Galerie des glaces

Dal 21 novembre al 21 dicembre 2018, la Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano ospita il progetto di Roberto Fanari (Cagliari, 1984), dal titolo Galerie des glaces.

La mostra è il terzo e ultimo appuntamento con il nuovo ciclo delle Project Room della Fondazione, che mette a disposizione di giovani curatori e artisti il proprio spazio e le proprie competenze, per raccontare al pubblico le ultime tendenze della scultura contemporanea.

La curatela delle Project Room 2018 è stata affidata a Flavio Arensi, che ha costruito un progetto in tre atti, La stanza di Proust, pretesto per guardare gli accadimenti della società e dell’uomo attraverso i suoni, le assenze e le presenze, del passato come del futuro. I tre momenti che si susseguiranno in questa stanza formeranno un’unica riflessione sul ruolo della scultura in questo momento storico. Come afferma Arensi, “con i tre artisti coinvolti nelle Project Room 2018 intendiamo recuperare, attraverso il loro lavoro, l’idea di una coscienza allargata che non usa i mezzi più tradizionali della scultura ma ne ricerca i concetti più profondi attraverso la tecnologia e lo spazio“.

Dopo l’indagine sulla tecnologia e le incidenze esistenziali di Donato Piccolo e lo sguardo di Roberto Pugliese su un luogo in cui la materia della scultura può diventare intangibile perché musicale, ecco l’ultimo momento con Roberto Fanari che, creando una stanza vuota, costringe il pubblico a relazionarsi con la propria immagine.

Per la Fondazione Arnaldo Pomodoro, Roberto Fanari ha infatti pensato a una vera e propria galleria degli specchi, riducendo le linee minimali che delimitano lo spazio della Project Room per fare della sua scultura – architettura un luogo rarefatto in cui il visitatore è solo con se stesso.

Roberto Fanari ricostruisce un “salone delle feste” tipico degli antichi palazzi reali, intervenendo sul perimetro della stanza vuota, spogliando le pareti di tutte le necessità decorative e lasciando solo agli specchi il compito di interagire con il visitatore. L’immagine riflessa obbliga la persona a confrontarsi con il proprio io profondo. Stare davanti a uno specchio significa cercare un punto di mediazione tra i diversi livelli della psiche.

In questo modo l’osservatore si osserva, è testimone della propria storia. Fanari, che di norma illustra le relazioni attraverso figure-modelli in filo di ferro saldato, qui abdica alla partecipazione dei suoi manichini-attori per svincolare chi entra da qualsiasi legame e da ogni forma di condivisione, giacché la scena può svolgersi solo nell’intimità estrema.

Come osserva il curatore, Flavio Arensi, “Spogliare la scena di presenze fittizie, di scultore dalle sembianze umane, permette all’artista di pretendere un cambio nell’azione del pubblico, da osservatore a osservante, da terzo chiamato in causa a meditare sull’opera a individuo che si relaziona con i propri turbamenti. Il luogo della scultura diventa così palcoscenico dell’esperienza individuale”.

In questo ambiente risuoneranno musiche composte da Francesco Fugazza. Alla base della composizione si avverte il progetto di campionamento del suono dei principali materiali di lavoro dello scultore, che è stato poi rielaborato in post produzione al fine di creare una successione di fotografie sonore ispirate a Gymnopédie n°3 di Erik Satie.

Memories are not memories

Memories are not memories” è il titolo della prima mostra personale di Valentina Colella che si terrà dal 16 Novembre al 5 Dicembre c.a. presso la galleria AMY-D Arte Spazio di Milano, a cura di Valerio Dehò.

Nella sua prima personale a Milano, Valentina Colella, dopo la collaborazione di un anno con la Galleria Amy-d Arte Spazio, fa il punto sulla sua ricerca: in mostra una sintesi del suo percorso dal 2013 al 2018. Presenta il lavoro inedito R.I.P. La pace che mi hai dato. La pace che mi hai tolto. (2017), installazione composta da 15 gruppi di carte fine art intagliate a mano. L’opera ha anticipato la grande installazione Quello che resta presentata nelle sale di Palazzo Reale a ottobre per il 19° Premio Cairo, dove è stata finalista.

Il percorso espositivo ha inizio con la pittura, Filling the sky_(pink45) un monocromo del 2017 rosa shock di 370 cm x 250 cm realizzato con un pennello n.2, stratificazioni di pigmento con acqua e nuovi lavori del 2018 dopo aver ricevuto in dono Perlux 8300, una ver-nice dotata di riflessi tipici della madreperla. Sempre utilizzando il Perlux Valentina Colella si è cimentata con la scultura, 145 stelle realizzate per il 4° capitolo del suo progetto installativo ormai internazionale Where the stars sleep precedentemente ambientato in Uruguay e Sud Africa.

L’artista parte da un’esperienza di lutto appresa casualmente via Facebook. Costruisce una sequenza di lavori legati all’immagine guida del trauma: la schermata di Google Maps bloccata sulla sua abitazione mentre nella porzione di cielo appare un elemento determi-nante. Lo stesso è elaborato dall’artista in forma pittorica e in intagli su carta. La banalità e la pericolosità dello screenshot diventano legame tra la fisicità dei gesti del dipingere, dell’incidere con il taglierino e la virtualità del web. Reale e virtuale diventano un gioco di specchi che amplifica le immagini e le fanno sembrare in attesa di un’evoluzione. Nella sequenza per Amy-d Arte Spazio il tema del volo dal rosa shock vira verso il bianco con la serie Filling the sky_(white perlux 8300): il lutto viene elaborato, il rito di cordoglio si com-pie come se Valentina Colella dopo 5 anni riuscisse a dare un senso all’assenza attraverso l’opera Quello che resta. Il vuoto torna ad essere tale, ma trova una spiegazione.” (Valerio Dehò)

L’abbandono è un viaggio attorno a me stessa, che esorcizzo lavorando sull’evanescenza dell’esistenza. Con modalità ossessiva riproduco il soggetto per portarlo alla sua scompar-sa. Ripetuto allo strenuo fino all’ultimo atto della dissolvenza.” (Valentina Colella)

memories are not memories
life was life will be

Valentina Colella solo show
a cura di Valerio Dehò

AMY-D Arte Spazio Milano
16 Novembre – 5 Dicembre 2018
Opening: 15 novembre h. 18,30
INFO:
Amy-d Arte Spazio – Via Lovanio, 6 – 20121 – Milano – M2 Moscova
T. +39 02654872 – info@amyd.it – www.amyd.it – www.valentinacolella.com

La stagione americana

La Galleria Open Art di Prato presenta, dal 24 novembre 2018 al 9 febbraio 2019, “La stagione americana” dello scultore Francesco Somaini (Lomazzo, 1926 – Como, 2005), uno degli artisti italiani contemporanei più rappresentati nei musei americani. Realizzata in collaborazione con l’Archivio Somaini, la mostra sarà inaugurata sabato 24 novembre alle ore 17.30.

L’esposizione, attraverso opere selezionate, ripercorre la fase compresa tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta, periodo in cui il lavoro di Somaini ha ottenuto un particolare consenso e una notevole attenzione da parte di collezionisti e istituzioni statunitensi.

Quasi tutte le opere che vengono presentate in questa occasione sono state in collezioni americane o sono state esposte nelle mostre che l’artista ha effettuato oltreoceano in quegli anni. Somaini è stato infatti tra i protagonisti dell’informale a livello mondiale, individuando, anche per mezzo della particolare conoscenza e cura dei processi di fonderia e di trattazione dei metalli, una via originale di indagine nel rapporto tra la materia e la sua definizione espressiva, tra il dinamismo delle forme e la loro qualificazione estetica.

Attraverso il riconoscimento ottenuto nelle Biennali di Venezia degli anni Cinquanta (dove ha esposto una prima volta nel 1950, ha avuto una presenza consistente nel 1954, nel 1956 e nel 1958 e ha ottenuto nel 1960 una sala personale) e i rapporti internazionali intrecciati in quegli anni, Somaini ricevette l’attenzione di critici di punta, tra cui figura Enrico Crispolti che dal 1957 segue il suo lavoro con costanza, fino a essere il curatore del catalogo ragionato della scultura, in corso di elaborazione, insieme a Luisa Somaini, storico dell’arte e figlia dell’artista. Si sono occupati del lavoro di Somaini critici francesi, come Léon Degand e Michel Tapié (Somaini ricevette il premio della critica alla Biennale di Parigi nel 1961). Giulio Carlo Argan lo presentò in occasione della prima personale americana (nella sede dell’Italian Cultural Institute di New York nel 1960), che aprì, dopo il successo conseguito nella Biennale di San Paolo del Brasile del 1959 – dove ottenne il premio come migliore scultore straniero – all’artista comasco le porte del collezionismo americano di alto profilo. Nelson e John D. Rockfeller, Joseph Hirshhorn, Lydia Kahn Winston Malbin, l’architetto Philip Johnson e numerosi altri collezionisti privati, oltre ad accaparrarsi suoi lavori, favorirono l’acquisizione di sue opere nei principali musei americani e la committenza di importanti opere monumentali di destinazione pubblica realizzate nel 1970 (per Baltimora, Atlanta e Rochester).

La mostra della Galleria Open Art, raccoglie importanti tracce di quella stagione, con opere significative dell’attività creativa della stagione informale come i due esemplari della serie dedicata alla “Proposta per un monumento” del 1958 e del 1963, sfociata nella grande opera di Baltimora, “Piccola Assalonne (Corona)” del 1959, “Nauta II” del 1960 (un piombo scavato a fiamma, esposto alla Biennale di Venezia dello stesso anno), “Racconto sul Cielo” del 1961, “Racconto Patetico I” del 1962, provenienti da collezioni statunitensi, come quella di John D. Rockfeller (“Racconto sul Cielo”), ed è l’occasione per una pubblicazione di prestigio, riccamente illustrata, con un saggio dello storico dell’arte Francesco Tedeschi che svolge una riflessione sul ruolo della scultura di Francesco Somaini nel contesto internazionale di quegli anni. Completano la pubblicazione schede delle opere esposte e note a cura dell’Archivio Somaini, diretto da Luisa Somaini, ed una antologia di testi critici e scritti di poetica dell’artista.

La Galleria Open Art (V.le della Repubblica 24, Prato) è aperta al pubblico da lunedì a venerdì con orario 15.00-19.30, sabato ore 10.00-12.30 e 15.00-19.30, chiuso domenica e festivi. Ingresso libero. Monografia bilingue edita da Carlo Cambi Editore a cura di Mauro Stefanini con saggio critico di Francesco Tedeschi. Per informazioni: t. +39 0574 538003, galleria@openart.it.

Per informazioni:
Galleria Open Art
V.le della Repubblica 24, 59100 Prato
T. +39 0574 538003, galleria@openart.it

Ufficio stampa:
CSArt – Comunicazione per l’Arte
Via Emilia Santo Stefano 54, 42121 Reggio Emilia
T. +39 0522 1715142, info@csart.it, www.csart.it

Incontri grotteschi

La Galleria The Mori Center presenta, dal 29 novembre 2018 al 19 gennaio 2019, ” Incontri grotteschi“, prima mostra personale a Parma dell’artista milanese Giuseppe Ragazzini. L’inaugurazione è prevista per giovedì 29 novembre alle ore 19.00 presso la sede di Vicolo Del Vescovado 5/A.

Giuseppe Ragazzini, Misteriosa Routine, 2018, collage
digitale

Giuseppe Ragazzini è un artista eclettico con un ampio e vario percorso artistico che, nel corso degli anni, ha avuto modo di sperimentare diverse espressioni artistiche. È pittore, scultore, scenografo e artista visivo. Si laurea in filosofia, ma nel 2002, dopo essere rimasto affascinato dal documentario di Henri-Geoges Clouzot “Le Mystère Picasso”, inizia a dedicarsi alla pittura, all’animazione pittorica e alla scenografia digitale, fino ad approdare al mondo del video mapping.

Nelle opere di Giuseppe Ragazzini l’immagine prende letteralmente vita. Il tratto inconfondibile che caratterizza le sue opere è il dinamismo: da qui la realizzazione di collage digitali soggetti a una trasformazione incessante, costituiti da un flusso di elementi che si sovrappongono continuamente su se stessi.

In mostra saranno esposte le opere pittoriche, scultoree e digitali che meglio rappresentano l’anima poliedrica e creativa di Ragazzini. L’allestimento è stato pensato in modo che il visitatore si possa sentire completamente immerso nel mondo dell’artista, un mondo che per l’occasione prende i toni del grottesco. L’arte di Ragazzini è solo apparentemente semplice, ludica e giocosa. In realtà cela molteplici messaggi e significati reconditi che lo spettatore può scoprire osservando le bozze, i disegni preparatori e gli appunti esposti.

Nel percorso all’interno della galleria il visitatore entra in una dimensione totalizzante fatta di luci, buio, suoni e colori. L’installazione “Misteriosa routine“, presente nella prima sala, raffigura 16 personaggi grotteschi che guardano attraverso finestre di autobus dipinte dall’artista stesso. Accedendo alla seconda sala si entra più nello specifico in quello che è il lavoro dell’artista. Lungo le pareti vengono esposti gli schizzi che descrivono il processo creativo che ha portato alla realizzazione delle opere come le vediamo e conosciamo. Insieme agli schizzi lo spazio presenta alcuni lavori in ceramica, opere pittoriche che raffigurano “I tarocchi” e un manichino snodabile (“Crumpled Figure”) con cui il visitatore può interagire, toccandolo, abbracciandolo o scattando un selfie! Il percorso espositivo si conclude, infine, con la video proiezione dell’opera “Il Bacio” (2007).

L’esposizione è aperta al pubblico fino al 19 gennaio 2019, da mercoledì a sabato con orario 10.00-18.00. Ingresso libero. Per informazioni: info@themoricenter.com, www.themoricenter.com.

GIUSEPPE RAGAZZINI: INCONTRI GROTTESCHI

The Mori Center, Parma
29 novembre 2018 – 19 gennaio 2019
Inaugurazione: giovedì 29 novembre, ore 19.00

CORRISPONDENZE

Si inaugura il 10 NOVEMBRE alle ore 18,00 , l’evento CORRISPONDENZE che offre un focus sulla poesia visiva contemporanea, attraverso la fruizione di nuove tecniche e tecnologie digitali, proprie della contemporaneità.

La mostra, ideata e organizzata dalla Ass.ne Culturale Primo Piano LivinGallery – e curata da Rose e Dores Sacquegna – è patrocinata dal Comune di Lecce, dal MIBAC Ministero dei Beni e delle attività Culturali e del Turismo ed è inserita nel Calendario dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale (http://annoeuropeo2018.beniculturali.it/eventi/corrispondenze/).
Il titolo “Corrispondenze” è mutuato dalla raccolta di poesie del testo “Spleen e l’Ideale” del libro I Fiori del Male di Charles Baudelaire. Secondo il poeta: “La realtà è il luogo in cui si entra in contatto con il mondo spirituale, con quella verità più profonda delle cose che va al di là del loro aspetto esteriore: il tempio”. L’evento è allestito presso l’Ex Conservatorio di Santa Anna (XVII sec), uno dei beni monumentali più interessanti a livello architettonico della città di Lecce. Accanto ad esso sorge la Chiesa di Sant’Anna, costruita circa un secolo dopo. Lo spazio espositivo diventa il luogo della corrispondenza tra mondo materiale e mondo spirituale, l’incontro simbolico di mondi apparentemente lontani.

La cerimonia di inaugurazione si apre alle 18,00 con la presentazione della mostra. Segue alle ore 19,00 la performance visuale “ANATOMIA DI UN CALLIGRAFO – ATTO II “, scritta e diretta dal poeta e performer salentino Massimiliano Manieri. Cinque donne salentine sono le protagoniste della serata: Maria Gabriella Marra (calligrafa e ceramiche di scena), Valentina Maritati, Daniela Ladisa, Barbara Caliandro e Anna Lucia Indennitate (modelle). L’azione performativa nasce come un libero omaggio al film “I racconti del cuscino”, di Peter Greenway, a sua volta ispirato dal testo “Le note del guanciale” della poetessa giapponese Sei Shonagon vissuta nell’anno 1000 D.C. Nel primo atto, avvenuto pochi giorni fa, la presenza del regista (Manieri) era l’oggetto del desiderio, partorito attraverso la scrittura. In questo secondo atto, la figura del performer non c’è, a testimoniare la gestazione dello stesso, con un parto invertito e voluto. Un viaggio a ritroso nel tempo, una narrazione rituale dei corpi che diventano testi nella mani della calligrafa: corpi-extensio e corpus domini che si offrono allo sguardo degli astanti, come cibo e ostensorio di una liturgia visionaria e alchemica degli elementi ivi riuniti.

Attraverso la scrittura, il simbolo e l’archetipo, la mostra ospita opere di Mail Art, Libro d’Artista Installazioni Verbo-visuali, Video Poemi, realizzate da artisti, poeti e registi nazionali e internazionali, ciascuno portavoce di un particolare linguaggio artistico-visuale, olfattivo, sonoro e performativo.

Libri d’Artista: Liliana Ebalginelli, Rainer Otto Hummel, Maria Luisa Imperiali, Bela Limenes, Fides Linien, Katarina Norling, Nel Ten Wolde, Anna Lambardi.

Installazioni Verbo-Visuali: Rainer Otto Hummel, Maria Gabriella Marra, George Syrakis, Dores Sacquegna, Andy Arthuin, Alina Lutaeva.

Mail Art: Joanna Gibbs, Orna Hodara Hatzor, Margarita Henriksoon, Rainer Otto Hummel, Natalia Proskuriakova, Evgeniia Utochkina.

Video Poemi: John Cage, Marceli Antunez Roca, Willem Martinot, Anna Lambardi, Maria Rosaria Cristaldi, Cor Fafiani, Andria Santarelli, Peter Liashkov.

Primo Piano LivinGallery, forte delle esperienze maturate dalla sua fondazione ad oggi, è sempre impegnato nella costruzione di rapporti di collaborazione e partecipazione a supporto delle sue attività sia a livello locale, nazionale e internazionale, coinvolgendo nelle attività enti pubblici e media partner, che ne condividono missione e fini istituzionali.

CORRISPONDENZE
Dal 10 al 27 Novembre 2018
Ex Conservatorio di Santa Anna – Via Libertini 13, Lecce
Aperto tutti i giorni (ingresso Libero)
10,00 – 13,00 / 16,00 – 20,00
Primo Piano LivinGallery Ass.ne Culturale
Tel +39 349 37 20 659 E-Mail: primopianogallery@gmail.com
Info: http://primopianoatelier.com/?p=3989
Versione Inglese: https://primopianospecialprojects.com/upcoming-art-projects/correspondences-lecce/

TATTOO. L’ARTE SULLA PELLE

Artisti contemporanei, tatuatori e tatuati, opere e personaggi del passato si mescolano e dialogano in un percorso suggestivo, che guida il pubblico in un viaggio e una riflessione sull’uso sociale, culturale e artistico del corpo.

Nell’antichità il tatuaggio è visto come il marchio degli sconfitti, siano essi schiavi o malfattori, o rievoca la ferocia dei barbari come i Pitti e i Germani che premono minacciosi sui confini dell’Impero.
Quest’aura di ribrezzo, estraneità e fascinazione nei confronti del tatuaggio viene evocata e ampliata nel Settecento, quando i navigatori europei che raggiunsero il sud-est Asiatico e l’Oceano Pacifico, entrano in contatto con popoli che suscitano sorpresa, ammirazione o disprezzo, perché praticano in maniera estensiva il tatuaggio. La stessa parola “tattoo” ha origine polinesiana (in italiano mediata dal francese tatouage) viene introdotta in occidente dal navigatore James Cook. Proprio l’incontro/scontro con queste lontane popolazioni costituisce un momento decisivo nell’elaborazione dell’immaginario nei confronti del tatuaggio e di una tessitura simbolica in cui precipitano insieme esotismo e costruzione culturale del “selvaggio”.

La mostra ripropone alcuni passaggi cruciali in cui l’Occidente si nutre di rappresentazioni dell’altro, focalizzando l’attenzione su popoli che praticano in maniera estensiva il tatuaggio e che influenzeranno fortemente la cultura e l’arte contemporanea.

Verranno presentate in mostra, grazie ai prestiti del Museo delle Civiltà di Roma, strumenti collegati al tatuaggio provenienti dall’Asia e dall’Oceania, foto storiche scattate dal celebre fotografo Felice Beato nel Giappone degli anni ’60 dell’800 e fotografie, sempre storiche, dei Maori della Nuova Zelanda. A questo si aggiunge una selezione delle stampe del noto artista giapponese Kuniyoshi Utagawa che nel 1827 pubblica una serie di eroi popolari giapponesi noti come i 108 eroi suikoden, famosa per essere diventata un riferimento iconografico per i tatuaggi.

L’idea della irriducibile condizione selvaggia del tatuaggio sarà ripresa dal celebre studioso Cesare Lombroso che collega la condizione dei criminali tatuati del mondo occidentale con quella dei cosiddetti primitivi, collocando per la prima volta questa pratica nell’ambito scientifico. Disegni e oggetti provenienti dal museo di Antropologia criminale Cesare Lombroso e dal museo di Anatomia di Torino costituiranno parte integrante dell’esposizione nella quale il materiale storico e iconografico si sovrappone e dialoga con la cultura contemporanea del tatuaggio, profondamente influenzata sia dalle tecniche e dagli stili provenienti dall’Asia, sia dalle teorielombrosiane.

Se il tatuaggio ha ormai da decenni raggiunto la piena accettazione nel mondo delle culture popolari
– decisiva in tal senso la “moda” di imprimere indelebilmente sul proprio corpo immagini, segni, parole
– aumentano quei protagonisti dell’arte contemporanea, linguaggio ben più elitario e criptico, che utilizzano il tatuaggio proprio come uno strumento espressivo che non discende solo dalla Performance ma incontra persino il concettuale.

Diversi gli esempi in tal senso: il fiammingo Wim Delvoye ha tatuato grossi maiali non destinati all’alimentazione e lasciati morire di vecchiaia; lo spagnolo Santiago Sierra ne fa un uso politico e trasgressivo; il messicano Dr. Lakra si dedica a minuziosi disegni e interventi di street art; l’austriaca Valie Export e la svedese Mary Coble hanno trattato temi legati al femminismo. Tra gli italiani, inoltre, le fotografie ritoccate e decorate da Plinio Martelli, le statue in marmo di Fabio Viale.

Tra i tatuatori contemporanei sono state scelte immagini dei lavori di grandi professionisti noti proprio per il ruolo cruciale che hanno sulla scena contemporanea e la diffusione della cultura del tatuaggio, da Tin-Tin, a Filip Leu e a Horiyoshi III.

Alle opere di questi influenti personaggi del mondo del tatuaggio, sono affiancati i lavori di altri tatuatori più o meno conosciuti al grande pubblico, sia italiani che stranieri, tra i quali Nicolai Lilin, Gabriele Donnini, Claudia De Sabe, che costituiscono una ristretta rappresentanza di una numerosa, notevole e mutevole comunità di lavoratori del settore.

9 NOVEMBRE 2018 – 3 MARZO 2019
TATTOO. L’ARTE SULLA PELLE

A cura di Luca Beatrice, Alessandra Castellani e MAO Museo d’Arte Orientale

MAO Museo d’Arte Orientale
via San Domenico 11 – Torino

Info t. 011.4436927 –

e-mail mao@fondazionetorinomusei.it – sito www.maotorino.it Facebook MAO. Museo d’Arte Orientale
Orario mar-ven h 10 -18; sab-dom h 11 – 19; chiuso lunedì.

Costo Biglietto mostra:
Intero € 10, ridotto € 8, gratuito Abbonati Musei Torino Piemonte e aventi diritto Possibilità di biglietto cumulativo Mostra + Museo a tariffa agevolata

Sponsor della mostra Autocrocetta www.autocrocetta.com

Fractalia

Fractalia , la personale di Isabella Nazzarri, inaugura a Circoloquadro a due anni di distanza da Life on Mars , mostra da cui prende le mosse e di cui continua, in una sorta di germinazione, il processo artistico e poetico che rivela la raggiunta maturità artistica dell ’ artista livornese, invitata quest ’ anno al Premio Cairo.

Fractalia, nome di fantasia che evoca un pianeta lontano, descrive perfettamente il nuovo ciclo di lavori di Isabella Nazzarri che mostra una coerenza poetica insieme a una forte capacità di crescere, maturare e creare opere sempre nuove e fresche, senza mai perdere di intensità. I concetti di trasformazione, metamorfosi e creazione, che abbiamo visto nella mostra presentata nel 2016 a Circoloquadro, vengono qui ripresi e approfonditi grazie a due anni di studi e di lavoro intenso.

Fractalia è una mostra generativa, nel senso più letterale del termine. Il mio lavoro ha sempre parlato di metamorfosi e trasformazione, gli elementi stessi delle mie opere si trasformano e si plasmano nel tempo con un processo quasi alchemico. […] Le mie opere sono da una parte intimiste, dall’altra metafisiche e alienanti, sembrano venire da un mondo misterioso.

In mostra ci saranno quattro lavori inediti, che fanno parte della serie Innesti, a cui l’artista lavora dal 2015: si tratta di acquerelli e acrilici su carta in cui elementi fitomorfi e gestuali fluttuano su sfondi neutri e in cui le forme si innestano l’una con l’altra nel processo spontaneo e germinativo, tipico di Isabella Nazzarri.

Da queste carte ha origine la nuova serie dell’artista perché da esse germinano letteralmente nuove opere quasi per mitosi cellulare. Per ottenere questo risultato Isabella Nazzarri ha utilizzato un programma generativo di frattali per elaborare delle opere digitali basate sulla trasformazione delle opere in mostra. Il programma si basa su disposizioni casuali, per cui l’elemento spontaneità, che da sempre accompagna il lavoro dell’artista, diviene anche in questo caso un processo che genera variazioni uniche e irripetibili. Nelle opere originali così come nelle stampe digitali c’è dunque sia l’elemento della spontaneità e della rivelazione sia il processo germinativo di nascita delle forme e della loro trasformazione.

In mostra si potranno dunque ammirare le opere originali e 40 stampe in 10 varianti – uniche e firmate – per ogni opera.

Isabella Nazzarri nasce a Livorno nel 1987. Vive e lavora a Milano. Nel 2011 si laurea in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Successivamente frequenta il Biennio in Arti Visive dell’Accademia di Brera. Ha partecipato a diverse mostre collettive e personali in gallerie e spazi pubblici in Italia e all’Estero tra cui Villa Brivio (Nova Milanese), Spazio Oberdan (Milano), GalleryV9 (Varsavia), Parabrod Cultural Centre (Belgrado), The Griffin Gallery (Londra), Spazio Soderini (Milano), Interno18 (Cremona), Galerie Michael Schultz (Berlino), Officina Giovani (Prato), Circoloquadro (Milano), Spazio Ex Fornace (Milano), Museo Fattori (Livorno), Abc Arte (Genova), Orizzonti Arte (Ostuni), Palazzo Barbaroux (Torino), Alon Zakaim Fine Art (Londra), Mazzacurati Fine Art (Ferrara), Cittadella Degli Archivi di Milano (Milano), Fondazione Luigi Di Sarro (Roma), Teodora Galerie (Parigi), Atelier Richelieu (Parigi), Grand Palais (Parigi), Galleria Monopoli (Milano), Palazzo Reale (Milano).

Isabella Nazzarri | Fractalia
a cura di Arianna Beretta
Inaugurazione: mercoledì 7 novembre 2018 dalle 18.30
In mostra: dal 7 al 30 novembre 2018
Orario: dal mercoledì al venerdì dalle 15.00 alle 19.00; o su appuntamento.

CIRCOLOQUADRO arte contemporanea
Via Gian Battista Passerini 18 Milano
Telefono +39 324 8392144 | Email: info@circoloquadro.com

I Castelli nell’Ora Blu

I Castelli nell’Ora Blu , è la prima mostra personale a Milano dell’artista, creatore teatrale e autore Jan Fabre, curata da Melania Rossi.

 

In mostra una selezione di lavori – in gran parte in anteprima assoluta perché provenienti dalla collezione dell’artista, e messi ora a disposizione del pubblico- realizzati da Jan Fabre dalla fine degli anni Ottanta, incentrati su due temi particolarmente significativi per l’artista: i castelli e l’Ora Blu. Disegni, collage, film e opere fotografiche compongono un percorso nell’immaginario più “romantico” e poetico, ma sempre radicale e simbolico, di uno degli artisti più interessanti della scena contemporanea.

Se il castello è il luogo della favola romantica per eccellenza, i castelli di Jan Fabre hanno qualcosa di diverso, sono infusi del personale romanticismo dell’artista, che si definisce “cavaliere della disperazione e guerriero della bellezza“.

La tonalità dell’inchiostro Bic ricorda all’artista l’atmosfera di quell’ora speciale tra la notte e il giorno, tra il sonno e la veglia, tra la vita e la morte. L’Ora Blu, teorizzata da Jean Henri Fabre, considerato il padre dell’entomologia, è un momento di totale silenzio e perfetta simmetria in natura, quando gli animali notturni si stanno per addormentare e quelli diurni si stanno svegliando, in cui i processi di metamorfosi hanno atto.

Anche nei grandi formati in mostra, l’attenzione si concentra naturalmente su piccole porzioni di disegno per seguirne le linee ora più lievi, ora più marcate, oppure trova un immaginario punto di fuga negli insetti-foglia applicati sulla carta, che formano profili di torri castellane. Come di fronte al grande telo in seta di quasi diciassette metri (Un Castello nel Cielo per René, 1987) che è esposto all’interno della Basilica di Sant’Eustorgio, al cospetto della scultura nella Cappella Portinari o nell’opera site specific che l’artista ha realizzato sul lucernario di BUILDING, siamo dentro il disegno, che diviene spazio, casa, castello.

BUILDING
Via Monte di Pietà 23, Milano
Mar – Sab, 10:00 – 19:00
www.building-gallery.com

Basilica di Sant’Eustorgio e Cappella Portinari
P.zza Sant’Eustorgio 1, 20122 Milano
Lun – Dom, 10:00 – 17:30
Ingresso Capella Portinari: €6

Il brivido della bellezza

Il 25 ottobre a Roma l’estetica artistica si fonde con quella più glamour, nell’art aperitif Il brivido della bellezza.

L’evento, organizzato da Barbara Molinario, fondatrice di Fashion News Magazine, sarà ospitato in uno dei saloni di bellezza più famosi della Capitale, Franco & Cristiano Russo, in via Frattina 99, che dalle 18:00 fino alle 21:00 si trasformerà in una vera e propria galleria d’arte, esponendo la nuova collezione di inediti “ricollage” di Marco Innocenti, in arte Brivido Pop, pop collage digitali che esaltano la bellezza dei grandi capolavori del Rinascimento, miscelata con manifesti cinematografici dal sapore vintage.

Ad illustrare le opere, sarà il professor Vittorio Maria de Bonis, storico della letteratura ed esperto d’arte. E così Brigitte Bardot mostra la sua chioma bionda al Ragazzo con canestra di frutta di Caravaggio, la leonardesca Dama con l’ermellino sfoggia la sua pettinatura ultra moderna alla Fornarina di Raffaello e a Sofia Loren, il Gladiatore e la Ragazza col Turbante (lei si copre la testa perché sta per andare dal parrucchiere) restano ammirati dal ricciolo fascinoso di Ava Gardner. Non mancano affascinanti barbe maschili – da Van Gogh a Bud Spencer – tra il caschetto di Uma Thurman, la piega di Catherine Spaak, la “cipolla” della dama di Pollaiolo o il capello bagnato di Ursula Andress.

È sempre interessante unire arti diverse per ammirare l’effetto finale. – Ha dichiarato Barbara Molinario. – Cristiano Russo ospita l’artista visivo Marco Innocenti, con una mostra onirica che unisce il mondo dell’arte a quello del cinema. Esposti per l’occasione anche quadri inediti che si discostano dalla tecnica originale dell’artista, e regalano un percorso fantastico e suggestivo. Cristiano Russo non è nuovo a queste incursioni nel suo salone, ha già ospitato sfilate di moda e presentazioni di libri fino ad incontro con la nutrizionista, in fondo la bellezza, quella vera, si può trovare ovunque!

Gli invitati potranno, inoltre, votare il migliore look alla Warhol, in un’interessante rivisitazione firmata “brivido pop”. Chi sarà la più affascinante, Liz Taylor o Marilyn?

Nel corso della serata, infine, Cristiano Russo, hair stylist tra i più richiesti nel mondo dello spettacolo capitolino, illustrerà le nuove tendenze autunnali in fatto di tagli e nuances, oltre a fornire preziosi consigli per preservare il benessere dei capelli e difenderli dal freddo e dall’umidità dei mesi invernali.

Per partecipare all’evento è necessario accreditarsi tramite email a eventi@barbaramolinario.com

Per accrediti giornalisti e blogger:
Alessia Piccioni – 392 1956002 – alessia@alessiapiccioni.it
Barbara Molinario – 327 1641370 – bmpressoffice@gmail.com

Viaggio Racconto Memoria

Al piano nobile dei Musei San Domenico a Forlì è in corso la più grande mostra antologica mai dedicata a Ferdinando Scianna, curata da Denis Curti, Paola Bergna e Alberto Bianda, e organizzata da Civita Mostre.

Viaggio Racconto Memoria

Con circa 200 fotografie in bianco e nero stampate in diversi formati, la rassegna attraversa l’intera carriera del fotografo siciliano e si sviluppa lungo un articolato percorso narrativo, costruito su diversi capitoli e varie modalità di allestimento.

Questa importante retrospettiva, di cui colpisce l’altissima qualità del percorso espositivo appositamente concepito per il nostro museo – osserva il presidente della Fondazione di Forlì Roberto Pinza – conferma che la Fondazione ha colto nel segno quando decise, quattro anni fa, di affiancare alle grandi mostre di arte figurativa un ciclo di ampio respiro dedicato alla fotografia, non solo come occasione di richiamo turistico ma come ‘possibilità di racconto delle vicende umane’”.

Il lungo percorso artistico di Ferdinando Scianna si snoda attraverso varie tematiche – l’attualità, la guerra, il viaggio, la religiosità popolare – tutte legate da un unico filo conduttore: la costante ricerca di una forma nel caos della vita. In oltre 50 anni di racconti non mancano di certo le suggestioni: da Bagheria alle Ande boliviane, dalle feste religiose – esordio della sua carriera – all’esperienza nel mondo della moda, iniziata con Dolce & Gabbana e Marpessa. Poi i reportage (fa parte dell’agenzia foto giornalistica Magnum), i paesaggi, le sue ossessioni tematiche come gli specchi, gli animali, le cose e infine i ritratti dei suoi grandi amici, maestri del mondo dell’arte e della cultura come Leonardo Sciascia, Henri Cartier-Bresson, Jorge Louis Borges, solo per citarne alcuni.

Come fotografo – scrive di sé Ferdinando Scianna – mi considero un reporter. Come reporter il mio riferimento fondamentale è quello del mio maestro per eccellenza, Henri Cartier-Bresson, per il quale il fotografo deve ambire ad essere un testimone invisibile, che mai interviene per modificare il mondo e gli istanti che della realtà legge e interpreta. Ho sempre fatto una distinzione netta tra le immagini trovate e quelle costruite. Ho sempre considerato di appartenere al versante dei fotografi che le immagini le trovano, quelle che raccontano e ti raccontano, come in uno specchio. Persino le fotografie di moda le ho sempre trovate nell’azzardo degli incontri con il mondo”.

FERDINANDO SCIANNA. Viaggio Racconto Memoria
Forlì, Musei San Domenico
22 settembre 2018 – 6 gennaio 2019

Informazioni
www.mostraferdinandoscianna.it

Oasi

Oasi, la nuova mostra personale di Sergia Avveduti, inaugura venerdì 26 ottobre alle ore 18:30 negli spazi della galleria AF Arte Contemporanea di Bologna.

Nella serie di opere esposte in mostra, l’artista ricorre al collage fotografico come “dispositivo ottico” che potenzia la capacità della fotografia di rappresentare l’invisibile: i suoi prelievi d’immagini fotografiche da riviste di paesaggio vengono ricomposti creando un nuovo paesaggio, summa di tutti i paesaggi esistenti e di quelli sedimentati nel nostro immaginario, con l’idea di portare lo spettatore a intraprendere un viaggio, partecipando al processo di deformazione che la memoria innesca sulla qualità delle informazioni visive percepite.

Il potere delle immagini storiche, la loro fisicità cartacea e vissuta, travalicano il senso d’effimero prodotto oggi dalle immagini digitali che, spesso, vivono solo per pochi istanti. Queste, al contrario, sono immagini manipolate e riassemblate attraverso l’utilizzo di una geometria primitiva, fatta di tagli circolari incisi che agiscono come fossero una messa a fuoco ulteriore di brani di paesaggio o di architettura, posti al di fuori di un contesto di riferimento.

I contorni creano uno scheletro di forze che influenzano l’esperienza visiva inserita in un contesto di spazio tempo. Si crea una tensione psicologica tra la percezione dei diversi frammenti in gioco e le esperienze visive che l’hanno preceduta. La forma delle singole porzioni si espande sulla capacità descrittiva che ogni singolo frammento ha al suo interno, realizzando un dislocamento percettivo che sospinge lo sguardo del pubblico a immaginare cielo e terra, natura e architettura, visione e introspezione a compenetrarsi.

Per Sergia Avveduti: “Oasi è un luogo di stupore e di intimità, emancipazione e rituale, tempo rimasto e tempo da reclamare. Il mio intervento intrusivo determina nuove forme, il punto di partenza si disperde seguendo logiche connesse alla mia sensibilità soggettiva. Oasi è un versante verticale, una geometria rigorosa che insiste fino a scoprire qualcosa che non si era immaginato: poco sotto il punto d’osservazione, un paesaggio a gradoni senza gravità racconta la nuova dinamica del mondo. Edifici in linea irrigidiscono l’Ala di Francesco Baracca. Più in basso, sulla strada verso il fondovalle, si vedono architetture scanalate dal gelo sotto cupole di meteorologie impalpabili mentre sul margine visivo una scia di cani si lancia nel vuoto della pagina”.

opening 26 ottobre 2018, ore 18.30

27 ottobre – 30 novembre 2018
martedì-sabato ore 10-12 | 15.30-19

Via dei Bersaglieri 5/e
40125 Bologna
T 051 229544
F 051 27027
info@af-artecontemporanea.it
www.af-artecontemporanea.it

Tra segni e pensieri…Viaggio

Sabato 20 ottobre alle 17, presso il Circolo degli Artisti di Pozzo Garitta, ad Albissola Marina (SV), si terrà l’inaugurazione della mostra personale di Ingrid Mijich dal titolo “Tra segni e pensieri…Viaggio“.

Il percorso genealogico di Ingrid Mijich – scrive Maria Teresa Gostonisi è ormai attestato su valori artistici ben consolidati. La sua pittura, dalle linee nette e ben definite, affonda le radici nella cultura primitiva e nella filosofia greca, per spaziare poi nell’ arte rinascimentale, nel buddismo , nella psicologia.

La cifra fondamentale della sua arte è caratterizzata da due figure geometriche, il cerchio e il quadrato, con colori che vanno dal rosso fuoco al sottobosco e una tecnica composta da smalti, acrilici, sabbie, ceramica.
Il cerchio ed il quadrato esprimono il desiderio di armonia ed equilibrio tra cielo e terra, tra Dio e l’ uomo; la natura è interpretata e rivisitata attraverso la geometria ed i colori, in particolare il rosso, simbolo dell’ origine della vita; in ogni composizione traspare l’ anelito alla serenità, alla stabilità, così difficile da raggiungere per l’ uomo moderno.

Ingrid Mijich vive e lavora a Cosseria in provincia di Savona.Nata a Fiume nel 1947 si trasferisce a Torino giovanissima: completa gli studi artistici sotto la guida di insegnanti quali Francesco Casorati e Mauro Chessa.

Negli anni 70 si stabilisce a Carcare in val Bormida dove svolge la professione di docente di materie artistiche.
Continua in parallelo a dedicarsi alla pittura, alla ceramica e alla fotografia, partecipando ad esposizioni e laboratori.
A Carcare promuove mostre e tiene corsi di arte all’ UniValbormida.

Dal 2014 organizza “ INCONTRI ACQUERELLATI” una rassegna annuale interregionale per promuovere l’ incontro e la conoscenza di artisti di varie regioni.

Dal 2012 si dedica in modo particolare alla ceramica modellata frequentando lo studio dello scultore ceramista Ylli Plaka a Savona.

Attualmente e’ corresponsabile artistica dell’ Associazione Ceramica Vecchia Mondovì.
Approfondisce anche la tecnica dell’ acquerello con l’ artista Roberto Andreoli insieme alle “Signore della pittura” associazione di Mondovì di cui fa parte.

E’ membro dell’ associazione di Arte Contemporanea QUIARTE di Savona e della associazione COMITATO RIGORE ARTISTICO di Albissola.

Partecipa sia come pittrice che come ceramista alle numerose mostre ed iniziative culturali ed artistiche in Liguria e in Piemonte.

Mi presento – scrive l’artista – citando un celebre quadro di Paul Gauguin : “Da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo”.
Come tutti nel viaggio della vita anch’ io sono alla ricerca delle risposte a queste domande. Questa ricerca mi ha spinto da sempre ad esplorare il mondo che mi circonda, il visibile, la natura ma anche il mondo interiore delle sensazioni e delle emozioni, muovendomi tra figurativo e astratto.

I segni del mio modo di comunicare sono i colori: rosso e nero, custodi del mistero dell’ esistenza, le terre, i gialli, i verdi, i blu, presenze vitali della natura nella quale amo immergermi.

Spazi sabbiosi, profili di alture, orizzonti, frammenti di terracotte inducono a pensare alla nostra presenza su questa terra dove ogni orizzonte può rappresentare l’ incognito, la speranza e la necessità di progredire.

Il linguaggio della poesia, della musica e dell’ arte permette di avvicinare i popoli e le loro comuni necessità di convivere e comprendersi a vicenda per aprire porte e creare ponti su questo pianeta.

I libri, che in questa società digitalizzata sembrano perdere la loro funzione materica e tangibile, sono testimoni, nelle mie ceramiche, del loro ruolo, indispensabili per dare continuità alla trasmissione della conoscenza come risposta agli interrogativi dell’ esistenza umana.

 

Circolo degli Artisti
Pozzo Garitta, 32 17012 Albissola Marina (SV)

www.circoloartistialbisola.it
circ.artistialbisola@libero.it