Lucia Lamberti

Lucia Lamberti (Salerno 1973) vive e lavora tra Bologna e Salerno. Le sue opere nascono da una lunga selezione di immagini provenienti da archivi o da reportage e sono legate ad un nucleo tematico preciso, che, dal 2009, coincide con il paesaggio e le sue trasformazioni (Kaliningrad – Königsberg).
 
La partenza dal dato oggettivo è solo il primo passo di una strategia con la quale l’artista realizza opere su carta, su tela, video e installazioni pittoriche.
 
La cifra stilistica e la tecnica rispondono volta per volta in maniera diversa dell’argomento affrontato. Concepiti come delle serie, o, per meglio dire, dei capitoli, i suoi dipinti si collegano attraverso un nesso di senso, un grado di unione; e raccontano, avvicinandoli tra loro, storie e luoghi apparentemente lontani.
 
Lo stesso processo creativo l’ha portata a realizzare, tra il 2006 e il 2009, cicli di dipinti dedicati alle donne armate, con immagini provenienti da archivi web specializzati nel fermo-immagine cinematografico, del genere “ragazza con la pistola”.
 
Il suo lavoro è stato esposto in Italia e all’estero, sia in gallerie private sia in sedi istituzionali, tra cui il MNAC di Bucharest -RO; il Consolato Italiano a Bruxelles -B (solo show); la Fondazione Orestiadi a Gibellina -I; il Collegium Hungaricum a Berlino -DE; il Kaliningrad Art Museum –RU.
 
Hanno scritto del suo lavoro: Eugenio Viola, Antonello Tolve, Achille Bonito Oliva, Gianluca Marziani, Martina Cavallarin.
 
Le sue opere sono in collezione permanente presso TERNA, Roma, il Lentos Museum di Linz in Austria; la Certosa Di San Lorenzo, Padula, (SA) e la Fondazione Orestiadi di Gibellina (Tp).
http://www.lucialamberti.it/

 

Lucia Lamberti Sulle arie, sulle acque, sui luoghi
Durata: Dal 22 aprile al 31 maggio 2017
Galleria FabulaFineArt
Via Del Podestà 11 – 44121 Ferrara (FE)

Luisa Menazzi Moretti

Nata a Udine nel 1964, Luisa Menazzi Moretti all’età di tredici anni lascia l’Italia per trasferirsi con la famiglia negli Stati Uniti, dove in Texas, nella città di College Station, frequenta la high school per poi proseguire a Houston i suoi studi universitari.
 
In quegli anni inizia la sua passione per la fotografia; frequenta corsi prediligendo la stampa e lo sviluppo in bianco e nero. Ritorna a vivere in Europa, si laurea in Lingue e Letterature Straniere Moderne, lavora a Londra per poi, dopo alcuni anni, trasferirsi in Italia. Ha vissuto a Udine, Bologna, Roma, Napoli e Venezia.
 
Le sue opere sono state esposte in musei, fiere, festival, galleria civiche private e sono entrate a far parte di collezioni internazionali. Critici e curatori quali Francesco Bonami, Achille Bonito Oliva, Denis Curti, Valerio Dehò, Maria Flora Giubilei, Antonio Giusa, Lothar Muller, Luigi Reitani hanno presentato e curato le mostre dell’autrice.
 

Nel 2016 la casa editrice Contrasto ha pubblicato Ten Years and Eighty-Seven Days, l’ultimo catalogo dell’autrice. Sempre dello stesso anno Gente di Fotografia ha edito il libro Somewhere – Luisa Menazzi Moretti. La casa editrice Arte’m ha pubblicato due cataloghi di Luisa Menazzi Moretti: Words (2013) e Cose di Natura – Nature’s Matters (2014).

Ten Years and Eighty-Seven Days, Museo Santa Maria della Scala, Siena (2017)
Cose di Natura, Galleria Due Piani, Pordenone (2017)
International Photography Awards, Honorable Mention, Ten Years and Eighty-Seven Days (2016)
AMACI – Giornata del contemporaneo, P Greco, Galleria La Salizada – Venezia (2016)
European Month of Photography 2016, Berlino – Istituto Italiano di Cultura – Ten Years and Eightyseven Day
Villa Manin di Passariano, Somewhere, 2016
AMACI – Giornata del contemporaneo, Cose di Natura, Galleria La Salizada – Venezia (2015)
Visual Action Ayotzinapa, Ayotzinapa Rural Teachers College – Guerrero, Messico (2015)
Premio L’Isola 2015 – Tropea (2015)
Festival dei due mondi di Spoleto, Sconfinamenti #3, Rocca Albornoziana – Spoleto (2015)
The Billboard Creative: finalista per lo Show Q1, Hollywood – Los Angeles, USA (2015)
EXPO MILANO, Ingredients for a Thought, Galleria STILL – Milano (2015)
MIA Fair, Ingredients for a Thought, Milano (2015)
Affordable Art Fair, Galleria Spazio Farini – Milano (2015)
Tre Oci Tre Mostre: Cose di Natura, Fondazione Tre Oci – Venezia (2015)
Words, Galleria Dafna – Napoli (2015)
Oci su Luisa Menazzi Moretti ed Elio Ciol, Galleria La Salizada – Venezia (2015)
Christie’s Auction: a noi ci frega lo sguardo, Galleria di Arte Moderna – Milano (2014)
Forum Universale delle Culture, Words, San Domenico Maggiore – Napoli (2014)
Fotofest International, The Collector’s Eye: the Maloney Collection, Silver Studios – Houston, USA (2014)
Words, Galleria la Salizada – Venezia (2014)
Cose di Natura, Galleria d’Arte Moderna – Genova (2014)
Words, Galleria Civica Tina Modotti – Udine (2014)
Words, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea – Pordenone (2014)
Winter Sensations, Galleria Spazio Farini – Milano (2014)
Magic Mirror, Galleria La Salizada – Venezia (2014)
Magic Mirror, Galleria Tedofra – Bologna (2014)
Holiday Dreams, Galleria Spazio Farini – Milano (2013)
Finalista Premio Combat, Museo G. Fattori – Livorno (2013)
Finalista Premio Venezia (2013)
Words, Galleria Spazio Paraggi – Milano (2013)
MIA Fair, Words, Paola Sosio Contemporary Art Gallery – Milano (2013)
Magic Mirror, Galleria Le Stanze Bianche – Palermo (2013)
Affordable Art Fair – Milano (2013)
Bambini in missione di pace, Fondazione Sambuca – Palermo (2013)
Obiettivo la Ricerca, Centro Convegni AIL – Roma (2013)
Italo Zannier: la sfida della fotografia, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea – Pordenone (2013)
Magic Mirror, Fabbrica delle Arti – Napoli (2013)

 

Louise Bourgeois

Artista di fama internazionale, Louise Bourgeois è nata a Parigi nel 1911. Pur avendo vissuto a New York dal 1938 fino alla sua morte, all’età di 98 anni, gran parte della sua ispirazione è derivata dalla sua prima infanzia in Francia e dalle relazioni familiari.

Usando il corpo come forma primaria ha esplorato la gamma completa delle emozioni umane. Nei suoi lavori, dai disegni alle installazioni di grandi dimensioni, ha affrontato temi come la memoria, la sessualità, l’amore e l’abbandono, dando forma alle sue paure per esorcizzarle.

Le opere di Louise Bourgeois sono state esposte in ogni parte del mondo. In Italia sue mostre personali sono state ospitate presso la Biennale di Venezia dove ha rappresentato il Padiglione degli Stati Uniti (1993), la Fondazione Prada (1997), la Fondazione Bevilacqua La Masa (2000), il Museo Nazionale di Capodimonte (2008), la Fondazione Vedova (2010).

Louise Bourgeois (1911-2010) è stata nominata Ufficiale dell’Ordine delle Arti e delle Lettere dal Ministro della cultura francese (1983) e ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali: il Grand Prix National de la Sculpture dal governo francese (1991), il Lifetime Achievement Award dal Centro Internazionale di Scultura di Washington D.C. (1991), la National Medal of Arts dal presidente degli Stati Uniti (1997). È stata eletta membro dell’Accademia Americana delle Arti e delle Scienze e ha ricevuto la medaglia della Legione d’Onore francese (2008).

 

LOUISE BOURGEOIS – Voyages Without a Destination

Studio Trisorio
Napoli . Riviera di Chiaia, 215
+39 081 414306 . info@studiotrisorio.com
lun – ven 10-13.30 . 16-19.30 / sab 10-13.30

Paolo Minoli

Paolo Minoli nasce nel 1942 a Cantù (Co). Frequenta, in giovanissima età, la casa del pittore Enrico Sottili e, da studente, lo studio dello scultore Gaetano Negri. Si diploma nel 1961 all’Istituto Statale d’Arte di Cantù, dove insegna dal 1964 al 1978.
 
Paolo MinoliDal 1977 al 1978 fa parte del gruppo di ricerca “L’interrogazione sistematica” con Nato Frascà e Antonio Scaccabarozzi. Dal 1979, all’Accademia di Belle Arti di Brera in Milano è docente del corso speciale di “Cromatologia” e collabora, in qualità di consulente, con aziende per l’applicazione di soluzioni cromatiche nella produzione industriale. È stato direttore artistico della collana d’arte pubblicata dalle edizioni “RS” di Como (1975-1986) e, dal 1986 al 1989, del laboratorio serigrafico “On Color” di Cantù, in collaborazione con diversi artisti, fra i quali Mario Radice, Carla Badiali, Aldo Galli, Bruno Munari, Luigi Veronesi, Max Huber, Piero Dorazio e Mario Nigro.
 
Nel 1982 è invitato alla “XL Biennale Internazionale d’arte” di Venezia, dove è nuovamente presente nel 1986. Realizza per la “Plaz” a Saulgau, nel 1992, una scultura d’acciaio di 8 metri d’altezza intitolata “Nelle ali del vento”. Nel 1994 è collocata presso il parco del Museum Bertholdsburg a Schleusingen la scultura in acciaio di 7 metri di altezza “Nelle ali del canto”. Nel 1997 è collocata, sul lato nord della rocca dei Musei Civici di Riva del Garda, la scultura “Ballerina” in acciaio di 9 metri di altezza e 5×2 di base.
 
Nel 1998 è presente alla mostra “Arte Italiana. Ultimi quarant’anni. Pittura aniconica” alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna. Nel 1999 è invitato alla “XIII Quadriennale d’arte” di Roma e nello stesso anno è installata, permanentemente, nel “Parco della scultura” di Viadana (Mn) la scultura “Storie di Scena”. Nell’ambito di un intervento di riqualificazione urbanistica per la Piazza Volta a Como, nel 2001, è collocata, nel centro della fontana progettata dall’architetto Mario Di Salvo, una scultura, “Stele”, in acciaio di 4,40 metri d’altezza.
 
Per iniziativa di Paolo Minoli, scomparso il 20 dicembre 2004, è stata costituita Casaperlarte Fondazione Paolo Minoli con sede a Cantù, finalizzata alla promozione dell’arte contemporanea nelle sue diverse espressioni.
 
Il 23 dicembre 2004, pochi giorni dopo la sua scomparsa, è inaugurata a Cantù “Asteria… tra le pieghe del vento e la porta delle stelle”, una scultura monumentale in acciaio corten alta 5,30 metri, collocata all’ingresso della città sul Rondò Bersagliere. Nel dicembre 2014 la città di Como ha organizzato, in collaborazione con la fondazione, la mostra personale “Paolo Minoli. Itinerari tra arte e scienza” presso la Pinacoteca Civica ripercorrendo in modo agile, ma esaustivo, tutto il suo percorso creativo. Nello stesso mese l’Accademia di Belle Arti di Brera ha organizzato una giornata convegno dal titolo “Paolo Minoli. Metodo e sperimentazione”. Nel 2015 il Comune di Cantù, presso Villa Calvi, ha reso omaggio all’attenzione che Paolo Minoli ha sempre riservato ad amici, maestri e colleghi con l’esposizione di una parte dei lavori serigrafici.
 
Nel 2016 Il Museo di Lissone ha selezionato un’opera di Paolo Minoli per la mostra collettiva dedicata al Premio Lissone. Nel 2017 la Galleria Giovanni Bonelli di Milano ha presentato la personale “Paolo Minoli. Metrica colore musica”, a cura di Carlo Pirovano e Riccardo Zelatore.

Don Marco Melzi

Marco Melzi nasce a Milano il 14 settembre del 1918. Cresce nella fede cristiana cattolica a partire dalla numerosa famiglia inserita nella realtà della parrocchia di San Gregorio a Milano.
 
Don Marco MelziDal padre, ebanista, prende la passione per la lavorazione dei materiali, in particolare il legno e metalli. Si diploma come maestro elementare e dal 1936 al 1939 insegna presso le scuole elementari. Dal 1939 inizia il suo servizio militare partecipando alle operazioni militari prima sul fronte francese e nel 1941, come sottotenente dell’VIII Fanteria, nella campagna di Albania e di Grecia durante la quale gli viene assegnata la medaglia al valore sul campo che viene da lui rifiutata perché non era stata concessa anche ai suoi subalterni. Catturato dai tedeschi nel 1943 e internato come spia in un lager in Westfalia, ha occasione di incontrare Giuseppe Lazzati, futuro rettore dell’Università Cattolica di Milano, e lo scrittore Giovanni Guareschi. In questi anni di guerra e di prigionia rinsalda il carattere e matura la vocazione al sacerdozio e all’arte, vista come strumento di evangelizzazione. Scampato a più di una fucilazione viene liberato ad Amburgo dagli inglesi nel 1945 ricevendo il congedo.
 
Testa di Gesù con barba Terracotta grezza Bozzetto scultoreo bassorilievo cm 26x17x14Ritornato in Italia riprende ad insegnare nella scuola elementare di Inzago fino al 1947 anno in cui decide di frequentare il seminario teologico di Venegono Inferiore. Ordinato sacerdote il 3 giugno del 1950 entra a far parte della Famiglia Beato Angelico dove conclude il noviziato il 6 agosto del 1951. Dopo la maturità artistica, si iscrive all’Accademia di Brera nella quale è allievo di Francesco Messina, il cui assistente è Enrico Manfrini, e della storica dell’arte Eva Tea con cui collaborerà in seguito per la rivista Arte Cristiana. Stringe, inoltre, amicizia con artisti come Giacomo Manzù, Luciano Minguzzi e Marino Marini.
 
Tra il 1951 e 1958 insegna Storia dell’arte ai seminaristi liceali di Venegono Inferiore. Dal 1961 don Marco è il principale interlocutore tra la Scuola Beato Angelico e l’architetto Gio Ponti in occasione della progettazione e realizzazione della chiesa parrocchiale di San Francesco al Fopponino, della concattedrale di Taranto e della chiesa del nuovo ospedale San Carlo di Milano. La stima e l’amicizia che lega i due porta Gio Ponti a realizzare per don Marco una serie di biglietti di auguri disegnati e colorati a pennarello che il sacerdote conserva nel suo studio.
 
Dal 1982 al 1985 è direttore della Fondazione di Culto, Scuola Beato Angelico e redige definitivamente il Codice Fondamentale della Famiglia religiosa eretta dall’arcivescovo Carlo Maria Martini, che nel 1984 consacra l’altare marmoreo, realizzato da don Marco, per la chiesa della Scuola.
Agli studenti del Liceo Artistico insegna religione, storia dell’arte e le materie delle discipline specifiche. Grazie al suo grado militare insegna anche educazione fisica. Nel successivo Istituto d’Arte si dedica all’insegnamento di disegno e scultura fino al 1997. E’ educatore dei giovani e loro assistente spirituale. Il suo intenso lavoro nell’attrezzatissimo laboratorio di scultura non gli ha mai impedito di riservare uno spazio all’inginocchiatoio e alla stola, sempre pronti all’uso.
 
L’attività artistica copre circa sessant’anni della sua vita, dagli anni cinquanta fino al 2011. Nella città di Milano, presso la sua comunità religiosa, termina la sua vita terrena per rinascere al cielo il 21 settembre 2013 alle ore 21.45.Milano, gennaio 2017MARCO MELZI. Sacerdote, scultore e docente
Milano, Complesso Museale “Chiostri di Sant’Eustorgio” (ingresso da piazza Sant’Eustorgio 3)
23 febbraio – 26 marzo 2017

Orari: da martedì a domenica, dalle 10 alle 18. Chiuso lunedì (la biglietteria chiude alle ore 17.30)
Biglietti (Mostra + Museo Diocesano + Museo di Sant’Eustorgio e Cappella Portinari):
Intero: € 6,00; Ridotto individuale: € 4,00; Ridotto gruppi adulti (parrocchie incluse, almeno 15 persone): € 4,00; Ridotto scuole e oratori: € 3,00.

Informazioni: tel. 02.89420019;

info.biglietteria@museodiocesano.it

Michele Agostinelli

Michele Agostinelli è nato a Tempio Pausania nel 1948. Dal 1964 vive ed opera a Bari.

Ha insegnato Disegno e Storia dell’Arte presso il Liceo Scientifico “Edoardo Amaldi “ di Bitetto. La sua ricerca estetica lo ha condotto per vari itinerari articolati tra la poetica grafico-pittorica e gli interventi sul campo quale operatore culturale.

Ha diretto le Gallerie d’arte “Effe Elle 24”, “Studio 5”, “Palazzo Scarli”; ha coordinato il gruppo “Mediterraneo Incontri-Ego Es”. Col gruppo artistico La Fenice ha realizzato la performance itinerante “… Della morte distrutta?”.

Nel 1977 a Bari, presso l’Istituto Statale d’Arte ha condotto il 2° Seminario di tecniche calcografiche. Nel 1978 a Taranto ha diretto il 4° corso di grafica presso il Circolo Italsider. Nel 1979 ha fondato il centro di ricerche estetiche “Ego-Es”.

Iscritto all’Associazione Incisori Pugliesi, tiene attualmente corsi di grafica e fotografia, organizza esperienze di performances. Dal 1980 ha esteso la sua ricerca alle tecniche della comunicazione ed all’indagine sul territorio attraverso l’immagine fotografica. Nel 1989 ha collaborato con insonorizzazione e computer grafica alla realizzazione di Video Arte per l’artista Mimmo Avellis.

Ha ideato e condotto per l’emittente televisiva T.R.A. le trasmissioni “Dalla scuola x la scuola” e “Istantanea” (profili artistici su Michele Campione, Franco Cassano, Bruno Del Monaco, Enzo De Sario, Tommaso Di Ciaula, Vito Matera, Vito Maurogiovanni, Adriana Notte, Lino Sivilli).

Per la Casa di Produzione televisiva VARS ha ideato e condotto il programma “Paesando” trasmesso in 14 puntate da emittenti Sud-americane.Dal 1996 ha organizzato sul territorio manifestazioni artistico-culturali-multimediali itineranti (Il carro del tempo nel tempo del carro; Gli strumenti della scrittura; Suggestioni d’Oriente; Il modellismo). Nel 1999 ha creato lo spazio espositivo “Palazzo Scarli” (Modugno)Sue opere sono state acquistate dai Reali del Belgio.

Per la regia di operazioni artistiche nel mondo della scuola è stato premiato dal regista Sergio Leone e dal Premio Nobel Rita Levi Montalcini (I° Premio Naziona- le).

Dal 2001 è Direttore Artistico della manifestazione culturale “Pro Agricultura” di Bitetto. Dal 2014 è componente della Consulta della Cultura del Comune di Bitetto.

Mirko Baricchi

Mirko Baricchi nasce alla Spezia nel 1970. Terminato il liceo, frequenta l’Istituto per l’Arte e il Restauro Palazzo Spinelli. Inizia a lavorare come illustratore in Messico e al rientro in Italia, alla fine degli anni Novanta, decide di dedicarsi esclusivamente alla pittura. Vive e lavora tra Vicenza e La Spezia.

Tra le principali mostre, nel 2016 “Biennale Disegno Rimini”, Museo della Città, Rimini; “Il segreto dei Giusti”, Museo Il Correggio, Correggio; “Archè. Ben prima del nome chiamato”, Atipografia, Arzignano (Vi). Nel 2015 “Humus”, Galleria San Ludovico, Pinacoteca Stuard, Parma; “Humus”, Galleria Fabrice Galvani, Toulouse (F); “[dis]appunti”, Museo Arte Contemporanea, Lissone (Mb); “Close-Up”, Palazzo Collicola Arti Visive, Spoleto (Pg); “Maggese”, Galleria Il Vicolo, Milano; “Treviso a Dante”, Palazzo Giacomelli, Treviso. Nel 2014 “Mus-e Museum”, Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia, La Spezia; “Premio Terna”, Archivio di Stato, Torino; “Imago”, Museo della Città, Chiari (Bs). Nel 2013 “Boston-Como”, Como. Nel 2012 “Germogli. e di stelle”, Cardelli & Fontana, Sarzana (Sp). Nel 2011 “De Rerum”, Galerie Fabrice Galvani, Toulouse (F); “Rendez-vous con Mirko Baricchi”, Galleria Bianconi, Milano. Nel 2010 “De Rerum”, Galeria Barcelona, Barcellona (E); “Melting pot”, LA Artcore, Los Angeles (USA). Nel 2009 “Fuori tema”, Galleria L’Ariete, Bologna; “Il Diavolo e l’Acquasanta”, Palazzo Paolo V, Benevento. Nel 2008 “Premio Cairo”, Museo della Permanente, Milano; “Finestra sul Golfo”, CAMeC, La Spezia; “Cloudy”, Cardelli & Fontana, Sarzana (Sp). Nel 2007 “Pinocchio – Mimmo Paladino/Mirko Baricchi”, Galerie Fabrice Galvani, Toulouse; “L’alibi dell’oggetto – Morandi e gli sviluppi della natura morta in Italia”, Fondazione Ragghianti, Lucca.
Sue opere sono presenti nelle seguenti raccolte: CAMeC – Centro Arte Moderna e Contemporanea, Collezione Battolini, La Spezia; Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia, La Spezia; Civica Raccolta del Disegno – MuSa, Museo di Salò (BS).

http://www.mirkobaricchi.com/

Mirko Baricchi, “Derive
CAMeC centro arte moderna e contemporanea, Piazza Battisti 1, La Spezia
Dal 18 marzo – 18 giugno 2017

Patrick Tabarelli

Patrick Tabarelli vive e lavora a Milano. La sua ricerca artistica si concentra sui meccanismi di creazione e percezione dell’immagine. Fortemente orientate al processo, le sue opere sono sempre aperte a una sorta d’incertezza percettiva e indagano le relazioni tra causa ed effetto, assenza e presenza.

Patrick Tabarelli, {F}, 2017, acrylic on canvas, 80x60cm

Lavora spesso in serie, seguendo regole precise per quanto riguarda l’elaborazione dell’opera e la composizione cromatica delle palette. Costruisce strumenti che gli permettano di ottenere oscillazioni dinamiche e minimali ottenute talvolta per interferenza, superfici quanto più piatte possibile, dalla resa quasi digitale, in grado di eludere la sua gestualità.

Negli ultimi anni ha iniziato a canalizzare i processi creativi in algoritmi che, eseguiti da drawing-machines, generano superfici pittoriche ponendo un’ulteriore distanza tra opera e autore sia nella fase esecutiva sia in quella generativa.

Ha all’attivo diverse mostre collettive e personali. Fra le più recenti si ricordano: nel 2016 la partecipazione alla collettiva Principio di Indeterminazione, curata da Ivan Quaroni alla galleria ABC-Arte di Genova e nel 2015 quella a Shapes presso Circoloquadro a Milano.

Fra le personali si rammentano Elsewhere, Again presso Peninsula in Berlino nel 2016; 500 Unreachable Islands – Machines Dream of Electric Islands in Expo Milano, Ubiquity, curata da Ivan Quaroni, per Maryling|ABC Arte, Milano e crossing-over all’ HangarBicocca di Milano, tutte svoltesi nel 2015.

http://www.patricktabarelli.com/

 

Echo of hidden places – Jasmine Pignatelli e Patrick Tabarelli
Galleria FabulaFineArt
Via Del Podestà 11 – 44121 Ferrara (FE)
Curatore: Maria Letizia Paiato – Comitato Scientifico FabulaFineArt
Inaugurazione: Sabato 25 febbraio 2017 ore 18.00

Dal 25 febbraio all’ 8 aprile 2017.
Da martedì a sabato dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.30. O visite su appuntamento

Jasmine Pignatelli

Jasmine Pignatelli vive e lavora tra Roma e Bari. I suoi recenti lavori sviluppano riflessioni intorno ai concetti di modulo, vettore (modulo cioè provvisto di direzione e verso) e di segno plastico, traducendoli in elementi/forme che determinano e interrogano lo spazio coinvolto. Jasmine Pignatelli è impegnata in un personale e convinto percorso artistico nella scultura.
 
Jasmine Pignatelli, Directionless, 2016. Semirefrattario nero. Ph Manuela Giusto

Dopo il liceo artistico a Bari e la laurea in Architettura al Politecnico di Milano, si avvicina all’arte contemporanea con un approccio storico-critico collaborando per diversi anni con numerose gallerie d’arte e riviste del settore. Ha all’attivo diverse mostre collettive e personali non ultima la partecipazione alla mostra La Scultura Ceramica Contemporanea in Italia presso la GNAM Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma (marzo/maggio 2015).In Puglia vince con bando pubblico la Residenza d’Artista “Made in Loco”, un progetto del Segretariato Regionale MiBACT per la Puglia e che ha portato alla realizzazione di una grande installazione site-specific dal titolo Locating Laterza | Segnali d’Arte. E’ sempre del 2015 la mostra personale a Bari Directionless a cura di Marilena Di Tursi, nel doppio spazio Misia Arte e Cellule Creative.

Il 2016 si apre con la mostra personale a Roma presso la galleria Menexa dal titolo Dimensionless a cura di Francesco Castellani e si chiude con la residenza artistica “Bosc Art Cosenza” a cura di Alberto Dambruoso e dei Martedì Critici.

http://jasminepignatelli.blogspot.it/

 

Echo of hidden places – Jasmine Pignatelli e Patrick Tabarelli
Galleria FabulaFineArt
Via Del Podestà 11 – 44121 Ferrara (FE)
Curatore: Maria Letizia Paiato – Comitato Scientifico FabulaFineArt
Inaugurazione: Sabato 25 febbraio 2017 ore 18.00

Dal 25 febbraio all’ 8 aprile 2017.
Da martedì a sabato dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.30. O visite su appuntamento

Philip Guston

Philip Guston (1913 – 1980) è uno dei grandi luminari dell’’arte del XX secolo. Il suo impegno nel produrre opere che nascono da emozioni e da esperienze vissute sviluppa un coinvolgimento emotivo che rimane vivo nel tempo. La leggendaria carriera di Guston copre circa mezzo secolo, dal 1930 al 1980 e i suoi dipinti, soprattutto quelli dell’’ultimo periodo, continuano a esercitare una potente influenza sulle giovani generazioni di pittori contemporanei.

Nato a Montreal nel 1913 da una famiglia di ebrei russi emigrati, Guston si spostò in California nel 1919 con la famiglia. Frequentò per breve tempo l’’Otis Art Institute di Los Angeles nel 1930, ma al di fuori di questa esperienza non ricevette mai una vera e propria educazione formale. Nel 1935 Guston lasciò Los Angeles per New York, dove ottenne i primi successi con la Works Progress Administration che commissionava murales agli artisti nell’’ambito del Federal Arts Project. Insieme alla forte influenza esercitata su Guston dall’ambiente sociale e politico degli anni Trenta, i suoi dipinti e murales evocano forme stilizzate di De Chirico e Picasso, motivi provenienti dalla trazione dei murales messicani e dagli affreschi delle dimore storiche del Rinascimento. L’’esperienza di pittore di murales permise a Guston di sviluppare il senso della narrazione su ampia scala cui sarebbe ritornato nei suoi ultimi lavori figurativi.

Dopo aver insegnato per diversi anni nel Midwest, Guston iniziò a dividersi tra la colonia di artisti di Woodstock e New York City. Alla fine degli anni Quaranta, dopo un decennio di sperimentazioni di un linguaggio allegorico personale e figurativo per suoi dipinti a cavalletto, Guston iniziò a virare verso l’’astrazione. Il suo studio sulla Decima strada era vicino a quelli di Pollock, De Kooning, Kline e Rothko.
Le opere astratte di Guston erano ora ancorate ad una nuova spontaneità e libertà, un processo che il critico Harold Rosenberg più tardi descrisse come “action painting”. All’’inizio degli anni Cinquanta le astrazioni atmosferiche di Guston hanno spinto a paragoni superficiali con Monet, ma il passare del decennio, l’’artista lavorava con impasti più densi e colori minacciosi, che dettero il via ai grigi, rosa e neri.

Nel 1955 si avvicinò alla Sidney Janis Gallery insieme ad altri artisti della scuola di New York, e fu tra quelli che la lasciarono nel 1962 in protesta con la mostra sulla Pop Art che Janis aveva allestito, e contro il cambiamento a favore della commercializzazione dell’arte che questa mostra per loro rappresentava. In seguito ad un’importante retrospettiva al Solomon R. Guggenheim Museum di New York nel 1962, Guston si divenne insofferente verso un linguaggio di pura astrazione e ricominciò a sperimentare utilizzando forme più tangibili. Il lavoro dei molti anni seguenti fu quindi caratterizzato dall’’uso del nero e dall’’introduzione di verdi brillanti e blu cobalto – complessivamente disturbanti, angoscianti e gestuali. Questo lavoro più cupo fu influenzato dagli scritti e dalla filosofia europea, in particolare dalle opere di Kierkegaard, Kafka e Sartre. A questo punto, Guston si ritirò dalla scena artistica di New York per vivere e lavorare a Woodstock per tutto il resto della sua vita.

Entro il 1968, Guston aveva abbandonato l’’astrazione, riscoprendo così le potenzialità narrative della pittura ed esplorando, all’’interno del suo lavoro, motivi surreali e combinazioni di oggetti. Questa “liberazione” portò al periodo più produttivo di tutta la sua vita creativa. Nei pochi anni successivi, sviluppò un lessico personale fatto di lampadine, libri, orologi, città, sigarette, scarpe abbandonate e figure incappucciate del Ku Klux Klan. La sua espressività pittorica degli anni Settanta era spesso un aperto riferimento autobiografico alla natura: vi ricorreva sovente la figura dell’’artista mascherata da un cappuccio, o teneri ritratti della moglie Musa, o ancora un Guston semi astratto avvolto in un bozzolo. L’’opera tarda rivela anche echi dei primi anni della vita di Guston, delle persecuzioni religiose e razziali di cui fu testimone, e del suicidio del padre. I suoi ultimi lavori possiedono una crescente libertà, unica tra gli artisti della sua generazione. Alla metà degli anni Settanta comparvero strane forme iconiche mai viste in precedenza. “”Se parlo di un soggetto da dipingere, intendo che c’è un posto dimenticato di esseri e cose, che io devo ricordare” – Guston scriveva in un appunto di studio – “Voglio vedere questo luogo. Dipingo quello che voglio vedere”.”

L’’opera tarda di Guston non fu facilmente accettata dalla critica e rimase ampiamente incompresa fino alla sua morte avvenuta nel 1980. Il suo lavoro andò incontro ad una radicale riconsiderazione in seguito ad una retrospettiva itinerante al Museum of Modern Art di San Francisco che aprì tre settimane prima della sua morte. Negli anni a seguire furono realizzate altre retrospettive e monografiche negli Stati Uniti, in Europa e Australia. Oggi, gli ultimi dipinti di Guston sono considerati tra le opere più importanti del XX secolo.

 

dal comunicato stampa della mostra ““Philip Guston and The Poets

Sandro Riboni

Sandro Riboni, nato a Pavia nel 1921, artista autodidatta, nel 1950 parte per Parigi dove avviene la sua formazione artistica presso lo studio del pittore Pierre Marzin, uno degli allievi di Henri Matisse.

L’apprendistato artistico continua in Spagna, a Granada, presso l’Accademia di Belle Arti, dove apprende la difficile tecnica dell’encausto che diverrà il mezzo espressivo preferenziale della poetica di Riboni. Sempre negli anni ’50, il lungo soggiorno di studio e lavoro in Costa Azzura mette il giovane Riboni in contatto con le più attente avanguardie artistiche del periodo. A Vallauris, dove si reca a far ceramica presso l’atelier Madoura di Suzanne Ramié, respira la stessa aria di Pablo Picasso, anch’egli al lavoro presso lo stesso forno. A St. Paul de Vence, è presente Fernand Leger, con cui sembra che Riboni abbia intrattenuto dei rapporti artistici.

A Nizza partecipa ad importanti rassegne pittoriche nel 1950 e nel 1958. Negli anni ’60 è ad Albisola a far ceramica e qui viene in contatto con Lucio Fontana, Wilfredo Lam e tutto quel milieu di artisti che stanno creando un nuovo modo di far arte e che sfocierà con la fondazione del movimento artistico noto come Spazialismo. Le linee artistiche lungo cui si muove Riboni sono dunque, inizialmente, all’interno del Cubismo e del Surrealismo per poi giungere a maturare, attraverso lo Spazialismo, un personalissimo linguaggio artistico in cui coniuga tutte le esperienze artistiche
vissute.

Negli ultimi anni di attività, gli anni ’80, la poetica di Riboni si astrae dal reale e si esprime attraverso grandi e luminosi cieli che si perdono nello spazio infinito. Muore a Pavia nel 1986.

Tra le mostre antologiche che gli sono state dedicate, si ricordano quella al Collegio Cairoli e alla Libreria Edizioni Cardano di Pavia nel 2006; allo Spazio d’arte Graal di Pavia nel 2012; allo Spazio Rocco Scotellaro di Vigevano, e a Il Portale di Giovanna Fra di Pavia nel 2013.

Rafael Y. Herman

Rafael Y. Herman nasce nel 1974 a Be’er Sheva, un’antica città nel deserto israeliano del Negev. Inizia a studiare musica classica all’età di sei anni e diventa percussionista. Dopo una permanenza a New York, si iscrive alla Facoltà di Economia e Management dell’Università di Tel Aviv.

Dopo la laurea si trasferisce in America latina, dove compie un lungo viaggio di ricerca in sette paesi: in Paraguay collabora con Amnesty International, studia pittura a Città del Messico e in Cile entra a far parte di una comune di artisti. In questo apprendistato della visione confluiscono tanto le esperienze metropolitane quanto l’incontro con la natura selvaggia.

Nel 2003 si trasferisce a Milano e nel 2006 espone a Palazzo Reale il progetto Bereshit-Genesis, applicando un metodo messo a punto da lui stesso: lo scatto notturno senza ausili elettronici e manipolazioni digitali, che svela ciò che non si vede a occhio nudo. Questa mostra proietta Herman verso una dimensione artistica internazionale. Nel 2012, il ritratto di John Chamberlain realizzato da Herman è scelto dal Guggenheim Museum di New York per la seconda di copertina del libro di Chamberlain “Choices”. Nel 2013 è invitato alla TED Talk per parlare del suo linguaggio artistico con un talk dal titolo “Realtà alternativa”.

I suoi lavori recenti evidenziano due temi portanti: la curiosità metafisica e il racconto di ciò che sta oltre; l’indagine sulla luce come elemento fisico protagonista dello spazio-tempo. Sue opere sono state acquisite da importanti collezioni pubbliche e private, fra le quali di Tel Aviv Museum of Art e Salsali Private Museum di Dubai.

Attualmente vive e lavora a Parigi, dove è per la seconda volta artista residente alla Cité Internationale des Arts de Paris. Nel 2015 ha vinto il Praga Fotosfera Award.

Sito web 

The Night Illuminates The Night – Rafael Y. Herman
MACRO Testaccio
Padiglione 9A
Piazza Orazio Giustiniani, 4 – Roma