Gli artisti di Female Portraits

Di seguito le brevi note biografiche degli artisti che partecipano a ” Female Portraits“, la mostra che dal 14 dicembre si terrà a Bari presso Muratcentoventidue-Artecontemporanea :

Maura Banfo (1969) vive e lavora a Torino.
I lavori di Maura sono stati esposti in occasione di numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero, tra cui Villa Giulia (Verbania), Palazzo Reale Arte alle Corti (Torino), SPSI Art Museum (Shanghai), Palazzo Birago (Torino), Castello di Rivara Fondazione Paludetto (Torino), Galleria Alessandro Bagnai (Firenze), Castel S’ Elmo (Napoli), Corpo 6 Galerie (Berlino), Fondazione Ferrero (Alba), Triennale Bovisa (Milano), Ateliers d’artistes (Marsiglia), Musee Espace Malraux (Chambery), Galleria AP4-ART (Ginevra), Arco (Madrid), Museo De Republica (Rio De Janeiro), Palazzo Bricherasio (Torino), Galleria Civica (Trento), Istituto Italiano di Cultura (Budapest), Galleria Fraktal (Cracovia).
Tra le varie partecipazioni ricordiamo nel 2012 il Festival Internazionale della Televisione di Shanghai, il 2010 a New York per il progetto Polaroid AIPAD. A marzo 2014 è stata l’unica artista italiana in residenza alla Fondation pour l’art la Napoule (Mandelieu-Cannes, France). Nel 2017 è stata ospite della residenza Made in Filandia, la Filanda di Pieve a Presciano, (Ar). Nel 2018 in occasione di Manifesta #12 Collateral Events, è stata invitata In residenza a Gran Tour en Italie a Palermo, a cura di Michela Eremita e Susanna Ravelli.
Il suo lavoro è presente in molte collezioni private e pubbliche (la Gam Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, il Castello di Racconigi, l’Unicredit Private Banking, il Museo della Fotografia di Cinisello Balsamo, l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, Palazzo Falletti di Barolo Torino, la Fondazione Castello di Rivara, Novella Guerra, Made in Filandia,…per citarne alcune).
www.maurabanfo.com

Iginio De Luca è nato a Formia il 21 agosto 1966. Vive a Roma e a Torino, insegna Decorazione e Installazioni Multimediali all’Accademia delle Belle Arti di Frosinone. Pur lavorando su molti campi, nella poetica di Iginio de Luca si riconosce un’unità molto intensa. L’artista ha realizzato diverse mostre personali e collettive, in Italia e all’estero. Tra le mostre personali nel 2018: Solarium, Spazio Fourteen Artellaro, Tellaro-Lerici, a cura di Gino D’Ugo, iailat, Sound Corner, Auditorium Parco della Musica, Roma, a cura di Silvano Manganaro. nel 2017: Riso Amaro, spazio Albumarte, Roma, a cura di Claudio Libero Pisano. Nel 2016: Expatrie, casa dell’Architettura, Roma, a cura di Giorgio de Finis -Nel 2015:” Nato a Formia e residente a Roma”, Galleria Gallerati, Roma, a cura di Sabrina Vedovotto. Nel 2013: Azioni, CIAC , Castello di Genazzano RM) a cura di Laura Mocci
Tra le mostre collettive nel 2018: Kizart, rassegna video, museo MAXXI, Roma, a cura della Nomas Foundation, I Martedi Critici, Accademia di Belle Arti di Roma, a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti. Nel 2017: Kizart, rassegna video, Palazzo delle Esposizioni, Roma, a cura della Nomas Foundation. Nel 2014: Frammenti di Italia,rassegna video, Palazzo Ducale, Genova a cura di Francesca Guerisoli.

Lello Gelao è nato a Bari dove vive e lavora. Si è diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Bari. Ha fondato nel 2007 l’associazione culturale Muratcentoventidue Artecontemporanea.
Il suo lavoro è stato esposto in Germania, Francia, India and in Italia a Bologna, Bolzano, Genova, Malo (Vi) , Milano, Verona, fra le sue ultime mostre personali :Uomini, Galleria Muratcentoventidue-Artecontemporanea, Bari 2010; Uomini, galleria Peter Tedden, Düsseldorf ,2010, Invisible Present, Galleria Muratcentoventidue-Artecontemporanea, Bari 2013; fra le sue ultime collettive: 2008Kunstart art fair Bolzano,2010,Quadriennale – Düsseldorf , 2011Verona ArtFair 2011,Contemporaneamente, Galleria Spaziosei, Monopoli (Bari) 2012; Sotto il segno dello Zodiaco, Galleria Spaziosei, Monopoli (Bari) 2015;2018 What we once were, Galleria Muratcentoventidue Bari, , 2018,Emschergold-Sammlung Tedden, Galerie Münsterland, Emsdetten, Germania.
www.lellogelao.it

Chrischa Venus Oswald è un ‘artista tedesca, nata in Baviera nel 1984, che attualmente vive e lavora tra Berlino e Lisbona.Ha terminato i suoi studi Arte Belle presso l’Università di Arte e Design di Linz (A) con un diploma con onore in 2011thNel 2007, lei ricevuto il Diesel New Art Award Austria per la fotografia – nella cui giuria era incluso l’artista Erwin Wurm. Il suo lavoro è esposto e proiettato in varie mostre nazionali, nonché internazionali ed è incluso in collezioni private, tra gli altri, la raccolta di video di Manuel de Santaren. I suoi video sono stati selezionati in vari Festival di video arte come Proyector Videoart Festival, Madrid (ES), , FUSO Videoart Festival, MAAT, Lisboa (PT), Femmes ‘Video Art Festival 2, Pizzo, Los Angeles (Stati Uniti), in più – Percorsi sperimentali “- Festival per il cinema sperimentale e video arte, D21, Lipsia e 2 ° OZONO Video International Art Festival, Katowice, Polonia.
Ha esposto nel 2012 in “The Eye of The Collector” opere selezionate della collezione di Manuel De Santaren, Villa delle Rose (MAMbo), Bologna, e nel 2014 in “Family Matters” con Sophie Calle, Nan Goldin, Hans Op de Beeck, Thomas Struth Jim Campbell, John Clang, Guy Ben-Ner, Courtney caldaia, Ottonella Mocellin + Nicola Pellegrini, Trish Morrisse, Palazzo Strozzina, Firenze.
http://www.chrischa-oswald.com/

Anahita Razmi è un’artista visiva con base a Berlino e Londra. Ha studiato Media Art and Sculpture presso la Bauhaus-University di Weimar, il Pratt Institute di New York e la State Academy of Art and Design di Stoccarda, prima di esporre a livello internazionale in istituzioni come Museo Jumex, Città del Messico, Zachęta National Gallery of Art, Varsavia, Kunstraum Innsbruck, Austria, Kunstmuseum di Stoccarda, Germania, Kunsthalle Baden-Baden, Germania, National Art Center, Tokyo e all’interno della 55a Biennale di Venezia.
I suoi video, installazioni e opere performative utilizzano e utilizzano erroneamente i parametri contemporanei di importazione / esportazione e commercio e facilitano le impostazioni tra un “Occidente” e un “Medio Oriente” in cui vengono inseriti i significati di immagini, artefatti e quindi identità esistenti domanda. La Repubblica islamica dell’Iran, con le sue attuali condizioni e relazioni politiche e sociali, rimane un punto di riferimento aperto e ambivalente nel suo lavoro.
Razmi ha ricevuto il Goethe al Lux Residency, Londra (2018), il Werkstattpreis della Erich Hauser Foundation (2015), il MAK-Schindler Artists and Architects-in-Residence Program, Los Angeles (2013) e The Emdash Award , Frieze Foundation, Londra (2011). Il suo lavoro è incluso in diverse collezioni internazionali come il Kunstmuseum di Stoccarda, il Museo Novecento, Firenze e il Davis Museum del Wellesley College, negli Stati Uniti, tra gli altri. Razmi è professore associato di Belle Arti (4D Pathway) presso Central Saint Martins, Londra. Il suo lavoro è rappresentato dalla Carbon12 Gallery, Dubai.
https://www.anahitarazmi.de/
https://www.carbon12.art/artists/anahita-razmi/

Özlem Şimşek è artista e fotografa e accademica. Ha conseguito un dottorato di ricerca in arte e design presso l’Università tecnica di Istanbul Yıldız con la tesi “Il gioco di ruolo e le pratiche in maschera: uno spettacolo personale”.”. Le sue opere e ricerche si concentrano sulla memoria e sulla rappresentazione visiva di identità di genere e multipla.
Şimşek si è laureata in fotografia all’università Dokuz Eylül con la tesi “La fotografia come nuovo modo di esprimersi nell’arte contemporanea dopo il 1980 in Turchia”. Ha ricevuto una borsa di studio dall’istituto svedese e ha studiato fotografia a Nordens Fotoskola / Svezia nel 2004. Attualmente è professore associato di progettazione della comunicazione visiva all’Università Ayvansaray di Istanbul.
Le sue opere sono state incluse in diverse mostre personali e di gruppo in Turchia e all’estero, in gallerie e musei tra cui il Museo Malmö, il Museo Pera, il Museo Elgiz e il Museo moderno di Istanbul. Şimşek, vive e lavora a Istanbul, in Turchia.
https://ozlemsimsek.com/

Female Portraits

Muratcentoventidue-Artecontemporanea
Via G. Murat 122/b – Bari

Inaugurazione
Sabato 14 Dicembre, 2019, ore 19.30

Dal 14 Dicembre al 30 Gennaio 2020
Orario di apertura
Lunedì, martedì e mercoledì solo su appuntamento
Dal giovedì al sabato, dalle 17.30 alle 20.30

Info
3348714094 – 3925985840
http://info@muratcentoventidue.com

Vinicio Berti – Nel segno

Vinicio Berti (Firenze 1921-1991) è stato uno dei principali esponenti dell’ Astrattismo nel panorama italiano. Esordisce nei primi anni quaranta con opere di carattere realista-espressionista, che nel loro accostarsi al mondo popolare e alla drammatica realtà della guerra esprimono una categorica rottura nei confronti della tradizione pittorica fiorentina, specie post-rosaiana.

Nel 1945 fonda insieme a Brunetti, Farulli, Nativi e al poeta Caverni, il giornale “Torrente” che esprime il rifiuto di una visione intimistica dell’arte in nome di una partecipazione diretta alle tensioni della realtà contemporanea.

Partecipa inoltre al movimento “Arte d’oggi”, che per alcuni anni ha riunito importanti artisti italiani e stranieri del momento, sotto la bandiera di una comune convinzione innovatrice, organizzando a Firenze dal 1947 al 1949 tre importanti mostre.

Alla Pittura Astratta Berti approda nel 1947, dopo un primo periodo di rilettura del Cubismo e del Futurismo, proseguendo quindi sulla strada delle avanguardie storiche (in particolare seguendo la linea di Mondrian, Malevic, Magnelli) inserendosi, con forza, nel generale rinnovamento della cultura artistica europea.

Berti raggiunge, così, con opere quali “Composizione verticale” o “Simbolo”, quella che chiamava “una nuova classicità”, in opposizione a tutte le tradizioni classicheggianti ancora presenti nell’arte contemporanea. Insieme a Bruno Brunetti, Alvaro Monnini, Gualtiero Nativi e Mario Nuti, fonda nel 1947 il gruppo di Astrattismo classico; vengono organizzate varie mostre collettive e a conclusione della pur breve stagione del gruppo (1947/1950) e le posizioni estetico-culturali riunite in un Manifesto. L’ Astrattismo classico si proponeva di avviare un ciclo nuovo dell’arte contemporanea con la fine della distruzione della forma iniziato da Wols e Fautrier per riproporre, attraverso un linguaggio ancorato alla storia capace di rappresentarne i tempi, una narrazione razionale e costruttiva sul filo di una visione interna della materia.

Sfaldatosi il gruppo, Berti continua a sviluppare ed ampliare le possibilità espressive dell’Astrattismo Classico nel contenuto e nella forma. Segue, quindi, la fase definita dallo stesso artista di “Espansione” (1951-55): essa è caratterizzata da una grafia più libera e da una maggiore evidenza di collegamenti tra linee e piani di colore. Tra il 1947 e il 1950 un rigoroso impianto di geometria classica continua a strutturare i dipinti, dal ciclo delle “Cittadelle ostili” (1955-56) fino ad arrivare all’ “Omaggio a Einstein”.

Seguono, poi, i cicli delle “Brecce nel tempo” (1955-58) e dell’ “Avventuroso astrale” (1959-65), ispirato alle prime imprese spaziali con l’importante opera del 1963 – Utopia del tempo H3 vincitrice del premio Il Fiorino – emblema dell’intera concezione bertiana dell’uomo consapevole delle sue immense capacità espansive.

A partire dal 1966 è la volta delle “Cittadelle di resistenza”, “Partenza zero”, “Geometria volumetrica”, “Realtà antagonista”, sino a “Dal basso in alto” (1981), preludio alle più recenti “Visioni verso l’alto”, che rappresentano la fase estrema dello sviluppo dell’Astrazione classica nel confronto con l’incessante divenire della realtà contemporanea.

Nel segno opere di Vinicio Berti
30 Novembre – 10 Dicembre 2019

Galleria Immaginaria
via Guelfa 22/ar Firenze
telefono +39 055 2654093
mobile +39 338 2660249
www.galleriaimmaginaria .com
instagram:galleriaimmaginaria

Ludmila Kazinkina

Ludmila Kazinkina nasce nel 1975 a Kaluga, dove frequenta la Scuola d’Arte. Si trasferisce prima a Mosca e poi in Italia, risiedendo in diverse città. Attualmente vive e lavora tra Parma e Mosca.

Ha preso parte a numerose esposizioni personali, tra le quali “Baba Yaga” (Reggio Emilia, 2009), “Golem” (Parma, 2009), “Vedma” (Milano, 2010), “Solaris” (Kaluga e Tarusa, 2010), “Mirroring Margarita” (Berlino, 2011), “Mondi paralleli” (Mosca, 2011), “Wild women” (Reggio Emilia, 2012), “Gli abissi della femminilità” (Singapore, 2012), “The Abysess of Femmininity” (Pechino, 2013), “Anima selvaggia / Дикая душа” (Salekhard, 2014), “The Secret” (Kaluga, 2015), “Il silenzio dell’acqua” (Treviso, 2017), “Tarkovskij: La forma dell’anima” (Parma, 2018), “La forma dell’anima” (Bibbiano, Reggio Emilia, 2019), “Nei tratti di Psiche. Spirito nudo. Spirito animale” (Villorba, Treviso, 2019), partecipando alla 54. Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Regione Emilia Romagna (Parma, 2011) e a diverse fiere d’arte, tra cui Art Stage (Singapore, 2013).

Sue opere sono presenti al Copelouzos Family Art Museum di Atene e alla Pistorio Foundation di Singapore. Nel 2016 e nel 2019 è risultata tra i finalisti di “Arteam Cup”, con esposizioni ad Alessandria e Sanremo (IM).

 

Ludmila Kazinkina, Mindfulness
A cura di Chiara Serri
Galleria 8,75 Artecontemporanea, Reggio Emilia
16 novembre – 7 dicembre 2019
Inaugurazione: sabato 16 novembre, ore 17.00

La Galleria 8,75 Artecontemporanea è aperta al pubblico di martedì, mercoledì, venerdì e sabato con orario 17.30-19.30 oppure su appuntamento. Ingresso libero.
Per informazioni: tel. 340 3545183, ginodifrenna875arte@yahoo.it, www.csart.it/875, www.facebook.com/galleria875

Giovanni Andrea Donducci

Giovanni Andrea Donducci detto IL MASTELLETTA per via del padre “che faceva i mastelli” (Malvasia), nacque a Bologna nel 1575 e qui si spense nel 1655, alternando la sua attività fra la città natale e Roma. Pur nella scarsità di notizie sugli anni giovanili, dovette svolgere l’apprendistato presso l’Accademia degli Incamminati, continuando a seguire il magistero di Ludovico Carracci anche dopo la partenza di Annibale e Agostino per Roma nel 1595, almeno fino a quando non si legò a Pietro Faccini e all’Accademia alternativa da lui fondata a Bologna, sul filo di una ‘bizzarria’ presto condivisa dal Mastelletta. Ma soprattutto trovò i suoi modelli nel grande Manierismo emiliano, dal Parmigianino a Niccolò dell’Abate.

Si trasferì a Roma una prima volta intorno al 1600, l’anno del Giubileo che richiamò nella città papale numerosi artisti anche da Bologna, e, dopo un periodo nella città natale, nuovamente dal 1608 al 1611. Molte sono le committenze romane documentate nel primo decennio del Seicento e poco oltre, e molte le presenze di suoi dipinti nelle collezioni delle grandi famiglie, gli Spada, i Borghese, i Pamphilij, i Santacroce, i Barberini, e i Giustiniani, il Cardinale Benedetto e il marchese/banchiere Vincenzo, dalla cui quadreria provengono le due grandi tele di soggetto biblico Sansone e Dalila e L’offerta di Abigail a David databili al 1612/13.

All’inizio del secondo decennio tornò definitivamente a Bologna, dove continuò la sua produzione di pitture di paesaggio, arricchita dagli incontri romani con i pittori paesaggisti provenienti dal Nord Europa, in primis Adam Elsheimer. Numerose le committenze dagli ordini religiosi: i Francescani (tra le opere superstiti le Dodici storie sacre ora in Pinacoteca, 1611/12 ca.), e di grandissima rilevanza quelle dei Domenicani, che in occasione della celebrazione del Capitolo dei Padri Domenicani previsto per il 1615, e verosimilmente su indicazione di Benedetto Giustiniani, Cardinal Legato a Bologna dal 1606 al 1611, gli affidarono gran parte della decorazione della Cappella dell’Arca nella Basilica di San Domenico: le lunette, i pennacchi, i sottarchi, e i due teloni laterali (1613/15). Datano al terzo decennio la decorazione della cappella dei Falegnami in Santa Maria della Pietà e le due tele laterali della Cappella Spada in San Paolo Maggiore, e al 1630 l’avvio dei lavori nella Basilica dei Servi. Le ultime notizie documentarie si riferiscono a pagamenti del 1639, mentre nessuna notizia è pervenuta sull’ultimo periodo della vita dell’artista.

Presentazione delle opere di Andrea Donducci detto il MASTELLETTA
Sansone e Dalila e L’offerta di Abigail a David

Mercoledì 20 novembre, ore 17.00
Aula Gnudi | Pinacoteca Nazionale di Bologna
via delle Belle Arti, 56

Ingresso fino a esaurimento posti

Per informazioni:
Società di Santa Cecilia – Amici della Pinacoteca Nazionale di Bologna
Via delle Belle Arti 56, Bologna
santacecilia.bo@libero.it
www.societasantacecilia.it

Gli artisti di JOBS

Il 16 novembre presso l’Ospitale di Rubiera (Reggio Emilia) Linea di Confine presenta la mostra collettiva JOBS. Forme e spazi del lavoro nel tempo della Quarta rivoluzione industriale.

Olivo Barbieri nasce Carpi (MO) nel 1954 e inizia ad esporre nel 1978. La sua ricerca si concentra inizialmente sull’illuminazione artificiale nella città europea e orientale. Dal 1989 viaggia abitualmente in Oriente, soprattutto in Cina e nel 1996, il Museum Folkwang di Essen, gli dedica un’importante retrospettiva. Ha realizzato le serie: site specific_ fotografie e film (2003–2013), che coinvolge più di 40 città nel mondo, Parks (2006–2015), Real Words (2008–2013), Images (1978–2007), Virtual Truths (1996–2002), Artificial Illuminations (1980–2014). Ha esposto nei più importanti musei, istituzioni e festival internazionali tra i quali, MoMA San Francisco, Sundance Film Festival, Centre Pompidou, Tate Modern, Walker Art Centre Minneapolis, Jeu de Paume. Nel 1993, 1995, 1997, 2011 e 2013 partecipa alla Biennale di Venezia, nel 2003 partecipa alla Triennale di fotografia e video all’ICP di New York e nel 2006 alla II Biennale di Siviglia. Nel 2015 il MAXXI di Roma presenta la retrospettiva, Immagini 1978-2014. Due film della serie site specific_fanno parte della collezione del MoMA New York. Sull’opera dell’artista sono state pubblicate più di 50 monografie e cataloghi.

Aldo Bonomi nasce nel 1950 a Sondrio. Conseguita la laurea in Sociologia, nel 1984 ha fondato l’istituto di ricerca Consorzio A.A.S.TER. di cui è direttore. Mantenendo al centro del suo interesse le dinamiche sociali, antropologiche ed economiche dello sviluppo territoriale, è stato consulente della Presidenza del CNEL e ha scritto per il Corriere della sera (1997-2004). Dal 2005 cura la rubrica “Microcosmi” per Il Sole 24 ore e dirige la rivista Communitas. Tra le sue numerose pubblicazioni, Il trionfo della moltitudine, (Boringhieri, 1996), La comunità maledetta. Viaggo nella coscienza di luogo, (Edizioni comunità, 2002), ll rancore. Alle radici del malesse nel Nord (Feltrinelli, 2008), Sotto la pelle dello stato. Rancore, cura, operosità (Feltrinelli, 2010), La società circolare (con altri autori, Comunità concrete, 2016).

Gianfranco Bettin nasce nel 1955 a Marghera, Venezia. Narratore, saggista e ricercatore, ha pubblicato vari romanzi fra i quali Qualcosa che brucia (Garzanti, 1989), Sarayevo Maybe (Feltrinelli, 1994) e più recentememnte Craking (Mondadori, 2019). Tra i saggi, Dove volano i leoni. Fine secolo a Venezia (Garzanti, 1991), Petrolkiller (con MaurizioDianese, Feltrinelli, 209). Con Marco Paolini ha scritto lo spettacolo teatrale Le avventure di Numero Primo e l‘ononimo romanzo (Einaudi, 2017).

Michele Borzoni nasce nel 1979 a Firenze. Si laurea nel 2006 all’ICP in New York. Il suo lavoro “Srebrenica, struggle for justice”, riceve nel 2007 il First Prize Yann Geffroy Award 2007 e nel 2009 riceve il Tierney Fellowship. E’ uno dei fondatori del collettivo TerraProject per il quale lavora dal 2006. Nel 2010 ha ricevuto il Primo Premio nella categoria People in News Singles del World Press Photo Award e nel 2012 è selezionato da Photo District News come uno dei “30 fotografi emergenti”. Dal 2006 lavora per riviste italiane e internazionali come Time, International Herald Tribune, Newsweek, M Magazine, Marie Clair France, Internazionale, L’Espresso e altre. Ha recentemente pubblicato Workforce, l’Ariete Edizioni, 2019

Claudio De Gennaro nasce nel 1952 a Brindisi. Architetto laureato a Venezia nel 1976, libero professionista con studio dal 1983 a Modena. Lo studio svolge prevalentemente progettazione nel campo dell’architettura civile e dell’urbanistica, oltre che interventi di restauro e ristrutturazione di edifici storici, abitazioni private, terziario e commerciale, design di interni e di arredi. Presidente dell’Associazione Ingegneri e Architetti (ANIAI) di Modena (1996-2002) ha progettato e realizzato numerosi edifici residenziali commerciali e Industriali, fra i quali il Centro prova motori e il complesso di uffici e ricerche Box–Lab, con container usati (esempio di economia circolare) di HPE-COXA, Modena.

Antonello Frongia nasce nel 1966 e vive a Napoli. E’ ricercatore in Storia dell’arte contemporanea e docente dei corsi di Storia della fotografia e di Modelli e linguaggi della fotografia contemporanea all’Università Roma Tre. È membro del Consiglio direttivo della Società Italiana per lo Studio della Fotografia (SISF) e della redazione di RSF. Rivista di studi di fotografia. Ha pubblicato saggi e curato cataloghi fra i quali (con M. Venturi), Guido Guidi. In Between Cities. Un itinerario attraverso l’Europa 1993/1996 (Electa, 2004), Lewis Baltz. 89-91 Sites of Technology (Steidl, 2007), Stephen Shore. Mose: A Preliminary Report, (Linea di Confine, 2011), (con W. Guerrieri) Red Desert Now! L’eredità di Antonioni nella fotografia italiana contemporanea (Linea di Confine, 2017), Fine della città. Occhio quadrato di Alberto Lattuada (Scalpendi, 2018). È membro del Comitato scientifico di Linea di Confine, Rubiera e del Mufoco di Cinisello Balsamo.

William Guerrieri nasce nel 1952 a Rubiera (RE) e vive a Modena. Fotografo, curatore e coordinatore di Linea di Confine per il quale ha curato mostre e pubblicazioni fra le quali Via Emilia. Fotografie, luoghi e non luoghi 1 e 2, (Linea di Confine, Rubiera, 1999-2000), (con M.R. Nappi e G. Guidi) Luoghi come paesaggi. Fotografia e committenza pubblica in Europa negli anni Novanta (Galleria degli Uffizi, Firenze, 2000). Ha inoltre curato la serie d’indagini Linea veloce Bologna-Milano (L’Ospitale, 2003-2010), (con S. Munarin), Welfare Space Emilia (Linea di Confine, 2013) e (con A. Frongia) Red Desert Now! L’eredità di Antonioni nella fotografia italiana contemporanea (Linea di Confine, 2017). Ha tenuto mostre personali, pubblicato saggi e diverse monografie fra le quali Il Villaggio (2009), The Dairy. Images for Italian Countryside (2015), New Lands (2017), Bodies of work (2018).

Andrea Paco Mariani classe 1983, si laurea in “Culture e diritti Umani” all’Università di Bologna. Inizia il percorso da videomaker nel 2008 durante un periodo di studio e ricerca a Sarajevo. L’anno successivo fonda a Bologna SMK Videofactory, un network di artisti e professionisti del settore video. Ha realizzato Tomorrow’s Land (2011), Una Follia Effimera (2012), Green Lies (2014), Vite al Centro (2014) e The Harvest (2017).

Stefano Munarin è Professore di Urbanistica all’Università Iuav di Venezia, dove insegna e coordina il laboratorio di ricerca “Re-Lab”, occupandosi in particolare del ruolo delle politiche di welfare state nella costruzione della città contemporanea, della rigenerazione della città esistente e della mobilità attiva come strumento di valorizzazione del paesaggio. Ha partecipato a ricerche di carattere nazionale ed europeo ed ha lavorato alla redazione di piani e progetti urbanistici.
Attualmente fa parte della giunta della Siu (Società Italiana degli Urbanisti). Oltre a vari saggi ha scritto, Tracce di città (Angeli, 2001), Gli spazi del welfare (Quodlibet, 2011), Welfare Space (List, 2014) e curato i volumi Italia 1945-2045. Urbanistica prima e dopo (Donzelli, 2016), Re-Cycle Veneto (Aracne 2015), Un manifesto per il Veneto (Mimesis, 2016), Re-Cycle Italy. Atlante (LetteraVentidue, 2017). E’ membro del Comitato scientifico di Linea di Confine, Rubiera.

Allegra Martin nasce a Vittorio Veneto nel 1980 e vive a Milano. Si laurea in Architettura presso lo IUAV di Venezia. Il suo lavoro è stato esposto in Italia presso la Triennale, il Maxxi, il Macro-Museo di Arte Contemporanea di Roma, la Biennale di Architettura di Venezia, la Fondazione Forma per la Fotografia, Viasaterna Arte Contemporanea, Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea, la Fondazione Francesco Fabbri e la Fondazione Bevilacqua La Masa. All’estero ha esposto presso il Die Photographische Sammlung/SK Stiftung Kultur di Colonia, la Galerie f5.6 di Monaco, l’Istituto Italiano di Cultura di Copenhagen, l’istituto Internazionale di Architettura i2A di Lugano.

Jorge Ribalta nasce nel 1963 a Barcellona (Spagna), dove vive.. E’ artista, ricercatore e curatore indipendente. Ha curato mostre per il Museo Renia Sofia di Madrid e il MACBA di Barcellona. Ha esposto alla Zabriskie (New York e Parigi), alla Casa sin Fin (Madrid) e alla Galleria Angels (Barcelona). Tra le sue mostre, Monument Machine, nel 2015 e nel 2016 al Museo Guerrero (Granada) e al WKV (Stuttgart), Renaissance. Scènes de la reconversion industrielle dans le bassin minier du Nord-Pas-de-Calais, nel 2016 al Centre Régional de la Photographie Nord-Pas-de-Calais, Flamenco (and other) Sketches, nel 2017 all’Ospitale di Rubiera (RE). Fra le mostre collettive New Photography 10 (MOMA, New York, 1994), Fragments (MACBA, Barcelona, 1996), Sets and Situations (MOMA, New York, 2000), Playgrounds (Museo Reina Sofia, Madrid, 2014) e The Beast and is the Sovereign (MACBA, Barcellona e WKV, Stuttgart, 2015).

Andrea Simi nasce nel 1973 a Siena e vive a Bologna. Nel 2002 inizia l’attività di fotografo a Roma lavorando per agenzie pubblicitarie, editoria, gallerie e istituzioni d’arte. Da alcuni anni è impegnato in un progetto di rilettura degli archivi attraverso la fotografia (“ReVisioni”, co-curato con Silvia Vercelli). Ha curato varie pubblicazioni, fra le altre Guido Guidi, Le Corbusier_5 architetture, Galleria 1/9unosunove, (Kehrer Verlag, 2018) e Guido Guidi, Per Strada, (Mack, 2018). Come fotografo ha recentemente pubblicato Poimec, (Linea di Confine, 2019).

JOBS – Forme e spazi del lavoro nel tempo della Quarta rivoluzione industriale

Inaugurazione: sabato 16 novembre alle ore 13, alla presenza delle autorità e degli autori.
Periodo mostra: 17 novembre – 22 dicembre 2019 Ingresso libero

17 novembre – 22 dicembre 2019
Sabato, domenica e festivi 10-13 / 16- 19

Altri giorni su appuntamento

Ingresso libero

Linea di Confine
per la Fotografia Contemporanea
Associazione culturale
L’Ospitale, Rubiera, RE
Via Fontana 2 42048 Rubiera RE
info@lineadiconfine.org

www.lineadiconfine.org

Gli artisti de Le nuove frontiere del contemporaneo

Presso il Torrione di Vicenza, sede espositiva della Fondazione Coppola, nell’ambito della mostra ‘ Le nuove frontiere del contemporaneo’ si susseguiranno interventi, installazioni e opere di Hannah Levy (dal 31 ottobre); Haroon Mirza (dal 22 novembre); Christian Manuel Zanon (dal 1 dicembre); Guglielmo Castelli (dal 14 dicembre).

Hannah Levy è nata a New York nel 1991, dove vive e lavora. Dopo aver conseguito un BFA alla Cornell University di Ithaca (2009-2013), ottiene il titolo “Meisterschüler” presso la Städelschule di Francoforte. Il lavoro della Levy esplora le connessioni tra arte e design, con l’intento di superare questa dicotomia. L’artista lavora principalmente con la scultura, le sue opere si pongono come una riflessione attorno agli oggetti, alle loro logiche di senso e al rapporto che tendiamo ad instaurare con essi. In mostra alla Fondazione Coppola saranno esposte cinque opere in silicone realizzate tra il 2017 e il 2019. Le opere sono state precedentemente esposte al Louisiana Museum of Modern Art, al MoMA PS1 e a Londra.

Haroon Mirza è un artista inglese nato nel 1977, vive e lavora a Londra. Ha studiato pittura presso la Winchester School of Art. Successivamente ha ottenuto un Master in Design Critical Practice and Theory presso il Goldsmiths College (2006) e un Master in Fine Art presso il Chelsea College of Art and Design (2007). È un artista conosciuto a livello internazionale per le sue installazioni complesse e immersive, che combinano suono, onde luminose, corrente elettrica, LED e diversi altri materiali. Mirza lavora quasi come un “compositore”, per riconsiderare le distinzioni percettive tra rumore, suono e musica, non sentite come forme culturali categorizzabili. In mostra saranno esposti due video installazioni: Adhãn Anthemoessa (2009), opera che ha vinto il Northern Art Prize nel 2011 e Birds of Pray (2010). Haroon Mirza ha ricevuto il Leone d’Argento alla 54ma edizione della Biennale Internazionale d’Arte di Venezia nel 2011.

Christian Manuel Zanon è un artista visivo nato a Cittadella, in provincia di Padova, nel 1985, vive e lavora tra Pesaro e Padova. Si forma all’Accademia di Belle Arti di Venezia e poi presso l’Universität der Kunst di Berlino, dove approfondisce tematiche inerenti la comunicazione visiva e la poesia. In seguito frequenta la Fondazione Studio Marangoni di Firenze, la facoltà di Arti Visive dello IUAV di Venezia e la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Ca’Foscari di Venezia. Nel suo lavoro l’artista privilegia il procedimento e la processualità: inattese e come sorprese si concretizzano le sue installazioni, i disegni progettuali, le foto e i video che si ribellano amichevolmente alla struttura architettonica del pensiero, anche teoretico.

Guglielmo Castelli è nato nel 1987, vive e lavora a Torino. Ha studiato scenografia teatrale all’Accademia Albertina. Considerato tra i giovani artisti più promettenti delle nuove generazioni, lavora principalmente con la pittura e il disegno. I suoi dipinti, dominati da atmosfere malinconiche e intimistiche, sono caratterizzati da forme fluide ed estese campiture, quasi i soggetti siano colti in un momento di trasformazione. In mostra saranno esposti quattro dipinti di piccole e medie dimensioni realizzati nel 2019. L’artista è attualmente finalista al Premio Cairo 2019.

La Fondazione Coppola ha sede espositiva nel trecentesco Torrione di Vicenza, importante architettura della città iberica restaurata dallo studio UP3 Architetti Associati nel 2018. La Fondazione ha inaugurato la sua attività lo scorso aprile aprendo al pubblico “La Torre”, la prima mostra personale in Italia degli artisti tedeschi Neo Rauch e Rosa Loy, i due principali esponenti della “Scuola di Lipsia”, una corrente artistica che negli ultimi trent’anni si è imposta come punto di riferimento obbligato per molte generazioni di artisti visivi. Fondazione Coppola presenta opere di artisti per la maggior parte non storicizzati, tra giovani emergenti e affermati che hanno partecipato a esposizioni nazionali o all’estero ricevendo in molti casi notevoli riconoscimenti.

Le nuove frontiere del contemporaneo
Hannah Levy
Haroon Mirza
Christian Manuel Zanon
Guglielmo Castelli

Dal 31 ottobre 2019 al 31 marzo 2020

Hannah Levy, dal 31 ottobre 2019
Haroon Mirza, dal 22 novembre 2019
Christian Manuel Zanon, dal 1 dicembre 2019
Guglielmo Castelli, 14 dicembre 2019

Orari
Da giovedì a lunedì, 11.00-18.00

Ingresso € 5,00
Ridotto per gli over 65 € 4,00
Gratuito per gli under 18 e per i giornalisti accreditati in possesso di tessera stampa in corso di validità.

Informazioni e prenotazioni
Elena Casarotto
info@fondazionecoppola.org | T. 0444 043272 | www.fondazionecoppola.org

Carla Rigato

L’arte di Carla Rigato è espressione del nostro tempo. Con passione e forza visionaria ha messo sotto esame le principali fonti della pittura del Novecento, dall’Espressionismo all’Astrattismo, per coglierne gli aspetti che meglio traducono il senso di contemporaneità. La sua ricerca pittorica si lancia da queste basi alla conquista di un linguaggio nuovo, moderno, musicale, flessibile, contrassegnato da note coloristiche inconfondibili che ne stimolano una lettura unica.

L’artista si è formata accanto alla pittrice Dolores Grigolon e al professore di estetica Richard Demel. Dal 2004 frequenta la Summer Academy of Fine Arts di Salisburgo, fondata negli anni Cinquanta da Oskar Kokoschka, lavorando con maestri di livello internazionale quali Jacobo Borges, Michael Morgner, gli Zhou Brothers, Mohamed Abla e Hubert Schneibl.

Il risultato sono opere senza spazio e senza tempo in totale libertà compositiva, pennellate dense e materiche: una memoria pregna di sensazioni, di emozioni, di suggestioni catturate e rimandate direttamente sulla tela dalla materia del colore. Un colore a volte violento, drammatico, corrosivo, a volte morbido, lirico, melodico. Anche quando il linguaggio figurativo riappare è pur sempre trasfigurato dal colore, dalla libertà della pennellata, dall’intensità dell’emozione, dalla poetica dell’interiorità. La pittura di Carla Rigato è carne e respiro, è spirito e sangue, è fuoco aria terra e acqua: ogni tela mette a nudo la sua anima e dona al fruitore spazi di meditazione che invitano alla scoperta delle profondità dell’Essere.

Oltre alle numerose presenze in rassegne collettive e mostre personali, sia nazionali che internazionali, Carla Rigato ha esposto i suoi lavori al Padiglione Italia della 54° Mostra Internazionale d’Arte “la Biennale di Venezia” al Padiglione Veneto e al Padiglione Tibet della 55° Biennale di Venezia. Nel 2015 è tra gli artisti selezionati all’Expo Milano 2015 – Padiglione Aquae Venezia. Da segnalare nel 2016 la partecipazione alla mostra “Padiglione Tibet. Il padiglione per un paese che non c’è” (evento nato alla Biennale d’Arte di Venezia) al Castello Visconteo di Pavia e la personale “Poesia e sinfonie dell’informale” alla Galleria La Teca di Padova. Nel 2017 è tra gli artisti selezionati per l’Esposizione Triennale di Arti Visive di Roma (Complesso del Vittoriano) e ha partecipato alla Biennale di Venezia, Padiglione Tibet. Nel 2018 è al “Padiglione Europa” con quarantacinque artisti scelti per rappresentare il patrimonio culturale del continente europeo e ritira il premio alla carriera a Palazzo Montecitorio in Roma. Nel 2019 tiene una personale nel prestigioso “Spazio Scarpa” della Biblioteca Internazionale “La Vigna” (Palazzo Brusarosco Zaccaria, Vicenza) progettato dall’architetto e designer Carlo Scarpa.

Kouroi” di Carla Rigato
a cura di Antonietta Grandesso
Neró Art Gallery – Terme Preistoriche Resort & Spa
Via Castello, 5 – 35036 Montegrotto Terme (Padova)

dal 26 ottobre 2019 al 19 aprile 2020
Orari: 9.00 – 00.00
Ingresso gratuito.

Stefano Serretta

Stefano Serretta (1987, Genova) vive e lavora a Milano. Dopo aver studiato Storia moderna e contemporanea a Genova, si è specializzato in Arti Visive e Studi Curatoriali alla NABA – Nuova Accademia di Belle Arti di Milano.

Tra le mostre a cui ha partecipato si segnalano: Do not go gentle in that good night, Almanac, Torino, 2019 (solo); Shoegaze, IIC, Stoccolma, 2019 (solo); Spit or Swallow, con Alessandro Sambini, UNA, Piacenza, 2019 (solo); Chi utopia mangia le mele, Antica Dogana di terra, Verona, 2018; That’s IT! Sull’ultima generazione di artisti in Italia a un metro e ottanta dal confine, MAMbo, Bologna, 2018; Il Paradigma di Kuhn, FuoriCampo, Siena, Studio 02, Cremona, 2018; Alla ricerca dell’Aura Perduta, Galleria Regionale di Arte Contemporanea Luigi Spazzapan, Gorizia, 2018; Art Tonic 2017, Port Tonic Art Center, Les Issambres, (solo); Make People Smile, Adiacenze, Bologna, 2017; The Great Learning, Palazzo della Triennale, Milano, 2017; La fine del nuovo, Palazzo Morpurgo, Udine, 2016; Rubbles in the Jungle, Placentia Arte, Piacenza, 2016 (solo); Friday, Jonas, Trento, 2016 (solo); Primavera 5, Galerie Papillon, Parigi, 2016; Parisartistes – edition #2016, Centre des Récolletes, Parigi, 2016; Teatrum Botanicum, PAV Parco Arte Vivente, Torino, 2016; Maybe we are the waves, Archive Kabinett, Berlino 2015; Adventure Time is Over, Almanac, Torino, 2015; Generation Y, Palazzo Ducale Genova, 2015; The Party, Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce, Genova, 2014; disUmanesimi, Fondazione Biagiotti, Progetto Arte, Firenze. Nel 2017 è stato tra i finalisti del Premio Moroso, Udine, e nel 2016 del Premio Francesco Fabbri, Pieve di Soligo (TV) e del Premio Città di Treviglio (BG).

Naked Lunch Money
opening su invito mercoledì 23 ottobre 18.30 – 21.00
mostra 24 ottobre 2019 – 24 gennaio 2020
orari: dal lunedì al venerdì, 09.00 – 18.00

Spazio Leonardo
via della Liberazione 16/a, 20124 Milano
www.leonardoassicurazioni.it

Per informazioni: info@unagalleria.com
+ 39 339 17 14 400 | +39 349 35 66 535

Maicol Borghetti

Nato nel 1976 a Pietrasanta, Maicol Borghetti vive e lavora in Toscana, a Viareggio, dove ha sede lo Studio B19. Fotografia, design 3D, cinema e scultura sono le arti che gli consentono un’espressività fuori dagli schemi.
Si avvicina fin da giovanissimo alla fotografia e alla computer grafica e, con il progetto fotografico “Immagini Zero”, nel 2005 vince il concorso romano Martelive. Negli anni seguenti espone i suoi progetti fotografici a Roma, Milano e Parigi. Fin da subito, alla produzione fotografica, si affianca il mondo del video.
 

Collaborazioni trasversali tra cinema e arte si concretizzano nel mediometraggio Osmosi, realizzato insieme all’artista Mario Francesconi nel 2008. Sempre nello stesso anno realizza il progetto fotografico Alieni, esposto alle Giubbe Rosse a Firenze. All’interno di Alieni realizza la prima contaminazione tra fotografia e scultura: un personaggio fotografico si materializza in un’installazione a tuttotondo.

Nel 2009, insieme a Igor Bertolucci e Francesco Basso, fonda lo Studio Sumatra, il primo studio di produzione video in Italia a possedere una cinepresa Red 4K. Nello stesso anno partecipa al Seravezza Teatro Festival con un’installazione di sculture figurative realizzate con materiale di recupero.

Da sempre affascinato dalla fantascienza, nel 2011 dirige e produce Dispenser, cortometraggio tratto da un racconto di Stefano Nicoletti. Negli anni seguenti è direttore della fotografia e supporto tecnico per i videoclip di Franco Battiato, Lorenzo Jovanotti, Laura Pausini, Nesli, Nina Zilli, video prodotti da SugarKane Studio. Realizza inoltre videoclip per gruppi indipendenti di cui cura anche regia e montaggio.

Sempre più coinvolto dalla produzione video, nel 2013 dirige Acronos, cortometraggio che unisce fantascienza e video arte, realizzato e prodotto insieme all’artista Antonino Bove e presentato al Trieste Science+Fiction Festival. Negli anni seguenti con i cortometraggi di fantascienza Ison e The Liw precisa il suo punto di vista sul futuro che ci aspetta. Nel 2015 Ison è accolto con successo al Trieste Science+Fiction Festival.

Parallelamente al mondo del video e della fotografia molteplici esperienze come grafico e disegnatore 3D preparano un terreno fertile ad un nuovo progetto che raccoglie tutte le esperienze creative: Mythos e Protos.

MAICOL BORGHETTI. MYTHOS E PROTOS
a cura di Maurizio Vanni
Lu.C.C.A. Lounge&Underground
Dal 7 settembre al 6 ottobre 2019

Sergio Scabar

Sergio Scabar è nato a Ronchi dei Legionari (Gorizia) nel 1946, dove vive e lavora. Comincia ad interessarsi alla fotografia nel 1964.

Autoanalisi, Self – Analysis, 1978

Dal 1966 al 1974 partecipa saltuariamente a concorsi nazionali ed internazionali utilizzando la fotografia soprattutto con finalità di racconto e reportage. Successivamente, negli anni ’80, il suo lavoro prende una svolta sostanziale, la figura umana esce dai suoi lavori ed il suo interesse si concentra sulla natura, sublimando l’aspetto materiale e concettuale. Con il lavoro “Il Teatro delle cose” nel 1996, inizia una stampa alchemica ai sali d’argento “unico esemplare”.

Il metodo di lavoro artigianale emerge maggiormente rispetto alle opere precedenti. Nel 2003 riceve dal CRAF il premio “Friuli Venezia Giulia Fotografia”. Nel 2005 ha una personale dal titolo “Tempo Fermo” al Castello di Grumello (Bergamo) a cura di Philippe Daverio. Nel 2008 pubblica “Silenzio di Luce” per Punto Marte Editore e nel 2010 “Cidinors” edito da Associazione culturale Colonos. Nel 2015 partecipa alla collettiva “Obiecta” presso la Giacomo Guidi Gallery (Roma) e nel 2016 partecipa a “Silenzi” presso la Galleria Milano (Milano) curate da Angela Madesani.

Nel 2017 ha una personale alla Galerie L&c Tirelli a Vevey (Svizzera). È presente nella collezione d’arte contemporanea di San Vito al Tagliamento, “Punto Fermo” istituita in occasione della rassegna “Palinsesti” (2011), secondo un progetto di Angelo Bertani, Alessandro del Puppo e Denis Viva. Le sue opere sono anche nella collezione della Pinacoteca dei Musei Provinciali – Palazzo Attems Petzenstein, della Biblioteca Statale Isontina di Gorizia, del CRAF – Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia di Spilimbergo (Pordenone) – nella collezione della Pilonova Galerija di Aidussina (Slovenia) e dell’Associazione cultural Colonos (Villacaccia di Lestizza, Udine).

Ha esposto per numerose gallerie private e per diverse istituzioni in Italia e all’estero.

SERGIO SCABAR – OSCURA CAMERA (1969-2018)

A cura di Guido Cecere e Alessandro Quinzi

MiCamera
Via Medardo Rosso, 19 Milano

con Angela Madesani
Autrice di uno dei testi in catalogo

Inaugurazione mostra:
giovedì 27 giugno ore 19:00
Ente Regionale per il Patrimonio Culturale
Musei provinciali di Gorizia
Palazzo Attems Petzenstein
Piazza E. de Amicis, 2 Gorizia

Pino Pinelli

Pino Pinelli nasce a Catania nel 1938, dove compie gli studi artistici. Nel 1963 si trasferisce a Milano, dove tuttora vive e lavora, affascinato e attratto dal dibattito artistico di quegli anni, animato da figure quali Lucio Fontana, Piero Manzoni, Enrico Castellani.

Partecipa ai premi San Fedele e nel 1968 tiene la sua prima mostra personale alla Galleria Bergamini. Nei primi anni ’70 Pinelli avvia una fase di riflessione e di ricerca, in cui tenta di mettere a fuoco l’imprescindibile nesso fra tradizione e innovazione, con particolare attenzione alla superficie pittorica, alle vibrazioni della pittura. Nascono così i cicli delle “Topologie” e quelli dei “Monocromi”, la cui superficie comincia a essere mossa da sottile inquietudine, quasi che l’artista volesse restituire il respiro stesso della pittura. Queste esperienze lo fanno collocare nella tendenza che Filiberto Menna definì “pittura analitica”, anche se dal 1976 Pinelli riduce drasticamente la dimensione delle sue opere, che si vanno collocando nello spazio, accostate l’una all’altra, quasi che una deflagrazione avesse investito le sue grandi tele e avesse generato una disseminazione dei loro frammenti nello spazio: l’artista abbandona tela e telaio, attratto dal concetto stesso di pittura.

Tra le numerose mostre collettive, Pinelli ha esposto alla Biennale di Venezia (1986 / 1997), all Quadriennale di Roma (1986 / 2006), alla Galleria Civica di Modena, Galleria Civica di Torino, Musée d’Art Moderne di Parigi, Galleria Nazionale di Roma, Palazzo Forti a Verona, MART di Trento e Rovereto, Kunstverein di Hannover, Haus am Waldsee di Berlino, Kunstverein di Bregenz, Hochschule für Angewandte Kunst di Vienna, Kunstverein di Francoforte, e molti altri ancora.

In tempi recenti, nel 2016 ha tenuto una grande monografica al Multimedia Art Museum di Mosca e nel 2017, l’antologica al Marca di Catanzaro e sempre in quell’anno un’opera è entrata a far parte della collezione permanete del Centre George Pompidou.

Del 2018 è la grande antologica ospitata a Palazzo Reale di Milano, in contemporanea con le opere inedite alle Gallerie d’Italia di Milano.

 

PINO PINELLI. MONOCROMO (1973-1976). Il colore come destino e come profezia

Milano, Dep Art Gallery (via Comelico, 40)

20 giugno – 21 settembre 2019

Sergey Filatov

Sergey Filatov è un artista nel campo dell’arte visiva e del suono, un musicista, autore e sviluppatore di strumenti musicali e sculture sonore.

Nato nel 1977, ha conseguito una laurea in Belle Arti presso la Kuban State University e una in Ingegneria Meccanica presso l’Istituto di Ingegneria Navale Lenin di San Pietroburgo.

Dal 2003 è membro dell’Unione degli artisti russi e dell’Associazione internazionale delle belle arti – AIAP UNESCO. Fa parte della comunità russa della sound art.

È membro del progetto internazionale di sound art nell’ambito del programma principale della 58a Biennale di Venezia 2019 (padiglione centrale dell’Arsenale) Come musicista si esibisce regolarmente in festival internazionali di musica sperimentale con programmi solisti e in collaborazione con altri musicisti. Ha registrato anche album musicali pubblicati per diverse etichette. Le sue opere fanno parte di collezioni private e museali in Russia, Italia, Francia, Svizzera, Gran Bretagna, India, Stati Uniti, Canada, ecc.

SonoContour di Sergey Filatov
Cura scientifica di Giorgio Agnisola

Dall’8 al 23 giugno 2019
Tutti i giorni dalle 17.00 alle 20.00

Spazio COMEL Arte Contemporanea, Via Neghelli 68 – Latina