L’universo di Eros Rizzo

Sabato 9 marzo 2019 alle ore 17.00 presso la Galleria del Montirone di Abano Terme (Padova) inaugura la mostra “L’universo di Eros Rizzo”, il pittore di Este per antonomasia, conosciutissimo e apprezzato non solo nella sua città, che omaggia dipingendone monumenti, chiese, portici e palazzi con uno stile primitivo, visionario, istintivo.

L’importante personale a cura di Sonia Strukul, con il patrocinio del Comune di Abano Terme, Assessorato alla Cultura, è stata pensata e voluta per celebrare il lungo percorso artistico di Eros Rizzo. Dalle sue famose vedute dedicate ad Este e a tutto il paesaggio dei colli Euganei, a scorci, nature morte, fiori, in particolare le amate rose, ma anche disegni, bozzetti e i suoi ritratti “psicologici”, la parte più intima e meno conosciuta della sua arte. “L’universo di Eros Rizzo”sarà visitabile ad ingresso libero fino a domenica 24 marzo con i seguenti orari: da martedì a domenica ore 10.00-12.30 e 15.00-18.00, lunedì chiuso.

Entrare nell’universo di Eros Rizzo è un’immersione in un mondo fatto di colore, di segno, di forma, di emozione, di comunicazione. È una costante ricerca per trovare un posto nel mondo ed Eros Rizzo lo ha trovato nelle sue opere. Questo è reso in particolar modo evidente nei suoi ritratti, corpi monumentali, quasi dei “ritratti psicologici” per usare le parole della curatrice Sonia Strukul, «una parte meno conosciuta dell’opera di Eros Rizzo, ma forse quella più intima e personale. Sono corpi che comunicano: non si può rimanere indifferenti, bella o brutta che sia la sensazione che suscitano difficilmente si riesce a togliere lo sguardo.»

In mostra sarà presente anche una sezione dedicata ai bozzetti preparatori per i suoi dipinti a olio. Eseguiti per lo più con un fine tratteggio sovrapposto a punta di penna, rivelano la struttura su cui poggia la pittura di Eros Rizzo. «Per me sono stati una grande scoperta – rivela Sonia Strukul – non si è distolti dal fascino che esercita il colore e si può ammirare la forma nella sua purezza. Qui il colore non può mascherare errori o ripensamenti, e rivelano la maestria e la padronanza tecnica dell’artista che gli permette di esprimere appieno la sua arte.

Eros Rizzo nonostante la propensione verso la pittura dimostrata fin da giovante età non ha fatto studi artistici, ma ad indirizzo tecnico. Solo più tardi in età adulta grazie all’incontro con il pittore Vladimiro Evarchi in arte Miro, ha potuto dare voce alla sua vocazione pittorica. Altra figura importante nel percorso formativo è stato il Prof. Franco Rizzato che lo ha guidato tecnicamente, affinando il suo spirito di osservazione sulla luce, i giochi di chiari e scuri, le ombre che si creano, necessari per una migliore trasposizione della realtà. Tra le mostre passate segnaliamo la “Eros Rizzo” a Palazzo Gentilini di Este (2015); “Estensione” alla Chiesa di San Rocco di Este (2014); “La forza vitale del pennello di Eros Rizzo” alla Pescheria Vecchia di Este a cura del Prof. Renato Zoia (2013); “Trans-form-action arte in cantiere” a Pergine (TN) a cura di Daniela Rosi (2012); “Alchimie dell’arte dell’irriducibilità allo spirito saturnino” al Palazzo della Ragione di Verona a cura di Daniela Rosi (2010) e “Colore e anima” presso lo Spazio Espositivo Farmacia Meltias di Conselve (PD) a cura di Sonia Strukul (2018).

L’UNIVERSO DI EROS RIZZO
a cura di Sonia Strukul (testo critico)

Galleria del Montirone
via Pietro d’ Abano, 20 | Abano Terme (Padova)

dal 10 al 24 marzo 2010

Inaugurazione: sabato 9 marzo alle ore 17.00

Orari di apertura:
da martedì a domenica ore 10.00-12.30 e 15.00-18.00

Lunedì chiuso
Ingresso libero

Per informazioni sulle opere esposte:
Eros Rizzo – Tel. 347 1373158
Sonia Strukul – Tel. 392 4541345 – strukulsonia@alice.it

Comunicazione
Angela Forin – Tel. 347 1573278 – angela.forin@gmail.com – press@angelaforin.it

Controvento

La Galleria 8,75 Artecontemporanea di Reggio Emilia presenta, dal 9 marzo al 3 aprile 2019, ” Controvento“, esposizione collettiva con opere pittoriche realizzate dagli artisti iscritti all’omonima Associazione.

In mostra, dipinti su tela, su carta e su tavola di Giorgio Bonilauri, Attilio Braglia, Antonella Davoli, Artan Derraj, Gino Di Frenna, Giovanna Magnani, Carmen Panciroli, Oscar Piovosi e Vilder Rosi.

Dal tema della figura alla natura morta, fino ai limiti dell’’astrazione, attraverso le ricerche di autori tra loro molto diversi, sia per esperienze che per linguaggio, ma accomunati dall’interesse per il colore e l’analisi – a volte fedele, a volte onirica o ironica – della società in cui viviamo.

Il titolo dell’esposizione – “Controvento” – allude, come spiega il gallerista Gino Di Frenna, «ad un andare oltre le norme stabilite e le convenzioni sociali, seguendo la propria strada ed il proprio istinto pittorico». «Un particolare ringraziamento – aggiunge Di Frenna – va ai soci fondatori dell’Associazione Culturale 8,75 Artecontemporanea, che da anni animano lo spazio espositivo con importanti momenti di dialogo e confronto, ma anche ai nuovi iscritti, che hanno portato rinnovata linfa al nostro lavoro».

La collettiva, che sarà inaugurata sabato 9 marzo 2019 alle ore 17.30, sarà visitabile fino al 3 aprile 2019, martedì, mercoledì, venerdì e sabato con orario 17.30-19.30, gli altri giorni su appuntamento (tel. 340 3545183, www.csart.it/875, ginodifrenna875arte@yahoo.it).

 

Controvento
Galleria 8,75 Artecontemporanea, Reggio Emilia
9 marzo – 3 aprile 2019
Inaugurazione: sabato 9 marzo, ore 17.30

Evento segnalato da Chiara Serri
CSArt – Comunicazione per l’Arte
Via Emilia Santo Stefano, 54
42121 Reggio Emilia
T. +39 0522 1715142
info@csart.it
www.csart.it

Sfidando il vuoto e il silenzio

L’associazione In Arte Exhibit e la rivista In Arte Multiversi sono liete di presentare al pubblico la mostra personale dell’artista Daniela Grifoni dal titolo:“ Sfidando il vuoto e il silenzio “. L’evento artistico si terrà dal 8 al 18 marzo presso la galleria d’arte di Casa Cava – via San Pietro Barisano 47, Matera – scavata nel tufo e ubicata nel cuore della città antica.

Daniela Grifoni vive e opera a San Nazzaro Sesio, un delizioso borgo della provincia di Novara. Irrimediabilmente risucchiata da necessità artistiche, Daniela Grifoni ha finora collezionato un numero cospicuo di mostre e partecipazioni a kermesse artistiche, anche oltre i confini nazionali. Il suo curriculum d’artista è in continuo progredire: stimata e valorizzata dalla critica nazionale, aumentano vertiginosamente dimostrazioni di vivo interesse anche da parte di collezionisti e privati, ipnotizzati dalle sue creazioni. Solidamente attestata nella tradizione del Metamorfismo italiano, le opere di Daniela Grifoni sono il setting privilegiato di una danza surreale del colore lungo il percorso inscritto nella tela. La materia, densa, ricca, eccessiva si accompagna ad una magia che dà origine ad impulsi emozionali introvabili in altre opere contemporanee. “sfidando il vuoto e il silenzio”, mostra personale approda finalmente a Matera, Capitale Europea della Cultura 2019. L’evento è stato organizzato da Angelo Telesca (presidente di In Arte Exhibit) e curato da due giornalisti e esperti dell’arte Carlo Maria Nardiello e Nicola Margiotta.

L’artista Daniela Grifoni ritorna in Basilicata dopo aver già esposto in occasione della quadripersonale Territori Espressivi (Potenza 2015), Panta Rei (Matera 2015), Cromatismi in Equilibrio (Matera 2016) e IncontrArte 2016, il concorso internazionale d’arte in occasione del quale ha riscosso il primo premio della giuria. Un legame, dunque, già maturo quello dell’artista con la Basilicata, che sarà presente a Casa Cava il giorno 8 marzo, in occasione della Festa della Donna.

Responsabile eventi Carlo Maria Nardiello

Ufficio stampa “In Arte Multiversi”

Largo Pisacane 15, 85100 Potenza

Infoline: 330 798058 – 392 4263201

E-mail: informazioni@in-arte.org – eventi@in-arte.org

Website: www.in-arte.org –

Facebook: www.facebook/InArte

Mediterrando

Si inaugura sabato 9 febbraio 2019, negli spazi del MUSEO IRPINO – ex CARCERE BORBONICO, ad Avellino, la mostra Mediterrando di Mariangela Calabrese.

Quasi a ripristinare il senso e la sostanza di un vero e proprio percorso di intenti – mai interrotto – la mostra è un ulteriore segmento di quel progetto iniziato proprio un anno fa e che ha visto le opere di Mariangela Calabrese come estensioni narrative di un’attualità fatta di “transiti, di smarrimenti, di intolleranza, di dolore smisurato e di paura remota”.

Mediterrando è pertanto frammento testimoniale di un itinerario metaforico che attraversa il nostro mondo confidenziale per incrociarsi poi con l’oggettivismo del dramma collettivo, quello arenato sui confini della speranza e del terrore, ai margini delle parole superflue, carico di inconciliabilità e di compassione, di lembi e di mediane, di sguardi e di ignoto.
Un tema assai caro all’artista salernitana, capace oltremodo di dirottare sulla tela il “sentire sociale” con la voce più intima, più profonda, più segreta, la sua.

Si ha il sentore di lenti processi effusivi” scrive di Mariangela Calabrese il critico letterario Marcello Carlino “scanditi sul ritmo di una risacca; e tuttavia a volte si ascolta il ruggito rosso-sangue del mare. Il colore, periodicamente, si schiarisce sperimentando i toni dell’azzurro e del bianco: e allora prende di acqua e prende di aria questa pittura, che assomiglieresti a un che di liquido e di aereo al tempo stesso, fasciato di silenzio in un’atmosfera sospesa…

La mostra al MUSEO IRPINO è pertanto un ulteriore “fascicolo di indagine” capace di puntualizzare il tempo trascorso e di farne fabbrica di osservazione sul divenire. Le opere di Mariangela Calabrese racchiudono un vero e proprio dualismo dialettico: il senso intimo e profondo della propria dimensione di donna-artista e, al contempo, di osservatrice del senso ambiguo dell’esistere.

Rocco Zani, critico d’arte, sottolinea come l’artista affidi al silenzio “il respiro di un colore che non è conforto o barlume occasionale, piuttosto smisurata inclinazione alla ricerca dell’essenza e dell’essenziale. Senza esagerare direi che la sua biacca remota, il suo blu, il rosso argilloso sono oggi sillabario mai stagnante di una narrazione che si fa giorno dopo giorno itinerario “consueto” della sua presenza artistica, della sua sostanza…

Mediterrando

Museo Irpino – ex Carcere Borbonico
Via De Marsico – Avellino
Dal martedì al sabato 09.00-13.15
Mercoledì e venerdì 09.00-13.15 / 15.30-17.30
Info 0825.192606
mariangelacalabrese.blogspot.com
Ingresso libero

Robert Rauschenberg

La Galleria Conceptual presenta una mostra dedicata a uno degli artisti più prolifici e sperimentatori del Novecento: Robert Rauschenberg.

La personale raccoglie una serie di opere realizzate fra gli anni ’70 e ’80, durante i viaggi dell’artista tra India, Giappone e Cina: ispirato dalle culture orientali, l’artista introduce nell’opera vari oggetti, operando una fusione fra diversi materiali e la pittura, alla quale non rinuncia mai. Rauschenberg definisce questa personale unione fra cose quotidiane e pittura combine-paintings (dipinti combinati).

I lavori di Robert Rauschenberg hanno una forte unicità, determinata dal modo in cui l’artista sceglie e accosta gli elementi, nonché dalle parti dipinte a mano, la sovrapposizione del collage, le immagini in composizioni reticolari libere e le imperfezioni del processo serigrafico, elementi che distinguono il suo lavoro dalla più fredda Pop Art. Un viaggio intercontinentale tra paesaggi, atmosfere, anime aleatorie. Un alchemico senza restrizioni.

Bike e Sand (entrambi del 1974) fanno parte degli Hoarfrosts, eseguiti tra il 1974 e il 1975 con diversi tessuti. Il titolo, che in inglese significa brina, fa riferimento all’Inferno della Divina Commedia: accompagnato dal poeta Virgilio, Dante discende all’inferno, avvolto nella nebbia e nel gelo. L’inizio del XXIV canto recita: “quando la brina in su la terra assempra / l’imagine di sua sorella bianca, / ma poco dura a la sua penna tempra”.

Rauschenberg scoprì questa tecnica mentre lavorava con la litografia. Egli notò che la garza usata per pulire le lastre di pietra manteneva tracce della carta da giornale. Usando un solvente che consente alle immagini di essere trasferite su tessuto, iniziò a trasferire le immagini dei giornali su seta, cotone e chiffon. In alcune di queste opere strati di tessuto trasparente o semi-trasparente si sovrappongono, creando delicate composizioni di grande profondità ed eleganza. Gli “Hoarfrosts” parlano di occultamento e di trasparenza, “presentando le immagini nell’ambiguità dell’improvviso immobilizzarsi nella messa a fuoco o del disciogliersi alla vista” (Rauschenberg).

Anche le opere uniche Untitled (1979) e Christmas ’88 (1988) sono state realizzate con la stessa tecnica.

Early Egyptian Series 14 (1974), è un’opera che si inserisce nella serie omonima, creata nel 1973-4, il cui materiale dominante è il cartone. L’artista, non senza una certa ironia, prende delle scatole di cartone, le appiattisce, le ricopre di colla e le fa rotolare nella sabbia o le avvolge nella garza come mummie per realizzare grandi sculture o rilievi murali.

L’interesse di Rauschenberg per l’antico Egitto è in parte ispirato da letture e in parte dalle visite al Louvre. Recuperando un elemento come la scatola di cartone, usato e gettato via, l’artista pone l’osservatore di fronte ai temi della caducità e della continuità.

Le opere Hard Eight e Box Car (entrambe del 1975) appartengono alla serie Bones, prodotta insieme alla serie Unions, a cui invece afferiscono Quorum, Junction e Ballots (1975). Entrambe furono realizzate dall’artista durante il mese trascorso in India presso la residenza Gandhi Ashram ad Ahmedabad, un importante centro di produzione tessile. Le prime sono realizzate con carta fatta a mano, tessuto e legno di bamboo; le seconde sono invece composte da stracci e fango, spesso cosparse di spezie per arricchirle del caratteristico aroma, con aggiunta di tessuto, legno e spago. Affascinato dalla cultura indiana, Rauschenberg si lascia ispirare dalle loro tradizioni nell’utilizzo di materiali semplici, come gli stracci e il fango, nel loro assemblaggio e nelle tecniche di tessitura.

La mostra, a cura di Graziano Menolascina, continua in galleria fino al 17 marzo.

 

Via Mameli 46, 20129 Milano
+39 02 70103941
info@conceptual.it www.conceptual.it

Inverno in quota

Lo spazio MADE4ART di Milano inaugura il nuovo anno espositivo con Inverno in quota, mostra personale dell’artista fotografo Guido Alimento (Macerata, 1950) a cura di Vittorio Schieroni ed Elena Amodeo. In esposizione una selezione di scatti realizzati tra il 2011 e il 2018 sulle Alpi al confine tra Italia – Val di Susa (Bardonecchia) e Francia – Valle della Clarée.

Le cime delle montagne innevate seminascoste da nubi e foschia, i riflessi e le trasparenze che caratterizzano la trasformazione dell’acqua in ghiaccio, le macchie di colore lasciate dalle foglie cadute sul candore della neve: le immagini catturate dall’obiettivo di Guido Alimento si rivelano essere un vero e proprio omaggio all’inverno, nel rigore delle forme e delle geometrie create dalla natura, nella purezza assoluta degli elementi naturali e nel silenzio che sembra scaturire da uno scenario ricco di poesia e incanto. L’inverno, stagione di una morte apparente che cela in realtà riposo e rigenerazione, diviene con le fotografie di Guido Alimento simbolo del ciclico rinnovarsi della vita e della prossima rinascita della natura.

Inverno in quota, con data di inaugurazione mercoledì 9 gennaio 2019, rimarrà aperta al pubblico fino al 31 dello stesso mese; media partner della mostra Image in Progress.

Guido Alimento. Inverno in quota
a cura di Vittorio Schieroni ed Elena Amodeo
9 – 31 gennaio 2019
Inaugurazione mercoledì 9 gennaio, ore 18
Lunedì ore 15.00 – 18.30, martedì – venerdì ore 09.30 – 13.00 / 15.00 – 18.30
MADE4ART
Spazio, comunicazione e servizi per l’arte e la cultura
Via Voghera 14, 20144 Milano
www.made4art.it, info@made4art.it, t. +39.02.39813872
Media Partner Image in Progress

Scopri le opere di Guido Alimento sul sito Internet MADE4EXPO
www.made4expo.it
la nuova galleria d’arte online di MADE4ART
l’arte di qualità per la tua collezione o per un regalo esclusivo

Le Rouge et le Noir

MADE4ART di Milano presenta dal 17 dicembre 2018 all’ 8 gennaio 2019 Le Rouge et le Noir, speciale progetto artistico che riunisce sei artisti caratterizzati da differenti sensibilità artistiche e specificità tecniche esponendo una selezione di opere pittoriche ispirate al rapporto tra il rosso e il nero.

Protagonisti della mostra Giusella Brenno, Martino Brivio, Josine Dupont, Sara Montani, Francesco Sandrelli, Roberto Tomba: la mostra è un vero e proprio omaggio a un colore, il rosso, da sempre legato a concetti quali “emozione”, “amore”, “passione”, “calore”, impiegato dagli artisti sin dai tempi più antichi per rappresentare sentimenti profondi e intensi legami affettivi; accanto al rosso, il nero, che incarna l’antitesi, il mistero, il silenzio, gli aspetti più intimi e nascosti della nostra interiorità. Il rosso e il nero sorprendono e coinvolgono l’osservatore, rappresentando con il loro accostamento, la loro inevitabile contrapposizione e l’incontro con gli altri colori le infinite sfumature delle emozioni umane.

Le Rouge et le Noir, con data di inaugurazione lunedì 17 dicembre, sarà aperta al pubblico con gli orari di apertura dello spazio dal 18 al 21 dicembre e il 7 e l’8 gennaio; su appuntamento durante il periodo delle Festività natalizie.

Le Rouge et le Noir
Giusella Brenno, Martino Brivio, Josine Dupont,
Sara Montani, Francesco Sandrelli, Roberto Tomba
17 dicembre 2018 – 8 gennaio 2019

Inaugurazione lunedì 17 dicembre, ore 18.30
Orario apertura: 18 – 21 dicembre e 7 – 8 gennaio ore 10 – 13 e 15 – 19
Durante il periodo delle Festività la mostra sarà aperta al pubblico su appuntamento

MADE4ART
Spazio, comunicazione e servizi per l’arte e la cultura
di Vittorio Schieroni ed Elena Amodeo
Via Voghera 14, 20144 Milano
www.made4art.it, info@made4art.it, t. +39.02.39813872

Tra Cielo e Terra

In occasione dei festeggiamenti del Natale molfettese 2018: “Il Natale tra saperi e sapori” l’associazione AS.SO art in collaborazione con il comune di Molfetta ospita nella chiesa Santa Maria del principe anche detta Chiesa della Morte una personale dell’artista Maria Bonaduce intitolata : “ Tra Cielo e Terra”.

In esposizione ci saranno installazioni con opere sulla natività di Cristo in parallelo con acquerelli che rappresentano la città di Molfetta. L’artista, nota paesaggista, da diversi anni si dedica all’Arte Sacra con numerose opere pubbliche in varie città italiane ed estere.
Infatti possiamo ammirare alcuni suoi dipinti e vetrate istoriate nelle chiese molfettesi di S. Domenico, S. Bernardino e Immacolata, nel Seminario Vescovile e nella biblioteca del Seminario Regionale .

“Una frase di Giovanni Damasceno sembra guidare la mano della pittrice: “riproduci la sua forma su di un quadro, ed esponi alla vista Colui che ha accettato di essere visto. Di Lui riproduci l’inesprimibile condiscendenza…”.
Osservando le opere esposte vi è una costante “ la Luce” intesa come presenza del Divino nelle cose del mondo. Ci piace, a tal proposito riportare uno stupendo passaggio di Basilio il Grande (329-379) tratto dal suo Hexaemeron in cui viene dipinto un ritratto incantato del cosmo chiamato all’esistenza dalla Parola: “Luce” fu la prima parola di Dio, il primo suono creatore di evento: con essa “dissipò” le tenebre, allontanò la tristezza, illuminò il cosmo, rivestì ogni cosa di un aspetto gradevole e giocondo. L’aria stessa brillava, o meglio tratteneva in sé tutta la luce inviandone grandiose inondazioni per tutta la sua estensione. Dopo l’apparizione della luce anche il cielo divenne più giocondo e le acque più limpide, non soltanto accogliendo la luce, ma anche riflettendo in ogni punto con innumerevoli scintillii…

“Sia Luce” (Gen 1,3), e il comando era subito attuato, così fu creato qualcosa di cui la mente umana non può immaginare nulla di più giocondo e di più bello…”. E Dio vide che la luce era bella” (Gen 1,4)” (Hexaemeron, 2,7)”. (S.E. Mons. Felice Di Molfetta).

 

TRA CIELO E TERRA
Mostra personale di MARIA BONADUCE
a cura dell’associazione AS.SO art

Vernissage 21 dicembre 2018 ore 18,00

Presso:
CHIESA SANTA MARIA DEL PRINCIPE detta anche “CHIESA DELLA MORTE” – centro storico di MOLFETTA (Nelle vicinanze di Piazza Municipio)

visitabile dal 21 al 27 dicembre 2018

orari: tutti i giorni 10:00 – 13:00 / 18:00 – 21:00

Email; morgese.bonaduce.art@libero.it
Tel 3494368197; www.retearte.it/bonaduce-maria
Opere in permanenza presso ADSUM studio
https://www.facebook.com/Adsum-Arte-1629823950603730/

Premio Marche 2018 Biennale d’Arte Contemporanea

AMIA – Associazione Marchigiana Iniziative Artistiche in collaborazione con Regione Marche e Comune di Ascoli Piceno con il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali presenta Premio Marche 2018 Biennale d’Arte Contemporanea.

A quasi vent’anni dall’ultima edizione, quella del 1999, torna alla ribalta del contesto espositivo italiano e all’attenzione della critica e del pubblico la prestigiosa rassegna d’arte contemporanea che prese il via nel 1956.

Una rassegna che assume oggi una formula itinerante, prendendo il via dal Comune di Ascoli Piceno che ospita fino al 31 gennaio presso il Forte Malatesta l’esposizione che dà il tema all’edizione 2018 L’interpretazione artistica come armonia. Una selezione di 134 artisti, tra nomi affermati del panorama italiano e internazionale invitati dal Comitato Scientifico ed altri artisti, anche giovani, che hanno aderito alla selezione prevista dal Bando di concorso, tutti accomunati dal fatto di essere marchigiani o di aver lavorato e gravitato nella regione delle Marche.

Dalla sua prima edizione per tutti gli anni Sessanta e poi fino agli anni Novanta, il Premio Marche si è posto come l’appuntamento più significativo del centro Italia nel dialogo con il dibattito artistico contemporaneo nazionale del quale proponeva contesti e situazioni per la loro divulgazione scientifica e per una riflessione critica.

Ha registrato nel corso delle passate edizioni la partecipazione dei maggiori artisti marchigiani e nazionali affermati o che, anche attraverso la rassegna, diventeranno protagonisti di un riconosciuto percorso professionale e il coinvolgimento dei maggiori critici d’arte come Mariano Apa, Renato Barilli, Maurizio Calvesi, Luciano Caramel, Enrico Crispolti, Fabrizio D’Amico, Gillo Dorflese e molti altri.

Per l’edizione 2018, nell’ambito di una rinnovata e aggiornata veste rappresentativa, la manifestazione, riprende le caratteristiche storiche della rassegna con la partecipazione degli artisti marchigiani viventi invitati dal Comitato Scientifico e con artisti marchigiani selezionati attraverso una partecipazione a concorso.

Sede d’eccezione per la mostra il Forte Malatesta di Ascoli Piceno, una fortezza che svetta sulla gola del fiume Castellano e sul Ponte Cecco, un tempo edificio termale romano, deve il suo aspetto odierno a Antonio da San Gallo il Giovane e oggi ospita il Museo dell’Alto Medioevo ed esposizioni di arte contemporanea.

Cuore dell’esposizione la sala ottagona della Chiesa di Santa Maria del Lago, adiacente al Forte, che accoglie la terracotta di Paolo Annibali, l’incisione di Enzo Cucchi, il bozzetto di Dante Ferretti, Omar Galliani che fa il verso a Elio Marchigiani e ancora la scultura di Pino Masca, l’olio di Tullio Pericoli, i bronzi di Valeriano Trubbiani e Giuliano Vangi, la tecnica mista di Walter Valentini e ancora le fotografie di Lorenzo Cicconi Massi e di Giorgio Cutini, le installazioni di Valerio Valeri, Paolo Soro e Terenzio Eusebi e il celebre manierista Bruno D’Arcevia, senza dimenticare Ubaldo Bartolini, Luigi Carboni, Carlo Cecchi, Leonardo Cemak, gli ascolani Giuliano Giuliani e Arnaldo Marcolini, e ancora Franco Giuli, Rocco Natale, Oscar Piattella, Nino Ricci, Mario Sasso, Roberto Stelluti e infine Eliseo Mattiacci, protagonista quest’ultimo di una mostra antologica al Premio Marche del 1993.

Una pluralità di mezzi espressivi, esperienze e sentire che si fondono e si snodano all’interno del Forte Malatesta dialogando con artisti, più o meno giovani, che hanno partecipato al Bando di Concorso e sono stati selezionati dalla Giuria. L’interpretazione artistica come armonia è stato scelto proprio come tema della mostra per mettere in rapporto generazioni e medium diversi, dimostrando la vitalità del dibattito artistico marchigiano, dimostrando come la regione delle Marche possa tornare ad essere punto di riferimento per artisti, critici e studiosi per una concreta e credibile ricognizione artistica sul territorio.

Da menzionare il Premio della critica “Alfredo Trifogli”, istituito da questa edizione e intitolato alla figura dello storico Presidente, ideatore e fondatore del Premio Marche, che per il 2018 è stato assegnato a Sandro Ciriscioli, pittore e incisore del Montefeltro, docente all’Accademia di Belle Arti di Urbino.

Il rinnovato Premio Marche e la mostra in corso L’interpretazione artistica come armonia, rappresentano una sintesi tra il rispetto e l’equilibrio degli obiettivi propositivi originari, la valorizzazione dell’affermazione raggiunta nel tempo dalla manifestazione e quel suo ruolo di strumento didascalico e di riflessione, oltreché anche di vera e propria proposta di valorizzazione e valutazione critica della pratica artistica e della valenza espositiva, che si pone all’interno del dibattito sull’arte contemporanea italiana e internazionale.

Pure Graphite

Sabato 15 dicembre, alle ore 18, si inaugura presso gli spazi del Tomav – Torre di Moresco Centro Arti Visive – la personale dell’artista Riccardo Angelini dal titolo ” Pure Graphite” con una serie di opere site specific e una ventina di lavori su carta. La mostra include una proiezione del videoartista Tibo Soyer.

Scrive Milena Becci :
«Via mistica, ovvero la contemplazione del mondo spirituale, e via razionale, la rappresentazione sintetica quindi dell’universo visibile, hanno da millenni ritratto un binomio dal quale è assai complicato prender le distanze.

Scienza e religione son divenute due potenze separate che sublimano l’esistenza e creano differenze e varietà, verso una verità che non è mai per sua natura assoluta. Per la scienza tutto ciò che non viene passato al vaglio dell’osservazione empirica non rappresenta la realtà e questo non è di certo il pensiero che descrive il credo delle religioni.

Ne L’Iniziazione, testo del 1904 che accoglie riuniti in un unico volume i saggi pubblicati da Rudolf Steiner, il Pensatore Veggente – così lo chiama Édouard Schuré – afferma che può succedere facilmente, per esempio, che taluno trovi che questa o quella notizia non si accordi con certi risultati scientifici dell’epoca presente; in realtà, non vi è nessun risultato scientifico in contraddizione con l’investigazione spirituale. In ogni uomo, secondo Steiner, esistono facoltà per accedere alla conoscenza dei mondi superiori e egli ne indica le modalità per avvicinarvisi. Un tentativo quindi di rendere tangibile e concreto questo processo di padronanza e consapevolezza di mondi altri che ogni uomo può raggiungere adoperandosi e sviluppando specifiche facoltà senza trascurare alcun dovere nella sua vita ordinaria.

Il mondo dei sentimenti, dei pensieri e dei desideri è spesso inafferrabile e crea caos all’interno di ognuno, rimanendo in gran parte incosciente. L’irruzione dell’inconscio nella coscienza è talmente perturbatrice – perché poco adatta alla vita sociale – che la coscienza si ingegna a reprimere quelle manifestazioni verso le quali nutre un sentimento di vergogna […] scrive Aïvanhov; da qui la naturale riflessione su cosa, con grande forza, elimini totalmente questa vergogna e conduca spontaneamente ad una stretta connessione tra spirito e materia, ad uno sposalizio tra i due materialmente testimoniato, se non l’arte? A questi pensatori si lega il lavoro di Riccardo Angelini che ha approfondito la sua ricerca artistica attraverso un’indagine teorica che viene concretizzata nella forma.

Dall’interno all’esterno, dalla sensazione alla realizzazione istintiva con l’uso della grafite fissata sul foglio. Ogni opera è un monotipo, è segno unico e irripetibile. Nella fase di produzione lo spazio è metaforicamente inserito nella rappresentazione segnica, influenza energetica di ciò che scaturisce dall’interno dell’Io. La grafite macchia il foglio con più forza in alcuni punti e con leggerezza ma caparbietà su altri, lontana da quella vergogna nata dai limiti sociali. Prevale il senso di libertà dell’artista che agisce con l’intenzione di trasportare lo spettatore in ascesa, all’interno di uno spazio che è più che idoneo a questo tipo di operazione.

Nei quattro livelli della torre eptagonale di Moresco, infatti, si ascende dal tangibile all’immateriale, vivendo l’ambiente, raccolto in metratura ma sviluppato verso il cielo stellato. Il percorso spontaneo è la salita, con brevi soste ma senza fermata se non all’apice. Un grande disegno al primo piano, materico e pesante nel tratto, ricorda la forma del planisfero, del mondo empirico che è scienza ed entità fisica; salendo al secondo livello tutto poi si riduce, dalle dimensioni del foglio, al suo peso specifico, fino all’utilizzo minore della grafite e del carboncino. La materia si sta disgregando e trasformando per giungere alla terza altezza in cui tutto è ancora più ristretto e si modifica elevandosi, quasi eterea, fino ad arrivare all’ultimo stadio del viaggio in cui scompare e diviene protagonista la luce, colei che crea l’immagine: i disegni di Riccardo Angelini si mostrano alle pareti attraverso due videoproiettori muovendosi a trecentosessanta gradi, operazione realizzata grazie alla collaborazione con il videoartista Tibo Soyer.

Una sorta di automatismo, quello di Riccardo Angelini, che lo porta a rendere la materia campo di proiezione visiva in cui riconoscere forme ed entità che compaiono sul foglio e vivono espandendosi e fluttuando anche fuori dalla superficie della carta che non limita l’immaginazione. Un carattere quasi iniziatico ed alchemico che prende avvio da uno dei più importanti movimenti letterari ed artistici d’avanguardia nato a Parigi – città in cui l’artista vive e lavora – dopo la prima guerra mondiale, il Surrealismo. Nel 1925 Max Ernst scopre la tecnica del frottage, un metodo che esclude qualsiasi scelta mentale cosciente sovrapponendo il foglio di carta a corde, foglie d’albero, tessuti e tanto altro e sfregandovi poi la matita e il carboncino in modo che la carta, per la pressione esercitata, acquisisca lo schema irregolare sottostante.

Pur con risultati diversi, Riccardo Angelini adopera la tecnica dello strofinamento che lo avvicina alle intenzioni principali del Surrealismo, automatismo psichico – così come viene definito nel Manifesto del 1924 di André Breton – libero da qualunque controllo di tipo morale, etico e culturale. Nascono così dalla mano di Angelini disegni totalmente spontanei che nel loro manifestarsi si avvicinano anche al lavoro di uno dei più grandi fotografi del Novecento, Mario Giacomelli, nato e vissuto nelle Marche – terra di origine di Angelini – e ai suoi lavori ricchi di contrasti esasperati in cui bianchi e neri sono portati agli estremi.

Senza alcuna volontà di resa del paesaggio, Angelini trasla sul foglio gli eccessi del buio e della luce in una costruzione automatica e materica di un’interiorità lasciata libera di rapportarsi con una visione del mondo che è personale ed universale allo stesso tempo, che dal momento in cui fuoriesce si unisce con lo spazio circostante e contemporaneamente ne viene influenzata prima dello svolgersi dell’azione segnica. La materia diviene così il mezzo, e non il fine, per svincolarsi dalla ragione e le macchie impresse permangono all’infinito.»

Pure Graphite – Riccardo Angelini
Torre di Moresco Centro Arti Visive

Comune di Moresco (FM)
tel. 0734 259983 – 327 2365681
www.comune.moresco.fm.it
tomav@libero.it
www.facebook.com/TorreMorescoCentroArtiVisive/

Visitabile nei giorni sabato e domenica, dalle 18 alle ore 20

Giornata Regionale dei Musei di Calabria

Si è conclusa, presso il Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide, la prima Giornata Regionale dei Musei di Calabria che ha registrato una grande partecipazione (oltre 250 ingressi).

I bambini, dai 5 agli 11 anni, dopo aver visitato le cinque sale espositive che custodiscono i reperti provenienti dall’area urbana di Sybaris, Thurii e Copia e dai principali insediamenti che hanno occupato il territorio intorno alla città, hanno realizzato, con cartoncino e/o plastilina, il reperto archeologico che gli ha destato maggiore interesse. Pronto ad accogliere gli addobbi appena realizzati, un albero di Natale tutto da allestire.

Tra reperti archeologici da scoprire e ricreare, glitter, plastilina, nastrini da personalizzare e letterine improvvisate che l’elfo di Babbo Natale ha poi letto, con tutti i bimbi seduti vicino l’albero, il Natale al Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide è arrivato attraverso gli occhi brillanti dei bambini.

Anna Lucia Casolaro, responsabile Servizi Educativi del Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide, con una breve presentazione, ha voluto salutare i bambini che hanno partecipato all’iniziativa, congratulandosi per l’interesse mostrato per la storia del territorio della Sibaritide, con l’augurio di poter accrescere sempre di più il senso di appartenenza al patrimonio culturale.

Il Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide, diretto da Adele Bonofiglio, afferisce al Polo Museale della Calabria diretto da Angela Acordon.

Giornata Regionale dei Musei di Calabria
Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide
Cassano allo Ionio (Cosenza)

Polo Museale della Calabria
Direttore: Angela Acordon
Ufficio stampa: Silvio Rubens Vivone (responsabile)
Tel.: 0984 795639 fax 0984 71246
pm-cal.ufficiostampa@beniculturali.it

Vincenzo Rusciano – Skyline

La Galleria Nicola Pedana presenta Skyline, la prima mostra personale di Vincenzo Rusciano negli spazi della galleria (piazza Matteotti 60 – 81100 Caserta), dal 6 dicembre al 30 gennaio 2019.

In questa occasione Vincenzo Rusciano (Napoli, 1973) presenta un nucleo di sculture inedite, dal titolo “Graphite”, che prendono le mosse dalla propria ricerca artistica degli ultimi anni, quella produzione dove la figurazione classica si mescola con gli utensili tratti dalla archeologia che rimandano a ciò che, fino a ieri, era il suo operare quotidiano. Elementi figurativi che però Rusciano non ha mai presentato per “intero” ma amputati, trasformando quella stessa limitazione, quella frammentazione, quella provvisorietà, in una sintesi di cifre distintive profondamente diverse, in un ponte che collega due orizzonti distanti, quello storico/ classicheggiante a quello urbano/contemporaneo. In questo nuovo nucleo di opere, altresì, per Vincenzo Rusciano è il segno grafico che gioca un ruolo importante, poiché il disegno è il ‘modello’ di sintesi- semplificazione del nostro pensiero, la vera consapevolezza, come chi riassume un pensiero in poche parole, così lui interpreta e sintetizza, nella più completa padronanza della materia scultorea, per ridurre l’intero vissuto artistico e professionale degli ultimi anni al solo scheletro, all’essenza, in una rielaborazione di esperienza di vita.
In occasione della mostra, verrà realizzato un catalogo, con un testo del collezionista Massimo Lauro

 

Vincenzo Rusciano, nato a Napoli nel 1973. Docente presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni private italiane ed estere, tra cui: Collezione Madre – Museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli; MAC – Museo d’Arte Contemporanea Lissone, MB; Collezione Museo della scultura contemporanea, Gubbio; Collezione Ernesto Esposito, Napoli; Collezione Galerie Ernst Hilger, Vienna; Collezione Claudia Gianferrari, Milano-Roma; Collezione Angela e Massimo Lauro, Napoli-Città della Pieve. Tra le ultime mostre personali: “Nero Moto Perpetuo”, Museo Civico di Santa Maria dei Servi, Città della Pieve (PG), 2017, promossa da Il Giardino dei Lauri. Collezione Angela e Massimo Lauro; “Not so Bad in Capri”, Villa San Michele Foundation, Anacapri, 2016, curata da Maurizio Siniscalco; “Not so Bad” Galleria Annarumma, Napoli, 2016; “Echi dal bianco” Museo d’arte Contemporanea di Lissone, 2015, a cura di Alberto Zanchetta; “Sponda” Chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli, Napoli, 2014, a cura di Angela Tecce e Alberto Zanchetta; “Broken”, Galleria Annarumma, Napoli, 2011; “Deadline”, Annarumma404, Milano, 2008; “I’m not Spiteful”, NT Art Gallery, Bologna, 2007, a cura di Alberto Zanchetta; “Neverland”, Changing Role Gallery, Napoli, 2006. Tra le ultime mostre collettive: “Incontri”, Chiesa dell’Annunziata, Teano (Ce), 2018, patrocinata dal Comune di Teano in collaborazione con Galleria Nicola Pedana e Carlo Cinque; “Ixion. La collezione, la sua evoluzione e la ricerca culturale al servizio della città”, MAC Museo d’arte contemporanea, Lissone, 2018; “Per_formare una collezione”, Madre_Museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli, a cura di Andrea Viliani e Silvia Salvati; “Made in Naples”, Banca Widiba, Napoli, 2017, a cura di Fabio Agovino e Francesca Blandino; “Senza Frontiere”, Parco d’Arte Quarelli, Roccaverano AT, 2017, curata da Alessandro Demma; “The Go-Between. Una selezione di artisti internazionali dalla Collezione di Ernesto Esposito” Museo di Capodimonte, Napoli, 2014, a cura di Eugenio Viola; “Passaggi. Dalla collezione privata di Ernesto Esposito”, Museo di Arte Contemporanea del Belvedere di San Leucio, Caserta, 2011, a cura di Massimo Sgroi; “A.D.D. Attention Deficit Disorder”, Palazzo Lucarini, Trevi (PG), 2010, a cura di Benjamin Godsill; “Il Giardino dei Lauri, Collezione Angela e Massimo Lauro”, Città della Pieve (PG), 2009; “Sistema Binario”, Stazione Metropolitana di Mergellina, Napoli, 2008, a cura di Adriana Rispoli e Eugenio Viola; “La Casa degli Artisti. Dalla Collezione Murri di Arte Contemporanea”, Palazzo D’Accursio, Bologna, 2008, a cura di Valerio Dehò; “Ironia domestica”, Museion di Bolzano, 2007, a cura di Letizia Ragaglia; “Open Space”, Centro Culturale Candiani, Venezia, 2006, a cura di Lara Facco e Alberto Zanchetta.

 

Vincenzo Rusciano – Skyline

Dal 6 dicembre al 30 gennaio 2019
Galleria Nicola Pedana – piazza Matteotti 60 – 81100 Caserta

Inaugurazione: Giovedì 6 dicembre 2018 ore 18.30

www.nicolapedana.com
gallerianicolapedana@gmail.com

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