Vittorio Buratti

Scrive Massimo Cotto a proposito di ‘Omaggio alla natura‘ di Vittorio Buratti: Tutta l’arte è suono, nessuna eccezione.

Noi siamo musica, fin dall’alba dei nostri giorni.

Siamo il ritmo percussivo del cuore che ci mette in moto.

Siamo la melodia delle ninne nanne che le nostre madri hanno cantato quando eravamo ancora nel grembo materno. E siamo danza, perché per calmarci veniamo cullati, stretti in un abbraccio che raddoppia la melodia.

Anche l’arte di Vittorio Buratti è suono.

Il ritmo degli alberi che si alzano verso il cielo fino quasi a toccarlo, perché, come diceva Cesare Pavese, una volta che hai identificato la linea verticale, quella dell’orizzonte non serve più a nulla.

La melodia armonica delle figure che corrono in sincrono verso un domani migliore e alla fine scopri che tornano semplicemente alla natura, alla fonte delle cose, perché se abbiamo vissuto con coscienza noi siamo il nostro principio.

La danza delle lune che salgono sulle strisce di colore e solo apparentemente sono limitate dalle scatole, in realtà le trascendono perché non c’è nulla sopra le lune dell’arte.

Vittorio Buratti è un prodigio di innocenza. Si avvicina alle tele come un bambino alla vita. Le sue opere non conoscono corruzione, come se l’artista centese vivesse in un universo a parte, dove le uniche storture accettate sono quelle dei chiodi che reggono il quadro, perché a volte è una lieve imperfezione a dare il tocco finale. La natura che anima i suoi quadri è restituita al suo antico e primigenio splendore ed è per questo che i lavori di Buratti sono guidati da una forza invincibile, sono luce e suono, sono il mondo che canta. È bello sapere che esistono persone come lui, che vivono dentro un quadro e che non hanno altra cornice che quella della purezza, della musica che non si arresta e si moltiplica all’infinito, come una nenia perfetta, come un canto circolare che lega indissolubilmente il Creato e il Creatore, nel senso sia di artista che di Dio.

 

Omaggio alla natura – Vittorio Buratti
Galleria d’arte moderna “A. Bonzagni” – Palazzo del Governatore
Piazza del Guercino, 39 – Cento (FE)
Dal 27 maggio al 30 luglio 2017

Orari: venerdì, sabato e domenica: 10.00/13.00 – 15.30/19.30

Info: +39 051.6843390 – +39 051.6843334
informatusrismo@comune.cento.fe.it
www.comune.cento.fe.it – www.vittorioburatti.it

Safet Zec

Entrare alla Scoletta della Bragora in Campo Bandiera e Moro e nello studio di Safet ZEC in Calle di San Francesco della Vigna 2817 (su appuntamento, telefono: +39 041 5207738, cellulare: +39 338 2923529) significa dare inizio a un viaggio scandito dalle immagini alla scoperta del mondo di un artista fuori dal tempo e dagli schemi per il quale la pittura è vocazione totalizzante che colpisce per la forza espressiva e fluisce, possente e straordinaria, con l’incontenibilità di un fiume in piena.

Perché è proprio questa l’impressione che si prova nell’accostarsi all’opera di Safet Zec, anche di fronte ai soggetti quotidiani: dalle sedie ai letti sfatti, il pane, i cesti di patate, le nature morte, i paesaggi, le finestre, le vedute struggenti di Venezia, i volti, gli abbracci… Un universo infinito fatto di forza, di armonia e bellezza. E qui, in questo spazio dove, intatte, restano le tracce della falegnameria che fu, si respira in modo tangibile il mestiere della pittura.

Colori, matite, bulini, punte secche, pennelli, barattoli, tavolozze, stracci, carte, tele testimoniano la convinzione profondamente radicata in Safet che l’arte si fa con le proprie mani e con la padronanza della tecnica e degli strumenti che appartengono alla tradizione e alla storia, ma che continuano a vivere nel presente attraverso una sensibilità e una ricerca artistica che si rinnovano continuamente in un linguaggio sempre nuovo che ci è contemporaneo e ci interpella per la sua potenza e la sua incarnazione del sublime.

Senza il talento accompagnato allo studio, all’applicazione, alla testardaggine, alla volontà ferrea, alla fatica e all’impegno indispensabili a raggiungere la padronanza assoluta della tecnica – afferma Safet Zec – anche l’ispirazione più alta resterebbe velleitaria.

Pittore ed incisore, Safet Zec nasce nel 1943 a Rogatica, in Bosnia-Erzegovina.

Dopo gli studi compiuti alla Scuola di Arti Applicate di Sarajevo e all’Accademia di Belle Arti di Belgrado, Zec diventa la figura centrale del movimento artistico chiamato “Realismo poetico”. Vive e lavora a Belgrado fino al 1989. A partire dai primi anni Novanta si impone come uno degli artisti più importanti del suo paese, presente nelle maggiori e più qualificate esposizioni internazionali. Negli anni che seguono è di nuovo a Sarajevo, fino al 1992 quando, a causa dalla guerra che colpisce la ex-Jugoslavia, è costretto a lasciare il proprio paese e arriva in Italia, prima a Udine e poi a nel 1998 a Venezia, che diventa per lui una seconda patria.

In Italia Zec deve ricostruire la sua esistenza e la sua attività (tutte le sue opere sono rimaste nello studio a Sarajevo). Senza fermarsi, lavora alacremente a nuove tele, disegni e incisioni. Già nel 1994 è pronto per la prima mostra in Italia, con questi nuovi lavori. Soltanto una decina di tele, arrivate da una galleria tedesca, sono testimonianza dell’opera precedente di Zec. Espone in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, con oltre 100 mostre all’attivo. Dalla fine del conflitto nei paesi della ex-Jugoslavia, Zec ha ripreso un’assidua frequentazione con la sua terra. Lo “Studio-collezione Zec”, nel cuore di Sarajevo, è stato riaperto ed è divenuto un centro di iniziative culturali, oltre che sede espositiva delle sue opere.

Tra le innumerevoli esposizioni personali, si ricordano le più recenti in Europa:

“Il Pane della Misericordia” – Santuario di Loreto – Cantine del Bramante (2016) – Musei di San Salvatore in Lauro – Roma (2016-17); “La peinture et la vie” – Musée de l’Hospice Comtesse – Lille (2016-17); “Allegories of Fate” – Panorama Museum – Bad Frankenhausen (2015-16); “La pittura come miniera”- Fondazione Benetton Studi Ricerche – Treviso (2015); “Deposizione”- Cappella della Passione, Chiesa del Gesù – Roma (2014); “L’opera incisa” retrospettiva di disegni e incisioni – Villa Manin di Passariano (2013); “Capolavori senza tempo” importante personale alla Rotonda della Besana – Milano (2012); “Il potere della pittura” personale antologica al Museo Correr – Venezia (2010).

Oggi Safet Zec vive ed opera tra Sarajevo, Pocitelj, Venezia e Parigi. Il corpus calcografico ammonta ad oltre 250 lastre.

Natalino Tondo

Scrive Lorenzo Madaro a proposito di ‘Spazio n-dimensionale‘ dell’artista Natalino Tondo : Il percorso si apre con Tensioni strutturate (1967), opera realizzata con tubi di plastica di diverse dimensioni, mutuati dalla tecnologia industriale, su cui allora in Italia, e non solo, vi era un fervente dibattito critico e ideologico.

Tali elementi, modulando la struttura non più bidimensionale dell’opera, avviano una speculazione su un tema che sarà costante anche nella sua fase più matura: lo spazio. Tondo costruisce così strutture in grado di essere ricomposte, come veri e propri moduli dell’industria tecnologica, alternati a geometrie e a superfici cromatiche, come rileva anche Franco Sossi nel suo volume Luce spazio strutture (1967). In questo modo Tondo aggiorna il suo linguaggio alle esperienze più avanzate della ricerca artistica internazionale.

L’artista vive in una periferia della contemporaneità, ma è dinamico, viaggia e studia molto, come emerge anche dalla carta del 1969 in mostra, che rivela come l’approccio legato alla struttura della forma tiene conto di tecniche e supporti differenti. Successivamente, siamo nei primi anni Settanta, Natalino Tondo avvia una considerazione legata all’antropologia e alle ricerche sociali con il ciclo Rilevamenti salentini, di cui in mostra è esposto un significativo esempio: l’ausilio della fotografia gli consente di individuare spazi di cambiamento, mutazioni in atto in una civiltà contadina, legata con ancestrale forza a un Salento primigenio, allora in procinto di affacciarsi alla modernità.

Recuperando i particolari di un determinato spazio salentino, isolandoli dal contesto paesaggistico, e guardando alle suggestioni della Land Art, l’artista concentra l’attenzione su tracce, anche poco visibili, definendo questa sua esplorazione come “oggettiva”, perché frutto di “conoscenza tramite l’esperienza diretta che non esclude però il riconoscimento “della complessità del reale”. Negli anni Ottanta, la modularità dello spazio aniconico troverà ulteriori sviluppi nel più complesso ciclo Spazio n-dimensionale – una sintesi di tutto il suo pensiero, motivo per cui è stato scelto come titolo del presente progetto–, caratterizzato da grandi tele di formato rettangolare, in cui Tondo riscopre la magica energia del colore. Fasce parallele rette o linee curve si sviluppano in tutte le direzioni, sottraendosi allo spazio euclideo.

Le linee, quindi, in piena emancipazione, seguono direzioni differenti e il loro sviluppo cromatico subisce rinnovamenti costanti, mentre in altri casi rimane uniforme. Sebbene non in mostra, desideriamo anche citare Pagine di spazio, opere concepite nei primi anni Novanta, in cui la struttura modulare è data da pigmenti applicati a spruzzo, sicché il risultato è la progressiva stratificazione della campitura cromatica sulla superfice della tela, così da consegnare l’opera ad una spazialità indefinita, anzi “infinita”, come suggerisce lo stesso artista. Ma il percorso di Tondo non si esaurisce neanche qui, basta citare la scultura e l’istallazione, o la ricerca sulle galassie negli anni Ottanta e Novanta, fino agli anni 2000 dove la sintesi tra forma e colore raggiunge livelli di estrema sofisticazione.

Natalino Tondo – “Spazio n-dimensionale
Galleria Davide Gallo – via Farini 6 (2nd yard), 20154 – Milan
+39 339 158 61 17 | www.davidegallo.net | info@davidegallo.net

La mostra sarà visitabile fino a martedì 4 luglio, ai seguenti orari: dal 19 maggio al 27 maggio, ogni giorno dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 20. Domenica 14-20. Dal 28 maggio al 3 luglio maggio solo su appuntamento.

Salvatore Nocera

Salvatore Nocera nasce a Bologna il 4 luglio 1928, da madre bolognese, Antonietta Mazzanti, proprietaria della Locanda Galliera, e padre siciliano, commerciante di stoffe trasferitosi a Bologna con la moglie, da cui si separa, però, proprio alla nascita del figlio.

Grazie al sostegno incondizionato della madre Nocera studia prima alla Facoltà di Architettura di Firenze, rinunciando tuttavia a laurearsi, quindi frequenta per alcuni anni, tra ’52 e ’54, l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Ben voluto e sostenuto per il suo talento artistico da Virgilio Guidi, il maestro lo fa “uditore” alle sue lezioni per iniziarlo alla carriera dell’insegnamento, anche grazie all’aiuto del compagno di pittura Emilio Contini con cui aveva stretto un forte sodalizio, ma Nocera rifiuta ogni sorta di coinvolgimento accademico.

Inizia il suo percorso artistico da autodidatta come scultore, frequentando i laboratori di Ugo Guidi e Cleto Tomba, per dedicarsi poi quasi subito alla pittura.

È del 1949 la sua partecipazione al Premio Cremona con una grande Crocifissione accettata grazie all’intervento di Carlo Carrà, presidente di giuria, contro il parere degli altri membri. Nel ’53 realizza la sua prima bi-personale a Venezia assieme all’amico pittore Emilio Contini – con una presentazione, appunto, di Virgilio Guidi – in cui propone una serie di disegni.

Nel corso degli anni Cinquanta, col diffondersi in Italia di una serie di iniziative espositive legate alla celebrazione della Resistenza, Nocera viene invitato a partecipare a diverse mostre in regione assieme a altri artisti figurativi tra cui Aldo Borgonzoni, con cui l’artista coltiva uno scambio proficuo in una fase in cui a Bologna sta invece iniziando ad affermarsi un tipo di pittura astratta e volutamente “disimpegnata” che sfocerà poi nell’informale.
Presto però si trova a prendere le distanze da un tipo di realismo sociale in cui non riesce a riconoscersi, per dedicarsi invece a una ricerca pittorica del tutto personale, in cui mescola l’ordine della pittura contemporanea del gruppo milanese Novecento alla grande pittura italiana rinascimentale dei cieli veneti e delle forme statuarie di Piero della Francesca e Masacccio.

Nel ’54 incontra Carolina Agosti, studentessa iscritta a farmacia all’Università di Bologna, che diventerà sua moglie nel 1960. In seguito al matrimonio si trasferisce a Caprino Veronese, dove la moglie gestisce la farmacia di famiglia e dove stringe un proficuo dialogo con il cognato Stefano Agosti, oggi letterato di fama europea.
Dal 1959 si reca periodicamente a Parigi. Affitta uno studio d’artista prima all’Hotel Metropole assieme ad altri colleghi, quindi in Boulevard de Clichy a Montmartre, quartiere denso di vita intellettuale, dove risiedevano anche diversi altri artisti italiani.

Iscritto al Sindacato Nazionale degli Artisti Francesi, partecipa con una certa regolarità al Salon des Indépendants e al Salon d’Automne, dove, all’inizio degli anni Novanta esporrà anche il suo ultimo lavoro, un trittico di oltre 6 metri, un’opera dall’umore testamentario che tra colpi di colore, scritte, volti cancellati, svela la condizione di inquietudine che lo fa stare davanti alla tela per tutta la vita.

È a Parigi che, finalmente a contatto con una scena artistica di più ampio respiro (che, pur conoscendo ancora uno sviluppo locale significativo nell’ambito dell’Informale di Fautrier e Tàpies, guarda già alle rivoluzioni in atto a New York con l’action painting e la pop art), Nocera giunge alla maturazione di una ricerca pittorica più astratta che attinge ancora una volta alla storia dell’arte, per tradurre, sempre in chiave del tutto singolare, l’ultimo impressionismo in un’espressionismo più attuale.

Pur conservando lo studio parigino, nel 1979 Salvatore Nocera rientra a Bologna, dove risiede ancora la madre, in seguito al doloroso divorzio dalla moglie. Avvilito dal fallimento amoroso e di vita, catapultato in un contesto artistico differente, dove il sistema e il linguaggio dell’arte stanno conoscendo significativi cambiamenti, Salvatore Nocera vive a Bologna quasi in una condizione di ritiro al limite tra lo spirituale e il timoroso.

Solo grazie a una nuova unione, a un sodalizio di reciproca stima e di incondizionato affetto con una nuova musa, Felicia Muscianesi, psicoterapeuta con cui potrà riattivare un ricco scambio intellettuale, alimentato da nuovi viaggi e dalle frequenti visite parigine, Nocera entrerà nuovamente in contatto con il mondo culturale locale di artisti, musicisti, letterati, riprendendo con vigore la sua attività creatrice.

Gli ultimi vent’anni di produzione sono caratterizzati da una pittura fortemente materica e bulimica, in cui l’artista, affidandosi anche a collage e assemblage come alla fotografia e alla carta stampata, sembra voler sperimentare in modo ossessivo nuove forme e materiali (spesso trovati: carta assorbente, da regalo, vecchi poster e cartoline, foto da giornali, pennelli, corde etc…), dimostrando una flessibilità tecnica e mentale, e una fiducia nelle possibilità dell’arte e dell’espressione, assai rare tra i suoi contemporanei.

A partire dalla fine degli anni Ottanta inizia a lavorare a un ampio progetto cui fa riferimento col titolo Auvers, destinato probabilmente al Museo di Castelvecchio di Verona per cui stava preparando una mostra personale su invito di Licisco Magagnato, proprio prima della sua scomparsa.

Nei pochi documenti rimasti sono menzionate mostre negli USA, in Inghilterra, Germania, Giappone, Marocco e Australia, di cui, effettivamente, si ritrova un riferimento in alcuni soggetti di quadri e disegni; mentre testimonianze orali parlano di sue personali al Casinò di Gardone, al Comune di Rovereto, alla Galleria Ghelfi di Verona, al Palazzo della Permanente di Milano.

Rimangono alcuni diari che pur non avendo una vera e propria forma letteraria raccolgono interessanti spunti e appunti su riferimenti, visioni, altri autori contemporanei.

Salvatore Nocera viene a mancare nel 2008 a causa di una malattia che lo consuma nel corso degli ultimi anni. Lascia lo studio di Parigi nel 2001.

POIÉIN

Francesco Andrisano, dopo il successo della mostra “Uno diverso dall’altro” del 2014 al Circolo Aternino di Pescara, torna ad esporre a Pescara nell’A-maze-ing Gallery con una retrospettiva delle sue opere più significative dal titolo POIÉIN, a cura di Natalia D’Avena, Stefano Ricciuti e Marzio Santoro. Vernissage alle ore 19.00 del 7 maggio 2017.

Francesco Andrisano nasce a Fragagnano (TA) il 4 luglio del 1970 e trascorre la sua adolescenza a Francavilla F.na (BR), dopo la maturità si trasferisce nella città di Pescara per frequentare la facoltà di Architettura ed è qui nel corso degli anni affina le sue ricerche nel campo dell’Arte e della Poesia, incrociando sul suo cammino esperienze, persone, studi.

Il periodo universitario si rivela come la riscoperta di quella passione coltivata da sempre, fin da bambino e arricchita poi dagli studi classici; incomincia da qui una lunga ricerca tesa verso l’osservazione dei maestri e la sperimentazione creativa del proprio presente.

La sua poetica è come il Poiéin greco; un fare attraverso la Pittura e la Poesia che trasporta da una sponda all’altra dello stesso fiume la propria anima, così che quando dipinge scrive e quando scrive dipinge. Il risultato? Un diaframma, una ponte che attraversa e stimola le relazioni tra l’io e il mondo esterno, un atto fisico e mentale al tempo stesso tra impressione ed espressione.

Il campo di ricerca è vasto ed è molto facile perdersi, nella sua arte non ci sono metodologie da manuale o facili ricami già visti, Francesco racconta solo come è facile perdersi, racconta come sia più affascinante cercare che trovare.

La sua poetica rimanda ad un puro verbo istintivo, tutto danza in un movimento armonico: il gesto. Causa/effetto, parte dall’individuo e del suo relazionarsi col proprio sé, la libera interpretazione cosciente della realtà, il semplificare i segni e decodificare il sistema rendendolo visibile per quello che è senza orpelli. Libera interpretazione di chi lo svela e del recettore che si serve di questa porta come possibilità comunicativa col proprio io.

Delle sue opere hanno detto di lui: “L’operato artistico di Francesco Andrisano è un vasta metafora della realtà contemporanea, luogo privilegiato in cui il fantastico si intreccia vivamente ad un’acuta, ponderata riflessione sulle circostanze che oggi definiscono l’uomo, le sue emozioni, le speranze. Perché, appunto, Andrisano ci parla della realtà senza essere realista e sollecita l’immaginario e l’onirico verso la formulazione di immagini, di figure, di vere e proprie rappresentazioni capaci di caricarsi di un significato universale e evocativo sempre suggestivo. Le linee delle sue composizioni sono come sinuosamente bloccate, sigillate in un rigore assoluto, che è anche, però, agitato da una straordinaria dinamicità di impulsi, da una tensione asciuttissima e vibrante come una corda di un elastico.

Il trasporto straordinario che conduce la sua ricerca è costituito da una incandescenza assoluta della sensibilità e della fantasia. Per questo il maturare del suo linguaggio (pur nella sua interna coerenza poetica), lo ha condotto a spaziare su un ampio ventaglio di soluzioni nel volgere ormai non breve della sua carriera. E per questo, anche, sono persuaso che il suo lavoro non ha ancora fatto il giro completo di se stesso. A chi saprà ben guardare, infatti, non sfuggiranno nelle opere più recenti i sintomi e le tracce di un ulteriore approfondimento di quella che si potrebbe chiamare, cioè, la soglia di una fruttuosa maturità.” (Testo critico di Luciano Marinelli)

Francesco Andrisano – Poiéin
Pescara – dal 7 al 20 maggio 2017
Via Nazario Sauro 9/11 (65126)
+39 3280359274
amazeinggallery@gmail.com
www.facebook.com/AmazeingGallery

Franca Pisani a Viva Arte Viva

Dopo le partecipazioni del 2009 e del 2011, l’artista Franca Pisani – grossetana di nascita, ma che vive e lavora a Pietrasanta – sarà presente anche alla 57a Esposizione internazionale d’arte di Venezia, dal titolo “Viva Arte Viva”.
 
Dal 13 maggio fino al 26 novembre 2017 le opere dell’artista maremmana saranno visibili nel Padiglione della Repubblica Araba Siriana allestito nell’ex-cinema Chiesa del Redentore, sull’isola della Giudecca.
 
Insieme a altri sette artisti, Franca Pisani sarà protagonista della mostra intitolata “Everybody admires Palmyra’s greatness”, curata del direttore del Museo di Damasco, Emad Kashout, già Commissario del Padiglione stesso.
 
La storia di Palmira costituisce un importante tassello in quella dell’umanità; preservarne la memoria e proteggerla per le generazioni presenti e future è un dovere per tutti e gli artisti operano da sempre con tenacia per difendere la civiltà e per far sì che, ancora una volta, tutti possano “ammirare la grandezza di Palmira”.
Con questo convincimento, la Pisani porta in Laguna quattro opere di recente realizzazione: la doppia versione de L’albero di pietra; un’opera dal titolo Tadmor in pergamena di grandi dimensioni; Archeosegno, scultura in marmo statuario – proveniente dalla cava del Monte Altissimo, sulle Alpi Apuane, scoperta da Michelangelo nel 1517 e che doveva servire per “cavare” i materiali per la facciata della Basilica di San Lorenzo a Firenze – realizzata con una tecnica innovativa grazie alla quale il materiale lapideo pare perdere la sua naturale rigidità per assumere forme di impensabile morbidezza.IL TEMA
La scelta di dedicare un’esposizione al sito archeologico tra i più famosi del Medio Oriente, ma anche tra i più vandalizzati dagli scontri che da anni oppongono diverse fazioni in quell’area geografica, si innesta nella volontà di omaggiare la sua indiscussa gloria nel passato e perché non si dimentichi il suo profondo respiro artistico nella nostra quotidianità.
Il tema della mostra è l’evoluzione ed il confronto di artisti siriani ed internazionali come Franca Pisani. Il cambiamento del mondo artistico e contemporaneo, nel confronto delle diversità per scoprire che l’arte è oltre le barriere e le frontiere. Il simbolo di tutto ciò è il tributo alla città di Palmira uno dei più importanti siti archeologici del Medio Oriente. La storia di Palmira è un importante messaggio, è la storia dell’uomo, è un dovere preservarne la memoria archeologica per le generazioni future. L’arte di Franca Pisani si concretizza nella dimensione primordiale del segno che unisce tutte le culture del mondo che nascono proprio in Medio Oriente in Mesopotamia, un mito, l’aldilà dal mondo reale, la geografia degli dei e quella degli uomini. Palmira, chiamata la Sposa del Deserto, fu una delle più importanti città della Siria, fiorì come città carovaniera. La regina di Palmira, Zelmira, si sottrasse al controllo di Roma e fu dolorosamente sconfitta dall’imperatore romano Aureliano.LE OPERE DI FRANCA PISANI IN MOSTRA
Dopo le partecipazioni del 2009 (nel Padiglione della Repubblica Araba di Siria) e del 2011 (nel Padiglione Italia), Franca Pisani torna in Laguna come unica toscana invitata alla 57a Esposizione internazionale d’arte di Venezia; nell’ex-cinema Chiesa del Redentore, alla Giudecca, l’artista esporrà quattro opere.• Tadmor è un’opera in pergamena che traccia l’alfabeto archeologico della città di Palmira; è composto da otto tele che misurano ognuna 100×150 centimetri che creano una magica installazione di 3×4 metri.

• Realizzata in marmo statuario del monte Altissimo, sulle Alpi Apuane, e nata nei laboratori dell’Henraux, la scultura Archeosegno misura 140x90x40 centimetri da terra. Il raccordo fra la scultura classica, quella di Palmira, con la sperimentazione di Archeosegno è il tema lapideo, l’arte marmorea classica,che trova un segno nuovo, inedito, contemporaneo in questa opera.

• Franca Pisani esporrà alla Giudecca anche due dei quattro Alberi di pietra recentemente realizzati e che costituiscono un’installazione del linguaggio e la ricerca dei temi antropologici che collegano mito e inconscio. Il primo Albero di pietra è composto da quercia e marmo rosso di Francia, ed è alto 2,20 metri; il secondo, in quercia e Portoro (marmo pregiato di Liguria), è alto sempre 2,20 metri.
Le opere che ho deciso di esporre nel Padiglione della Repubblica Araba di Siria afferma Franca Pisani – rappresentano un viaggio nelle memorie primordiali dell’uomo, dove radici e rinascita sono frontiere di una continua evoluzione, per riappropriarsi dell’arte che supera il vincolo generazionale e abbatte le distanze ideologiche”.

 

CENNI BIOGRAFICI SULL’ARTISTA
Franca Pisani nasce a Grosseto nel 1956 da una famiglia di artiste. A nove anni frequenta lo studio dello scultore e pittore Alessio Sozzi. Dopo la maturità artistica si trasferisce a Bologna per approfondire gli studi d’arte alla facoltà di lettere D.A.M.S., diretta da Umberto Eco. Conosce e frequenta Ketty La Rocca, artista inserita nel panorama delle avanguardie artistiche internazionali, che la mette in contatto con Eugenio Miccini, fondatore del Movimento “Poesia Visiva”. Questi porta nei musei e nelle università di tutto il mondo la creazione di Franca Pisani del 1976 Album Operozio.
Nel 1977 viene invitata all’inaugurazione del Centre Pompidou dal direttore Pontus Hulten, all’interno del programma su larga scala di scambio artistico culturale, come esporre negli spazi del museo il Salotto di Geltrude Stein, film, poster, performance e Poesia Visiva cioè Album Operozio.
Da quel momento prenderà il via un lungo percorso di esposizioni, tuttora in continua evoluzione, sulla spinta dell’urgenza di sperimentare il suo coerente indirizzo concettuale.
Franca Pisani così espone nel Museo Marino Marini (2008), due volte alla Biennale di Venezia (2009 e 2011), nel Museo Hamburger Bahnhof di Berlino (2013), nella mostra “Dietrofront” alle Reali Poste degli Uffizi (2014), nella mostra “Archeofuturo” nel Museo d’Arte Contemporanea di Palazzo Collicola a Spoleto (2014), partecipa a “Settantotto Ritratti” in pergamena per il libro donnArchitettura (2014), dona il proprio Autoritratto alla Galleria degli Uffizi che entra a far parte della relativa, unica collezione (2015), espone all’Expo Milano nel padiglione della Toscana e nel padiglione del Principato di Monaco (2015), espone alla mostra “Desdemona” nel Palazzo di Giustizia di Firenze (2015) e alla Mostra dell’Istituto Italiano di Cultura a Vienna (2017).
Da un anno vive e lavora a Pietrasanta.

UTILITIES
La mostra “Everybody admires Palmyra’s greatness” si terrà dal 13 maggio al 26 novembre 2017 nell’ex-cinema Cinema Chiesa del Redentore, sull’Isola della Giudecca, ed è visitabile dal martedì alla domenica, dalle ore 11 alle ore 17; chiusa di lunedì (eccetto il 15 di maggio, il 14 di agosto, il 4 settembre, il 30 ottobre e il 20 novembre).
Le preview sono previste il 10, l’11 e il 12 maggio dalle ore 11 alle ore 17.
Il vernissage del Padiglione è in programma venerdì 12 maggio 2017 alle ore 18.30.
Altre informazioni agli indirizzi web:

www.francapisani.com,

www.marziaspatafora.it

e www.labiennale.org.

Lucia Lamberti

Lucia Lamberti (Salerno 1973) vive e lavora tra Bologna e Salerno. Le sue opere nascono da una lunga selezione di immagini provenienti da archivi o da reportage e sono legate ad un nucleo tematico preciso, che, dal 2009, coincide con il paesaggio e le sue trasformazioni (Kaliningrad – Königsberg).
 
La partenza dal dato oggettivo è solo il primo passo di una strategia con la quale l’artista realizza opere su carta, su tela, video e installazioni pittoriche.
 
La cifra stilistica e la tecnica rispondono volta per volta in maniera diversa dell’argomento affrontato. Concepiti come delle serie, o, per meglio dire, dei capitoli, i suoi dipinti si collegano attraverso un nesso di senso, un grado di unione; e raccontano, avvicinandoli tra loro, storie e luoghi apparentemente lontani.
 
Lo stesso processo creativo l’ha portata a realizzare, tra il 2006 e il 2009, cicli di dipinti dedicati alle donne armate, con immagini provenienti da archivi web specializzati nel fermo-immagine cinematografico, del genere “ragazza con la pistola”.
 
Il suo lavoro è stato esposto in Italia e all’estero, sia in gallerie private sia in sedi istituzionali, tra cui il MNAC di Bucharest -RO; il Consolato Italiano a Bruxelles -B (solo show); la Fondazione Orestiadi a Gibellina -I; il Collegium Hungaricum a Berlino -DE; il Kaliningrad Art Museum –RU.
 
Hanno scritto del suo lavoro: Eugenio Viola, Antonello Tolve, Achille Bonito Oliva, Gianluca Marziani, Martina Cavallarin.
 
Le sue opere sono in collezione permanente presso TERNA, Roma, il Lentos Museum di Linz in Austria; la Certosa Di San Lorenzo, Padula, (SA) e la Fondazione Orestiadi di Gibellina (Tp).
http://www.lucialamberti.it/

 

Lucia Lamberti Sulle arie, sulle acque, sui luoghi
Durata: Dal 22 aprile al 31 maggio 2017
Galleria FabulaFineArt
Via Del Podestà 11 – 44121 Ferrara (FE)

Luisa Menazzi Moretti

Nata a Udine nel 1964, Luisa Menazzi Moretti all’età di tredici anni lascia l’Italia per trasferirsi con la famiglia negli Stati Uniti, dove in Texas, nella città di College Station, frequenta la high school per poi proseguire a Houston i suoi studi universitari.
 
In quegli anni inizia la sua passione per la fotografia; frequenta corsi prediligendo la stampa e lo sviluppo in bianco e nero. Ritorna a vivere in Europa, si laurea in Lingue e Letterature Straniere Moderne, lavora a Londra per poi, dopo alcuni anni, trasferirsi in Italia. Ha vissuto a Udine, Bologna, Roma, Napoli e Venezia.
 
Le sue opere sono state esposte in musei, fiere, festival, galleria civiche private e sono entrate a far parte di collezioni internazionali. Critici e curatori quali Francesco Bonami, Achille Bonito Oliva, Denis Curti, Valerio Dehò, Maria Flora Giubilei, Antonio Giusa, Lothar Muller, Luigi Reitani hanno presentato e curato le mostre dell’autrice.
 

Nel 2016 la casa editrice Contrasto ha pubblicato Ten Years and Eighty-Seven Days, l’ultimo catalogo dell’autrice. Sempre dello stesso anno Gente di Fotografia ha edito il libro Somewhere – Luisa Menazzi Moretti. La casa editrice Arte’m ha pubblicato due cataloghi di Luisa Menazzi Moretti: Words (2013) e Cose di Natura – Nature’s Matters (2014).

Ten Years and Eighty-Seven Days, Museo Santa Maria della Scala, Siena (2017)
Cose di Natura, Galleria Due Piani, Pordenone (2017)
International Photography Awards, Honorable Mention, Ten Years and Eighty-Seven Days (2016)
AMACI – Giornata del contemporaneo, P Greco, Galleria La Salizada – Venezia (2016)
European Month of Photography 2016, Berlino – Istituto Italiano di Cultura – Ten Years and Eightyseven Day
Villa Manin di Passariano, Somewhere, 2016
AMACI – Giornata del contemporaneo, Cose di Natura, Galleria La Salizada – Venezia (2015)
Visual Action Ayotzinapa, Ayotzinapa Rural Teachers College – Guerrero, Messico (2015)
Premio L’Isola 2015 – Tropea (2015)
Festival dei due mondi di Spoleto, Sconfinamenti #3, Rocca Albornoziana – Spoleto (2015)
The Billboard Creative: finalista per lo Show Q1, Hollywood – Los Angeles, USA (2015)
EXPO MILANO, Ingredients for a Thought, Galleria STILL – Milano (2015)
MIA Fair, Ingredients for a Thought, Milano (2015)
Affordable Art Fair, Galleria Spazio Farini – Milano (2015)
Tre Oci Tre Mostre: Cose di Natura, Fondazione Tre Oci – Venezia (2015)
Words, Galleria Dafna – Napoli (2015)
Oci su Luisa Menazzi Moretti ed Elio Ciol, Galleria La Salizada – Venezia (2015)
Christie’s Auction: a noi ci frega lo sguardo, Galleria di Arte Moderna – Milano (2014)
Forum Universale delle Culture, Words, San Domenico Maggiore – Napoli (2014)
Fotofest International, The Collector’s Eye: the Maloney Collection, Silver Studios – Houston, USA (2014)
Words, Galleria la Salizada – Venezia (2014)
Cose di Natura, Galleria d’Arte Moderna – Genova (2014)
Words, Galleria Civica Tina Modotti – Udine (2014)
Words, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea – Pordenone (2014)
Winter Sensations, Galleria Spazio Farini – Milano (2014)
Magic Mirror, Galleria La Salizada – Venezia (2014)
Magic Mirror, Galleria Tedofra – Bologna (2014)
Holiday Dreams, Galleria Spazio Farini – Milano (2013)
Finalista Premio Combat, Museo G. Fattori – Livorno (2013)
Finalista Premio Venezia (2013)
Words, Galleria Spazio Paraggi – Milano (2013)
MIA Fair, Words, Paola Sosio Contemporary Art Gallery – Milano (2013)
Magic Mirror, Galleria Le Stanze Bianche – Palermo (2013)
Affordable Art Fair – Milano (2013)
Bambini in missione di pace, Fondazione Sambuca – Palermo (2013)
Obiettivo la Ricerca, Centro Convegni AIL – Roma (2013)
Italo Zannier: la sfida della fotografia, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea – Pordenone (2013)
Magic Mirror, Fabbrica delle Arti – Napoli (2013)

 

Louise Bourgeois

Artista di fama internazionale, Louise Bourgeois è nata a Parigi nel 1911. Pur avendo vissuto a New York dal 1938 fino alla sua morte, all’età di 98 anni, gran parte della sua ispirazione è derivata dalla sua prima infanzia in Francia e dalle relazioni familiari.

Usando il corpo come forma primaria ha esplorato la gamma completa delle emozioni umane. Nei suoi lavori, dai disegni alle installazioni di grandi dimensioni, ha affrontato temi come la memoria, la sessualità, l’amore e l’abbandono, dando forma alle sue paure per esorcizzarle.

Le opere di Louise Bourgeois sono state esposte in ogni parte del mondo. In Italia sue mostre personali sono state ospitate presso la Biennale di Venezia dove ha rappresentato il Padiglione degli Stati Uniti (1993), la Fondazione Prada (1997), la Fondazione Bevilacqua La Masa (2000), il Museo Nazionale di Capodimonte (2008), la Fondazione Vedova (2010).

Louise Bourgeois (1911-2010) è stata nominata Ufficiale dell’Ordine delle Arti e delle Lettere dal Ministro della cultura francese (1983) e ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali: il Grand Prix National de la Sculpture dal governo francese (1991), il Lifetime Achievement Award dal Centro Internazionale di Scultura di Washington D.C. (1991), la National Medal of Arts dal presidente degli Stati Uniti (1997). È stata eletta membro dell’Accademia Americana delle Arti e delle Scienze e ha ricevuto la medaglia della Legione d’Onore francese (2008).

 

LOUISE BOURGEOIS – Voyages Without a Destination

Studio Trisorio
Napoli . Riviera di Chiaia, 215
+39 081 414306 . info@studiotrisorio.com
lun – ven 10-13.30 . 16-19.30 / sab 10-13.30

Paolo Minoli

Paolo Minoli nasce nel 1942 a Cantù (Co). Frequenta, in giovanissima età, la casa del pittore Enrico Sottili e, da studente, lo studio dello scultore Gaetano Negri. Si diploma nel 1961 all’Istituto Statale d’Arte di Cantù, dove insegna dal 1964 al 1978.
 
Paolo MinoliDal 1977 al 1978 fa parte del gruppo di ricerca “L’interrogazione sistematica” con Nato Frascà e Antonio Scaccabarozzi. Dal 1979, all’Accademia di Belle Arti di Brera in Milano è docente del corso speciale di “Cromatologia” e collabora, in qualità di consulente, con aziende per l’applicazione di soluzioni cromatiche nella produzione industriale. È stato direttore artistico della collana d’arte pubblicata dalle edizioni “RS” di Como (1975-1986) e, dal 1986 al 1989, del laboratorio serigrafico “On Color” di Cantù, in collaborazione con diversi artisti, fra i quali Mario Radice, Carla Badiali, Aldo Galli, Bruno Munari, Luigi Veronesi, Max Huber, Piero Dorazio e Mario Nigro.
 
Nel 1982 è invitato alla “XL Biennale Internazionale d’arte” di Venezia, dove è nuovamente presente nel 1986. Realizza per la “Plaz” a Saulgau, nel 1992, una scultura d’acciaio di 8 metri d’altezza intitolata “Nelle ali del vento”. Nel 1994 è collocata presso il parco del Museum Bertholdsburg a Schleusingen la scultura in acciaio di 7 metri di altezza “Nelle ali del canto”. Nel 1997 è collocata, sul lato nord della rocca dei Musei Civici di Riva del Garda, la scultura “Ballerina” in acciaio di 9 metri di altezza e 5×2 di base.
 
Nel 1998 è presente alla mostra “Arte Italiana. Ultimi quarant’anni. Pittura aniconica” alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna. Nel 1999 è invitato alla “XIII Quadriennale d’arte” di Roma e nello stesso anno è installata, permanentemente, nel “Parco della scultura” di Viadana (Mn) la scultura “Storie di Scena”. Nell’ambito di un intervento di riqualificazione urbanistica per la Piazza Volta a Como, nel 2001, è collocata, nel centro della fontana progettata dall’architetto Mario Di Salvo, una scultura, “Stele”, in acciaio di 4,40 metri d’altezza.
 
Per iniziativa di Paolo Minoli, scomparso il 20 dicembre 2004, è stata costituita Casaperlarte Fondazione Paolo Minoli con sede a Cantù, finalizzata alla promozione dell’arte contemporanea nelle sue diverse espressioni.
 
Il 23 dicembre 2004, pochi giorni dopo la sua scomparsa, è inaugurata a Cantù “Asteria… tra le pieghe del vento e la porta delle stelle”, una scultura monumentale in acciaio corten alta 5,30 metri, collocata all’ingresso della città sul Rondò Bersagliere. Nel dicembre 2014 la città di Como ha organizzato, in collaborazione con la fondazione, la mostra personale “Paolo Minoli. Itinerari tra arte e scienza” presso la Pinacoteca Civica ripercorrendo in modo agile, ma esaustivo, tutto il suo percorso creativo. Nello stesso mese l’Accademia di Belle Arti di Brera ha organizzato una giornata convegno dal titolo “Paolo Minoli. Metodo e sperimentazione”. Nel 2015 il Comune di Cantù, presso Villa Calvi, ha reso omaggio all’attenzione che Paolo Minoli ha sempre riservato ad amici, maestri e colleghi con l’esposizione di una parte dei lavori serigrafici.
 
Nel 2016 Il Museo di Lissone ha selezionato un’opera di Paolo Minoli per la mostra collettiva dedicata al Premio Lissone. Nel 2017 la Galleria Giovanni Bonelli di Milano ha presentato la personale “Paolo Minoli. Metrica colore musica”, a cura di Carlo Pirovano e Riccardo Zelatore.

Don Marco Melzi

Marco Melzi nasce a Milano il 14 settembre del 1918. Cresce nella fede cristiana cattolica a partire dalla numerosa famiglia inserita nella realtà della parrocchia di San Gregorio a Milano.
 
Don Marco MelziDal padre, ebanista, prende la passione per la lavorazione dei materiali, in particolare il legno e metalli. Si diploma come maestro elementare e dal 1936 al 1939 insegna presso le scuole elementari. Dal 1939 inizia il suo servizio militare partecipando alle operazioni militari prima sul fronte francese e nel 1941, come sottotenente dell’VIII Fanteria, nella campagna di Albania e di Grecia durante la quale gli viene assegnata la medaglia al valore sul campo che viene da lui rifiutata perché non era stata concessa anche ai suoi subalterni. Catturato dai tedeschi nel 1943 e internato come spia in un lager in Westfalia, ha occasione di incontrare Giuseppe Lazzati, futuro rettore dell’Università Cattolica di Milano, e lo scrittore Giovanni Guareschi. In questi anni di guerra e di prigionia rinsalda il carattere e matura la vocazione al sacerdozio e all’arte, vista come strumento di evangelizzazione. Scampato a più di una fucilazione viene liberato ad Amburgo dagli inglesi nel 1945 ricevendo il congedo.
 
Testa di Gesù con barba Terracotta grezza Bozzetto scultoreo bassorilievo cm 26x17x14Ritornato in Italia riprende ad insegnare nella scuola elementare di Inzago fino al 1947 anno in cui decide di frequentare il seminario teologico di Venegono Inferiore. Ordinato sacerdote il 3 giugno del 1950 entra a far parte della Famiglia Beato Angelico dove conclude il noviziato il 6 agosto del 1951. Dopo la maturità artistica, si iscrive all’Accademia di Brera nella quale è allievo di Francesco Messina, il cui assistente è Enrico Manfrini, e della storica dell’arte Eva Tea con cui collaborerà in seguito per la rivista Arte Cristiana. Stringe, inoltre, amicizia con artisti come Giacomo Manzù, Luciano Minguzzi e Marino Marini.
 
Tra il 1951 e 1958 insegna Storia dell’arte ai seminaristi liceali di Venegono Inferiore. Dal 1961 don Marco è il principale interlocutore tra la Scuola Beato Angelico e l’architetto Gio Ponti in occasione della progettazione e realizzazione della chiesa parrocchiale di San Francesco al Fopponino, della concattedrale di Taranto e della chiesa del nuovo ospedale San Carlo di Milano. La stima e l’amicizia che lega i due porta Gio Ponti a realizzare per don Marco una serie di biglietti di auguri disegnati e colorati a pennarello che il sacerdote conserva nel suo studio.
 
Dal 1982 al 1985 è direttore della Fondazione di Culto, Scuola Beato Angelico e redige definitivamente il Codice Fondamentale della Famiglia religiosa eretta dall’arcivescovo Carlo Maria Martini, che nel 1984 consacra l’altare marmoreo, realizzato da don Marco, per la chiesa della Scuola.
Agli studenti del Liceo Artistico insegna religione, storia dell’arte e le materie delle discipline specifiche. Grazie al suo grado militare insegna anche educazione fisica. Nel successivo Istituto d’Arte si dedica all’insegnamento di disegno e scultura fino al 1997. E’ educatore dei giovani e loro assistente spirituale. Il suo intenso lavoro nell’attrezzatissimo laboratorio di scultura non gli ha mai impedito di riservare uno spazio all’inginocchiatoio e alla stola, sempre pronti all’uso.
 
L’attività artistica copre circa sessant’anni della sua vita, dagli anni cinquanta fino al 2011. Nella città di Milano, presso la sua comunità religiosa, termina la sua vita terrena per rinascere al cielo il 21 settembre 2013 alle ore 21.45.Milano, gennaio 2017MARCO MELZI. Sacerdote, scultore e docente
Milano, Complesso Museale “Chiostri di Sant’Eustorgio” (ingresso da piazza Sant’Eustorgio 3)
23 febbraio – 26 marzo 2017

Orari: da martedì a domenica, dalle 10 alle 18. Chiuso lunedì (la biglietteria chiude alle ore 17.30)
Biglietti (Mostra + Museo Diocesano + Museo di Sant’Eustorgio e Cappella Portinari):
Intero: € 6,00; Ridotto individuale: € 4,00; Ridotto gruppi adulti (parrocchie incluse, almeno 15 persone): € 4,00; Ridotto scuole e oratori: € 3,00.

Informazioni: tel. 02.89420019;

info.biglietteria@museodiocesano.it

Michele Agostinelli

Michele Agostinelli è nato a Tempio Pausania nel 1948. Dal 1964 vive ed opera a Bari.

Ha insegnato Disegno e Storia dell’Arte presso il Liceo Scientifico “Edoardo Amaldi “ di Bitetto. La sua ricerca estetica lo ha condotto per vari itinerari articolati tra la poetica grafico-pittorica e gli interventi sul campo quale operatore culturale.

Ha diretto le Gallerie d’arte “Effe Elle 24”, “Studio 5”, “Palazzo Scarli”; ha coordinato il gruppo “Mediterraneo Incontri-Ego Es”. Col gruppo artistico La Fenice ha realizzato la performance itinerante “… Della morte distrutta?”.

Nel 1977 a Bari, presso l’Istituto Statale d’Arte ha condotto il 2° Seminario di tecniche calcografiche. Nel 1978 a Taranto ha diretto il 4° corso di grafica presso il Circolo Italsider. Nel 1979 ha fondato il centro di ricerche estetiche “Ego-Es”.

Iscritto all’Associazione Incisori Pugliesi, tiene attualmente corsi di grafica e fotografia, organizza esperienze di performances. Dal 1980 ha esteso la sua ricerca alle tecniche della comunicazione ed all’indagine sul territorio attraverso l’immagine fotografica. Nel 1989 ha collaborato con insonorizzazione e computer grafica alla realizzazione di Video Arte per l’artista Mimmo Avellis.

Ha ideato e condotto per l’emittente televisiva T.R.A. le trasmissioni “Dalla scuola x la scuola” e “Istantanea” (profili artistici su Michele Campione, Franco Cassano, Bruno Del Monaco, Enzo De Sario, Tommaso Di Ciaula, Vito Matera, Vito Maurogiovanni, Adriana Notte, Lino Sivilli).

Per la Casa di Produzione televisiva VARS ha ideato e condotto il programma “Paesando” trasmesso in 14 puntate da emittenti Sud-americane.Dal 1996 ha organizzato sul territorio manifestazioni artistico-culturali-multimediali itineranti (Il carro del tempo nel tempo del carro; Gli strumenti della scrittura; Suggestioni d’Oriente; Il modellismo). Nel 1999 ha creato lo spazio espositivo “Palazzo Scarli” (Modugno)Sue opere sono state acquistate dai Reali del Belgio.

Per la regia di operazioni artistiche nel mondo della scuola è stato premiato dal regista Sergio Leone e dal Premio Nobel Rita Levi Montalcini (I° Premio Naziona- le).

Dal 2001 è Direttore Artistico della manifestazione culturale “Pro Agricultura” di Bitetto. Dal 2014 è componente della Consulta della Cultura del Comune di Bitetto.