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FIRENZE E LA CIOCCOLATA

Presentazione sabato 18 settembre 2017, ore 11, piazza SS.Annunziata, Firenze nell’ambito della “Fiera artigianale del cioccolato”, dell’ultimo libro di Marco Ferri FIRENZE E LA CIOCCOLATA, Storia, cultura e piacere Dai Medici al Duemila”.
Una delle piacevolezze che ci arriva da lontano, nel tempo, è senza dubbio la cioccolata. La storia del suo successo è appassionante e “transita” anche da Firenze, la città che grazie alla dinastia Medici sin dall’inizio del XVII secolo ne ha sperimentato gli innumerevoli pregi. In questo libro si ricostruiscono le fasi salienti della storia della cioccolata che corrono parallele a quella della città del fiore, ovvero dalle sue origini e dalla prima conoscenza sperimentata dai viaggiatori fiorentini, fino ai giorni nostri. Si tratta di una sorta di viaggio sensoriale attraverso il tempo, per rammentare, ad esempio, che in un solo anno – il 1728 – a Firenze la cioccolata fu al centro di un’accesa polemica che portò alla pubblicazione addirittura di quattro testi, tre favorevoli e uno contrario, così come per scoprire la misteriosa ricetta della cioccolata di Francesco Redi che per primo sperimentò l’unione tra l’aroma del cacao e il profumo del gelsomino, riuscendo a far perdere la testa a Granduchi e Gran Principi. Nel libro sono indicati anche i luoghi dove, attraverso i secoli, a Firenze ci si deliziava con la cioccolata, così come è testimoniato il successo che ottenne nell’Ottocento, quando la “squisita gentilezza” divenne assai popolare. I capitoli finali sono infine dedicati al ricordo dei riferimenti alla cioccolata che a Firenze si possono trovare nell’arte e in biblioteca, come dire che un tassello della Cultura a Firenze è rappresentato anche dal “cibo degli dei”. 

Nato a Firenze nel 1958 e laureato in storia contemporanea, Marco Ferri è giornalista professionista. Da 30 anni si occupa di cultura e spettacoli; ha scritto sulle pagine del Giornale della Toscana e ha collaborato con varie testate, tra cui National Geographic Italia per la quale, tra l’altro, è stato coproduttore associato del docufilm Secrets of Florence (Firenze. Le trame del Rinascimento).

Autore di libri e saggi scientifici, per cinque anni è stato responsabile della comunicazione della Galleria degli Uffizi e del Polo Museale Fiorentino; nel 2014 ha ideato e curato nella Sala Bianca di Palazzo Pitti la mostra temporanea “Una volta nella vita. Tesori dagli archivi e dalle biblioteche di Firenze”. Nel 2008 ha fondato “Medicea. Rivista interdisciplinare di studi medicei”.
È anche ideatore/organizzatore di eventi: nel 2012 della 1a edizione di “Pitti jazz” nel Giardino di Boboli; il 27 maggio 2013, in occasione del 20° anniversario della strage di via dei Georgofili, di “Girotondo per Caterina – Firenze abbraccia gli Uffizi”, manifestazione che ha visto la partecipazione del Presidente del Senato, Pietro Grasso, e di circa mille alunni delle scuole inferiori e medie di Firenze e provincia; nel giugno 2013 della prima edizione di “Musica è donna”, nel Cortile del Museo Nazionale del Bargello; tra luglio e agosto 2014 della la rassegna “Affaire Cultura. A colloquio in Versiliana coi protagonisti dei beni culturali”, nell’ambito degli “Incontri al Caffè”, a Marina di Pietrasanta.

FIRENZE E LA CIOCCOLATA
Storia, cultura e piacere
Dai Medici al Duemila

di Marco Ferri
ed. Pontecorboli, Firenze 2017, 80 pagine, € 8,80

Derive

Il CAMeC centro arte moderna e contemporanea presenta, dal 18 marzo al 18 giugno 2017, la personale di Mirko BaricchiDerive”. L’esposizione verrà inaugurata sabato 18 marzo alle 18.00, in occasione della Notte Bianca.

Mirko Baricchi, Humus #19Curata da Daniele Capra, la mostra raccoglie una trentina di opere su carta e su tela dell’artista spezzino che sintetizzano la produzione degli ultimi dieci anni, nonché una quindicina di lavori, molti dei quali di grandi dimensioni, realizzati appositamente per questa esposizione.

Il titolo – “Derive” – fa riferimento alla teoria geologica che spiega la formazione dei continenti a partire da un’unica massa indifferenziata. Una fonte comune è l’origine della pluralità, e parimenti ogni elemento derivato conserva traccia della propria impronta di provenienza. “Deriva”, dunque, come metafora di un percorso artistico su cui agiscono spinte personali consce ed effetti ambientali non preventivamente calcolabili, evidenziati dalle opere in esposizione, frutto di un decennio di indagine: da pezzi storici al ciclo “Germogli. E di stelle”, dalle carte della serie “Humus” alla ricerca recente, rappresentata nell’economia del progetto da una quindicina di lavori inediti.

Come scrive il curatore, «la mostra racconta il lento e progressivo sviluppo di una pratica artistica che ha visto abbandonare gli stilemi iconici a favore di una pittura fluida, contraddistinta da una grande attenzione rivolta alla processualità esecutiva. La ricerca di Baricchi si è infatti evoluta, rispetto alla figurazione ondivaga e appena accennata degli esordi, verso una pittura libera e a tratti anarchica, caratterizzata dalla presenza di elementi reiterati, da campiture cangianti e minime aree piatte di colore. L’interesse dell’artista si è così spostato dal soggetto rappresentato nell’opera alla pittura in sé come linguaggio, alla ricerca di una superficie autosufficiente, in cui le tensioni visive siano bilanciate dall’equilibrio delle parti in campo».

“Derive” è realizzata in collaborazione con la Galleria Cardelli & Fontana di Sarzana (SP) ed è corredata da una pubblicazione bilingue che sarà presentata nel corso della mostra.

Nell’ambito dell’esposizione, sabato 20 maggio 2017 si terrà un laboratorio per bambini realizzato in collaborazione con Dynamo Camp (www.dynamocamp.org), l’unica struttura italiana di Terapia Ricreativa pensata per ospitare minori le cui vite sono compromesse dalla malattia, con cui Mirko Baricchi – insieme a molti altri noti artisti – collabora da anni.

Il CAMeC (Piazza Battisti, 1) è aperto al pubblico da martedì a domenica ore 11.00–18.00, chiuso il lunedì, aperto Lunedì di Pasqua. Per informazioni: tel. + 39 0187 734593, camec@comune.sp.it, http://camec.spezianet.it.

Mirko Baricchi – Derive
CAMeC centro arte moderna e contemporanea, Piazza Battisti 1, La Spezia
18 marzo – 18 giugno 2017

Conferenza stampa e preview: 17 marzo, ore 11.00
Inaugurazione: sabato 18 marzo, ore 18.00

Contemporaneamente alla personale di Mirko Baricchi, si potranno visitare al CAMeC le seguenti mostre: “Walter Valentini. Il rigore della geometria, le fratture dell’arte” (1 aprile – 3 settembre 2017), “Le avventure di un grande contenitore” (30 marzo – 7 maggio 2017), “Generazioni. Il primo censimento artistico della Spezia” (19 maggio – 24 settembre 2017).

UFFICIO STAMPA:
Comune della Spezia
Federica Stellini (responsabile Comunicazione e Promozione della città), Luca Della Torre (Ufficio Stampa).

CSArt – Comunicazione per l’Arte
Tel. +39 0522 1715142, cell. +39 348 7025100, info@csart.it, www.csart.it.
Conferenza stampa e preview: venerdì 17 marzo 2017, ore 11.00, CAMeC, Piazza Battisti 1, La Spezia

ECHO OF HIDDEN PLACES

Sabato 25 febbraio 2017 alle ore 18.00 la Galleria FabulaFineArt presenta ECHO OF HIDDEN PLACES doppia personale di Jasmine Pignatelli e Patrick Tabarelli a cura di Maria Letizia Paiato.

«L’arte non ripete le cose visibili, ma rende visibile. L’essenza della grafica induce spesso e giustamente all’astrazione. Nella grafica albergano i fantasmi e le fiabe dell’immaginazione e nello stesso tempo si rivelano con grande precisione. Quanto più puro il lavoro grafico, vale a dire quanto maggiore l’importanza attribuita agli elementi formali sui quali si basa la rappresentazione grafica, tanto più difettosa la disposizione a rappresentare realisticamente gli oggetti visibili».

Scrive la curatrice : “Sono trascorsi quasi cento anni da quando Paul Klee scrisse il saggio Confessione Creatrice, nel cui incipit si concentra il senso di molte ricerche d’avanguardia interessate alla destrutturazione delle forma e all’emancipazione dell’io creativo. Studi che hanno segnato indelebilmente molte delle espressioni artistiche del “secolo breve” e che, non possono essere negati nella lettura degli eterogenei e trasversali linguaggi dell’arte contemporanea. L’arte di Klee, di fatti, rende visibili i processi della natura e della mente e indica l’essenza dell’essere e del divenire degli accadimenti.

Jasmine Pignatelli e Patrick Tabarelli appaiono visivamente distanti, eppure nel serrato dialogo fra le loro opere, si cattura il riflesso di un suono comune. In Echo of Hidden Places, letteralmente Eco di luoghi nascosti, dove l’uso dell’inglese, la lingua franca delle modernità, pone l’accento sul vivere nell’oggi, si celano territori condivisi entro cui si muovono gli artisti. Entrambi lavorano su un campo che contempla la geometria, riconoscendo nel concetto di forma e nella prassi qualcosa di essenzialmente non statico, la forma come metamorfosi di se stessa e creazione in costante movimento. Allo stesso tempo in questa espressione è radicato il concetto di una natura dinamica, di coscienza del circostante che spinge all’ideazione di una forma che diventa creazione pura.

Sia Jasmine Pignatelli sia Patrick Tabarelli, nella consapevolezza di una tradizione artistica novecentesca, mostrano personali ricerche dedite a una sperimentazione su “punti, energie lineari, piane e spaziali” che producono forme. Patrick Tabarelli, nel perseguire una riduzione di questi elementi, arriva a una sintesi compositiva fatta essenzialmente di sole linee, espressione visiva di una disamina allargata dei meccanismi di creazione e fruizione dell’immagine. Ne consegue un’ambiguità formale, un’incertezza percettiva che porta ad accostare il suo lavoro al principio d’indeterminazione della meccanica quantistica, enunciato da Werner Karl Heisenberg, che contempla i concetti di gioco e caso per ciò che accade nello spazio e nel tempo circa le leggi naturali.

L’idea d’incertezza percettiva è rafforzata nella sua più recente produzione, dove i dipinti non sono più realizzati a mano ma da drawing machine con hardware e software artigianali, attraverso cui si generano in autonomia le varianti dei pattern che in seguito appaiono sulle superfici. Quelle linee fluttuanti, oltre a rendere comprensibile il pensiero Heisenberghiano riferito al concetto di “onda”, rivelano il labile confine fra produzione umana e meccanica. Tuttavia, ciò che conta davvero è l’inaspettato risultato estetico. I suoi dipinti, dai colori accesi e brillanti, sono sorprendentemente empatici e sanciscono un inatteso legame emotivo con chi osserva, lasciando spazio all’immaginazione.

«I concetti di modulo, di vettore (modulo provvisto di direzione e verso) e di segno plastico – sono gli strumenti che Jasmine Pignatelli rende – interpretabili come segnali capaci di materializzare un ambiente e che rappresentano gli oggetti reali di un concetto astratto di paesaggio e di un possibile altrove».

Sono queste sue stesse parole a chiarirne la ricerca, le cui fondamenta poggiano su quegli elementi della rappresentazione grafica che lei materializza in senso formale, ma senza immolarne l’originaria natura. Nelle diverse e possibili combinazioni di questi “dispositivi spaziali” e statici, nella loro liberazione o raggruppamento, Jasmine Pignatelli crea raffinate composizioni generatrici di movimento, quest’ultimo sempre alla base di ogni divenire, di ogni espressione di vita.

La sua arte è di conseguenza una similitudine dell’inquietudine antropica, della difficoltà umana “a individuare una direzione precisa e un luogo geografico di appartenenza”, e al contempo è una possibile traccia perché l’io possa definire un proprio luogo di azione. Il campo entro cui agiscono Jasmine Pignatelli e Patrick Tabarelli è di fatto un’estensione nello spazio e nel tempo tale da rendere l’arte – come scrisse Klee – un esempio della creazione, come il terrestre un esempio cosmico. L’arte, ovvero Echo of Hidden Places. ” – Testo critico a cura di Maria Letizia Paiato

 

Echo of hidden places – Jasmine Pignatelli e Patrick Tabarelli

Galleria FabulaFineArt
Via Del Podestà 11 – 44121 Ferrara (FE)
Curatore: Maria Letizia Paiato – Comitato Scientifico FabulaFineArt
Inaugurazione: Sabato 25 febbraio 2017 ore 18.00

Dal 25 febbraio all’ 8 aprile 2017.
Da martedì a sabato dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.30. O visite su appuntamento

Sito: www.fabulafineart.com
Mail: fabulafineart@gmail.com
Pagina FB: https://www.facebook.com/fabulafineart/
Tel: +39 0532 098935

CROSSOVER/S

CROSSOVER/S” è la prima retrospettiva italiana di Miroslaw Balka (Varsavia, 1958), artista tra i più rilevanti degli ultimi trent’anni che pone al centro del suo lavoro l’indagine sulla natura dell’uomo e sulla memoria individuale e collettiva. Attraverso una riflessione sulla storia dell’Europa e della Polonia, dove l’artista vive e lavora, Balka prende spunto da elementi ed eventi della propria biografia per realizzare opere che affrontano temi universali con grande potenza evocativa.

Particolare da invito digitaleDagli inizi degli anni ‘90, Miroslaw Balka abbandona le forme antropomorfe, che avevano caratterizzato gli esordi della sua carriera artistica, per creare opere che rappresentano oggetti simbolici quali letti, pedane e fontane. Balka concepisce questi lavori anche attraverso l’uso di materiali comuni come legno, sale, cenere, sapone, cemento e acciaio, utilizzando spesso come unità di misura le dimensioni del proprio corpo.

La mostra raccoglie quindici lavori – tra sculture, installazioni e video realizzati dagli anni ‘90 a oggi – in un percorso immersivo caratterizzato da incroci fisici, simbolici e temporali, dove anche la luce e l’oscurità assumono un ruolo centrale e in cui lo spettatore prende coscienza della propria presenza e funzione nello spazio.

Miroslaw Balka
CROSSOVER/S

A cura di Vicente Todolí / 16 marzo – 30 luglio 2017
Inaugurazione mercoledì 15 marzo 2017, ore 19

Pirelli HangarBicocca

Via Chiese 2
20126 Milano

T (+39) 02 66 11 15 73
F (+39) 02 64 70 275
info@hangarbicocca.org

Cartes, de Sexe e de mots

Martedi 21 Febbraio alle 18,30 lo spazio Pelouse Interdite di Giancarlo Rolla continua la sua attività con la mostra Cartes, de Sexe e de mots: Apertura dal 22 febbraio al 2 Marzo.

La mostra raccoglie, disegni, progetti, immagini della produzione recente di tre artisti abbastanza singolari nel panorama dell’arte del presente. Due di questi: Stephàne Clement e Nino Florenzano espongono per la prima volta in Italia, mentre Cristina Ruffoni non è nuova al pubblico milanese e di recente ha esposto con una sua personale proprio nel medesimo spazio.

Pelouse Interdite è uno spazio di interdizione, un luogo di metafore e di possibilità dove è forte la presenza della cultura del libro, della cultura contemporanea insieme all’arte e al pensiero sull’arte. Pelouse Interdite tradotto in italiano significa: non calpestare il prato, ma questa proposizione assume significati diversi anche in relazione a dove il cartello di ferro con la scritta Pelouse interdite appare. Esso può voler dire: fare attenzione, non calpestate ciò che è essenziale, fuori da qui, entrare con attenzione, attenti al mondo, non deturpare. Possiamo anche aggiungere che questo oggetto è stato trovato da Ugo Carrega, artista della poesia visiva tra i più importanti, in uno dei mercatini rionali di Parigi e che lo spazio fortemente voluto e sostenuto da Giancarlo Rolla, un po’ è anche un omaggio all’avventura estetica, culturale e artistica di Carrega, uno dei suoi artisti preferiti.

Si potrebbe anche dire che il cartello con la scritta Pelouse Interdite è un objet trouvé, ma a noi piace sostenere, che è un segnale, forse un oggetto inquietante o devozionale, ma è pur sempre un qualcosa che consente una riflessione, oggi più che mai necessaria, sul mondo in cui viviamo, sulle finzioni, le modalità e le stravaganze dell’arte attuale.

Stephàne Clement vive tra Nantes e Marsiglia, viene da una formazione letteraria che l’ha visto impegnato anche come critico letterario. Di recente ha deciso di dedicarsi al mondo delle arti visive, usando diversi media espressivi, dalla foto, dalla riproduzione a stampa alla pittura. In questa sede presenta dei suoi lavori dedicati all’eros.

Nino Florenzano ha esposto a Parigi dove ha frequentato l’ambiente della Figuration libre. Vive a Milano dove lavora nel mondo della comunicazione come art director. Il suo disegno mostra una grande sensibilità verso i materiali: carte millimetrate, fogli da disegno architettonico, carta lucida ed altro.

Cristina Ruffoni con le sue opere esplora un universo di avventure quotidiane e di narrazioni. E’ come guardare un mondo ciclico fatto di storie, parole e immagini.

Pelouse Interdite, Via degli Scipioni 7, Milano, orario Mattino 11,00 13,00 – Pomeriggio 16,30 20.00 previo telefonata Cel. 333 9434955 / 3356350017

Territori. Visioni e mutazioni del paesaggio salentino

Pio Tarantini torna a Bari con una mostra personale presso il Palazzo Roberto Narducci (ex Posta Centrale) dove presenta una selezione di fotografie dedicate al paesaggio pugliese e salentino in particolare.

Locandina della mostraUna parte delle fotografie consiste in immagini del progetto “Le montagne oltre il mare” già presentate negli anni scorsi in diverse sedi pugliesi pubbliche e private ─ tra cui il Museo Provinciale di Lecce (nel 2008) il castello di Monopoli (nel 2009) e recentemente, nell’estate del 2016, presso l’Antico Palmento di Brindisi ─ mentre una parte cospicua è invece costituita da immagini inedite realizzate in anni più recenti.

Organizzata da Pio Meledandri, la mostra vuole mettere in evidenza alcuni aspetti del paesaggio salentino visti con l’occhio dell’autore, tra documentazione e memoria personale profondamente radicata nel territorio dove Tarantini è nato e ha trascorso la sua giovinezza fino al 1973, anno del suo trasferimento a Milano.

La selezione di opere in mostra, complessa e difficile dovendo scegliere un numero limitato di fotografie da un archivio considerevole, è stata effettuata non tanto basandosi su alcuni lavori noti e storicizzati dell’autore ─ tra i tanti “Lecce barocca” del 1983 o “Sere a Sud-Est” del 2001 ─ quanto su aspetti di paesaggio apparentemente minore, dove la rappresentatività dei luoghi passa attraverso frammenti significativi della visione quotidiana.

Scorci di paesaggio con alcuni elementi forti della tradizione paesaggistica salentina e pugliese ─ le luminarie barocche, le pareti a calce in via di estinzione, la matericità dei manufatti di tufo ─ si intersecano in questo modo a particolari e altre visioni ed elementi attuali con forti segni della presenza umana. Questa è declinata sia attraverso sfuggenti apparizioni di figure mosse ─ nell’ambito di una parallela e importante ricerca, “Imago”, portata avanti dall’autore da molti anni ─ ma anche attraverso una presenza umana più realistica, partecipe di alcune situazioni sia di vita quotidiana sia di avvenimenti più caratterizzati, così come in una fotografia emblematica, realizzata nel 2016 durante una festa religiosa, dove in una piazza piena di gente centinaia di mani si alzano con i telefonini accesi a fotografare le luminarie.

È un paesaggio in rapido mutamento, come quasi dappertutto in un Paese economicamente avanzato come il nostro, se pur morso dalla crisi che attanaglia soprattutto il Sud, in cui la lettura fotografica dell’autore si dispiega nella sua preferita luce crepuscolare, tra documentazione diretta e allusione simbolica.

Il 16 febbraio alle ore 17.30 intervengono Pio Tarantini; Dino Borri, docente di Tecnica e Pianificazione Urbanistica del Politecnico di Bari ed Elda Perlino, biologa, ricercatrice del C.N.R..
Porteranno il loro saluto Paola Romano Assessora alle Politiche Giovanili-Università e Ricerca del Comune di Bari e Antonio Uricchio, Rettore dell’Università degli Studi di Bari.

Nota biografica
Nato nel 1950 nel Salento, Pio Tarantini ha compiuto studi classici a Lecce e poi Scienze Politiche all’Università Statale di Milano, dove vive dal 1973. Esponente della fotografia italiana contemporanea in quanto autore e studioso ha realizzato in più di quaranta anni un corpus molto ricco di lavori fotografici esposti in molte sedi italiane pubbliche e private. Ha realizzato una decina di volumi fotografici e le sue ricerche sono state presentate o recensite dai più importanti critici italiani. Dalla fine degli anni ottanta scrive di fotografia collaborando nel corso degli anni con molte riviste; insegna linguaggio fotografico e sulla materia tiene corsi e conferenze. In qualità di saggista ha pubblicato tra l’altro negli anni più recenti due volumi: Fotografia. Elementi fondamentali di linguaggio, storia, stile (2011) e Fotografia araba fenice. Note sparse tra fotografia, cultura e il mestiere di vivere (2014). Sue opere sono conservate presso collezioni private e istituzioni pubbliche tra cui il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo.
www.pio.tarantini.com

Associazione Sviluppo Sostenibile Bari
Territori. Visioni e mutazioni del paesaggio salentino
Mostra fotografica di Pio Tarantini
Ex Palazzo delle Poste Bari P.zza Cesare Battisti n.1
16 Febbraio 2017 ore 17,30
La mostra sarà visitabile fino al 3 marzo compreso dalle ore 9.00 alle ore 20.00 escluso sabato e domenica

© Progetto Grafico di Alessandro Capurso

Frammenti

Con la mostra personale di Nicla Ferrari, in programma dal 25 febbraio al 1 aprile 2017, ReArt Belle Arti apre il proprio spazio dedicato all’arte contemporanea in Viale Umberto I n. 42/B a Reggio Emilia. Curata da Gaia Bertani, l’esposizione sarà inaugurata sabato 25 febbraio alle ore 18.00.

Il titolo della mostra, “Frammenti”, fa riferimento alla frammentazione della figura umana che da alcuni anni caratterizza la pittura dell’artista reggiana, tra riferimenti mitologici, corrosione del tempo e graduale liquefazione del colore.

In mostra, una quindicina di opere ad olio su tela o su tessuto antico, unitamente ad alcuni lavori inediti a grafite su tavola che riprendono uno dei temi cari alla pittrice – le mani – dal quale ha avuto origine il suo percorso di ricerca.

«Il referente principale delle opere di Nicla Ferrari, scrive la curatrice, è la classicità, ideale indiscusso nelle nostre menti, simbolo di un passato che fa parte di noi e che rimane indelebile nel tempo. Ma l’intenzione dell’artista non è quella di rappresentare la classicità in quanto tale, bensì nel modo in cui essa ci giunge, ossia tramite frammenti corrosi dal tempo, ma ancora prepotentemente espressivi. Condensando la bellezza delle sculture greche classiche, la sua memoria di donna-artista e la contemporaneità del nostro tempo, crea opere che sembrano voler mettere in guardia dall’incuria, dalla negligenza e dalla corruzione dei valori. Ispirandosi non ai personaggi mitologici maggiori, quelli di cui tutti abbiamo sentito parlare (fosse anche solo nel classico Disney “Hercules” del 1997), bensì a personaggi minori, come le Ninfe, l’artista dipinge, su tela o su tessuto derivante da antichi corredi di famiglia, figure frammentate, scrostate, mai complete. È come se il tempo si fosse dato un gran da fare intorno a loro riducendole, con il passare degli anni, a meri scampoli di qualcosa che un tempo fu. A questi busti dallo sguardo vuoto mancano sempre gli arti, mentre la testa, scrigno di memorie, va ad aprirsi e dissolversi in un altrove a noi sconosciuto. Nonostante tutto, queste figure trovano sempre un equilibrio “altro” che le pone in relazione con lo spazio circostante, il più delle volte vuoto o interessato da incrostazioni e gocciolature, in alcuni casi “abitato” da fiori, foglie ed elementi naturali che si sfaldano così come l’immagine alla quale sono legati. Le mani poi, soggetto amato e ricorrente nella ricerca di Nicla Ferrari, sono riportate sul supporto sotto forma di frammento, parte di un tutto non più palese, ma non per questo privo di vita».

La personale sarà visitabile da martedì a sabato con orario 10.00-13.00 e 15.30-19.00, oppure su appuntamento. Domenica 26 febbraio, alle ore 11.00, aperitivo d’arte con Nicla Ferrari.

Per informazioni: cell. 370 3462813, spazioreart@gmail.com, www.belleartisupplies.com, www.facebook.com/ReArtBelleArti.

Nicla Ferrari nasce a Cavriago, Reggio Emilia, dove tuttora vive e lavora. Si diploma disegnatrice stilista all’Istituto G.B. Sidoli di Reggio Emilia. Nel 2000 lascia definitivamente l’attività di stilista per dedicarsi interamente alla ricerca artistica. Collabora con il Circolo degli Artisti di Reggio Emilia e tiene corsi di disegno e pittura ad olio. Collabora con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Villimpenta (MN) e coordina le attività espositive nel Castello Scaligero. Nel 2013 pubblica il libro d’artista “Diario Intimo”. Sempre nel 2013, una sua installazione è esposta nella mostra “Jean Cocteau et les mots”, a cura di Mauro Carrera, presso la “Maison du Livre et du Tourisme” a Bécherel (Francia), nel corso delle celebrazioni del cinquantenario dalla morte di Jean Cocteau.

Nelle ricerche più recenti, classificabili nell’ambito della neo-figurazione, la sua pittura diviene sempre più dinamica, espressa in composizioni dove elementi descritti nel dettaglio si alternano a tratti di materia fluida o tormentata. Importante elemento ricorrente nelle installazioni, e non solo, è il tessuto, a volte riciclato, materia versatile e medium perfetto per la resa di effetti tridimensionali. Nelle installazioni spesso sono presenti brani di tessuto che escono “tangibilmente” da grandi tele dipinte, mentre nella serie di opere raccolte nel progetto “Diario Intimo” la pittura ad olio o la grafite vengono stese su tele provenienti da antichi corredi di famiglia e i soggetti rappresentati sono quelli che circondano l’artista nella sua quotidianità: i volti e i corpi dei propri figli o quelli di conoscenti, le proprie mani colte nel compiersi di un gesto. Nelle ricerche più recenti l’interesse dell’artista si sposta verso tematiche legate alla memoria e al mito. I soggetti si impongono frammentati su campiture neutre o molto scure, attraversate talvolta da colature. Un singolo elemento naturale compare, talvolta, accanto alla figura, in particolare nella serie delle “Ninfe”, figure mitologiche minori funzionali a riflessioni sulla natura e sull’ambiente. Tra le recenti mostre personali: “Inscindibili trame” (Palazzo Medosi Fracassati, Budrio, Bologna, 2013, a cura di Cristiano Galassi), “Tempi in-visibili” (Maison Olivier, Parma, 2013), “Diario intimo” (Spazio sant’Ambrogio, Reggio Emilia, 2013, a cura di Mauro Carrera), “Pagine d’autunno” (Galleria Comunale l’Ottagono, Bibbiano, Reggio Emilia, 2013), “Un filo sottile” (Castello Scaligero di Villimpenta, Mantova, 2014), “Sine die” (SpazioArte Prospettiva16, Boretto, Reggio Emilia, 2016).

Nicla Ferrari, Frammenti
ReArt Arte Contemporanea e Belle Arti
Viale Umberto I, 42/B
42123 Reggio Emilia
25 febbraio – 1 aprile 2017
Inaugurazione: sabato 25 febbraio, ore 18.00
Domenica 26 febbraio, ore 11.00, apritivo d’arte.
Orari: da martedì a sabato con orario 10.00-13.00 e 15.30-19.00, oppure su appuntamento.
Ingresso libero

PER INFORMAZIONI:
ReArt Arte Contemporanea e Belle Arti
Viale Umberto I, 42/B
42123 Reggio Emilia
Cell. 370 3462813
spazioreart@gmail.com
www.belleartisupplies.com
www.facebook.com/ReArtBelleArti

UFFICIO STAMPA:
CSArt – Comunicazione per l’Arte
Via Emilia Santo Stefano, 54
42121 Reggio Emilia
Tel. 0522 1715142
info@csart.it
www.csart.it

Nicla Ferrari, Danza di Driope, 2016, olio su tela, cm. 40x30

Cosmic pulses

The Lone T Art Space di Milano (Via Senato, 24) presenta, fino all’8 aprile 2017, “Cosmic pulses”, esposizione collettiva con opere di Antonio Biasiucci, James Lee Byars, Daniele De Lonti, Jan Dibbets, Lucio Fontana, Luigi Ghirri, Hans Hermann, Tancredi Mangano, Giulio Paolini, Alberto Sinigaglia, Michele Zaza, Natale Zoppis, Gilberto Zorio.Zorio_Rossini_2006_ottone_su_agglomerato_resina__101x151cmAssolute testimonianze del miracolo della luce e della materia, le stelle, da sempre, hanno ispirato uomini, poeti, scienziati, artisti. Da una parte la contemplazione del cosmo come lontananza, privazione, nostalgia, inestricabile mistero. Dall’altra, la visione del cielo stellato come meraviglia, stupore, grazia, luce. La vertiginosa immensità dell’universo; ancora di più, la recente ipotesi della possibile esistenza di altri universi paralleli al nostro, ma fuori dal nostro spazio tempo. Ipotesi felice ed inquietante, fascinosa ed astratta. Rimangono, per ora, le nostre stelle: quelle lontanissime ed incastonate nel velluto della notte o quella vicina, il sole, che ci illumina e ci riscalda. Tra queste presenze, in questa antitetica danza, intrecciata da catene d’oro, tra meraviglia e nostalgia, mistero e luce in diverse espressioni, dove la fotografia e il collage, il colore tradizionale e nuovi segni, s’incontrano tra il cielo stellato sopra di noi e la legge morale in noi.

La mostra sarà visitabile fino all’8 aprile 2017, da martedì a sabato con orario 15.00-19.00. Per informazioni: tel. 02 49786624, info@thelonet.it, www.thelonet.com

La fotografia del no

Dal 10 febbraio al 17 aprile 2017 la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo presenta la prima grande mostra antologica dedicata al lavoro fotografico di Mario Cresci (Chiavari, 1942), la cui figura artistica può essere considerata, per intenti ed esiti, tra le più ricche e complete della scena italiana a partire dagli anni Sessanta.

Mario CresciA cura di M. Cristina Rodeschini e Mario Cresci, la mostra offre una panoramica completa della poetica dell’artista, dalle origini del suo lavoro fino a oggi, evidenziandone l’attualità della ricerca nel contesto delle tendenze artistiche contemporanee.

Cresci utilizza il linguaggio della fotografia per approfondire aspetti legati alla memoria, alla percezione, alle analogie, in un’analisi suggestiva che diventa un invito a confrontarsi in modo inedito con la realtà, con i luoghi, intesi come deposito di relazioni, memorie, tracce.

Mario Cresci – La fotografia del no, 1964-2016
GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea

Via San Tomaso, 53
24121 Bergamo
Italia

Tel. +39 035 27 02 72
Fax. +39 035 23 69 62

http://www.gamec.it/it/mario-cresci

Da ZERO a infinito

Apre sabato 11 febbraio 2017, alla galleria Dep Art, la mostra Da ZERO a infinito dedicata a Henk Peeters e Jan Schoonhoven.
Henk Peeters, Untitled, 1961, segni di fumo e pirografia su carta, 25.5x33 cmLa mostra propone una selezione di opere di Peeters dal 1961 al 2005 e ventun disegni di Schoonhoven, datati tra il 1962 e il 1985, provenienti dalla collezione dello stesso Peeters.I due artisti fondarono, insieme a Armando, Jan Hendrikse e Herman de Vries il gruppo Nul che toccò i propri vertici nelle due mostre presso lo Stedelijk Museum di Amsterdam, nel 1962 e nel 1965. In aperto antagonismo con la tradizione, il gruppo Nul aveva profonde affinità con il movimento ZERO con cui stabilirono un fervido e frenetico network di progetti, mostre e relazioni transnazionali. Artefice della rivoluzione dell’arte olandese, iI Nul ha svolto un ruolo importante nel definire quella che è chiamata “arte oggettiva”, ossia un’arte antiespressionista che sposa l’idea della tabula rasa alla concretezza dell’oggetto.

La galleria Dep Art, da sempre attenta alla valorizzazione dei pionieri dell’arte del secondo Novecento, celebra i principali portavoce del gruppo Nul che, gravitanti nell’orbita del movimento Zero e delle coeve Nuove Tendenze di Zagabria, incrociarono il percorso di artisti come Biasi e Dadamaino (già proposti dalla galleria in anni recenti), Fontana, Manzoni e Castellani, tra gli altri.

Il titolo della mostra, ‘Da ZERO a infinito’, suggerisce la chiave di lettura del percorso artistico dei due artisti: da una parte Peeters, fautore dell’azzeramento delle categorie artistiche e di un’arte assolutamente ordinaria, dall’altra Schoonhoven, il quale era giunto a concepire un’opera omogenea nello spazio e nel tempo, ottenendo così un’estetica reiterabile all’infinito.

Henk Peeters, 1925-2013, L’Aia, Paesi Bassi
Jan Schoonhoven,1914-1994, Delft, Paesi Bassi

Completa la mostra un catalogo bilingue, italiano ed inglese, con un testo critico di Alberto Zanchetta.

TitoloHenk Peeters – Jan Schoonhoven. Da ZERO a infinito.
SedeDep Art | Via Comelico 40, 20135 Milano
Date 11 febbraio – 4 marzo 2017
Orari Da martedì a sabato, ore 10.30 – 19. Chiuso domenica e lunedì.
Ingresso libero
Catalogo bilingue italiano/inglese,con testo di Alberto Zanchetta

Informazioni
Dep Art | tel.02.36535620 | art@depart.it | www.depart.it
Ufficio stampa NORA comunicazione – Eleonora Caracciolo di Torchiarolo
t. +39 339 89 59 372 – info@noracomunicazione.it – www.noracomunicazione.it

Sequenza

Lo spazio M4A-MADE4ART di Milano presenta la mostra fotografica Sequenza, personale dell’artista e fotografo Massimo Giordano (Agropoli, 1970) a cura di Elena Amodeo e Vittorio Schieroni.

Massimo Giordano | SequenzaIn esposizione venti opere appartenenti alla serie omonima, progetto artistico che indaga il ciclo della Vita visto attraverso il corpo della donna, una sequenza che ripercorre le tappe dell’esistenza dall’inizio al suo concludersi, una fine che in realtà è un aprirsi verso una nuova vita al di là della morte.

Forme sinuose che emergono da sfondi indistinti, poche tracce di colore che risaltano da un nero profondo e intenso, chiaroscuri di forte impatto che svelano dettagli lasciando intuire all’osservatore ciò che non si vede. Immagini evocative e di forte impatto, un invito a riflettere sulla propria esistenza, su ciò che era prima del nostro comparire sulla terra e su ciò che ci aspetta oltre questa realtà.

Accompagna la mostra un catalogo con testi critici dei due Curatori e le immagini delle opere in mostra, disponibile in sede in versione cartacea o scaricabile dal sito internet. Sequenza, con data di inaugurazione mercoledì 15 febbraio, rimarrà aperta al pubblico fino al 22 dello stesso mese; un evento M4E-MADE4EXPO ed Expo in Città, media partner della mostra la testata di fotografia Image in Progress.

 

 

Massimo Giordano | Sequenza
a cura di Elena Amodeo e Vittorio Schieroni
15-22 febbraio 2017
Inaugurazione mercoledì 15 febbraio, ore 18.30
Lunedì ore 15-19, martedì-venerdì ore 10-13 / 15-19
Catalogo a cura di M4A-MADE4ART disponibile in sede
o scaricabile gratuitamente dal sito www.made4art.it

M4A-MADE4ART
Spazio, comunicazione e servizi per l’arte e la cultura
Via Voghera 14 – ingresso da Via Cerano, 20144 Milano
www.made4art.it, info@made4art.it, t. +39.02.39813872

Un evento M4E – MADE4EXPO

loghino-MADE4EXPO

Media Partner Image in Progress

loghino-Image-in-Progress

Speed of life

La Fondazione Museo “Pino Pascali” di Polignano a Mare dedica una mostra antologica – che inaugurerà sabato 25 febbraio alle ore 19 – a Cristiano De Gaetano, originale e talentuoso artista nato a Taranto nel 1975 e scomparso nel 2013 a soli trentasette anni.

Cristiano De Gaetano, Ice Age (2007), cera pongo su strati di legno, 143 x 195 x 5 cmIl progetto espositivo, curato da Christian Caliandro, ripercorrerà le tappe significative della sua ricerca, dagli esordi all’insegna della sperimentazione sui materiali, sui temi e sugli approcci, seguendo il cuore della sua indagine attraverso la messa a punto e l’evoluzione della pittura in cera pongo su sagome di legno, sviluppata in molteplici rivoli e nuclei tematici, fino agli ultimi anni di attività segnati da una sorprendente sequenza di opere in ceramica (esposte per la prima volta insieme in pubblico), che rappresenta al tempo stesso un misterioso ritorno agli inizi, al punto di origine, e uno scarto, una proiezione in avanti.

Tra le opere più importanti in mostra: le stampe fotografiche della serie Size S size L (2004), Nurse (2005), Uncle (2006), Family in the Old City (2007), Woman in Flowers #2 (2007), Ice Age (2007), Collapse (2008), Morgan le Fay III (2008), Brothers (Frida e Giordano, 2009), Ombre (2010) e l’autoritratto in ceramica Untitled (2011).

È un lavoro che si sviluppa all’interno di alcuni nuclei tematici precisi: l’identità vissuta ed esperita come continua mutazione (sulla scorta di quel David Bowie percepito sempre come modello creativo ed esistenziale); l’identità personale, ancora, scavata ed espansa nel tempo, fino a inglobare parenti, antenati, sconosciuti; una memoria “biologica” quindi, una narrazione di ricordi che tende a esorbitare dai suoi confini e ad assumere in contorni di un intero mondo figurativo e simbolico. Un mondo di frammenti, di scaglie, scorie del tempo passato, che si dispone e si ricompone sotto i nostri occhi; che sta passando e continua a passare, in perenne transizione. Un mondo convincente e persuasivo, anche a tratti malinconicamente apocalittico.

Quella di Cristiano De Gaetano è un’opera meravigliosamente circolare e autoconclusa, che continua a pulsare e a interrogarci, a indicare all’arte e alla critica una strada possibile e percorribile. Un approccio – una “disposizione d’animo” – costruito attraverso una relazione costante con la vita, con lo spazio-tempo esistenziale (proprio e degli altri).

I suoi lavori realizzati in un arco di anni così compresso funzionano inoltre (in modo analogo peraltro a quanto era avvenuto, cinquant’anni fa, proprio nella produzione di Pascali) come dispositivi aperti verso direttrici diverse, differenti, alternative e sotterranee della produzione – e della ricezione – artistica del e nel presente. Sono opere che permangono come nuclei radianti, innervati da un’energia vibrante e da una fresca vitalità che costituiscono la cifra della personalità di De Gaetano.

Come ha scritto Don De Lillo a proposito di David Foster Wallace: “Persiste una vitalità, un vigore sbigottito di fronte alla complessa umanità che troviamo nella sua narrativa, alla perdita e all’inquietudine, all’offuscarsi della mete, alla mancanza di fiducia in se stessi. Ci sono frasi che sparano raggi di energia in sette direzioni.

La mostra è dunque un’occasione importante per riscoprire e approfondire l’opera di uno degli artisti più intelligenti e più selvaggiamente creativi di questo inizio XXI secolo. Questa breve ma intensa vicenda creativa (la quale a sua volta si inserisce in un contesto, quello dei primi anni Duemila, estremamente stimolante per la Puglia) ha toccato una sorgente, una zona nascosta, rimossa e preziosa dell’arte italiana e occidentale che può rivelarsi estremamente feconda per le generazioni artistiche attuali e del futuro prossimo.

Il catalogo della mostra ospiterà i testi di Rosalba Branà, direttrice del Museo Pascali, Christian Caliandro, Antonella Marino, critica d’arte e dello scrittore Marcello Fois.

Cristiano De Gaetano, Speed of life
a cura di Christian Caliandro
Inaugurazione: 25 febbraio 2017, ore 19
Le mostra rimarrà aperta fino al 7 maggio 2017.
Orario: dal martedì alla domenica ore 10-13 / 16-21. Lunedì chiuso.
Tel. 080.424.9534 – 333.2091920
(La biglietteria chiude mezz’ora prima del museo – biglietto 2 euro più eventuali riduzioni a chi ne ha diritto).

Amici del Museo Pascali: Baldassarre Motors, Carrieri Design, Fai – Delegazione Bari, Ognissole
FONDAZIONE MUSEO PINO PASCALI
VIA PARCO DEL LAURO 119 – 70044 POLIGNANO A MARE (BA) – PH: +39 080 4249534
www.museopinopascali.it
press: Santa Nastro +39 3928928522
snastro@gmail.com