Henri de Toulouse-Lautrec

Scrive il Prof. Francesco Morante a proposito Henri de Toulouse-Lautrec: “Toulouse-Lautrec (1864-1901) è uno degli ultimi pittori impressionisti.

Discendente di una nobile ed antichissima famiglia francese, la sua vita fu segnata, a quattordici anni, da due cadute da cavallo che gli procurarono delle fratture ad entrambe le ginocchia. In seguito le sue gambe non crebbero al pari del resto del corpo, restando egli deforme come un nano. Ciò lo portò a vivere una vita bohemien nel pittoresco e malfamato quartiere parigino di Montmartre. E in questo povero universo di ballerine e prostitute egli svolse la sua arte, prendendo di lì la propria ispirazione. Morì nel 1901 all’età di trentasette anni per problemi di alcolismo.

Egli è soprattutto un grande disegnatore, portando la sua arte su un piano che era sconosciuto agli altri pittori impressionisti: quello della linea funzionale. Egli con la linea coglie con precisione espressionistica le forme, i corpi e lo spazio. Non solo. Anche le superfici vengono tutte intessute di linee che si intrecciano a formare suggestivi intrecci.

Questa sua capacità di deformare la linea con grande capacità espressionistica rese la sua opera pittorica densa di suggestioni per i movimenti pittorici successivi. Soprattutto l’espressionismo prese ispirazione da Toulouse-Lautrec ma anche la successiva cultura figurativa liberty che fece della linea la sua principale matrice figurativa. Ed al liberty Toulouse-Lautrec fornì anche un nuovo ambito di applicazione: quello del manifesto d’autore. Egli, infatti, fu il primo pittore ad utilizzare le sue capacità artistiche per la produzione di grafica d’autore, soprattutto in occasione di spettacoli teatrali e cabarettistici.

La breve vita di Toulouse-Lautrec rimane un esempio anch’esso emblematico dell’artista di fine secolo. Ovvero di artista maledetto che vive la propria vita e la propria arte su un unico piano di intensa partecipazione emotiva. Egli, pur provenendo da una famiglia nobile ed agiata, preferì vivere la propria esistenza fuori dai comodi schemi della vita borghese, consumandola con un disprezzo per la vita stessa che lo accomuna ad altri artisti, non solo pittori, di questa fase.

Come Van Gogh e Gauguin anche egli, a suo modo, evade dalla società. Ma mentre i primi due lo fanno ricercando il mondo dei contadini o i mondi esotici delle isole del Pacifico, Toulouse-Lautrec evade rifugiandosi in quel mondo equivoco fatto di bordelli e locali di spettacoli in cui incontrava barboni, reietti, ubriachi, prostitute e con i quali condivideva anche la sua affettività. Ed essi divennero il soggetto dei suoi quadri, cogliendo in loro una vera e genuina umanità, a volte struggente e dignitosa.”

 

Il mondo fuggevole di Toulouse-Lautrec
dal 17 ottobre 2017 al 18 febbraio 2018
Palazzo Reale – Milano

Ivano Bolondi

Ivano Bolondi vive a Montecchio Emilia (Reggio Emilia) dove è nato. Fotografa dagli inizi degli anni Settanta. Dai primi anni Ottanta ottiene importanti riconoscimenti in Italia e all’estero.

Nel 1992 gli è stata conferita dalla FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) l’onorificenza AFI (Artista Fotografo Italiano). È stato designato dalla FIAF Autore dell’anno 2005 e Maestro della Fotografia Italiana (MFI) nel 2007. Sue opere sono conservate presso l’Istituto di Cultura Brasile – Italia di Recife, l’Accademia Carrara di Bergamo, il CSAC (Centro Studi Archivio della Comunicazione) dell’Università di Parma, il MiM – Museum in Motion di S. Pietro in Cerro di Piacenza, la Casa Reale della Thailandia, ed in Birmania presso la residenza di Aung San Suu Kyi (Premio Nobel per la pace nel 1991).

Le sue fotografie sono state oggetto di numerose esposizioni e sono state pubblicate su diversi libri, monografie, riviste, testi universitari.

 

Scrive Massimo MussiniIl lungo percorso iniziato da Bolondi muovendo degli esempi narrativi di Cartier Bresson è approdato a una spiaggia da cui lo sguardo corre libero da condizionamenti e confini e non guarda soltanto la realtà per coglierne le forme, ma ne analizza i riflessi – percepibili e metaforici – dati dalla sovrapposizione fra realtà e sua immagine, propria del “rumore” visivo contemporaneo. In questo modo cerca di rispondere alla sfida del passaggio epocale segnato dalla fine del Modernismo, nato più di un secolo fa per adeguare le forme espressive allo sviluppo tecnologico e scientifico».

 

IVANO BOLONDI
I 5 continenti – Immagini come parole. Europa
Presentazione di Massimo Mussini
Castello di Montecchio Emilia
Via A. D’Este, 5
42027 Montecchio Emilia (RE)
21 ottobre 2017 – 7 gennaio 2018

Arata Isozaki

Nato il 23 luglio 1931 a Ōita, Kyushu (Giappone), Arata Isozaki studia architettura all’Università di Tokyo. Dopo la laurea diventa assistente di Tange Kenzō (1913-2005) e nei nove anni trascorsi lavorando sotto la sua guida collabora anche con il gruppo Urtec (Urbanisti e Architetti).

Nel 1963 apre il proprio studio di progettazione architettonica. Agli inizi degli anni 1970 prende le distanze dalle strutture di influenza Metabolista dei suoi primi lavori e inizia a considerare una serie di soluzioni “non orientali” per progettare costruzioni innovative quali il Museo d’Arte Moderna di Gunma e il Museo Civico d’Arte Kitakyushu di Fukuoka, entrambi completati nel 1974 – l’anno che lo ha visto ricevere il Premio di Architetto dell’anno dall’Istituto di Architettura del Giappone.

Gli anni Ottanta rappresentano un periodo di intenso lavoro per Isozaki, impegnato su diversi fronti a livello internazionale. Progetta, fra l’altro, il Museo d’Arte Grafica di Okanoyama fra il 1982 e il 1984. In quella finestra temporale vince il Premio Mainichi per l’arte. Progetta poi il Los Angeles Museum of Contemporary Art (MOCA) nel 1986. In quello stesso anno riceve la Royal Gold Medal dal Royal Institute of British Architects (RIBA), alla quale si aggiungono a breve altri riconoscimenti – il Premio internazionale “Architecture in Stone” nel 1987 e l’Arnold W. Brunner Memorial Prize dall’American Academy and Institute of Arts and Letters nel 1988.

Nel 1990 completa un altro complesso pionieristico destinato ad accogliere le arti, la Art Tower Mito (ATM) a Ibaraki (Giappone). Quell’anno, dopo essere entrato a far parte del team di architetti a contratto con la Disney in Florida, riceve il Chicago Architecture Award, a cui fa seguito il Honor Award dall’American Institute of Architects nel 1992. Nel 1994 diventa Honorary Fellow della RIBA, e si distingue ancora disegnando il Museo d’Arte Contemporanea di Nagi oltre che il Padiglione d’Arte e Tecnologia a Cracovia (Polonia).

Nel 1995 si inaugurano altre architetture di rilievo progettate dallo studio di Isozaki, fra cui Kyoto Concert Hall e il museo interattivo Domus – La Casa del Hombre di La Coruña (Spagna). Quest’ultimo è una delle prime costruzioni di Isozaki a incorporare forme curve, che in quel caso alludono alla fisicità del corpo umano.

Un anno dopo, alla Biennale di Venezia, espone il suo Progetto di città ideale mostrando come la propria idea di architettura combini e principi del Feng Shui e la geomanzia. Quel progetto anticipava Zhongyuan, modello presentato nell’ambito della Biennale di Architettura di Venezia nel 2012, dove Isozaki riceve il Global Art Foundation Award e l’European Cultural Centre Award. Nel 1998 si inaugura lo Shizuoka Convention and Arts Center GRANSHIP (1998) il complesso dello Shenzen Cultural Centre con una biblioteca e una sala da concerto (quest’ultima aperta nel 2007).

Verso la fine dei primi dieci anni del nuovo millennio Isoazki progetta altri complessi architettonici di rilievo in Cina, fra cui l’Accademia Centrale di Belle Arti e il Museo d’Arte Contemporanea di Beijing (2008), il Museo di Storia Naturale di Hezheng (2008), e il Museo Nazionale delle Paludi di Hangzhou (2009). Degno di particolare menzione è il progetto per il Shanghai Zendai Himalaya Art Center, inaugurato in anni recenti e considerato il “capolavoro architettonico-scultoreo della Cina del XXI secolo”. Questo complesso unisce in sé il Venu Himalayas Hotel con il suo centro commerciale, il Himalayas Art Museum e infine il DaGuan Theatre, uno spazio multifunzionale dotato di tecnologia digitale. I volumi laterali del Himalayas Center sono avvolti da pannelli in lattice con un intricato motivo decorativo Cinese che, secondo Isozaki, “si ispira a un oggetto di giada Liangzhu, e pertanto dà al complesso una connotazione culturale e naturale”. Incorporata nelle simmetrie geometriche dei “cubi cristallini” del complesso, la facciata a guisa di foresta evoca le montagne nella regione del Mustang (Nepal), ai confini con il Tibet. Queste erano rifugi segreti per romitori o monasteri poiché si ritiene che esse stesse conducano alla spiritualità.

Attualmente Isozaki è dedito al Museo Hunan in Cina, che s’inaugurerà a novembre. Il museo è destinato ad accogliere manufatti da Mawangdui, un sito archeologico a Changsha, dove sono state rinvenute le tombe di una famiglia regnante della dinastia Han. Per questa struttura Isozaki si è ispirato al disegno di un raro bronzo ornamentale tripede che è tesoro nazionale. Il museo, che si estende su quasi 80.000 m2 di superficie, si sorge su una collina del lago Dongting: il tetto a cristallo della struttura è ispirato all’acqua.

Oliviero Toscani

Nato a Milano nel 1942, figlio di Fedele Toscani – primo fotoreporter del “Corriere della Sera” – Oliviero Toscani studia fotografia e grafica alla Kunstgewerbeschule di Zurigo dal 1961 al 1965 con grandi maestri del moderno, fra cui Walter Binder, Serge Stauffer e Siegfried Zingg.

Foto di Stefano Beggiato
Elaborazione grafica (non autorizzata) di ellebi da foto di Stefano Beggiato

Rientrato a Milano, lavora come indipendente per La Rinascente e per le maggiori testate internazionali, fra cui “Elle”, “Vogue”, “GQ”, “Harper’s Bazaar”, “Esquire”, “Stern” e “Libération”.

Toscani ha ideato famose campagne pubblicitarie per marchi e aziende a livello internazionale, come Esprit, Chanel, Fiorucci, Prénatal, Jesus Jeans, Valentino, Inter, Snai, Toyota, Ministero italiano del Lavoro, Artemide, Ministero italiano dell’Ambiente e della Salute, Croce Rossa Italiana, Regione Calabria, Fondazione Umberto Veronesi, Biennale di Venezia, Federazione dell’industria orologiera svizzera, Resort Collina d’oro e moltissimi altri, fino alle più recenti collaborazioni con la Philarmonie di Parigi, Cosmoprof, InStyle, Nicopanda e Best Company.

Nel 1982 inizia la sua collaborazione con Luciano Benetton e la politica di comunicazione di United Colors of Benetton si orienta verso messaggi di pace, tolleranza, problemi sociali e la questione della povertà nel mondo.

Nel 1990 Toscani ha ideato “Colors”, la “prima rivista globale”, che dirige fino al 2000 curando 39 numeri, mentre nel 1993 ha concepito Fabrica, il centro internazionale di ricerca sulla comunicazione di Treviso, di cui è direttore fino al 2000.
Dal 2007 cura il progetto “Razza Umana”, un’interazione fra fotografia e video per scoprire le diverse morfologie e rappresentare le espressioni, le caratteristiche fisiche, somatiche, sociali e culturali dell’umanità.

Toscani ha vinto numerosi premi, fra cui quattro Leoni d’Oro, il Gran Premio dell’UNESCO, due volte il Gran Premio d’Affichage e altri premi prestigiosi a livello internazionale.

Attualmente vive in Toscana, dove ha sede il suo studio professionale e dove, immerso fra le colline, coltiva le sue passioni: produce vino e olio d’oliva e alleva cavalli; al contempo lavora e mantiene contatti con tutto il mondo.

 

Oliviero Toscani – Immaginare
M.A.X.MUSEO
Chiasso (CH) – dall’otto ottobre 2017 al 21 gennaio 2018
Via Dante Alighieri 6 (6830)
+41 916950888
info@maxmuseo.ch
www.maxmuseo.ch

Enzo Cucchi

Enzo Cucchi (Morro d’Alba, Ancona, 1949), vive e la vora a Roma. Nato in una famiglia di braccianti, ancora adolescente si sposta ad Ancona dove si avvicina all’arte da autodidatta, lavorando come assistente presso restauratori di libri e quadri. La sua passione per la poesia lo porta alla casa editrice Nuova Foglio di Macerata, dove conosce Gino de Dominicis, Pio Monti e Achille Bonito Oliva.

Trasferitosi a Roma, entra in contatto con Sandro Chia e Francesco Clemente. Tra i protagonisti della Transavanguardia (che confluisce nel post-modernismo), la produzione di Cucchi è segnata dal ritorno al metodo e agli elementi classici dell’opera d’arte: quadri, disegni, grafiche, sculture in bronzo e ceramica.

L’arte di Cucchi è prevalentemente figurativa e da molti definita visionaria. Tra le principali mostre collettive ricordiamo: Documenta 7, Museum Friedericianum, Kassel, 1982; 47° Biennale di Venezia. Padiglione Italia (Cattelan-Cucchi-Spalletti), 1997; Art and Arch, Triennale di Milano, 2016. Tra le personali a lui dedicate segnaliamo: E Cucchi, The Solomon R. Guggenheim Museum, New York e Musée National d’Art Moderne Centres Georges Pompidou, Parigi, 1986; Cucchi, Sara Hildén Taidemuseo, Tampere, 1995; Madama Cucchi, Palazzo Madama, Torino, 2015; Enzo Cucchi. 50 anni di grafica d’Artista, Max Museo, Chiasso, 2017. Nel 1994 firma assieme all’architetto Mario Botta una Cappella sul Monte Tamaro.

 

Enzo Cucchi dalle Collezioni del Castello di Rivoli
CHIESA DI SAN GIUSEPPE
Alba (CN) – dall’otto ottobre al 3 dicembre 2017
Via Vernazza (12051)
+39 0173361885
sangiuseppealba@libero.it
www.comune.alba.cn.it

Paolo Simonazzi

Nato a Reggio Emilia, classe 1961, Paolo Simonazzi divide la propria vita tra l’attività di medico e quella di fotografo, cui si dedica con passione.

Mantua, Cuba” (Greta’s Books, 2016) è il suo ultimo progetto, presentato per la prima volta nell’autunno 2016 a Parma (BAG Gallery) e successivamente a L’Avana (Galeria Casa de Carmen Montilla), nell’ambito della XIX Settimana della Cultura Italiana in Cuba.

Nella primavera del 2016 le sue opere sono state esposte presso la Collezione Maramotti di Reggio Emilia per “Fotografia Europea”. Nel 2015 ha presentato a Torino, in occasione di The Other Art Fair, il progetto “Icons of Liscio”, afferente alle icone del ballo liscio in Emilia-Romagna.

Nel 2015 ha allestito al Museo della Città di Rimini la mostra “Cose ritrovate”, realizzata nel 2014 a Reggio Emilia per “Fotografia Europea”: un viaggio visionario ispirato ai testi letterari di Ermanno Cavazzoni e di Raffaello Baldini (Marsilio, 2014). Il progetto “Bell’Italia” (Silvana Editoriale, 2014), presentato in anteprima a “Fotografia Europea” 2011, è successivamente approdato a Sydney, Melbourne (2012), Tokyo (2014), Mosca (2016).

Dal 2006 al 2010 si è dedicato a “Mondo Piccolo”, un lavoro alla riscoperta delle terre care a Guareschi, luoghi dell’anima più che della geografia (Umberto Allemandi, 2010), con tappe in varie città italiane. “Tra la Via Emilia e il West” (Baldini Castoldi Dalai, 2007) è il titolo della mostra allestita a Villa delle Rose (MAMbo, Bologna, 2007) e a seguire in altre sedi italiane e straniere tra cui New York e San Francisco.

Nel 2006 si è avvicinato al tema del disagio sociale con il progetto “La casa degli angeli”, presentata alla prima edizione di “Fotografia Europea” e successivamente alla quarta edizione di “FotoGrafia – Festival Internazionale di Roma” (2007). “Circo Bidone”, uno dei suoi primi progetti fotografici, racconta di un piccolo circo sopravvissuto all’epoca della multimedialità e degli effetti speciali (Zoolibri, 2003).

Paolo Simonazzi vive e lavora a Reggio Emilia. http://www.paolosimonazzi.com/

 

Paolo Simonazzi, “Mantua, Cuba”
A cura di Andrea Tinterri
7 ottobre – 4 novembre 2017
Vicolo Folletto Art Factories
Vicolo Folletto 1, Reggio Emilia

Francesca Romana Pinzari

Francesca Romana Pinzari è nata a Perth, (Australia) nel 1976. Vive a Roma. Lavora con video, installazione, performance, scultura e pittura.

Dal 1999 espone i suoi lavori in Italia e all’estero, tra le principali mostre si citano: nel 2016 Transition of Energy nei musei di Kajaani e Kotka in Finlandia e alla Kunsthalle di Bratislava, nel 2015 Performance Nightal Museo Galeria Miejska BWA Bydgoszcz, Polonia, all’Hubei Region Art Festival in Cina, nel 2013 nella mostraNonostante tutto, Galleria Oltredimore Galleria + di Bologna, nel 2012 Catarifrangenze alla Pelanda, MACRO Testaccio Roma, al Bethanien Museum di Berlino con una project room di 24h durante la mostra Arty Party, alla mostra itinerante Sing Sweet Songs of Conviction che ha fatto tappa a Berlino, Roma, Londra, New York e Citta’ del Messico, nel 2011 allo Short Video Show rassegna di video arte Italiana a Kathmandu’ in Nepal, nel 2010 alla mostra Expectations all’Invisible 

Dog gallery New York, alla session di performance internazionali alla Yes Foundation in Olanda, all’ADD Festival di video arte della Provincia di Roma. Ha vinto numerosi premi tra cui: lo Special Prize Riccardo Costantini Contemporary all’Arteam Cup 2016, nel 2011 il premio Giovani Talenti del Comune di Roma e una residenza alla SVA di New York, nel 2010 è finalista al Premio Celeste e selezionata per la mostra Expectations a New York.

FRANCESCA ROMANA PINZARI. SuperNatural
Milano, Gilda Contemporary Art (via San Maurilio 14)
21 settembre – 20 ottobre 2017

Simone Berti / Cuoghi Corsello

Protagonisti del quarto appuntamento della rassegna che indaga la ricerca degli artisti italiani emersi negli anni ’90, sono Simone Berti (Adria, 1966) e Cuoghi Corsello (Monica Cuoghi, Bologna, 1965 – Claudio Corsello, Bologna, 1964).

Opere Simone Berti al Macro (Credito foto: Daniela Giammusso, ANSA)

A partire dagli anni Novanta Berti conduce una ricerca che muove dal concetto di precarietà, una istanza così forte da affermarsi come motivo generazionale e influenzare il lavoro di tanti altri artisti suoi coetanei. Se le prime opere dell’artista ragionavano sull’incertezza e la marginalità delle persone, ritratte all’interno dei propri nuclei familiari, nel tempo il suo immaginario si è popolato di figure in equilibrio instabile tratte dalla natura e dal paesaggio: animali, architetture e meccanismi che si sviluppavano in forme surreali.

Per il MACRO l’artista ha realizzato dipinti in cui evolve la sua riflessione sulle relazioni della forma dipinta, mettendo a dialogo figure sedimentate nel nostro immaginario collettivo e segni astratti in un gioco che evoca opere del passato più remoto ed esperimenti della pittura del Novecento. Ne risultano icone a metà tra antico e contemporaneo, in cui la categoria del tempo è superata dalla convivenza di colori e forme, che l’artista collega sospendendo qualsiasi giudizio estetico.
Le opere saranno illuminate da una lampada costruita ad hoc dall’artista, che inciderà sullo sguardo dello spettatore e sull’atmosfera che avvolgerà i suoi dipinti nello spazio.

Cuoghi Corsello al Macro (Credito foto: Ansa, Daniela Giammusso)

Cuoghi Corsello possono essere considerati pionieri della street art italiana, senza tema di smentita. Nella seconda metà degli anni Ottanta hanno popolato Bologna e molte altre città d’Italia con le loro icone, a metà tra figure animate e segni grafici: in particolare, Pea Brain, CaneK8 e SUF.

Nel corso del tempo, la loro ricerca è approdata in gallerie d’arte, spazi no profit e musei pubblici, dove hanno iniziato a presentare installazioni, dipinti e interventi sonori legati al loro personale immaginario, popolato di elementi surreali che dialogano con lo spazio urbano.

Al MACRO sono stati coinvolti in un esperimento assolutamente originale. Cuoghi Corsello hanno esplorato i depositi del museo, dove è conservata la collezione permanente, selezionando centinaia di dipinti che documentano una stagione della pittura italiana tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta ancora piuttosto inesplorata. In quel periodo il Comune di Roma ha arricchito le proprie collezioni attingendo spesso a mostre-concorso, rassegne, premi, donazioni di associazioni o enti assistenziali, che hanno permesso di documentare una generazione di pittori che hanno rivolto il loro sguardo al paesaggio italiano, agli interni e ai ritratti, muovendosi nel solco della tradizione figurativa nel Novecento, mentre le avanguardie indagavano altri linguaggi sperimentali. Il loro lavoro testimonia la persistenza della figura nella pittura, non scevra da un senso nostalgico.

Cuoghi Corsello costruiranno un dialogo aperto tra i dipinti, cucito da una installazione al neon prodotta per l’occasione: un filo di luce che solcherà lo spazio espositivo, animato attraverso una composizione di suoni ideata dagli artisti. Il suono accenderà il neon, che si trasformerà in un fulmine, per irradiare i dipinti estratti dalla collezione del museo.

Biografie
Simone Berti, vive e lavora a Bruxelles. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brera, alla Kingston University-Multimedia Department a Londra e il Corso Superiore di Arti Visive alla Fondazione Ratti a Como con Joseph Kosuth, ha esposto il suo lavoro in gallerie e musei, partecipando a mostre internazionali di prestigio come Fare Mondi / Making Worlds, 53a Biennale di Venezia (2009); Egofugal – 7a Biennale di Istanbul (2001); Borderline Syndrome: Energies of Defence, Manifesta 3, Ljubljana (2000). Nel lavoro di Simone Berti, tutto parla d’incompletezza: gli arti (sia umani sia animali) hanno bisogno di essere sostenuti e puntellati, i corpi stanno insieme grazie a giunture e protesi, le macchine funzionano spesso a vuoto e soltanto grazie a sistemi di assemblaggio che appaiono complessi, rudimentali e pericolanti.

Cuoghi Corsello, artisti basati a Bologna, lavorano in coppia dal 1986. Noti per i loro interventi di street-art realizzati in mezza Italia – Pea Brain, CaneK8 e SUF sono le loro icone più diffuse – operano su più fronti, dalla musica alla video-animazione, dall’installazione al graffito, dall’adesivo al writing (hanno creato tra l’altro la facciata simbolo del Link Project nel 1995). I loro lavori sono stati presentati in gallerie e centri italiani e stranieri: a Bologna, oltre ogni angolo della città, nella storica galleria Neon, alla Galleria d’Arte Moderna e a MAMbo, e nei diversi loft/studio che hanno custodito nel corso degli anni (dalla prima fabbrica occupata Il Giardino dei Bucintori, gli ex Magazzini Generali Raccordati della Banca Del Monte, all’ex Concessionaria FIAT). La storia musicale di Cuoghi e Corsello inizia a Bologna dagli anni ’80. Claudio Corsello ha iniziato a sperimentare molto giovane con diverse formazioni tra cui i due gruppi musicali dei quali Cuoghi e Corsello hanno fatto parte: cavalla cavalla e RN.

Franco Marrocco

Franco Marrocco (Rocca d’Evandro (CE),1956). Inizialmente rivolge la propria ricerca verso la tradizione realistica.

Nel 1986 è invitato alla XI Quadriennale di Roma, ove espone il trittico Sul mio cielo volano anche gli angeli, che testimonia un uso espressivo unito ad una gestualità che dialoga con la strutturazione schematica dell’immagine. Della seconda metà del decennio è la personale allestita alla Chambre de Commerce Italienne pour la France di Parigi nel 1989. Negli anni Novanta la narrazione figurativa muove verso evocazioni emotive, ove il colore si dispone in un dialogo frontale con la memoria e i sensi.

Il nuovo linguaggio viene inaugurato nel 1991 nella personale allo OCDE, Parigi alla quale segue quella tenuta a Palazzo dei Priori, Perugia e la presenza alla mostra “The Modernity of Lyrism”, promossa dall’Istituto Italiano di Cultura presso la Gummensons Kontgallery di Stoccolma nel 1991 e poi al Joensouu’s Art Museum in Finlandia.

La seconda metà degli anni Novanta vede l’artista rapportarsi in modo nuovo al supporto che viene ora velato attraverso la sovrapposizione di trasparenze cromatiche: a questa traccia operativa si rapportano le opere esposte nelle personale tenuta presso il Palais d’Europe, Strasburgo (1994); Sala Polivalente del Parlamento Europeo, Bruxelles (1998); Museo Butti, Viggiù (1998); Palazzetto dell’arte, Foggia, (1998); Chiostro di Voltorre, Varese (1999), nonché in occasione della XIII Quadriennale di Roma.

Del 1997 sono gli inviti alla mostra “Artinceramica”, Palazzo Reale di Napoli trasferita poi, nel 1998, al Medelhavsmuseet di Stoccolma e al “49° Premio Michetti”, Francavilla al Mare, Pescara. Negli ultimi dieci anni la pittura di Marrocco individua nel colore un vero e proprio tema, affrontato in grandi cicli di tele monocrome.

Tra le recenti esposizioni personali si segnalano quella ospitata a Villa Rufolo a Ravello e poi alla Reggia di Caserta, (2000); Palazzo Sterberg, Vienna, (2009); Museo Diocesano, Milano (2011); Castello di Sartirana (2011); Chiesa Bianca, Maloja (con Alessandro Savelli) Svizzera (2012; Galleria Valmore, Vicenza (2014); Frac Baronissi (2012); Piccola Sacrestia del Bramante, santa Maria delle Grazie, Milano (2013); Museo Michetti, Francavilla a Mare (2014): ADC Building Bridges, Santa Monica, Los Angeles (2014, 2015); CEART Centro Estatal De Las Artes, Ensenada, Messico (2015); Galleria Cattai, Milano (2016); Palazzo Collicola Arti Visive, Spoleto (2016); MAGA Accademia di Belle Arti, Frosinone (2017); Palazzo Leone da Perego, Legnano (2017).

In questi stessi anni è invitato a diverse mostre collettive e rassegne, tra queste La pittura come metafora dell’essere ospitata dall’Istituto Italiano di Cultura, Stoccarda 2005; al 56° e 60° Premio Michetti, Francavilla a Mare; Il Gioco del Tessile, Royal Museum, Pechino e Ve Pat Nedim Tor Muzesi, Istambul (2007); In contrattempo – la pittura malgrado tutto, Galleria d’Arte Moderna, Cento; Un mare d’arte – mediterraneo specchio del cielo, Palazzo Sant’Elia, Palermo 2007; Segni del Novecento. Disegni italiani dal secondo futurismo agli anni novanta, Museo dell’Alto Tavoliere, San Severo di Foggia (2010); 54ª Biennale di Venezia (2011); Territori del Sud, Spazio Martadero Cochabamba, Bolivia (2012); Call For Papers, Istituto Italiano Cultura Los Angeles (2014); Collicola Onthewall, Museo di Palazzo Collicola, Spoleto (2015); Tracce di Contemporaneo. Collezione di Arte italiana da Lucio Fontana alla contemporaneità, Palazzo Arese Borromeo, Cesano Maderno (2015); The Last Last Supper.

Leonardo e l’Ultima Cena nell’arte Contemporanea, Grattacielo Pirelli, Milano (2015); Italia Giappone, Museo d’Arte dell’Università Joshibi, Tokio (2016); Segnali di Guerra, Le Gallerie Piedicastello, Trento (2016) Komorebi. Italienische Abstraktion, Verein Berliner Kunstler (2017).

Attualmente è Docente di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano di cui è Direttore.

 

Il suono dei luoghi – Il suono del silenzio
Mostra personale di Franco Marrocco
Dal 16 settembre al 16 ottobre 2017

FABULAFINEART
Via del Podestà 11
44121 – Ferrara
Orario: Da martedì a sabato dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.30 e visite su appuntamento

www.fabulafineart.com
fabulafineart@gmail.com

+39 0532 098935

Giampiero Marcocci

Giampiero Marcocci è nato nel 1971 a Teramo, dove vive e lavora. Si occupa di fotografia dal 1994. Ha frequentato un biennio di studi all’Istituto Superiore di Fotografia di Roma.

Il suo recente impegno artistico è orientato verso l’installazione, in cui opere di diverso formato dialogano per materializzare paesaggi dominati dai segni poetici dell’immaginario e dell’incanto dei sogni.

Tra le esposizioni più importanti: il Premio Arte Mondadori alla Permanente di Milano nel 2005, Immagini del Gusto al Centro Nazionale della Fotografia d’Autore di Bibbiena nel 2008, la Triennale di Arte Sacra Contemporanea di Lecce nel 2009. È stato selezionato nel 2005 per il 50° Premio Termoli, nel 2010 per la XIV Biennale di Arte Sacra Contemporanea, nel 2011 per la 54a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia – Padiglione Italia, nel 2013 per la New York Biennale Art. Nel 2005 si è aggiudicato il Premio Speciale Ventaglio d’Oro all’interno del Premio Arte Mondadori; nel 2006 è stato finalista del Premio Pagine Bianche d’Autore; nel 2008 ha vinto il premio Bronze Award e nel 2010 i premi Gold, Silver e Bronze Award a Orvieto Fotografia. Nel 2013 è stato segnalato dalle giurie del Premio Combat Prize e del Premio Celeste.

Nel 2014 è stato vincitore della Residenza al Premio ORA, e nel 2016 è stato tra i vincitori di Change, concorso internazionale a cura di Off Site Art e Art Bridge.

Giampiero Marcocci – Viaggi dell’anima
A cura di Angela Troilo
Galleria Gallerati (Via Apuania, 55 – I-00162 Roma – Tel. +39.06.44258243 – Mob. +39.347.7900049)
Fino a lunedì 2 ottobre 2017 (ingresso libero)
Orario: dal lunedì al venerdì: ore 17.00-19.00 / sabato, domenica e fuori orario: su appuntamento

Informazioni: info@galleriagallerati.it, www.galleriagallerati.it, www.giampieromarcocci.it
Via Apuania, 55 – I-00162 Roma – Tel. +39.06.44258243 – info@galleriagallerati.it – www.galleriagallerati.it

Interpretazioni materiche

L’esperienza personale è il punto focale della ricerca di Carla Casanova che attraverso la scultura sceglie di raccontare la malattia. Il suo busto femminile imperfetto e ferito è un richiamo alla precarietà dell’esistenza, alla fragilità ma anche al coraggio delle donne che affrontano una prova così difficile e, soprattutto, intende porsi come un messaggio di positività e di speranza, un invito alla consapevolezza e alla condivisione, infrangendo il silenzio che ancora avvolge temi tanto delicati quanto comuni.

Ada Grüebler-Tribò esprime invece i sentimenti più intensi attraverso il colorismo acceso dei suoi dipinti, realizzati in acrilico o con tecnica mista, caratterizzati da pennellate ampie e distese a cui fanno da contrappunto rapidi guizzi di colore, modulando un ritmo visivo veloce ed istintivo. Scelti evidentemente in accordo allo stato d’animo del momento, i colori spesso richiamano le tonalità cromatiche di paesaggi amati dall’autrice, come l’Africa e la Toscana, o le terre assolate del deserto a cui si può ricollegare anche la serie dei cactus realizzati in bronzo. Il cactus è indagato in quanto forma naturale dotata di una peculiare geometria ma potrebbe anche essere visto come l’emblema della tenacia e della resistenza, fisica e morale, alle avversità della vita. Per Ada l’Arte è di per sé un’alternativa, un atto di reazione, uno spazio di libertà e di espressione individuale.

Anche Claudia Hartmann trae spunto dalla natura e ci presenta una variegata serie di bronzi ispirata agli splendidi coralli che vivono nel mare. Trasmette la fascinazione provata al cospetto di forme e strutture complesse e delicate, fragili e leggere; accoglie come una sfida la loro riproposizione formale e tattile tramite un materiale di notevole durezza. La lavorazione superficiale con una patina colorata sui toni del rosso accende le opere di una calda e raffinata brillantezza che comunica una visione serena e gioiosa della vita.

Una visione luminosa dell’esistenza condivisa da Elisabeth Hübscher che ama sperimentare, tanto in pittura quanto in scultura, l’incontro tra gli opposti. Se nelle tele ricerca un equilibrio armonico tra pochi ma significativi elementi formali, nelle sculture il discorso si arricchisce di elementi che invitano a ricreare una situazione verosimile, spesso metaforica. Pensiamo alle composizioni che affiancano più figure umane, persone stilizzate colte nella loro gestualità e nel loro relazionarsi le une alle altre, ma anche alle nature morte; ogni lavoro presenta una duplicità che può essere data dalla scelta dei materiali, dei colori, del trattamento superficiale lucido od opaco, sottolineata da graffi e interventi che conferiscono espressività anche ad elementi di per sé semplici ed essenziali.
La grande ricchezza espressiva e una ricercata qualità formale contraddistinguono una mostra che si pone pertanto come un punto di incontro, un punto di arrivo, ma anche come un ponte rivolto verso il futuro e di cui sarà interessante seguire gli sviluppi.

Carla Casanova, scultrice. Vive a Bosco Luganese.
Si avvicina alla scultura in bronzo nel 2013 spinta dalla curiosità, realizzando dapprima piccoli lavori figurativi di ispirazione naturalistica e approdando col tempo a sculture più astratte di dimensioni maggiori. Ama sperimentare con materiali diversi come cera, gesso, plastilina. Nel 2015 inizia a frequentare i corsi della Fonderia Perseo, dove realizza busti femminili che recano su di sé i segni della malattia e dà vita anche ad un ciclo ispirato alle sirene, figure mitologiche dal fascino arcano, creature anfibie e pertanto capaci di travalicare i confini tra due mondi distinti e comunicanti.

Ada Grüebler-Tribò, pittrice e scultrice. Dal 2003 vive ad Agnuzzo – Muzzano, dove lavora nel proprio studio e organizza i corsi di pittura che tiene in Ticino e a Zurigo, in Toscana e Liguria.
Lavora su tele di dimensioni medie o grandi sia con l’acrilico sia con tecniche miste. Le superfici informali mostrano segni, tratti e forme concentrandosi su temi vissuti che si traducono in cicli: I colori d’Africa, Tratti e intrecci vegetali, Ombra e luce nella Toscana, Sabbia, cenere e terra. Grazie al lavoro scultoreo la tecnica pittorica si è arricchita di materiali come il gesso, la sabbia e altri materiali solidi. Nel suo percorso è stato fondamentale l’incontro con Gianmarco Torriani, che l’ha affiancata per oltre dieci anni guidandola verso quell’autonomia che le sculture oggi manifestano. Attualmente collabora con la Fonderia Perseo di Mendrisio.
https://www.adatribo.com/

Claudia Hartmann, pittrice e scultrice. Nasce a Sorengo ma presto si trasferisce a Milano, dove cresce. L’incontro con l’arte avviene fin da subito grazie alla nonna artista, tanto che a 5 anni già frequenta un corso di pittura a olio tenuto da Cicci Manetti. La sua vena creativa la porterà a lavorare nel campo delle ristrutturazioni tutelate dall’Ufficio dei monumenti storici elvetici, malgrado il Bachelor in economia conseguito alla HSG di San Gallo.
Claudia si trasferisce per sette anni a Shanghai e quattro a Singapore, dove l’incontro con culture così diverse la spinge a tornare alla pittura a olio attraverso una nuova visione.
Nel 2006, rientrata in Ticino, si avvicina alla scultura grazie all’artista Gianmarco Torriani, passione che la porterà a intraprendere un costante percorso di crescita sia stilistica che personale. Da allora ha approfondito il suo sapere frequentando workshop con l’artista Sighanda, sperimentando la scultura su marmo presso le cave di Arzo, a cui si sono aggiunti numerosi corsi di perfezionamento delle tecniche di lavorazione presso la Fonderia Perseo di Mendrisio.
https://www.claudiahartmann.com

Elisabeth Hübscher, pittrice e scultrice. Nata a San Gallo, abita dal 2004 vicino a Lugano, dove ha il proprio atelier. Diplomata commerciale, in arte autodidatta, ha frequentato corsi presso diversi artisti di pittura (Prof. Carlo Pizzichini, Fredi Kobel, Brigitte Frey-Bär) e in scultura (Gianmarco Torriani e Fonderia Perseo). Espone con regolarità dalla metà degli anni Novanta in Canton Ticino e nella Svizzera tedesca. Da quando risiede in Ticino si è dedicata con maggiore intensità alla ricerca artistica, prima con la pittura, soprattutto tempere all’uovo e tecniche miste, poi con la scultura in gessi e bronzi. https://elisabeth-huebscher.ch/

 

Interpretazioni materiche

Mostra collettiva delle artiste Carla Casanova, Ada Grüebler-Tribò, Claudia Hartmann ed Elisabeth Hübscher
Dal 4 al 29 settembre 2017
Vernissage: GIOVEDI’ 7 settembre 2017, dalle 18.00 alle 20.00

Presso BIM Banca Intermobiliare di Investimenti e Gestioni
Contrada Sassello, 10 – Lugano
Orari: da lunedì a venerdì, dalle 8.30 alle 17.30

Evento organizzato dalla Galleria Alter Ego di Ponte Tresa Svizzera
con la partecipazione della Fonderia d’Arte Perseo di Mendrisio

Giosetta Fioroni

Giosetta Fioroni nasce nel 1932 a Roma in una famiglia di artisti. Dal 1959 al 1963 vive a Parigi dove la galleria Denise Breteau le dedica una mostra personale. Rientrata a Roma, è l’unica figura femminile a far parte di un movimento in seguito definito “Scuola di Piazza del Popolo“, insieme a Franco Angeli, Mario Schifano, Tano Festa, Francesco Lo Savio, Fabio Mauri, Giuseppe Uncini.

Giosetta Fioroni insieme a Gian Tomaso Liverani, Mario Schifano e Tano Festa alla Biennale di Venezia del 1964 fotografati da Ugo Mulas (fonte: theredlist.com)

Con alcuni di loro partecipa alla Biennale di Venezia del 1964. La sua vicenda è umanamente contrassegnata dalla ricercata vicinanza con gli scrittori e i letterati, appartenenti al Gruppo 63, e soprattutto con Goffredo Parise (scrittore tradotto in russo già dalla fine degli anni Sessanta) che diventa il suo compagno dal 1963 sino alla morte nel 1986.

Dal 1970 partecipa ad importanti esposizioni. Nel 2009 viene pubblicata un’importante monografia storico-biografica dell’artista, curata da Germano Celant. Nel 2013 il Drawing Center di New York le dedica l’antologica “Giosetta Fioroni. L’argento”, curata da Claire Gilman. Nel 2015 il Centre Pompidou di Parigi acquisisce una sua opera, una tela del ciclo degli Argenti degli anni Sessanta.

 

GIOSETTA FIORONI. Roma anni ’60

Mosca, MMOMA – Moscow Museum of Modern Art (ul. Petrovka, 25)
6 settembre – 22 ottobre 2017

Inaugurazione
martedì 5 settembre

Orari
lunedì – domenica, 12.00-20.00; giovedì, 13.00-21.00
Ingresso intero
500 rubli
Catalogo
Silvana editoriale

Informazioni
www.mmoma.ru
www.iicmosca.esteri.it