al 16 settembre 2018
orario mostra: da martedì a domenica 10-19, chiuso lunedì
Ingresso libero

Incontro con l’artista sabato 1 settembre 2018 ore 17

Per info:
Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art Via della Fratta, 36 – 55100 Lucca
tel. +39 0583 492180 www.luccamuseum.com info@luccamuseum.com

Addetto Stampa Lu.C.C.A.
Michela Cicchinè mobile +39 339.2006519 m.cicchine@luccamuseum.com

All’estero & Dr K. Takes the Waters at Riva: Version A

All’estero & Dr K. Takes the Waters at Riva: Version A” è il titolo della mostra collettiva che inaugura il 1 settembre 2018 alle ore 18.00 presso gli spazi della galleria A plus A di Venezia.

A cura di Saim Demircan e degli studenti della School for Curatorial Studies Venice.

In mostra lavori di: Whitney Claflin, Stephan Dillemuth, Rochelle Goldberg, Nick Mauss, Sophie Reinhold, Mark Van Yetter e Miriam Yammad

Sedici giovani curatori si sono riuniti a Venezia, da giugno a settembre 2018, per frequentare la School for Curatorial Studies Venice. Da questa esperienza, coordinata dal curatore Saim Demircan, nasce All’estero & Dr. K. Takes the Waters at Riva: Version A, un’esposizione collettiva di artisti internazionali: Whitney Claflin, Stephan Dillemuth, Rochelle Goldberg, Nick Mauss, Sophie Reinhold, Mark Van Yetter e Miriam Yammad

Il titolo fa riferimento ai Capitoli 2 e 3 di Vertigo, romanzo di W.G. Sebald, dove l’autore tedesco racconta due viaggi da Vienna a Venezia. Il primo, una sua visita nella citta Lagunare nel 1980, riportato in prima persona, e un secondo viaggio dove Sebald si immagina di essere Dr. K – o meglio Franz Kafka – ispirandosi a una trasferta documentata dello scrittore nel 1913 a Venezia.

Ripetizione, sdoppiamento, melancolia e vertigine. Il destino gioca con loro come fossero marionette e l’impostazione del racconto sembra essere un gioco labirintico. Cos’è la realtà, cos’è la finzione? Cosa è la storia e cosa è la contemporaneità? Sebald naviga tra ragione e paranoia, creando un viaggio anche nella topografia e storia dell’Europa.

Il gruppo di giovani curatori usa i capitoli di Vertigo come strumento per creare display e narrazione di un’esposizione che si sviluppa su coincidenze, labirinti, riflessi e effetti di sdoppiamento.

Nella galleria A plus A sono infatti presenti lavori inediti degli artisti invitati a rispondere al testo di Sebald, con una particolare attenzione a spazi di confine e nascosti nella sua architettura, riproponendo l’esperienza di vertigine e stordimento di un visitatore all’estero.

Saim Demircan è un curatore e scrittore che vive a New York. Dal 2012 al 2015 è stato curatore presso la Kunstverein München e nel 2016 curatore in residenza presso l’Academy of fine Arts a Monaco . Precedentemente ha curato due anni di programmi pubblici e la mostra di Kai Althoff presso la Focal Point Gallery a Southend-on-Sea, una mostra dell’artista in una istituzione pubblica inglese. Recentemente è stato curatore in residenza presso il Ludlow 38 a New York, lo spazio gestito dal Goethe Institut dove a curato un programma di 12 mesi di mostre ed eventi incluso il debutto negli Stati Uniti di New Noveta e Sidsel Meineche Hansen. Saim collabora regolarmente con alcune delle più importanti testate di arte contemporanea come Frieze, Art Monthly. Nel 2017 è stato il vincitore del prestigioso programma di residenza organizzato a New York presso il Ludlow 38.

Co-curato da: Eleonora Antoniadou (Cipro), Sophia Au Yeung (Hong Kong), Christina Chirouze Montenegro (Guatemala), Line Dalile (Siria), Tatiana Danilevskaya (Russia), Apurva Kansara (UAE), Aleksandra Lenskaya (Russia), Wendy Ma (Australia), Alexandra Malouta (Grecia), Zoë McGee (USA), Sabine Miquelis (Francia), Georgina Pope (Germania), Rania Rizk (Libano), Julia Terzano (Argentina), Lina Yevtushenko (Ucraina), Eliana Zanini (Argentina).

The School of Curatorial Studies Venice è una scuola di nuova concezione attiva dal 2004 e nata come progetto formativo della Galleria A plus A, che ha come scopo la diffusione dei saperi nell’ambito delle arti visive e l’introduzione alle professioni relative all’arte contemporanea. L’offerta formativa prevede ogni anno due corsi principali, uno in italiano dalla durata di un anno scolastico e l’altro internazionale che si svolge nel corso dei mesi estivi. I corsi sono tenuti da docenti e professionisti del settore provenienti da varie parti del mondo e alla fine delle lezioni gli studenti si confrontano con il difficile compito di ideare, strutturare e realizzare un evento espositivo. Sul sito della scuola, www.corsocuratori.com è possibile vedere tutte le mostre organizzate fino ad oggi.

Vernice il 1 settembre 2018 alle ore 18.00
Dal 1 settembre al 15 dicembre 2018

Per informazioni:

A plus A Gallery
School for Curatorial Studies Venice
San Marco 3073
Venezia 30124
www.aplusa.it
info@aplusa.it
www.corsocuratori.com
info@corsocuratori.com
Tel. 041 2770466

Luogo, anti-luogo e relax

Luogo, anti-luogo e relax” è il titolo della mostra di Luca Coclite a cura dello spazio di ricerca e produzione artistica RAMDOM che si terrà al Museo Pino Pascali dal 23 Giugno al 23 Luglio 2018, per il settimo appuntamento di Showcase.

Al centro del progetto espositivo vi è l’analisi di una parte del territorio salentino, della sua trasformazione paesaggistica e dei suoi cambiamenti politici e sociali. Partendo dall’architettura delle colonie estive come dispositivo politico, l’artista intende d’indagare alcuni dei fenomeni che hanno interessato la Puglia dagli anni 50 ad oggi.

Per l’occasione, nella project room del museo, verranno presentati Imaginary Holidays (2014) e Hall (2017), progetti-matrice di questa ricerca. [continua a leggere]

 

 

ShowCase
Luca Coclite – Luogo, anti-luogo e relax
a cura di RAMDOM

Inaugurazione: 23 giugno 2018, ore 19
La mostra rimarrà aperta fino al 23 luglio 2018.
www.ramdom.net – www.lastation.it
info@ramdom.net

Orari: Martedì-Domenica: 10.00-13.00 / 16.00-21.00. Chiuso il lunedì
La biglietteria chiude mezz’ora prima del museo
Biglietto 5 € / Ridotto 2.50 €
Ingresso gratuito ogni prima domenica del mese

La Fondazione Pino Pascali è punto Fai – Delegazione Bari
Amici del Museo Pascali: Carrieri Design, Ognissole.

FONDAZIONE MUSEO PINO PASCALI
VIA PARCO DEL LAURO 119 – 70044 POLIGNANO A MARE (BA) – PH.: +39 080 4249534
www.museopinopascali.it

L’ALTRO SGUARDO. FOTOGRAFE ITALIANE 1965-2018

La mostra propone una selezione di oltre duecento fotografie e libri fotografici provenienti dalla Collezione Donata Pizzi, costituita con lo scopo di promuovere la conoscenza delle più originali interpreti nel panorama fotografico italiano dalla metà degli anni Sessanta a oggi.

© Anna Di Prospero | Anna Di Prospero, Central Park #2, 2015

La collezione – unica nel suo genere in Italia – è composta da opere fotografiche realizzate da circa settanta autrici appartenenti a generazioni ed ambiti espressivi diversi: dai lavori pionieristici di Paola Agosti, Letizia Battaglia, Lisetta Carmi, Elisabetta Catalano, Carla Cerati, Paola Mattioli, Marialba Russo, sino alle ultime sperimentazioni condotte tra gli anni Novanta e il 2018 da Marina Ballo Charmet, Silvia Camporesi, Monica Carocci, Gea Casolaro, Paola Di Bello, Luisa Lambri, Raffaella Mariniello, Marzia Migliora, Moira Ricci, Alessandra Spranzi e numerose altre.

La collezione di Donata Pizzi è stata presentata per la prima volta alla Triennale di Milano nel 2016 nell’ambito di un progetto nato in collaborazione con Mufoco – Museo di Fotografia Contemporanea di Milano-Cinisello Balsamo e viene ora proposta al Palazzo delle Esposizioni arricchita delle nuove acquisizioni.

In Italia l’ingresso massiccio di fotografe, fotoreporter e artiste nel circuito culturale risale agli anni Sessanta: in questo momento l’accesso delle donne al sistema dell’arte e del fotogiornalismo – ambiti rimasti a lungo appannaggio quasi esclusivo di presenze maschili – è favorita dai repentini cambiamenti socio-politici e dalle nuove istanze sollevate dal femminismo. Grazie anche alle conquiste di quella generazione oggi fotografe e artiste hanno acquisito posizioni di primo piano nella scena italiana e internazionale: il loro lavoro è presente in musei, gallerie, festival, riviste e pubblicazioni specializzate, nel nostro Paese e all’estero. Nonostante la decisa inversione di rotta, la disparità di genere è a tutt’oggi un problema esistente e la storia di molte fotografe è ancora da riscoprire e valorizzare. La consapevolezza di questa carenza nella cultura fotografica italiana, il riconoscimento della disattenzione delle istituzioni, del collezionismo e della critica hanno spinto Donata Pizzi a dare inizio alla raccolta esposta oggi al Palazzo delle Esposizioni di Roma e presentata nell’ottobre del 2016 alla Triennale di Milano. Le opere della collezione testimoniano momenti significativi della storia della fotografia italiana dell’ultimo cinquantennio: da esse affiorano i mutamenti concettuali, estetici e tecnologici che la hanno caratterizzata. La centralità del corpo e delle sue trasformazioni, la necessità di dare voce a esperienze personali e al vissuto quotidiano e familiare, il rapporto tra la memoria privata e quella collettiva sono i temi nevralgici che emergono dalla mostra e legano tra loro immagini appartenenti a vari decenni e generi, dalle foto di reportage a quelle più spiccatamente sperimentali.

L’esposizione si articola in quattro sezioni, dedicate, rispettivamente, alla fotografia di reportage e di denuncia sociale (Dentro le storie); ai rapporti tra immagine fotografica e pensiero femminista (Cosa ne pensi tu del femminismo?); ai temi legati all’identità e alla rappresentazione delle relazioni affettive (Identità e relazione); e, infine, alle ricerche contemporanee basate sull’esplorazione delle potenzialità espressive del mezzo (Vedere oltre).

In mostra verrà proposto inoltre il documentario PARLANDO CON VOI, con interviste a molte delle fotografe in mostra, tratto dal libro omonimo di Giovanna Chiti e Lucia Covi (Danilo Montanari Editore), prodotto su idea di Giovanni Gastel da AFIP International – Associazione Fotografi Professionisti e Metamorphosi Editrice.

FOTOGRAFE:
Paola Agosti, Martina Bacigalupo, Isabella Balena, Marina Ballo Charmet, Liliana Barchiesi, Letizia Battaglia, Betty Bee, Tomaso Binga (Bianca Menna), Giovanna Borgese, Giulia Caira, Marcella Campagnano, Silvia Camporesi, Monica Carocci, Lisetta Carmi, Gea Casolaro, Elisabetta Catalano, Carla Cerati, Augusta Conchiglia, Daniela Comani, Marilisa Cosello, Paola De Pietri, Agnese De Donato, Paola Di Bello, Rä di Martino, Anna Di Prospero, Bruna Esposito, Irene Fenara, Eva Frapiccini, Vittoria Gerardi, Simona Ghizzoni, Bruna Ginammi, Elena Givone, Nicole Gravier, Gruppo del mercoledì (Bundi Alberti, Diane Bond, Mercedes Cuman, Adriana Monti, Paola Mattioli, Silvia Truppi), Adelita Husni-Bey, Irene Fenara, Luisa Lambri, Lisa Magri, Lucia Marcucci, Raffaela Mariniello, Allegra Martin, Paola Mattioli, Malena Mazza, Libera Mazzoleni, Gabriella Mercadini, Marzia Migliora, Ottonella Mocellin, Verita Monselles, Maria Mulas, Brigitte Niedermair, Cristina Omenetto, Michela Palermo, Lina Pallotta, Beatrice Pediconi, Claudia Petraroli, Agnese Purgatorio, Luisa Rabbia, Moira Ricci, Giada Ripa, Francesca Rivetti, Sara Rossi, Marialba Russo, Lori Sammartino, Chiara Samugheo, Marinella Senatore, Shobha, Alessandra Spranzi, Grazia Toderi, Francesca Volpi, Alba Zari.

L’ALTRO SGUARDO. FOTOGRAFE ITALIANE 1965-2018
8 giugno > 2 settembre 2018
a cura di Raffaella Perna

Palazzo delle Esposizioni
Via Nazionale, 194
00184 Roma

Call center tel. 06 39967500