Pino Pascali

Pino Pascali (Bari, 19 ottobre 1935 – Roma, 11 settembre 1968)

Nato da genitori di Polignano a Mare, trascorre l’adolescenza a Bari, dove frequenta il Liceo Scientifico, ma, già ripetente, si trasferisce e si diploma al Liceo Artistico di Napoli. Nel 1956 si trasferisce a Roma, dove si iscrive all’Accademia delle Belle Arti e frequenta le lezioni di Toti Scialoja. Dopo il diploma comincia a lavorare come aiuto scenografo alla RAI. Nel contempo inizia una collaborazione, che diventerà poi continuativa, con Sandro Lodolo, realizzando Caroselli, spot pubblicitari e sigle televisive.

Negli anni sessanta partecipa a varie mostre collettive e nel 1965 realizza la sua prima personale presso la Galleria romana La Tartaruga.
L’anno successivo espone alla Galleria L’Attico. In soli tre anni ottiene un notevole riscontro da parte della critica e viene notato da influenti galleristi italiani e internazionali. Proprio all’apice della sua carriera, mentre alcune sue opere erano in mostra alla Biennale di Venezia, muore prematuramente a Roma nel 1968 per le conseguenze di un grave incidente in motocicletta, sua grande passione. La sua tomba si trova nel cimitero di Polignano a Mare.

Artista eclettico, Pascali fu scultore, scenografo e performer. Nelle sue opere riunisce le radici della cultura mediterranea (i campi, il mare, la terra e gli animali) con la dimensione ludica dell’arte: un ciclo di opere è dedicato alle armi, veri e propri giocattoli realizzati con materiali di recupero (metalli, paglia, corde) e molti suoi lavori ripropongono le icone e i feticci della cultura di massa.

Nella serie “Ricostruzione della natura”, iniziata nel 1967, Pascali analizza il rapporto tra la produzione industriale in serie e la natura. È ritenuto uno dei più importanti esponenti dell’arte povera, insieme a Michelangelo Pistoletto, Jannis Kounellis, Mario Merz, Eliseo Mattiacci, Renato Mambor, Sergio Lombardo e Cesare Tacchi.

Fu il primo a formalizzare le pozzanghere con l’acqua vera, da cui nacque la mostra “Fuoco immagine acqua terra” avvenuta all’Attico nel maggio del 1967.

Adele Lo Feudo

Adele Lo Feudo, in arte ALF, nasce nel 1967 a Cosenza. Dopo gli studi classici e la laurea in giurisprudenza si trasferisce a Perugia, dove la sua vita prende la via dell’arte. Si diploma interior designer e insegna per 7 anni nel settore. Riprende a dipingere e consegue il diploma di maestro d’arte, iniziando il suo percorso artistico in modo serio e continuativo sia come pittrice, sia come performer.
 
La prima personale

 è Ali per volare del 2010 a cui seguono Fucsia e Adele e Adele nel 2011, Tante mani per… nel 2012, Anima e Corpo e Riflessioni nel 2013, Artista d’avorio, Qui non si muore e Motus Terrae nel 2014, Messi a Nudo nel 2015, Presenze/Assenze: IO SONO! nel 2016 e Per giungere fino a te nel 2017. Sempre nel 2017 partecipa con successo all’asta silenziosa organizzata a New York nel corso del Columbus Day.
 
Adele Lo Feudo organizza eventi di grande richiamo come Un petalo rosa… per non dimenticare, in cui coinvolge 65 artiste in un programma antiviolenza sulle donne, con donazione a una fondazione delle opere esposte a Perugia e Cosenza. Nel 2016 realizza I Maccaturi, partendo dalla tradizione delle filande calabresi. Nel progetto sono inclusi 106 artisti sul tema del recupero delle tradizioni della sua terra natale e dei valori del passato. Le opere, donate al comune di Mendicino (CS), sono esposte in maniera permanente a Palazzo Campagna.
 
Le sue originali performance ricevono da anni apprezzamenti di pubblico e critica. Le sue opere sono inserite in importanti collezioni private e pubbliche.
 
www.adelelofeudo.it
 

Dal 20 ottobre al 4 novembre 2018 la Galleria Magiotti di via Roma 43/45, a Montevarchi (AR), ospita Gocce di un unico mare, doppia personale di Adele Lo Feudo e Mariana Polisena a cura di Marco Botti con il testo critico di Stefano Maria Baratti.

Mariana Polisena

Mariana Polisena nasce nel 1985 a Buenos Aires, in Argentina, ma a quattro anni si trasferisce con la famiglia in Italia. Dal 2017 vive e lavora a Montefiorino (MO).
 
Dopo gli studi superiori intraprende un percorso da autodidatta indirizzato al mondo della sartoria. Dal 2012 disegna con sempre maggiore convinzione abiti originali e cuce ciò che scaturisce dalla sua matita. Con l’obiettivo di diventare figurinista, si iscrive all’Istituto di moda “Burgo” di Modena e porta avanti un percorso triennale di modellistica sartoriale.
 
Nel 2016 comincia a realizzare abiti storici e da allora tutto ciò che crea si lega al passato. I suoi costumi sono realizzati con criteri precisi, che rispettano il modello e il taglio dell’epoca. Per tale motivo la costumista prende ispirazione da quadri, immagini e figurini del periodo, ma anche da vestiti esposti nei musei o utilizzati nei set cinematografici.
 
Dietro ogni creazione di Mariana Polisena c’è lo studio del momento storico, degli usi e delle mode in voga. Per l’autrice l’abito ha una storia profonda da raccontare e regole rigorose da rispettare.
Lei stessa indossa le sue realizzazioni per eventi in costume o a tema, perché ama la sensazione di essere nei panni delle dame di altri tempi, atteggiarsi come facevano loro, cambiare i movimenti del corpo in base al vestito scelto.
Un vero e proprio viaggio nel passato attraverso la consapevolezza contemporanea.
 

Dal 20 ottobre al 4 novembre 2018 la Galleria Magiotti di via Roma 43/45, a Montevarchi (AR), ospita Gocce di un unico mare, doppia personale di Adele Lo Feudo e Mariana Polisena a cura di Marco Botti con il testo critico di Stefano Maria Baratti.

Elio De Luca

Da oltre quarant’anni sulla scena artistica nazionale, Elio De Luca, nato nel 1950 a Pietrapaola (Cosenza), si trasferisce giovanissimo a Prato, dove si diploma nel 1969 presso la Scuola d’Arte Leonardo da Vinci. Qui tiene la sua prima mostra personale alla Galleria Muzzi nel 1972.

Dal 1998, dopo l’antologica che il Comune di Prato gli ha dedicato in Palazzo Datini, la frequenza e l’importanza di rassegne, incarichi e riconoscimenti sono state sempre maggiori. Nel 2001 espone alla Galleria Arte Capital di Brescia, nel 2002 alla Galleria Comunale del Castello Aragonese di Taranto, nel 2003 al Palagio di Parte Guelfa e a Palazzo Panciatichi a Firenze. È del 2004 la mostra itinerante “Il palcoscenico dell’esistenza” presentata nel Ridotto del Teatro del Popolo di Castelfiorentino e poi spostata in altre sedi.

Nel 2005 realizza la personale “Mater Terrae” nella città di Matera ed è invitato ad esporre al M’ARS Contemporary Art Museum di Mosca. Nel 2006 lo troviamo al Foreign Art Museum di Riga, in Lettonia, mentre gli viene organizzata da ModenArte la personale presentata presso i Musei Civici della Città di Lecco e poi al Centro per l’Arte di Miami. Nello stesso anno è uno degli artisti selezionati per partecipare alla mostra “Rifiuti preziosi. Il Nouveau Réalisme e la cultura contemporanea”, tenutasi a Palazzo Strozzi a Firenze.

Nel 2007 è uno degli artisti selezionati per rappresentare l’Istituto di Cultura Italiana all’Artist Istanbul Art Fair e partecipa alla mostra “Artisti italiani contemporanei” a Boca Raton e a Santa Fé. De Luca realizza inoltre per la Chiesa di San Bartolomeo, presso il Monastero di Scampata di Figline Valdarno, il Crocifisso, due grandi pale laterali e una lunetta. Nel 2008 dipinge i nove pastelli ad olio di grandi dimensioni che accompagnano nei teatri italiani lo spettacolo musicale “Robin Hood” scritto da Beppe Dati. Nel 2009 la città di Poppi gli dedica un’antologica presso la Galleria Comunale d’Arte Moderna. Nel 2010 espone al Museo Nazionale di Palazzo Venezia a Roma e nel 2012 alla Dogana Veneta del Comune di Lazise.

Nel 2014 realizza la doppia mostra “Donne e miti” per la Sala del Basolato del Comune di Fiesole e la Sala delle Colonne del Comune di Pontassieve. Dello stesso anno è l’esposizione presso lo Spazio Italia di Pechino dal titolo “Capriccio Italiano”, realizzata in collaborazione con l’Ambasciata Italiana in Cina e con l’Istituto Italiano di Cultura a Pechino. Sono del 2016 le esposizioni a Città della Pieve, Barberino Val d’Elsa, Stigliano e Arezzo. Nel 2017 è invitato ad esporre una grande mostra dal titolo “Donna – Elogio delle virtù” al Palazzo Pretorio del Comune di Certaldo.

AMORE. CANTICO DEI CANTICI
Lu.C.C.A. Lounge&Underground
Dal 18 settembre al 14 ottobre 2018

Per info:
Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art Via della Fratta, 36 – 55100 Lucca
tel. +39 0583 492180 www.luccamuseum.com info@luccamuseum.com

Pure White

Scrive Teresa Stacca, storico dell’arte, a proposito di Pure White e degli artisti che vi partecipano: “Bianco, bianco puro. Il bianco è un colore che inganna nella sua finta semplicità, è il re di tutti i colori, perché al suo interno tutti gli altri vi si nascondono e fanno capolino solo quando gli occhi di chi li osserva riesce a coglierli.

Il bianco riflette, quindi allontana, come se fosse uno schermo, un limite. La sensazione che ne deriva è di freddezza e di distacco, di certo non è fredda la città che ha ispirato questa mostra, la splendida Ostuni, conosciuta come “la città bianca”, per via delle sue costruzioni così bianche e splendenti; nei torridi giorni d’estate è magica la luce che si crea su quelle pareti che si stagliano contro un cielo di un azzurro reso ancora più intenso grazie al forte contrasto con la calce bianca che ricopre le costruzioni del borgo antico.

Il bianco puro è un tema che ha lasciato libero sfogo agli artisti, è un tema di grande ampiezza che li ha ispirati in modi, tra i più vari in termini di contenuti e di tecniche utilizzate, del tutto personali.

La città di Ostuni è musa ispiratrice nelle opere di Immacolata Zabatti e di Mario Polillo, in entrambe il bianco è “corrotto” da colori vivaci e luminosi. Il bianco prende forma anche più concettuale: intrise di significato, a sottolineare la complessità di questo colore, sono le opere di Sara Spolverini, Renzi e Lucia, Tommaso M. Vitale – Tommy 64. Richiami a elementi architettonici, anche se non si tratta della città di Ostuni, sono la fotografia di Guido Coniglio – G.C. Pintò e l’installazione di G. Mattia Urso. Il bianco si collega anche alla purezza tipica dell’anima angelica, angeli che prendono forma femminile, donne meravigliose come quelle dipinte da Sergio Ciavarella e Giuliana Garrone.

Il corpo femminile viene preso in esame da uno studio di Domenico Ruccia; Walter Marin, Carmelo Kalashnikov e Simona Battistelli dipingono corpi lievi, sfumati, leggiadre donne splendide e di spalle, che aprono il loro cuore sull’anima candida. C’è anche chi si è ispirato in modo esplicito a grandi artisti del passato, come Cesare Garuti o Mario Salvo, oppure, come nel caso di Giovanni Casamassima e di Francesca Mansi dove il richiamo è sfrontatamente ai decori dell’arte classica. Opere che utilizzano il bianco come prismi che riflettono e si trasformano in molti altri colori sono quelle di Iole Monaco, Milena Gallo, Ademara G. Lusignani, Marina Taroni e Pina Fiori; bellissima la matericità delle opere di Enrico M. Guidi e di Sandra Vassetti, Daniela D’Autilia, Liliana Angela Grassi, Antonio Lucarelli e Adele Napolitano in cui il banco è scomposto in modo più che materico, il colore, le sfumature si possono toccare quasi ad arrivare fin dentro al cuore, fino a bucare gli occhi, la vista, in profondità. Opere che raccontano storie sono quelle di Sabrina Pugliese e Stefano Sansoni. Dal gusto onirico sono i lavori di Susi Ricauda Aimonino, Pix Cataldi e Karen Antonini Karengiòarte, anche qui il bianco si trasforma in tante sfumature diverse che diventano un unico groviglio colorato e luminosissimo. Le opere di Lorenzo Zenucchini – Zenu e Daniela Pagliaro ci guardano, ci osservano dall’alto del loro fascino misterioso, invitandoci a guardare oltre, andando molto in profondità.

Silenzio interiore, partenza, tabula rasa. Il bianco è quell’energia forte da cui tutto parte e da cui tutto ha origine, il colore sovrano, visibilissimo delle opere di Maria Pia Cafagna, Mariella Sellitri e Atipica Ceramic, in cui il mondo è circoscritto ed elegantissimo, si va oltre, si sprofonda in un ignoto luminoso e curioso. Parlano di movimento perenne le opere di Roberta Fracella e di Shakar Galajian, c’è qualcosa d’inquietante in questa continuità, turbata da interferenze imperfette. Nei lavori di Sophia Zaccaron e Eleonora Belelli oltre il visibile c’è qualcosa che stride dentro ed e fatto di metallo pesante, di materiale inerte che tutto ingloba in uno stato di profonda confusione.

Il bianco puro non esiste, il bianco è sempre compromesso, è un colore fatto da altri colori, quindi, la purezza non esiste in questo caso.”

Pure White
ANTICA SALIERA – Studio| Gallery| Ipogeo
Lecce – dal 15 al 21 luglio 2018
Via Degli Antoglietta 11a (73100)
+39 327.3463882
antica.saliera@gmail.com
www.ginaaffinito.com

Paolo Loschi

Scrive Cristina Principale a proposito dell’arte di Paolo Loschi : “Da spettatori delle opere di Paolo Loschi, si è coinvolti oltre i confini bidimensionali delle immagini e lo spazio in cui vengono a collocarsi.

Esempio di pittura, la sua, che trasuda il gesto che di volta in volta la compie e i contenuti di una potente immaginazione. Verrebbe infatti da domandarsi dove risieda quel quid nel suo linguaggio che lascia credere che da un momento all’altro le scene prendano vita, liberate da una condizione determinata e dal riferimento del tempo, e svincolate dall’influenza di un titolo o un sentimento in particolare.

Ebbene, una risposta possibile la suggerisce una delle accezioni del termine tarab, che sta a indicare idealmente lo stato di estasi che viviamo quando ascoltiamo certa musica, per ciascuno diversamente speciale; l’alterazione felice in cui ci troviamo quando avviene quel coinvolgimento, appunto, che ci aiuta a riconoscere l’arte, nelle sue coniugazioni. Vi sono infatti elementi di fascinazione nella sensibilità dell’artista Loschi che accompagnano al piacere. La capacità di riscrivere la realtà, mettendo in gioco nuovi mondi visivi, e certamente il ritmo della sua pittura.

L’impronta sinestetica della sua creatività, come l’ha definita Michela Giacon nel 2008, rinviene dalla formazione come musicista e da una spontanea e accentuata attenzione alle armonie. Propriamente alle relazioni tra elementi, umani o formali, rapporti dentro e fuori la superficie. Sia questa di carta, legno o tela, di piccole o grandi, grandissime dimensioni. Loschi riesce, con la medesima intesa espressività, a gestire il segno pittorico tanto concentrandolo nei pochi centimetri di una cartolina che sfidando supporti vuoti, fino a 30 metri – record di un suo ultimo progetto dell’estate 2018.

E la musica risulta tutt’altro che accessoria nel determinare l’azione, che ha a che fare con la dote di quanti nell’esecuzione vanno “ad orecchio”, come lui stesso riconosce. È capace così, rivolto al suo supporto, di concerti da camera e per orchestra, con un tocco talvolta intimista e delicatissimo, altre volte plateale e gridato. A partire dal disegno asciutto nero su bianco, per completarsi con tonalità liquide e luminose che danno corpo a intensi ritratti, di protagonisti singoli o a più figure, vedute di paesaggi naturali o urbani, e collages di forme a descrivere paesaggi invece interiori, per lo più legati in serie e che scandiscono la sua ricerca negli anni. L’esperienza forbita e di lunga data di Loschi fa eco alle avanguardie storiche, rinnovando lo sguardo sull’importanza della concertazione, e garantendo pregio performativo e nella resa pittorica.

Una spontanea disposizione all’ensemble ha guidato proprio ad una serie di site specific che lo vedono autore, nell’ultimo lustro, di Concerti per musica e pennello, performance collaudate nelle quali il pittore si esibisce live durante la creazione, accompagnato da musicisti che contribuiscono all’esibizione e ne scandiscono l’umore. Questa proposta è stata declinata in contesti d’eccezione sempre differenti, in spazi museali, quanto in spazi storici e industriali, dedicata a collezionisti privati o aperta al pubblico. Il tratto in comune con le sperimentazioni in studio è, puntualmente, la sensazione di immersione nelle anime dei suoi colori. Da spettatori delle opere di Paolo Loschi, si può condividere la seduzione del contatto, il suo con la musica, quello tra i soggetti delle opere nelle opere, e tra questi e noi, attraverso un’espressione umorale e incalzante, frutto di un imprevedibile incontro.”

 

TARAB, quando le anime si toccano

mostra personale di PAOLO LOSCHI

a cura di Gabriella Damiani

GALLERIA ORIZZONTI ARTE CONTEMPORANEA

Piazzetta Cattedrale

Centro Storico

Ostuni

Inaugurazione domenica 22 luglio 2018 ore 18,30

dal 22 luglio al 5 agosto 2018

LIVE PERFORMANCE

CONCERTO PER PENNELLO E TROMBA

con Paolo Loschi, painter e Alberto Di Leone, jazz trumpet

Giardini Vescovili, Museo Diocesano ore 19,00

GALLERIA ORIZZONTI ARTECONTEMPORANEA

Piazzetta Cattedrale (centro storico)

72017 Ostuni (Br)

Tel. 0831.335373 – Cell. 348.8032506

info@orizzontiarte.it

www.orizzontiarte.it

ARS in GRATIA

ROSSANA BUCCI – Corato (BA). Artista, poetessa e performer, ha intensificato la sua carriera soprattutto dal 2014, anche attraverso il sodalizio con l’artista Oronzo Liuzzi con cui cura preziose edizioni di raffinata poesia, numerate e personalizzate. Al di là delle carriere personali, l’affinità artistica nata dal loro incontro, ha “legato” le loro esperienze a tutto campo attraverso intense trasposizioni, commistioni fra arte, poesia e performance. L’artista è approdata negli ultimi anni a importanti esposizioni, fra cui quelle collaterali alla “56esima Biennale di Venezia” Padiglione Tibet a Venezia 2015 con il Dalai Lama (oltre Genova e Pavia), fra cui l’ultima promossa dallo stesso Padiglione che partirà da Venezia (5/2018) per arrivare fino in Tibet a favore del rientro del Dalai Lama. Con AnimARSi ha partecipato alle collettive “In Nomine Sancti Nicolai” Bari 2016 inaugurata per la prima volta nella storia della Chiesa Russa di San Nicola il Taumaturgo e Palazzo Barone Ferrarae “In Sacramenta Manent – Artisti Contemporanei in Dialogo sul Sacro con Aligi Sassu” Besana Brianza (MB) 2017. Fa parte, fra le altre, della prestigiosa collezione “Imago Mundi” di L. Benetton.

LUCIA BUONO – Bari. Dopo la maturità classica, si diploma in Decorazione con il prof. M .Conenna, specializzandosi in Arti Visive della Musica e Spettacolo all’Accademia Belle Arti di Bari. Nel 1980 inizia l’attività espositiva ottenendo il Premio Lubiam a Mantova. Partecipa a prestigiose collettive nazionali ed internazionali curate da G. Dorfles, E. Baj, M. Conenna, E. Crispolti in Italia ottenendo premi e riconoscimenti, all’estero fra Parigi, Malta, Toronto, Podgorica (Montenegro). Ha insegnato al Liceo Artistico “Pino Pascali” di Bari. Ricordiamo nel 2015 Medaglia d’Oro Camera dei Deputati al XLII Premio Sulmona e Menzione Speciale 2016 sez. Maestri Contemporanei Premio Limen Arte, Vibo Valentia. Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero; hanno scritto di lei L. Anelli, L. Caramel, T. Carpentieri, M. Conenna, E. Crispolti, L. De Venere, G. Di Genova S. Fizzarotti Selvaggi, E.Le Pera, Antonella e Pietro Marino, V.Sgarbi, M. Vinella, M. Vitiello. Sua ultima importante collettiva nel 2016 “In Nomine Sancti Nicolai” a Bari in Chiesa Russa di San Nicola Il Taumaturgo e Palazzo Barone Ferrara, ideata e curata da S.Cassano/AnimARSi. Lucia ci ha lasciati nel febbraio 2017.

PIERLUCA CETERA – Gioia del Colle (BA). Nato a Taranto, è un pittore autoptico. Nei suoi lavori, “ritaglia” i corpi come brandelli, seziona, incide, fora. Ogni opera è un esame ravvicinato delle superfici e dei volti, quasi a volerne estrapolare le Anime attraverso le lacerazioni. Lo studio dei soggetti lascia intravedere quasi un interesse voyeuristico a sondare le devianze umane, le forme del delirio così come gli stati mistici o trascendenti ai piaceri carnali. Formatosi presso l’Accademia di Belle Arti di Bari, insegna Storia dell’Arte e Disegno all’Istituto R. Canudo di Gioia del Colle (BA). Con la sua particolare pittura partecipa a diverse esposizioni sia in Italia sia all’estero; nel 2010 e 2011 con V.Schino, approda fino a Mosca con le esperienze teatrali (Premio Lia Lapini). Fra le mostre personali: Shenzhen, Xinmin, Shanghai, Lucerna, Edimburgo (Consolato Italiano), Roma, Trento, Pescara, Foggia, la Triennale di Milano, Lecce e Bari con AnimARSi “In Nomine Sancti Nicolai” (2016) con i Patrocini fra gli altri del Patriarcato di Costantinopoli e Malta, Regione Puglia, Basilica di San Nicola e della Chiesa Russa di Bari, ove l’evento è stato eccezionalmente inaugurato nella Cappella Superiore Consacrata.

ETTORE ALDO DEL VIGO – Sassari. Nato nel 1952 a Basilea in Svizzera, sin dall’infanzia si dedica al disegno, attirato in particolar modo dal Surrealismo che definisce “Pura essenza della verità interiore”. All’età di soli 12 anni esegue il suo primo dipinto monocromo “Autoritratto Anziano” sulla base di scritti personali relativi alla scrittura automatica. Consegue nel 1969 il diploma in grafica editoriale presso una tipografia locale ove ha modo di conoscere Max Ernst in occasione della pubblicazione del catalogo di una sua personale a Basilea. Nel 1976 si trasferisce in Sardegna a Sassari ed entra in contatto con vari artisti locali; dopo aver partecipato a numerosi concorsi e collettive d’arte, allestisce con successo nel 1979 la sua prima personale. Nel 1990 gli viene commissionata la decorazione della sede dell’INA, nel 2000 esegue una serie di dipinti per la Chiesa di San Paolo Apostolo a Sassari e sempre nel 2000 entra a far parte del movimento “VisionaryArt movement” di Otto Rapp, in seguito di “International Surrealism Now” di Santiago Ribeiro da cui scaturiscono una serie di mostre itineranti in Portogallo. Nel 2004 esegue una serie di dipinti per la Sala Ricevimenti dell’Ambasciata di Londra. Del 2015 la nomina a direttore artistico della “Tian Xing International Art Association” in Cina. Nel 2016 fonda il “Movimento Surrealista Contemporaneo” ed entra a far parte della ArtBank con sede in Cina. Numerose sue opere sono presenti in collezioni private e pubbliche sia in Italia che all’ estero.

ORONZO LIUZZI – Corato (BA). Nato a Fasano (BR), ha all’attivo oltre mille esposizioni fra personali e collettive in tutto il mondo, ma ancora non termina di stupire attraverso la ricerca non solo di forme artistiche “materiali” (pittura, scultura e installazione), ma immateriali quali versi e liriche (più di 25 pubblicazioni all’attivo) di cui “impregna” opere e tele, dal 2014 anche attraverso l’interazione con l’artista/performer Rossana Bucci. Da ricordare l’Omaggio a Marinetti” a Parigi, 2002; con AnimARSi “In Nomine Sancti Nicolai Bari, 2016 e “In Sacramenta Manent – Artisti Contemporanei in Dialogo sul Sacro con Aligi Sassu” Besana Brianza (MB), 2017. Partecipante a diverse Biennali di Venezia, fra cui quella al “Padiglione Tibet” nel 2015 con il Dalai Lama e iniziative d’Arte a favore della Pace per il Tibet e rientro del Dalai Lama, fra cui l’ultima promossa dallo stesso Padiglione, che partirà da Venezia (5/2018) per arrivare fino in Tibet. Fa parte, fra le altre, delle collezioni del MART di Rovereto, Museion di Bolzano e “Imago Mundi” di L.Benetton.

MARIO PIERRI – Taranto. Pittore e incisore, nato e cresciuto in ambiente famigliare che “viveva” simbioticamente il rapporto con l’Arte figurativa (Angelo Pierri pittore è fratello del padre) e letteraria attraverso la frequentazione con la grande Alda Merini, Carlo Betocchi, Giacinto Spagnoletti ecc. La sua prima esposizione nel 1965 alla Biennale dell’Incisione Contemporanea Italiana, mentre nel ’66 la prima personale a Taranto. La carriera è in crescendo fino all’invito nell’87 del Comune di Milano e continua fra personali e collettive soprattutto in Puglia, fino all’ultima importante personale nel 2014 a Bari (Spazio Murat) mentre in collettiva alla Biennale Europea dell’Arte, anno in cui viene inserito nel “Catalogo d’Arte Moderna Mondadori”. Nel 2016 con AnimARSi“In Nomine Sancti Nicolai” sempre a Bari su mio invito, sua ultima importante collettiva prima della scomparsa, avvenuta a dicembre 2017. Nel 2018 è stato inserito nell’Archivio Storico dell’Arte Italiana (Maison d’Art, Padova). “L’Arte pittorica di Mario Pierri, svincolata da dettami accademici, rivela accordi cromatici legati a un filo di pura poesia, mentre la calda luminosità si apre ad una dimensione spirituale” (C.D’Aquino Mineo).

ANGELA QUITADAMO – (Scultura) – Manfredonia (FG). Di origini irlandesi, nata a Foggia, opera da circa trent’anni sul territorio garganico per il recupero storico-culturale relativo ai ritrovamenti delle ceramiche nei siti archeologici della Daunia, riproducendole con maestria tale da farla considerare ultima depositaria di questa antica arte. Ha studiato e lavorato in Italia e all’estero, insegna al Liceo Artistico Roncalli di Manfredonia, membro direttivo ArcheoClub-Herdonia. Al suo attivo collaborazioni museali e per i 5 Siti Reali Italiani. Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private in Italia ed estero, Svizzera, Francia, Germania, Inghilterra (donazioni al British Museum di Londra), California ecc. La Daunia Antica è stata da lei rappresentata in una Stele commemorativa donata a Betlemme, percorrendo il sogno di divulgare e valorizzare il territorio Dauno. In un’ottica di gemellaggio simbolico e spirituale fra il Santuario della Madonna delle Armi e il Santuario della Madonna di Siponto, ho inteso la scelta dell’artista Quitadamo che, su mio invito e attraverso l’Associazione AnimARSi, donerà una Icona raffigurante la Vergine alla legale rappresentante della Fondazione S. Maria delle Armi per l’evento “ARS in GRATIA”.

CLAUDIO SCIASCIA – Roma. Nato Roma nel 1958, si diploma in pittura nel 1980 e in scultura nell’88. La sua ispirazione artistica nasce dallo studio dei Maestri classici del Rinascimento (Paolo Uccello, Piero Della Francesca, Van Eyck, Antonello, Rosso, Mantegna, Durer, Giorgione, Tiziano), del Simbolismo (Bocklin), del Surrealismo (Magritte), della Metafisica (De Chirico). “…i Maestri del passato controllano il sentimento dell’allievo, lo incitano ad approfondire il suo tema compositivo, che talvolta egli enuncia e padroneggia come un gioco di prestigio” (Duccio Trombadori). “da Carpaccio ai Fiamminghi, fino a De Chirico sontuoso in cui perdurano incanti metafisici; le ampiezze ‘sonore’ dell’Ariosto, la levità del Boiardo, i miti greci, le leggende di un cupo Medioevo, i gesti grandiosi di un Rinascimento inquieto, la tarda modernità avida e divorante: tutti sono trama e cornice di un tanto mostrarsi…“ (Elio Pecora). Numerose le sue esposizioni personali e collettive in Italia (tra cui al Vittoriano e al Museo Crocetti di Roma) e all’estero (Museo Shirvanshakh di Bakù-Azerbaijan, Old Jaffa Museum di Tel Aviv). Principali personali: 2002-Rose Frutti Alberi; 2004-Fontane Luoghi Colori di Roma; 2009-Metropoli; 2010-Sacre Visioni; 2013-L’Attraversamento dell’Altrove; 2015-Le Ombre della Sera.

ROBERTA SERENARI -Sasso Marconi (BO). Nata a Bologna, vive e lavora a Sasso Marconi. Autodidatta, le naturali doti di predisposizione al disegno dell’infanzia, si arricchiscono negli anni con lo studio approfondito della pittura a olio e della Storia dell’Arte, avendo come unico maestro le opere del passato viste nei musei del mondo. La sua pittura, attraversando l’atmosfera onirica della stagione metafisica, ha la vocazione di condurre a una riflessione intimistica, dove prevale una presenza femminile dotata di misteriosa fascinazione strettamente legata al mondo della fiaba, dell’infanzia e del sogno. Numerose le esposizioni in collettive e personali dal 1982 a oggi. Ha partecipato alla 54° Biennale di Venezia per il Padiglione Italia sez. Emilia Romagna a Palazzo Pigorini di Parma. Sue opere si trovano in collezioni private e pubbliche, come il Museo di Cà La Ghironda (BO), il Museo di Logudoro (SS), la Quadreria dell’Ospedale Sant’Anna di Ferrara, l’Hotel Albornoz di Spoleto e la Collezione Permanente di Costa Crociere sulle Navi Costa Deliziosa e Costa Fascinosa.

ARMAND XHOMO – Firenze. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Tirana, in seguito ha lavorato come scenografo in vari teatri. A compimento dell’esperienza teatrale, si sviluppa in lui la vocazione per la pittura, nuovo “luogo interpretativo” ove manifesta un’attenzione speciale verso l’impianto grafico della scena e della figurazione, cariche di un dinamismo sintetico, debitore della scenografia di discendenza futurista che si interseca con le figure antropomorfe in primo piano ma non dimenticando la natura mediterranea e sanguigna pregnante la propria personalità. Nell’arco della sua carriera professionale ha partecipato a diverse collettive e personali; nel 1995 ha vinto il “Premio Italia”, nel 2011 il “Premio Arturo Puliti”, nel 2016 il Premio Nazionale d’Arte Contemporanea “Miglior Artista del 2016”. Ha esposto tra l’altro nel Palazzo Medici Riccardi a Firenze, al Museo Civico di Siena, Pechino, Nanchino (Cina), Nashville (Tennessee), Tirana, Stavanger (Norvegia), New Delhi e alla Pall Mall Gallery di Londra.

La grazia nell’arte

ARS in GRATIA – La GRAZIA nell’ARTE
progetto ideato e curato da Stefania Cassano, presidente _art director – AnimARSi Ass. artistica culturale / Bari
in collaborazione con Fondazione S.Maria delle Armi Cerchiara (CS)

Patrocini
Fondazione S.Maria delle Armi, Club per l’UNESCO Trebisacce (CS), Comune di Cerchiara(CS)
Sedi : Sala Museo Santuario Santa Maria delle Armi Cerchiara di Calabria (CS)

inaugurazione
19 maggio 2018 ore 10.30

periodo
Dal 19 maggio al 18 giugno 2018

Damp Collective

Viviana Marchiò nasce nel 1990 a Napoli, città in cui ha la possibilità di studiare con Rosaria Matarese e diplomarsi presso la locale Accademia di Belle Arti. Dopo un periodo di studio di 6 mesi a Tartu, in Estonia, lavora come tirocinante presso la Kunstkraftwerk di Lipsia, in Germania. Partecipa a concorsi e mostre a livello nazionale, sia individualmente (Frase Got Talent Prize; Imago Mundi-Doni, MADRE, Napoli; Imago Mundi-Mediterranean Roots, ZAC, Palermo), che come duo Armento Marchiò (I edizione Premio Raffaele Pezzuti per l’Arte; Radicarsi, Bienno (BS); Delebile, Conco (VI)), che con il collettivo DAMP. Il suo interesse per la sfera politica la spinge, nel 2017, a pensare il progetto in progress Ipotetico, e dunque realizzare un’installazione presso Santa Fede Liberata, Napoli.

Adriano Ponte nasce a Larino (CB) nel 1989. Nel 2009 si iscrive al corso di Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove conclude gli studi nel 2018 sotto la guida di Rosaria Iazzetta. Espone all’estero in svariate mostre collettive, tra cui: 44°0ʹ0ʺ NE 10°14ʹ0ʺ, a cura di Maria Claudia Farina e Ulrich Johannes Mueller, presso Hechingen; Vitosha presso la galleria Chervenata tochka di Sofia. Qui compie un periodo di studi presso la National Accademy of Art. Tra il 2014 e il 2015 risulta finalista al Premio Nocivelli e al Premio Creatività città di Marsciano. Nel 2015 ottiene un pubblicazione sulla rivista d’arte REUNION: The Dallas Review. È artista in residenza nel 2013 a Lemnos, in Grecia, per un progetto curato da Thomas Sfounis, e, nel 2015, in Norvegia, presso l’Atelier Austmarka. A settembre 2017 partecipa al workshop curato da Cesare Pietroiusti presso la Fondazione Lac o Le Mon.

Luisa de Donato nasce a Dnepropetrovsk nel 1991. I suoi interessi artistici la portano a frequentare il corso di decorazione all’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove consegue il titolo accademico nel 2014 e si specializza nel 2018. Compie un periodo di studi di 6 mesi presso la National Academy of Arts di Sofia in Bulgaria. Il suo percorso artistico è iniziato dalla pittura, ma si è presto esteso ad altri linguaggi. Tutto questo processo di maturazione nasce dalla volontà dell’artista di esprimere al meglio e in molteplici forme il suo pensiero. Il suo modo di pensare è stato sviluppato durante tutta la sua carriera artistica ed è diventato multiforme e poliedrico, canalizzando le attività dell’artista in numerose direzioni contemporaneamente. Un’analisi sistematica di questa evoluzione non è semplice, ma alcuni dei suoi temi principali si esprimono sull’uomo e sul suo rapporto con l’esterno, che è analizzato da un punto di vista concettuale ma anche meramente spaziale.

Alessandro Armento nasce a Cava De’ Tirreni (SA) nel 1990 e si diploma in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Negli anni di studio si avvicina alla scultura e all’installazione, per giungere all’utilizzo della parola. Prende parte a diverse esposizioni e concorsi artistici sul territorio nazionale: X edizione del Premio Nazionale delle Arti (2013); Premio Internazionale Lìmen Arte VI (2014); Premio Comel Vanna Migliorin; Premio Catel (2015); Osmos, a cura di Moscacieca (2015); II edizione del Premio ArtePollino (2015), dove risulta vincitore. Dal 2015 inizia a collaborare con Viviana Marchiò, con la quale dà vita al duo Armento Marchiò. Nel 2016, con la mostra Radicarsi, concludono il periodo di residenza artistica presso il Borgo degli Artisti di Bienno. Nel 2017 invitati a prendere parte al Progetto 021UP, presso Conco (VI), realizzano Delebile, a cura di Martina Campese. Nel 2017 lavora come tirocinante presso la Kunstkraftwerk di Lipsia.

 

giovedì 26 aprile alle ore 18,30 alla MAPILSGALLERY in via Monte Di Dio 14, nel cortile di Palazzo Serra di Cassano, inaugura la mostra “dove non fui mai” del DAMP Collective.

Visibile fino al 15 giugno, “dove non fui mai” è un’installazione site specific che intende investigare il concetto di “altrove” in una indagine che si sviluppa attraverso tre interventi di cui due di tipo installativo e uno bidimensionale.

Camille Rose Garcia

Camille Rose Garcia nasce del 1970 a Los Angeles, in California. Le immagini sovversive di Garcia definiscono il suo stile basato su elaborate narrazioni sociopolitiche, che l’artista cela sotto strati di sfumature dal fascino fiabesco, che sottilmente criticano i fallimenti delle utopie capitaliste celebrate dalle controculture americane.

La scrittura spezzettata e i film surrealisti di William Burroughs, come anche i vecchi cartoni della Disney e della Fleischer influenzano le scene frammentate e descrittive di Garcia. Le superfici dei suoi dipinti, infatti, sono consumate come se fossero state ripetutamente ridipinte, e rimandano così ai vecchi film degli anni ’50. Le figure che dimorano nella surreale immaginazione dell’artista divengono le remote cugine delle fiabe classiche e dei cartoni dei primi del ‘900.

I lavori grotteschi di Garcia esplorano l’oscurità delle favole, riflettendo sulle memorie d’infanzia dell’artista, specchi della contro-cultura di Los Angeles, che risalta nel suo aspetto violento e sgradevole. Come afferma in una sua intervista: “Ciò che mi fa diventare matta mi motiva”.

Il lavoro di Garcia è stato esposto nelle gallerie e nei musei di tutto il mondo e presentato in numerose riviste tra cui Juxtapoz, Rolling Stone, e Modern Painter. Le sue opere d’arte sono state esposte al “Los Angeles County Museum” and nel “San Jose Museum of Art’s”, che ha ospitato la retrospettiva di Garcia “Tragic Kingdom”. Garcia ha inoltre collaborato con The Walt Disney Museum per la mostra “Camille Rose Garcia: Down the Rabbit Hole”, dove ha esposto una serie di illustrazioni ispirate alle storie Disney.

Oltre alle sue mostre personali, si annovera la sua presenxa all’ “Art from the New World” al “Bristol City Museum”, “Pop Surrealism” tenutasi al Museo delle Arti Visuali, del Palazzo Collicola, a Spoleto, in Italia, “Turn the Page” al “The Virginia Museum of Contemporary Art”
(MOCA), e “Cross The Streets” al “Museum of Contemporary Art” (MACRO) di Roma, in Italia nel 2017.

Dorothy Circus Gallery ROMA

Via dei Pettinari 76 | 00186 Rome Italy

Tel. +39 06 68805928 – Mobile +393385614113

info@dorothycircusgallery.com – www.dorothycircusgallery.com

Alessandro Docci

Scrive il critico d’arte Luciano Carini a proposito di Alessandro Docci : “E’ partito dal “figurativo” Alessandro Docci, un figurativo evoluto e moderno, con qualche traccia di Cubismo e Post-cubismo, illuminato, però, da squarci improvvisi di luce che evidenziano i toni e la dinamicità dei soggetti rappresentati. Poi i primi cambiamenti: in questa fase della sua produzione artistica le figure e i personaggi diventano meno dettagliati, sembrano emergere da grumi di materia e ci appaiono come sfuocati, fluidi ed evanescenti. Anche l’impianto generale dei suoi dipinti subisce una graduale metamorfosi e sempre di più sembra allontanarsi dal figurativo per ammiccare all’astratto e rimandarci ad immagini lontane, catturate dal tempo, dalla memoria e dal ricordo.

Ormai tutto è colore, solo colore e quelle sagome che affiorano dai fondi come fantasmi e apparizioni, a volte accompagnate da segni e scritture, se da una parte vogliono essere la cruda rappresentazione di emozioni e stati d’animo, ritratti interiori e tracce di vissuto, dall’altra stanno a rappresentare, anche e soprattutto, il conflitto interiore dell’artista combattuto tra l’uso della forma o della non forma, tra l’astratto e la realtà, tra l’iconico e l’aniconico. E così, dopo aver dipinto per tanti anni volti e figure, dopo aver analizzato per lungo tempo caratteri e personalità, l’attenzione di Alessandro Docci inizia ad aprirsi ad altri mondi più vasti e complessi, si sposta dalla persona alla società, dall’individuo alla pluralità.

E anche il suo linguaggio pittorico inizia una progressiva mutazione fino a pervenire ad una personale e singolarissima espressione Informale fatta prevalentemente di segno, gesto e colore. Ed è proprio in questo periodo che Alessandro, con tenacia e costanza, inizia a lavorare ad un singolare quanto ambizioso progetto che ha quale obiettivo fondamentale quello di avvicinare continenti, Stati e metropoli rendendoli una sola ed unica cosa. L’arte cioè intesa come linguaggio universale capace di unire culture e tradizioni diverse, strumento di pace e libertà, veicolo di serena convivenza e di civile progresso.

Da questo progetto, dunque, nasce e prende vita la serie dei dipinti ispirati e dedicati alle città, a quelle italiane prima di tutto e poi a quelle di tutto il mondo. Come dicevo prima, ora il suo linguaggio si è semplificato, è più libero e snello e queste città si presentano in chiave fortemente moderna e contemporanea: sono, in realtà, mappe, visioni prese dall’alto in versione “satellitare”, ma trasformate e modificate poi dall’intervento magico della pittura e da una sua felice intuizione: quella di inserire, all’interno di ogni dipinto, un vero e proprio alfabeto, un insieme di lettere, verosimili o immaginarie, che comunque attingono, nella loro conformazione grafica, alla cultura della città rappresentata. Queste lettere sono graffiti, segni, geroglifici, ideogrammi e invenzioni che non solo suggeriscono parole, storie, culture, fatti ed avvenimenti, ma che arricchiscono e rendono uniche la sue opere. Gli alfabeti del nostro artista ormai sono diventati qualcosa di peculiare, una ben chiara e definita caratteristica, un documento di personalità.

Espressione fortemente coinvolgente, quella di Alessandro Docci, viva e pulsante, moderna e attuale, soprattutto oggi che viviamo tempi di grandi trasmigrazioni, di esodi biblici, di nuovi e diversificati incontri. Allora le sue lettere si fanno messaggi di speranza, inno di libertà, alfabeti senza tempo, come recita il titolo della mostra.”

Nato a Desio, dove anche oggi vive e lavora, Alessandro Docci è un artista di vasta esperienza con alle spalle un ampio e articolato curriculum critico-espositivo.

Dal 1994 frequenta a Milano l’Associazione Sassetti Cultura e dal 2000 al 2003 il Centro Culturale Puskin. Esordisce in mostra personale nel 1991 a Bagno di Romagna dando così inizio ad un costante percorso espositivo in sedi private e pubbliche Istituzioni. Numerose anche le sue apparizioni in ambito internazionale, prevalentemente in Germania. Dal 1977 partecipa su invito a significative manifestazioni nazionali e rassegne tematiche collettive in Italia e all’estero. Nel 2006 e nel 2007 collabora con la rete satellitare Euroitaly Channel Sky 893 nel format d’Arte e Cultura Atelier William Tode e dal 2009 fa parte degli artisti del Museo La Permanente di Milano. Sue opere fanno inoltre parte di numerosi e prestigiosi spazi internazionali, di Pinacoteche pubbliche e Musei.

Alla Galleria d’Arte Contemporanea STUDIO C di via G. Campesio 39 si inaugura oggi,4 novembre 2017 , alle ore 18, la mostra personale di Alessandro Docci dal titolo “Alfabeti senza tempo”. La rassegna, che chiuderà il 16 novembre, sarà introdotta dal critico d’arte Luciano Carini.

Dino Ventura

Dino Ventura nasce a Corato (BA) nel 1962. Diplomato presso l’Istituto d’Arte di Potenza, proviene da una famiglia di pittori. Si cimenta come artista autodidatta nel 1978 affacciandosi all’astratto seguendo l’istinto e l’emozione e nel 1980 inizia a partecipare alle prime collettive nella sua città nativa e nella provincia.

Attualmente le sue opere sono apprezzate da gallerie italiane ed estere, riscuotendo interessanti riscontri di pubblico e critiche. La sua tecnica si distingue per l’accostamento di forti sezioni cromatiche, abbinate a materiali poveri e preziosi come cartoni, sacchi, foglia d’oro, cere e bitume a riflessivi scritte trasferite sulla tela, uniti a codici numerici che miscelati assieme, si trasformano in interessanti veicoli comunicativi.

Vive e lavora a Pignola (PZ) e le sue opere sono esposte in permanenza presso:
– Galleria Idearte – Potenza
– La Cornice Gallery – Paderno (MB)
– Pleyades Gallery – Managua (Nicaragua)
– Artessio Gallery – Chinandega (Nicaragua).

Dino Ventura – Le parole non dette
GALLERIA IDEARTE
Potenza – dal 15 ottobre al 7 novembre 2017
Via Londra 75 (85100)
+39 0971445880 , +39 0971445880 (fax)
info@galleriaidearte.it
www.galleriaidearte.it

Tim Bengel

Nato a Ostfildern, vicino a Stoccarda, il 31 dicembre 1991, Tim Bengel studia arte e filosofia all’Università di Tübingen in Germania. Si è affermato per i suoi lavori multimediali, che combinano performance, live painting e video.

Realizza immagini bidimensionali applicando foglia d’oro e sabbia bianca e nera sulla superficie trattata con un collante, così come si vede in Versailles. Una volta completato il suo processo creativo con quei materiali, posiziona la tela in verticale dinanzi al pubblico, che coinvolge in una esperienza emozionante. Conserva la memoria di quel momento, così come del procedimento filmando l’azione per realizzare un video, che condivide con oltre 250 milioni di persone attraverso i social media.

Come ha rimarcato Sanja Haupt, “l’idea di filmarsi in un video per offrire la visione della sua tecnica unica, ha permesso a Bengel di presentare la sua arte in un modo che è particolarmente adatto a internet e alla rivoluzione digitale” poiché offre “una esperienza visiva che culmina in un clima di rivelazione”.

Nel 2009 e 2012 ha vinto il 1° Premio per l’arte alla scuola Kunst aus den eigenen Reihen di Nuertingen (Germania), che allora frequentava. Nel 2011 ha vinto il Jugenddesignwettbewerb Hessnatur a Francoforte e successivamente il 1° Premio all’Artward International Event di Monaco (2014) e il 1° Premio alla Art Expo Malaysia (2016).

La Florence Biennale 2017 ha conferito il Premio Speciale “Lorenzo il Magnifico” del Presidente a Tim Bengel per aver fuso con originalità una reminescenza dei mandala tibetani con la figurazione occidentale e le nuove tecnologie condividendo il suo lavoro con un vasto pubblico internazionale, che ha entusiasmato e ispirato.

Quale artista ospite della biennale realizzerà dal vivo due dei suoi lavori, Rome Monument e Floral Freedom.