Pittura Anima Italiana

Lunedi 19 dicembre alle 17,30 presso la galleria Maloni Arte Contemporanea si terrà l’inaugurazione della mostra Pittura Anima Italiana, che attraverso un’attenta selezione di opere di medio e grande formato, di alcuni dei maestri dell’arte italiana  (Carla Accardi, Franco Angeli, Sandro Chia, Nicola De Maria, Piero Dorazio, Tano Festa, Mimmo Paladino, Mario Schifano, Giulio Turcato, Mario Vespasiani) vuole fornire un’interpretazione inedita del mezzo pittorico che – passando dall’astratto al figurativo, dalla pratica gestuale a quella meditativa in un arco di tempo che va dalla fine degli anni ’40 ai giorni nostri – evidenzia come sia possibile ricondurre in diversi autori una sola anima, che ne determina il gene.
Se l’uomo è l’unico essere vivente capace di manifestare un sapere che viene da altre forme, le quali portano oltre la loro stessa immagine, l’arte, specie nei luoghi dove è radicata da sempre, può diventare esperienza di un infinito e di una fine che chiede ad ogni pittore di darne compimento, di rappresentare ciò che lo circonda mentre gli si rivela così com’è.
La figura non perde potenza nell’astrazione, come l’immaginazione non viene meno se guidata da precisi elementi descrittivi, dato che in ognuna c’è una componente dell’altra, che decide l’equilibrio tra il vero e l’astratto. L’arte, che in non pochi casi riesce a condurre fino alla commozione, si presenta come esperienza dello stupore, proprio perché rende partecipe di questo confine, che da un gesto, un respiro o un’azione porta l’individuo a sospendere il naturale ritmo quotidiano del tempo.
Quando il corpo dell’immagine va ad imprimersi su quello dell’osservatore, ancor più in profondità di quello che di solito impiega la retina a trattenerlo, si ha la “persistenza” ossia quel solco che scava l’attenzione nel registrare l’esperienza. Persistere vuol dire allora fermare fino in fondo, collocare in un’area familiare un’immagine che presenta un lato sconosciuto, non perfettamente in luce ma che attrae spingendo ad addentrarsi in esso.
L’anima svolge qui la funzione di promemoria, mette in contatto coi sentimenti di unicità, sia dell’autore dell’opera che gli artisti tra di loro, i quali sono guidati da un daimon, che da esuli del presente, vivono una condizione alterata, di nostalgia per ciò che di questo mondo è oltre la superficie.
In ognuno dei dieci autori è presente la necessità di un movimento che trasforma la materia, in ciò che essa è: apertura di infinite possibilità, necessità di un atto creativo ineliminabile, presenza e potenza. La compresenza di visibile e invisibile è, anche nella mostra, ciò che alimenta la vita e la modalità per percepire tale soglia è l’intuizione. Le intuizioni arrivano senza che ci siano passaggi logici coscienti, o processi di pensiero riflessivi, si espandono istantaneamente e come i miti prescindono dal tempo. La pittura ha dunque un rapporto con lo spirito e come gli antenati, dai quali si ereditano i tessuti, mantiene vivo il rapporto con la comunità, in una continua rinascita di informazioni, accessibili a tutti. Si tratta di allenare la sensibilità del nostro occhio, dato che perfino le scienze ci insegnano che si può conoscere qualcosa soltanto se abbiamo avuto in precedenza un’indicazione su come guardare. Complice il progresso è venuto meno l’interesse verso il mistico e il magico e ciò ha comportato una cesura tra ciò che si vede e ciò che invece quell’immagine rimanda. La mostra spinge su questo canale che può definirsi di “estetica nello stupore”, perché restituisce una valenza visionaria funzionale alla vita stessa, perché incide sul modo di guardare, mettendo in stretta comunicazione sia lo spettatore con gli artisti, che le varie generazioni, le scuole e gli stili propri, tra di loro.
Maloni Arte Contemporanea
Via Crispi 56
63039 San Benedetto del Tronto AP

info: 342-6139990
e-mail: luciomaloni@yahoo.it

Inaugurazione Lunedi 19 dicembre alle 17,30
Periodo: 19 dicembre – 22 gennaio 2017
Giorni e orari di apertura: su appuntamento

Dove cade l’ombra

Nel suggestivo ambiente dell’ex lavatoio al Museo Nivola, una videoproiezione realizzata per l’occasione da Carolina Melis racconta le peripezie di una serie di oggetti, seguendone le trasformazioni sul filo di un racconto allusivo e fantastico.

L’idea dell’assenza di gerarchie tra le arti, della flessibilità e permeabilità del confine che le separa, è alla base dell’attività del Museo Nivola così come guida la ricerca di Costantino Nivola, artista il cui lavoro si situa al crocevia tra scultura, pittura, architettura, grafica e design.
Coerentemente con questa visione, a chiusura di un anno di programmazione espositiva incentrata – con le rassegne dedicate a Andrea Branzi e a Salvatore Fancello – sul rapporto tra arte e design, il Museo Nivola presenta la prima mostra di Carolina Melis.

Grafica, illustratrice e video-maker, Carolina Melis è una presenza di spicco nello scenario internazionale del graphic design contemporaneo. Il suo stile, al tempo stesso rigoroso e fresco, costruttivo e carico di energia, imperniato su netti contrasti di colore e giochi di negativo/positivo, segna oggi le campagne pubblicitarie di aziende così diverse come BBC e Condé Nast, Vodafone e Sony, Wolkswagen e Vogue.

Al Museo Nivola Melis non si presenta però con tavole pubblicitarie o con illustrazioni, ma con un progetto creato ad hoc, diretto ad esplorare la dimensione narrativa della grafica e la sua capacità di interagire con lo spazio della realtà. “Abbiamo scartato l’idea di una mostra antologica – spiega il curatore Davide Mariani – per puntare su un intervento che riflette sul significato del lavoro del grafico nel momento stesso in cui in una certa misura lo spettacolarizza per comunicarlo al pubblico”.

Nel suggestivo ambiente dell’ex lavatoio al Museo Nivola, reso immersivo dall’ambiente sonoro creato dalle musiche di Stefano Guzzetti, una videoproiezione realizzata per l’occasione da Carolina Melis racconta le peripezie di una serie di oggetti, seguendone le trasformazioni sul filo di un racconto allusivo e fantastico. “I tessuti, la danza, la musica e la natura – osserva Melis – sono fatti di motivi che si ripetono e attraverso le ripetizioni cambiano e crescono.” Sul filo del ritmo creato da queste trasformazioni, le immagini del film di animazione rimbalzano nella realtà in una grande installazione collocata nell’ambiente espositivo. Il rapporto tra i due livelli di percezione, quella mediata dalla proiezione e quella direttamente esperita nello spazio fisico, da un lato produce in chi guarda un atteggiamento riflessivo, dall’altro apre la porta a una serie di associazioni immaginative.

L’ambivalenza tra dimensione estetica e implicazioni pratiche della ricerca grafica è chiamata in causa dal titolo della mostra. Dove cade l’ombra fa riferimento tanto alla particolare cifra stilistica dell’autrice quanto a un’espressione propria del mondo della pubblicità: “dove cade l’ombra” indica infatti la zona di ricaduta della campagna pubblicitaria, la sua capacità di raggiungere il pubblico e provocarne la risposta.

 

“Dove cade l’ombra”
MUSEO NIVOLA
Orani (NU) – dal 18 dicembre 2016 al 26 febbraio 2017
Via Gonare 2 (08026)
www.museonivola.it

Artists against MUOS

Giovedì 29 dicembre alle ore 19.00 nei locali della Galleria Laveronica Arte Contemporanea in Via Grimaldi 93 sarà inaugurata la collettiva “Artists against MUOS”.

Esporranno Antenne 46, Francesco D’Amore, Francesca Dimanuele, Giuseppe Firrincieli, Guglielmo Manenti, Maddalena Migliore, Matilde Politi, Irene Puglisi, Maria Domenica Rapicavoli. In mostra pezzi d’archivio – giornali, pizzini, volantini, comunicati – ma anche video, fotografie, incisioni, vignette e libri d’artista, tra reportage e denuncia, tra satira e impegno civile.

Da anni a Niscemi la comunità locale e migliaia di attivisti da tutta Italia protestano contro il MUOS, Mobile User Objective System, una rete di comunicazioni satellitari in grado di pilotare i droni per la guerra a distanza, costruita dagli Stati Uniti d’America nel mezzo di una riserva naturale. C’è il timore che le emissioni ad alta frequenza delle sofisticate apparecchiature possano causare gravi danni alla salute degli abitanti e all’ambiente nel raggio di decine di chilometri. Senza contare gli scenari legati alla disponibilità di un’arma che dovrà ripagarsi con guerre future. In questa vicenda le istituzioni italiane hanno usato il guanto di velluto con il potente alleato e il pugno di ferro con i cittadini inermi. Il primo, dopo vari rinvii, ha acceso le antenne. Sugli altri, invece, sono piovute denunce e querele. I processi si celebreranno a gennaio.

Dall’incontro con gli uomini e le donne del movimento – spiegano Corrado Gugliotta e Sveva D’Antonio, titolari de Laveronica Arte Contemporanea – è nata l’esigenza di raccontare l’esperienza di vita e di lotta in una mostra. In primo luogo, per far conoscere la vicenda del MUOS a un pubblico più vasto e far sì che gli attivisti ricevano la solidarietà dell’opinione pubblica. Secondariamente, per promuovere un’arte politica, scomoda, capace di saltare fuori dagli schemi, di scegliere da che parte stare. Artists Against MUOS vuole rendere omaggio, alla vigilia di un momento non facile, a chi in questi anni ha lottato dal basso contro poteri invisibili e invincibili, usando talvolta la creatività per vincere il silenzio della stampa, per ribaltare un’argomentazione, per scuotere le coscienze sopite degli indifferenti, per smascherare la corruzione degli apparati di potere”.

La mostra resterà aperta fino al 25 marzo. Visite: dal martedì al sabato, ore 10.00-13.00 e 16.00-20.00.

Testo integrale in italiano/inglese
http://www.gallerialaveronica.it/exhibitions/2016-artists-against-muos/

Info e contatti
Laveronica Arte Contemporanea
Via Grimaldi 93 – Modica (RG)
+39 09321873100 | +39 3408176441
skype: galleria_la_veronica
www.gallerialaveronica.it

Vassily Kandinsky

Centocinquanta anni fa, il 16/12 1866, nasceva a Mosca Vassily Kandinsky, maestro del colore e della forma, che per primo teorizzò e realizzò opere completamente astratte, volendo rappresentare non più la dimensione reale circostante, bensì le risonanze di una condizione interiore. Una passione abbracciata tardivamente quella per l’arte (seppur praticata e studiata fin dall’adolescenza), scatenata in modo definitivo dopo una visita alla mostra moscovita dedicata all’Impressionismo (1896).

Figlio di un ricco commerciante di the, vissuto nell’infanzia tra Monaco e Odessa, dove una zia lo introduce alla musica e al disegno, Kandinsky studia a Mosca e laureatosi in legge si avvia a una fortunata carriera accademica. Che però presto si interrompe, quando il giovane viene folgorato dalla visione de ‘I covoni’ di Monet, ammirati nella prima esposizione di arte impressionista in Russia.

Ecco dunque che Kandinsky abbandona il lavoro universitario per diventare pittore e sceglie Monaco per seguire il classico cursus degli studi sotto la guida di maestri come Anton Azbé e Franz von Stuck.

Nel 1896, nella città tedesca la moda simbolista sta lasciando il posto al Jugendstil (Art Noveau), ma Kandinsky esordisce con piccoli paesaggi ancora tardo-impressionisti e con tempere simboliste dai colori lucenti, ispirate alle antiche leggende germaniche e alla vita della vecchia Russia. Bisogna aspettare una decina d’anni, intorno al 1908, per arrivare, durante i soggiorni estivi a Murnau, ai primi dipinti in cui, servendosi di colori accesi e antinaturalistici, l’artista traduce la realtà in immagini piatte, prive di volume, ispirate alla pittura fauve. Il paesaggio diventa così pretesto per esercizi sulla forma e per indagini sulla forza del colore, con cui avvia il primo processo di astrazione dal reale. Ancora a Monaco, Kandinsky scrive ‘Dello spirituale nell’arte‘, opera in cui affronta lucidamente sul piano teorico ciò che andava sperimentando nella sua pittura, dal rapporto tra forma e colore a quello per lui fondamentale tra colore e suono, alla base dell’astrazione. È del 1910 il suo ‘Primo acquarello astratto’, ma la svolta definitiva arriva nel 1911, quando con Franz Marc da vita all’avventura del ‘Cavaliere Azzurro‘, che produce, nel 1912, il celebre ‘Almanacco del Cavaliere azzurro’, nel quale musica e arti visive si intrecciano strettamente e si valorizza il ruolo delle arti popolari e primitive. Allo scoppio della prima guerra mondiale, l’artista è costretto a rientrare a Mosca, dove resta coinvolto in pieno dalla Rivoluzione d’Ottobre. Inserito dai rivoluzionari ai vertici delle nuove istituzioni culturali e dunque assorbito dagli incarichi istituzionali, Kandinsky dipinge poco, ribadendo però la sua scelta definitiva per l’astrazione, il che non gli risparmia le critiche di chi, fra le avanguardie, gli rimprovera il suo spiritualismo. Una situazione che nel 1921 lo induce a far ritorno in Germania. Qui, ormai famoso, Kandinsky viene invitato da Walter Gropius a insegnare al Bauhaus, la scuola di architettura e arte dove dal 1922 diviene docente di Decorazione murale. Sono anni caratterizzati dall’amicizia con Paul Klee e dalla pubblicazione del suo saggio principale ‘Punto e linea sul piano’ (1926). Se nel 1930 si affacciano le prime forme organiche (che caratterizzano la sua fase finale), la chiusura del Bauhaus imposta dai nazisti nel 1933 lo costringe a emigrare di nuovo, questa volta verso Parigi, in quegli anni capitale del mercato dell’arte, dominato da Picasso e Surrealisti. Kandinsky si stabilisce a Neuilly-sur-Seine, in un edificio affacciato sulla Senna. Quella luce chiara e tersa seduce l’artista, che schiarisce la tavolozza con colori pastello. Intanto nei suoi dipinti e nei lavori su carta, anche per l’influsso degli amici surrealisti Arp e Miró, si moltiplicano le forme biomorfe: amebe, creature degli abissi, embrioni, insetti, un microcosmo in cui Kandinsky si immerge, in fuga dal dall’angoscia della guerra. Muore il 13 dicembre 1944, senza vedere la fine del conflitto.

Nicoletta Castagni, ANSA, 16 dicembre 2016

Rouge/Noir

M4A-MADE4ART di Milano presenta Rouge / Noir, speciale progetto artistico che riunisce alcune significative sperimentazioni d’arte astratta sul tema del rapporto tra il rosso e il nero.
 
Protagonisti della mostra Domenico Asmone, Natalia Berselli, Donata Bonanomi, Martino Brivio, Iure Cormic, Josine Dupont, Flavio Dusio, Giorgio Gioia, Ruggero Marrani, Leonor Navas Richar, Leo Panta, Francesco Sandrelli, Ferdinando Valentini, Rita Vitaloni: in esposizione una selezione di opere pittoriche e sculture caratterizzate da differenti specificità tecniche e sensibilità artistiche riunite in un allestimento di forte impatto cromatico basato su armonie e corrispondenze, ma anche su opposizioni e contrasti.
Il progetto è un vero e proprio omaggio a un colore, il rosso, da sempre legato a concetti quali “emozione”, “amore”, “passione”, “calore”, impiegato dagli artisti sin dai tempi più antichi per rappresentare sentimenti profondi e intensi legami affettivi; accanto al rosso, il nero, che incarna l’antitesi, il mistero, il silenzio, gli aspetti più intimi e nascosti della nostra interiorità. Giochi di luci e ombre, presenze geometriche, forme appena riconoscibili, inclusioni di materiali e di altri colori: il rosso e il nero ci sorprendono e coinvolgono, rappresentando con il loro incontro e l’inevitabile contrapposizione che nasce dal loro accostamento le infinite sfumature delle emozioni umane.
Rouge / Noir, con data di inaugurazione martedì 20 dicembre, rimarrà aperta al pubblico fino al 12 gennaio. La nuova mostra di M4A-MADE4ART rientra nel percorso di indagine sull’arte astratta precedentemente inaugurato con Visioni astratte. Nuove tendenze al femminile (marzo 2013) e portato avanti con le successive esposizioni Black&White. Astrazione negli opposti (maggio 2013), Explosion! colore astrazione emozione (ottobre 2013), Monochromes (febbraio 2014), Light & Shadow (settembre 2014), GREEN. arte uomo natura (novembre 2014), Primary colours (febbraio 2015), L’arte come energia per la vita (giugno 2015), le Rouge (dicembre 2015). Un evento M4E-MADE4EXPO ed Expo in Città.

Rouge / Noir
Domenico Asmone, Natalia Berselli, Donata Bonanomi, Martino Brivio, Iure Cormic,
Josine Dupont, Flavio Dusio, Giorgio Gioia, Ruggero Marrani, Leonor Navas Richar,
Leo Panta, Francesco Sandrelli, Ferdinando Valentini, Rita Vitaloni
20 dicembre 2016 – 12 gennaio 2017
Inaugurazione martedì 20 dicembre, ore 18.30
Orario apertura: 21 – 23 dicembre e 9 – 12 gennaio ore 15 – 18
Durante il periodo delle Festività la mostra sarà aperta al pubblico su appuntamento

M4A – MADE4ART | Spazio, comunicazione e servizi per l’arte e la cultura
di Vittorio Schieroni ed Elena Amodeo
Via Voghera 14 – ingresso da Via Cerano, 20144 Milano
www.made4art.it, info@made4art.it, t. +39.02.39813872

Contrapposizioni

Un nuovo spazio espositivo a Reggio Emilia. Tullio Masoni, il più piccolo produttore di vino al mondo, con un vigneto sospeso tra i tetti della città storica, estende il marchio ViaMari10 all’arte contemporanea, allestendo al numero 10 di via Mari una mostra collettiva – CONTRAPPOSIZIONI – con opere di Giordano Montorsi, Sandra Moss e Matteo Messori.

Realizzata con il sostegno di Sanfelice 1893 Banca Popolare, l’esposizione sarà inaugurata sabato 17 dicembre 2016 alle ore 17.00. “ Contrapposizioni” è il titolo del progetto, che raccoglie una selezione di dipinti, sculture ed installazioni site-specific realizzate dai tre artisti, differenti per esperienza, provenienza e linguaggio, ma accomunati dalla ricerca di tipo concettuale e da una gestualità ampia ed articolata.

«La vita di tutti i giorni –- spiegano gli autori –- è in continuo mutamento. Spetta a noi decidere ciò che i nostri occhi possono vedere e, tramite essi, plasmare una personale concezione critico-visiva. Come una macchia nera nella nostra retina, mettiamo a fuoco le contrapposizioni della vita, che man mano occupano il nostro campo visivo, proiettando davanti a noi immagini che possono creare cortocircuiti inaspettati».

Giordano Montorsi, docente di Tecniche e tecnologie delle arti visive all’Accademia di Brera, presenta due opere su carta della serie “Figure Metacosmiche” (2014), in cui l’aspetto figurale va oltre l’ordine costituito, unitamente ad una scultura-oggetto (“Topsy-turvy, sottosopra”, 2014) che, attraverso il capovolgimento di un tavolo ligneo, rivela una narrazione latente, un paesaggio spirituale in blu Klein, circondato da quattro fusi in ottone, ideale congiunzione tra terra e cielo.

Sandra Moss, artista originaria dell’Ohio, USA, espone una selezione di opere ad encausto e pastello su cartoncino, tratte dalla serie “The wild: outside in” (2016). Una riflessione sul tema del “selvaggio” ( The wild) in natura ( outside) e nella civiltà ( in), sull’idea di crescita e di declino, sui processi di raccolto, abbandono e rigenerazione. Il tutto, all’interno di una ricerca volta ad analizzare il rapporto uomo-natura, tra consapevolezza e negazione.

Matteo Messori, artista classe 1993 diplomato all’Accademia di Belle Arti di Bologna, presenta opere selezionate che testimoniano il doppio binario su cui corre il suo lavoro: da un lato la pittura, in cui il gesto si libera allontanando l’osservatore dal vivere quotidiano, dall’altro l’installazione, veicolo per riflettere sulla società contemporanea e sui filtri che vengono imposti (o noi stessi poniamo) al nostro sguardo (“Filtri”, 2016).

La collettiva sarà visitabile fino al 7 gennaio 2017, da venerdì a domenica ore 16.00-20.00, oppure su appuntamento; chiuso 25 dicembre e 1 gennaio, aperto 6 gennaio ore 16.00-20.00. Ingresso libero. Per informazioni: tel. 335 6352424, tumasoni@tin.it, www.viamari10.it.

 

Segnalato da : CSArt di Chiara Serri, Via Emilia Santo Stefano 54, 42121 Reggio Emilia

BERENICE ABBOTT. Topografie

Il Museo MAN è lieto di annunciare l’imminente apertura della prima mostra antologica in Italia dedicata a Berenice Abbott (USA, 1917-1991), una delle più originali e controverse protagoniste della storia fotografica del Novecento.

Terza di un grande ciclo dedicato alla street photography, la mostra al MAN di Nuoro, a cura di Anne Morin, presenta, per la prima volta in Italia, una selezione di ottantadue stampe originali realizzate tra la metà degli anni Venti e i primi anni Sessanta. Suddiviso in tre macrosezioni – Ritratti, New York e Fotografie scientifiche – il percorso espositivo restituisce il grande talento di Berenice Abbott e fornisce un quadro generale della sua variegata attività.

Nata a Springfield, in Ohio, nel 1898, Berenice Abbott si trasferisce a New York nel 1918 per studiare scultura. Qui entra in contatto con Marcel Duchamp e con Man Ray, esponenti di punta del movimento dada. Con Man Ray, in particolare, stringe un rapporto di amicizia che la spingerà a seguirlo a Parigi e a lavorare come sua assistente tra il 1923 e il 1926.

Sono di questo periodo i primi ritratti fotografici dedicati ai maggiori protagonisti dell’avanguardia artistica e letteraria europea, da Jean Cocteau, a James Joice, da Max Ernst ad André Gide. Ritratti che – secondo molti interpreti – costituiscono il canale espressivo attraverso il quale Berenice Abbott – lesbica dichiarata, in un’epoca ancora lontana dall’accettare l’omosessualità femminile – racconta la propria dimensione sessuale.

Allontanatasi dallo studio di Man Ray per aprire il proprio laboratorio di fotografia –frequentato da un circolo di intellettuali e artiste lesbiche come Jane Heap, Sylvia Beach, Eugene Murat, Janet Flanner, Djuna Barnes, Betty Parson – già nel 1926 Abbott espone i propri ritratti nella galleria “Le Sacre du Printemps”. È in questo momento che entra in contatto con il fotografo francese Eugène Atget, conosciuto per le sue immagini delle strade di Parigi, volte a catturare la scomparsa della città storica e le mutazioni nel paesaggio urbano.

Per Abbott è un punto di svolta. La fotografa decide di abbandonare la ricerca portata avanti fino a quel momento e di fare propria la poetica del negletto Atget – del quale, alla morte, acquisterà gran parte dell’archivio, facendolo conoscere in Europa e negli Stati Uniti – dedicandosi, da quel momento in poi, al racconto della metropoli di New York.

Tutti gli anni Trenta, dopo il rientro negli Stati Uniti, sono infatti dedicati alla realizzazione di un unico grande progetto, volto a registrare le trasformazioni della città in seguito alla grande depressione del 1929. La sua attenzione si concentra sulle architetture, sull’espansione urbana e sui grattacieli che progressivamente si sostituiscono ai vecchi edifici, oltre che sui negozi e le insegne. Il risultato è un volume, tra i più celebri della storia della fotografia del XX secolo, intitolato “Changing New York” (1939), che raccoglie una serie straordinaria di fotografie caratterizzate da forti contrasti di luci e ombre e da angolature dinamiche, ad esaltare la potenza delle forme e il ritmo interno alle immagini.

Nel 1940 Berenice Abbott diventa picture editor per la rivista “Science Illustrated”. L’esperienza maturata nelle strade di New York la porterà a guardare con occhi diversi le immagini scientifiche, che diventano per lei uno spazio privilegiato di osservazione della realtà oltre il paesaggio urbano. In linea con le coeve ricerche artistiche sull’astrazione, Berenice Abbott realizza allora una serie di fotografie di laboratorio, concentrandosi sul dinamismo e sugli equilibri delle forme, con esiti straordinari.

La mostra Topografie al Museo MAN, realizzata grazie al contributo della Regione Sardegna e della Fondazione di Sardegna, racconta le tre principali fasi della produzione fotografica di Berenice Abbott attraverso una ricca selezione di scatti, tra i più celebri della sua produzione, e materiale documentario proveniente dal suo archivio.

BERENICE ABBOTT. Topografie
7 Febbraio 2017 – 31 Maggio 2017
Inaugurazione Venerdì 17 febbraio ore 19.00
Museo MAN
via S. Satta 27- 08100, Nuoro
tel. +39 0784 25 21 10
orari: 10-20 lunedì chiuso
www.museoman.it

Ufficio Stampa
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo, tel. 049663499
referente Simone Raddi, gestione2@studioesseci.net

Bibart Biennale Internazionale d’arte

Al nastro di partenza (prende il via domani, per concludersi il 15 gennaio), la prima Biennale Internazionale d’Arte di Bari e Area Metropolitana-Bibart, ambientata nel centro storico della città, nelle sue chiese e nel Museo Diocesano. Oltre 100 artisti da tutto il mondo esporranno per un mese in dieci location.

Miguel Gomez, direttore artistico

La città vecchia si animerà non solo di opere d’arte ma anche di eventi di musica e danza: in particolare, saranno 156 gli artisti, provenienti da nove Paesi (Italia, Argentina, Armenia, Brasile, Croazia, Francia, Grecia, Iraq e Uruguay), con 328 opere esposte tra pittura, scultura, grafica e video art.

Nell’ambito dell’evento spicca la mostra all’interno del Museo Diocesano: “Dal Postimpressionismo al Neorealismo: viaggio tra le avanguardie del Novecento“, ben 48 opere di grandi maestri da Cezanne a Renoir, Picasso, Balla, Mirò, Rosai, Boccioni, Archypenko, provenienti dalla collezione privata dell’artista, ultimo esponente del neorealismo italiano, William Tode.

Bibart è anche spettacolo, cinema, teatro, letteratura e musica con 20 appuntamenti in calendario: presentazioni di libri, concerti, proiezioni di film, spettacoli teatrali e performing art.

Olio d’artista

Olio d’artista è un progetto curato da Francesco Sannicandro che propone elaborazioni, interpretazioni e riuso dei tradizionali contenitori dell’olio: la lattina metallica e la bottiglia di vetro.

Avviata nel 2011 con un primo nucleo di artisti e arricchitasi sempre più nel tempo, esalta, attraverso l’arte, il principe della tavola mediterranea, quell’olio d’oliva che rappresenta l’asse portante dell’economia pugliese e, anche grazie al quale, la Puglia è nota nel mondo.

La mostra Olio d’artista si compone di una collezione di oltre centotrenta opere di artisti, pugliesi e non, che partendo da lattine di alluminio e bottiglie di vetro,dismettono i panni di semplici contenitori per divenire opere d’arte. La fantasia, l’estro e la sensibilità degli artisti fanno a gara, utilizzando gli oggetti, per esaltare e valorizzare un prodotto il cui successo è noto anche fuori dai confini nazionali e che vede, in questa mostra, l’arte di rendergli omaggio.

«… nella mostra Olio d’artista è l’oggetto stesso che si trasforma in opera d’arte e nel contempo vede realizzarsi la perdita del suo valore d’uso: perde la funzione originale per acquisire altre proprietà, estetiche, simboliche, allusive, analogiche, allegoriche, in taluni casi persino anagogiche […] non siamo nel campo della riciclart, giacché non si tratta di oggetti che hanno già esaurito la loro funzione e attendono di essere abbandonati o riciclati: le lattine e le bottiglie utilizzate sono tutte nel pieno della loro potenziale azione, nuove e non ancora “unte” dall’olio. Potremmo dire che non hanno avuto modo neanche di espletare la funzione per la quale sono state realizzate: contenere l’olio». (Francesco Sannicandro).

Artisti partecipanti: Natale Addamiano – Dario Agrimi – Franco Altobelli – Caterina Arcuri – Uccio Biondi – Alessandro Boezio – Dario Brevi – Rossana Bucci & Oronzo Liuzzi – Antonia Bufi – Loredana Cacucciolo – Vito Capone – Cappelluti Raffaele – Gaetano Cariello – Michele Carmellino – Miki Carone – Giovanni Carpignano – Maria Grazia Carriero – Mariangela Cassano – Mauro Castellani – Pierluca Cetera – Daniela Chionna – Angela Cosnsoli – Daniela Corbascio – Angelo Cortese – Franco Cortese – Maria Grazia Costa – Flavia D’Alessandro – Teo De Palma – Paolo De Santoli – Gianni De Serio – Amedeo Del Giudice – Angioletta Denitto – Pietro De Scisciolo – Carlo Dicillo – Amalia Di Lanno – Antonio Di Michele – Antonio Di Rosa – Pietro Di Terlizzi – Ninì Elia – Gaetano Fanelli – Luigi Filograno – Antonino Foti – Ignazio Gadaleta – Letizia Gatti – Antonio Giannini – Marco Giberti – Claudio Grenzi – Gaetano Grillo – Enzo Guaricci – Dario Lafasciano – Nicola Liberatore – Giuseppe Lisi – Salvatore Lovaglio – Paolo Lunanova – Nelli Maffia – Anna Magistro – Franco Marrocco – Michele Martucci – Mimmo Marullo – Jara Marzulli – Vincenzo Mascoli – Antonio Menichella – Mauro Mezzina – Enzo Morelli – Massimo Nardi – Fernando Perrone – Pino Potito – Mario Pugliese – Massimo Quarta – Daniela Raffaele – Lucia Rotundo – Massimo Ruiu – Francesco Sannicandro – Laura Scaringi – Lino Sivilli – Maddalena Strippoli – Anna Maria Suppa – Beppe Sylos Labini – Cosmo Damiano Tondo – Tommaso Tosiani – Franco Valente – Claudia Venuto – Michele Zaza.

Olio d’artista
Pinacoteca Comunale Museo del Fuoco di Novoli (Lecce)
ex asilo “Tarantini”.

La mostra verrà esposta al pubblico dal 4 al 18 gennaio 2017

Al vernissage saranno presenti
il Sindaco e Presidente della Fondazione Fòcara di Novoli, avv. Gianmaria Greco e il direttore della Pinacoteca Comunale Museo del Fuoco , dott. Piero Pella

Evento Patrocinato dal Comune di Novoli, Fondazione Focàra di Novoli.
Media Partner Il Sito dell’Arte

In collaborazione con il Museo del Fuoco di Novoli, Accademia di Belle Arti di Lecce, Arte Italia Cutura, Foreste Urbane, Az.Mimì

Lo Studio di Pablo Picasso

Dall’ 8 dicembre l’opera di Pablo Picasso ‘Lo Studio’ (L’Atelier) è tornata ad essere esposta al pubblico nelle sale di Palazzo Venier dei Leoni, al termine del delicato intervento di restauro di cui è stata oggetto, intrapreso lo scorso giugno dal dipartimento di conservazione della Collezione Peggy Guggenheim e reso possibile grazie al prezioso supporto della banca BSI, Institutional Patron del museo dal 2001.

Quel bianco incredibile ha finalmente recuperato la sua luminosità” sostiene il Conservatore del museo Luciano Pensabene Buemi che ha eseguito il restauro. “Si possono adesso distinguere i due bianchi utilizzati da Picasso per dare profondità differenti agli elementi della composizione. Inoltre la pulitura ha messo in evidenza come l’artista abbia voluto sperimentare una diversa superficie materica dei bianchi creando alcune figure con impasti ricchi di colore e altre con stesure che lasciano intravedere il grigio della preparazione. Gli altri colori presenti nel dipinto, il rosso, il verde, i gialli, il grigio sono ora più vividi e saturi”.

Decisamente innovativo, nell’ambito di questo intervento, è stato l’utilizzo sperimentale della nanotecnologia e l’applicazione di nanogel selettivi che hanno permesso di rimuovere lo sporco accumulatosi nel tempo e le vernici non originali. Il lavoro di ricerca e di restauro si è di fatto inserito all’interno del progetto europeo NANORESTART (NANOmaterials for the REStoration of works of ART) finanziato dalla Commissione Europea, che ha come obiettivo lo sviluppo di nanomateriali per la pulitura selettiva delle opere moderne e contemporanee. Il progetto è stato presentato, in anteprima, lo scorso 25 novembre alla Tate Britain di Londra durante il simposio Picasso, Picabia, Ernst. New perspectives.

Siamo lieti di collaborare con la Collezione Peggy Guggenheim per il restauro di questi capolavori dell’arte del XX secolo” dichiara Francesca Martinoli, Responsabile della Collezione d’arte di BSI. “Questi progetti ci permettono di affiancare il museo, di cui siamo orgogliosi partner da più di 15 anni, in modo ancora più puntuale e di dimostrare che il nostro impegno nel campo dell’arte si realizza sia attraverso la valorizzazione della nostra importante collezione, la BSI Art Collection, sia partecipando a progetti specifici che contribuiscono alla crescita del patrimonio culturale

Il pubblico può nuovamente ammirare questo “capolavoro ritrovato” e nel corso del mese di dicembre, tutti i giorni alle 15, verranno offerti ai visitatori approfondimenti sull’intervento di restauro e sull’opera stessa.

Lo Studio rimarrà esposto alla Collezione Peggy Guggenheim fino a metà gennaio, per poi essere trasferito, ma solo temporaneamente, al Museo Solomon R. Guggenheim di New York, in occasione della mostra Visionaries: Creating a Modern Guggenheim, in apertura il 10 febbraio 2017.

Ma la generosa collaborazione con BSI non termina qui. È infatti al via un secondo, importante progetto di conservazione realizzato grazie al supporto della banca svizzera, su un altro capolavoro della collezione di Peggy, Circoncisione ( Circumcision), realizzato da Jackson Pollock nel 1946. Questo intervento di restauro si inserisce nell’ambito della campagna di conservazione sulle opere di Jackson Pollock iniziata dal museo, nel 2015, con il restauro di Alchimia.

SIGNA – Storie di Donne

Dal 10 Gennaio 2017 presso Palazzo Roberto Narducci ex Poste Centrali (Piazza Cesare Battisti, Bari) l’Associazione Sviluppo Sostenibile presenta “SIGNA – Storie di Donne”, una mostra fotografica a cura di Iginia Romeo composta di 36 foto di Pio Meledandri.

Alla inaugurazione, che si terrà alle ore 18:00 interverranno Stefania Santelia, docente di Letteratura Latina – Università Aldo Moro Bari e Annamaria Ferretti giornalista – direttora di ILIKEPUGLIA. Insieme compareranno cultura, rapporti sociali, consuetudini e normative relative alla condizione della Donna nel mondo antico e in quello contemporaneo, esaminando casi e motivazioni della violenza nei confronti delle Donne e la loro subordinazione al potere maschile.

Le dodici donne – Angela Mongelli, Annamaria Ferretti, Fara Melandri, Giulia Ceci, Iginia Romeo, Irma Melini, Ketty Zotti, Paola Di Giulio, Silvia Dattoma, Stefania Lapedota, Valentina Cernò, Yvonne Cernò – vere protagoniste della mostra, di età, profili professionali e funzioni sociali diverse, hanno costruito storie differenti che hanno in comune la violenza da parte di un uomo o addirittura del branco.

Ogni donna, nella realtà della finzione, è rappresentata poco prima e poco dopo la violenza e poi nell’’immaginazione visuale, riprende la vita quotidiana convivendo con “i segni” del trauma.

Illusione della Fotografia, dove nel nostro caso “ogni dramma è un falso”, grazie al “trucco” e alla mimica dei soggetti riesce a mettere in scena una storia per ciascuna protagonista.

Pagina facebook dell’Associazione

BACK TO THE LAND

Il progetto Back to the Land non è una semplice mostra, ma la tappa di un percorso virtuale che, a livello globale, ormai da tempo, chiama in causa l’arte contemporanea, quale strumento in grado di portare alla ribalta questioni ecologiche e di stimolare riflessioni ambientali.
 
Un movimento “intestinale”, all’interno del quale l’Italia si è ritagliata da tempo un ruolo da protagonista, forte di un’eredità che, attraverso movimenti come l’Arte Povera, fin dagli anni Sessanta, ha saputo porre le basi per le attuali esperienze artistiche […].
Questo grande fermento globale, stimolato da una situazione di perenne pericolo, di cui abbiamo recentemente avuto conferma in seguito all’ultimo monito ufficiale dell’ONU sul livello dei gas serra, è la reazione alla tradizione antropocentrica occidentale, nella quale l’uomo, dotato di ragione e personalità, è ritenuto il solo depositario della legge morale; il sintomo di un malessere che da tempo l’arte cerca di elaborare, a cui l’artista, quale attore e interprete, si approccia in maniera creativa e spesso non scientifica, sfruttando codici e linguaggi in grado di raccontare problematiche importanti, mediante approcci innovativi e non tradizionali.La mostra Back to the Land intende inserirsi all’interno di questo panorama estremamente complesso e delicato, attraverso il lavoro di 7 giovani artisti internazionalmente riconosciuti. Pur non avendo l’obiettivo di rappresentare un momento di denuncia aperta, o l’occasione per gridare ad alta voce l’ennesimo triste elenco di eventi e disastri ecologici, Back to the Land, vuole riflettere sull’importanza del gesto umano, del senso di responsabilità e del potere che il linguaggio dell’arte contemporanea può rivestire in questo senso. Attraverso approcci formali differenti, i sette artisti invitati mettono in scena metodi espressivi e linguaggi che sono in grado, ognuno a proprio modo, di raccontare una comune attenzione alle questioni ambientali e alle problematiche naturali odierne. (Continua sulla fonte)

 

In Foto : Back to the Land, veduta della mostra, Studio la Città, Verona, 2016. Al centro: Andreco. Photo Michele Alberto Sereni. Courtesy Studio la Città, Verona