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Zino Citelli – La Luce nella terra

La luce nella terraScrive Serena Messina: “Zino Citelli non è semplicemente un fotografo: è un uomo curioso. Dietro al suo obiettivo, c’è un animo sensibile ai particolari, ai colori, alla gente, alle cose che lo circondano. Un obiettivo mai falso, pronto ad accettare e riconsegnare ad altri occhi la realtà così com’è, senza filtri. Quello di Zino con la fotografia è un legame atavico di pura passione, strumento e mezzo per raccontare e raccontarsi, per vivere e far rivivere ad altri intime emozioni.

E’ un rapporto umile e sincero, scevro da qualsiasi formalità o presunzione, libero da futili vincoli o imposizioni di natura tecnologica: “Chi ha cuore, occhio e sensibilità, è in grado di scattare una fotografia carica di emozioni. Nel corso degli anni, Zino ha partecipato a diversi concorsi fotografici, ottenendo riconoscimenti e pubblicazioni su autorevoli riviste, anche on line. Ha collaborato inoltre con alcune testate giornalistiche nazionali per l’ideazione e lo sviluppo di progetti fotografici. “La luce nella terra” è la sua prima mostra personale. Luce che svela e rivela.

Luce che il sole dona alla terra, grazie a quel viaggio di milioni di chilometri che si esaurisce in appena otto minuti. Otto, il numero che racchiude in sé il simbolo dell’infinito. Infinito, come l’amore nei confronti della propria terra, del mare e della natura, racchiuso nell’immagine “Lo spicchio di Sicilia”. Osservandola, vi verrà voglia di toccarla e, perdendovi in quei colori, riuscirete a sentirne anche gli odori.”

Zino Citelli – La Luce nella terra
Progetto fotografico promosso da Bobez Arte Contemporanea
Inaugurazione sabato 18 marzo 2017 ore 19.00
Direzione Monica Schiera
Segreteria Organizzativa e comunicazione Francesca Del Grosso
Promozione Milvia Averna
Sponsor Barrel 44, Marcella Milano,Feudo Arancio
Ringraziamenti Marilena Mureddu, Print and go, Chiara Citelli, Monica Schiera
Laura Boscia, Jerry Cannatella, Francesca Pagliaro

Bobez Arte Contemporanea
via Isidoro La Lumia 22, Palermo
www.bobezarte.com
martedì- sabato 10.00-12.00/17.00-19.30
lunedì si riceve su appuntamento
domenica chiuso
contatti: info.bobez@libero.it
3393634206-3272819564

1% Privilege in a time of global inequality

Organizzata dall’associazione di promozione sociale fosfeniLAB, in collaborazione con PIXU Studio, il patrocinio del Comune di Albignasego, la mostra 1% Privilege in a time of global inequality curata da Myles Little (Senior Photo Editor della rivista TIME), allestimento curato da Giorgia Volpin e fosfeniLAB, si sta tenendo negli spazi espositivi di Spazio Cartabianca.

Con la mostra 1%, curata da Myles Little, aperta al pubblico fino a lunedì 3 luglio 2017, è stato inaugurato lo spazio espositivo dedicato alla fotografia di Spazio Cartabianca.

Autori in mostra
Christopher Anderson / Nina Berman / Sasha Bezzubov / Peter Bialobrzeski / Guillaume Bonn / Jörg Brüggemann /Philippe Chancel / David Chancellor / Jesse Chehak / Kevin Cooley / Mitch Epstein / Floto+Warner / Greg Girard /Jacqueline Hassink / Guillaume Herbaut / Shane Lavalette / David Leventi / Michael Light / Alex Majoli /Yves Marchand / Laura McPhee / Virginia Beahan / Andrew Moore / Zed Nelson / Simon Norfolk / Mike Osborne /Matthew Pillsbury / Ben Quinton / Daniel Shea / Anna Skladmann / Juliana Sohn / Alec Soth / Mikhael Subotzky /Brian Ulrich / Eirini Vourloumis / Henk Wildschut / Michael Wolf / Paolo Woods

Myles Little
Nato in Irlanda nel 1984, è un photo editor con base nella città di New York. Ha studiato fotografia alla “Savannah College of Art and Design” e ha lavorato con i più influenti fotografi a livello mondiale. Collabora o ha collaborato in veste di photo editor con riviste quali: TIME, Bloomberg Businessweek, Condé Nast Portfolio.com. 1% Privilege in a Time of Global Inequality è la terza mostra in cui ha rivestito il ruolo di curatore.

Spazio Cartabianca
Nasce dall’incontro tra fosfeniLAB e PIXU Studio e dal desiderio comune di creare a Padova un luogo dedicato alla fotografia in cui trovare qualità accessibile.
Uno spazio in cui visitare mostre, incontrare autori, sfogliare libri, ma soprattutto fare fotografia e farla bene, grazie a corsi e workshop per imparare, e a infrastrutture e strumenti di qualità per fare.
Abbiamo messo assieme forze, passione, competenze e una buona dose di follia per creare qualcosa che fosse diverso. Ciò che contraddistingue la nostra realtà è l’essere uno spazio vivo in cui respirare fotografia, un luogo in cui lavorare e collaborare sentendosi a casa e liberi di esprimersi.
Per poter creare bisogna conoscere, per questo mettiamo a disposizione per la consultazione gratuita la nostra libreria dai contenuti ricercati e in continuo ampliamento, un divano e un caffè.
Invitiamo gli autori a esporre i propri lavori e raccontarceli, organizziamo corsi e workshop con insegnanti accuratamente selezionati.
C’è solo un modo per fare: farlo bene. Per questo motivo mettiamo a disposizione per il noleggio spazi e attrezzature e offriamo servizi dedicati alla fotografia.

fosfeniLAB [Marco Baldina e Emanuele Salvagno]
È un laboratorio di sviluppo e stampa analogica e digitale nel quale riscoprire l’esperienza tattile e materiale della fotografia e dei suoi processi realizzativi, mettendo in gioco la manualità così come lo sguardo e il pensiero.

Riserviamo ad appassionati e amatori, così come a professionisti del settore, servizi che amiamo pensare e realizzare impegnandoci in prima persona, con l’obiettivo di promuovere la qualità e al contempo l’accessibilità al mondo della fotografia analogica e digitale.
All’attività commerciale, affianchiamo quella culturale; organizziamo periodicamente mostre, incontri, e molte altre attività culturali al fine di poter offrire ai nostri soci una stimolante offerta riguardante la fotografia di qualità.
Abbiamo riunito nella nostra squadra energie e passioni differenti, accomunati da quella stessa urgenza di reinvezione come risposta a un presente che ci chiede a gran voce di realizzare cose belle e importanti, potendo contare solamente sulle nostre forze.

Massimo Pistore [PIXU Studio]
Co-ideatore di Spazio Cartabianca, offre servizi di shooting fotografici e video per pubblicità, ritrattistica
personale, corporate identity e servizi matrimoniali.

1% Privilege in a time of global inequality

curata da Myles Little
presso Spazio Cartabianca | via Giorgione, 24 -Albignasego (PD) | dal 3 marzo al 3 luglio 2017 | Ingresso libero
Per informazioni: info@spaziocartabianca.it | spaziocartabianca.it

SASSOFERRATO. Dal Louvre a San Pietro. La collezione riunita

Dopo più di due secoli torna a casa L’ Immacolata Concezione, capolavoro di Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato. La magnifica pala, oggi nel Museo del Louvre, venne trasferita in Francia da Dominique-Vivant Denon, direttore del Musée Napoleon; da allora non è più rientrata in Italia. Era tra i tesori della millenaria abbazia benedettina di San Pietro a Perugia.

Assunzione della Vergine, olio su tela, Giovanni Battista Salvi detto il Sassoferrato (1609-1685), Museo del Louvre, ParigiIl Sassoferrato1650 ca.Francia – Parigi, Museo del Louvre

A ottenere il rientro dell’opera, naturalmente temporaneo, è stata la Fondazione per l’’Istruzione Agraria, presieduta dal Magnifico Rettore dell’’Università degli Studi di Perugia, professor Franco Moriconi.
L’ Immacolata Concezione del Louvre sarà esposta accanto a una quarantina di dipinti, in parte di Sassoferrato in parte di famosi maestri ai quali l’’artista si ispirò.

In mostra saranno presenti capolavori del pittore marchigiano provenienti da varie raccolte pubbliche e private italiane e straniere. Si potranno ammirare, fra l’’altro, tutte le opere eseguite del Salvi (ben 17) eseguite per il complesso benedettino di San Pietro” sottolinea la professoressa Cristina Galassi, curatrice della mostra insieme a Vittorio Sgarbi. Ma accanto alle opere del Sassoferrato verranno esposte anche opere di Pietro Perugino, il grande maestro umbro lungamente studiato da Sassoferrato.

L’intento, evidenzia la Curatrice, è quello di far capire quanto il pittore rinascimentale abbia influito sulla visione dell’’artista seicentesco, a cominciare dalla purezza formale delle immagini”. Pari interesse Sassoferrato riservò alle opere umbre di Raffaello. In mostra vengono messe a confronto due copie della Deposizione Borghese di Raffaello, la prima di Orazio Alfani, la seconda di Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’Arpino, provenienti dalla Galleria Nazionale dell’Umbria, con la bella versione dipinta da Sassoferrato nel 1639.

Uno spazio significativo viene riservato anche alla cosiddetta Madonna del Giglio, immagine devozionale che assicurò grande notorietà al Sassoferrato: se ne presentano tre versioni: le prime due provengono da Modena e da Bologna, la terza è di proprietà della Fondazione. In queste opere l’’artista riprende un’antica immagine di culto realizzata da Giovanni di Pietro detto lo Spagna, dotatissimo seguace di Perugino e Raffaello.

Di fronte a opere del genere – continua la professoressa Galassi – gli studiosi si sono legittimamente chiesti fino a che punto la pittura di Sassoferrato debba essere considerata originale. In realtà, e la mostra lo conferma in pieno, sarebbe sbagliato considerare il Salvi un mero imitatore, perché, come ha acutamente osservato Federico Zeri, egli non si limita a copiare le opere degli artisti presi a modello ma aggiunge sempre la sua personale interpretazione. Ciò emerge chiaramente dal confronto tra la bellissima Maddalena del Tintoretto e la versione di mano del Sassoferrato, dove le forme turgide e quasi sensuali del pittore veneto vengono riproposte dal Salvi con un linguaggio più asciutto e temperato. In mostra non mancano, d’altra parte, opere in cui l’artista si palesa in tutta la sua eccezionale originalità. Ecco dunque la Giuditta con la testa di Oloferne, un dipinto che non è esagerato includere tra i capolavori del Seicento italiano, la grande Annunciazione della Vergine, opera di rara finezza esecutiva, i santi Benedetto, Barbara, Agnese e Scolastica, lavori in cui l’’artista, pur rispettando l’autorità dei modelli, mette da parte ogni forma di deferente imitazione. Esemplare, in tal senso, è anche la Madonna con il Bambino e Santa Caterina da Siena, concessa dalla Fondazione Cavallini Sgarbi, autentico vertice della pittura religiosa del Seicento”.

Tutte le opere del Salvi conservate in San Pietro furono commissionate dall’abate Leone Pavoni che resse per lunghi anni la comunità benedettina di San Pietro. Era di sua proprietà la magnifica Santa Francesca Romana con l‘angelo, oggi custodita nella sagrestia della Basilica, per lunghi anni attribuita a Caravaggio, in realtà capolavoro di Giovanni Antonio Galli detto lo Spadarino, uno degli interpreti più fedeli del maestro lombardo. In omaggio all’’ abate Pavoni, singolare figura di committente e collezionista, anche questa tela farà parte del percorso espositivo.

Lo studio sistematico delle opere esposte, in aggiunta ad alcuni documenti inediti emersi dalle carte custodite nell’’archivio della Basilica e alla pubblicazione di nuove fonti utili per la ricostruzione della vita del Sassoferrato, confluiranno in un ricco catalogo a stampa che si è posto l’’obiettivo di ridare nuova luce a un artista efficacemente definito da Adolfo Venturi aveva “un quattrocentista smarrito nel Seicento”.

La collaborazione con il Museo del Louvre, con la Galleria Nazionale dell’’Umbria, con la Galleria Nazionale delle Marche e con altre istituzioni pubbliche e private, come dichiara il Magnifico Rettore “accrescerà l’’interesse per un formidabile artista del Seicento italiano ma rilancerà, al tempo stesso, il complesso di San Pietro, seconda realtà museale dell’’Umbria dopo la Galleria Nazionale dell’Umbria nonché luogo che tuttora emana il fascino della sua storia millenaria”.

Contatti e informazioni: www.sanpietroperugia.it
Serena Maria Lucarelli – serena.lucarelli@fiapg.it – +39.368.3796825
Ufficio Stampa: Studio ESSECI, Sergio Campagnolo te. 049.663499, referente Simone Raddi – gestione2@studioesseci.net

Art Deco nella collezione Parenti. Moda e pubblicità nell’epoca dorata successiva al Liberty

Un gusto, una moda, una sorta di frenesia di breve durata, ma travolgente, l’Art Deco’ è nuovamente al centro di un’importante esposizione che fino al 16 luglio riunisce al Museo di Arte Povera di Sogliano al Rubicone una straordinaria selezione di lavori grafici, conservati nella Collezione Parenti.

per BROWSER e DESK queste tre foto titolo L’Art Deco’ nella collezione Parenti

Allestite circa 300 opere, che raccontano la voglia di lusso, la gioia di vivere e le sfrenatezze estetiche di un’epoca votata alla bellezza, ma soprattutto alla modernità.

Con il titolo ‘Art Deco nella collezione Parenti. Moda e pubblicità nell’epoca dorata successiva al Liberty‘, la mostra (che si svolge in felice concomitanza con la grande rassegna dei Musei di San Domenico di Forlì) porta negli spazi di Palazzo Marcosanti quello scenario di splendida creatività, fiorita in tutta Europa a partire dagli anni ’20 e che in Italia ebbe incredibili ripercussioni sia nelle arti decorative sia nell’industria, fino a mettere le basi dell’eccellenza nazionale nel design.

Fino al 16 Luglio 2017
SOGLIANO AL RUBICONE | FORLÌ-CESENA
Museo di Arte Povera
ingresso gratuito
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 0541.948418
E-MAIL INFO: info@italialiberty.it
SITO UFFICIALE: http://www.italialiberty.it/mostradeco

Collezione di Antonio Allaria

Il Focus di approfondimento su Mario Sironi è l’occasione per presentare al pubblico le opere della Collezione di Antonio Allaria che, da inizio 2017, vanno ad ampliare il patrimonio del Mart.

Giorgio de Chirico
Bozzetto per il fondale de “I Puritani” di Vincenzo Bellini, atto I, scena II, 1933
Mart, Collezione Allaria
In mostra oltre 60 opere di Sironi, tra dipinti e disegni, che dialogano con i lavori di altri artisti presenti nella collezione, come Renato Guttuso, Anton Zoran Mušič e Graham Vivian Sutherland.

Focus Collezioni

Il programma espositivo del Mart di Rovereto si arricchisce periodicamente di approfondimenti dedicati alle raccolte che compongono il patrimonio museale.
Si tratta dei Focus tematici e monografici pensati per esplorare le radici dell’arte italiana contemporanea, i movimenti storici internazionali, le nuove emergenze partendo dal vasto patrimonio del Mart che comprende, oltre alle opere, preziosi documenti conservati presso l’Archivio del ’900.

Nel 2016 l’inedito “format” ha consentito al pubblico del Mart di conoscere il progetto di ricerca pluriennale MATERIALE IMMATERIALE. PROGETTO VVV VerboVisualeVirtuale realizzato in collaborazione con Museion e con la Fondazione Bruno Kessler; le opere di Mario Raciti giunte al Mart tramite la Donazione Carlo Damiano e le collezioni VAF-Stiftung, Collezione Volker W. Feierabend, Collezione Domenico Talamoni; la serie fotografica Mediterraneo di Mimmo Jodice, dalla Collezione “I Cotroneo”. Inoltre, con materiali provenienti dall’Archivio del ’900 sono state realizzate le mostre Disegnare la villeggiatura e Tra nucleare e patafisica (in corso fino al 30 aprile).

Il calendario del 2017 prevede ancora due Focus a cura dell’Archivio del ’900 Costruire con la luce: fotografie di architettura dagli archivi del Mart (7 maggio – 27 agosto) e La rivista come luogo di ricerca artistica: il portale Capti (3 settembre – 28 gennaio).

A questi progetti si aggiungo due preziose mostre dedicate a due grandi collezioni private italiane: la Collezione Allaria (5 marzo – 11 giugno ) e la Collezione Panza di Biumo (2 aprile – 2 luglio).

Focus | Mario Sironi nella Collezione Allaria

Il recente deposito della Collezione Allaria conferma l’impegno del Mart nell’accogliere e valorizzare nuclei di opere d’arte provenienti da raccolte private, integrandole con armonia nel contesto del museo e del suo patrimonio.
Il cospicuo gruppo di disegni e dipinti di Sironi raccolti nel secondo dopoguerra da Antonio Allaria va infatti ad arricchire la serie di opere del pittore giunte al Mart attraverso precedenti depositi, come quelli della Collezione Domenico Talamoni, della VAF-Stiftung e della Collezione Romana Sironi.

Attraverso circa 100 opere, di cui oltre 60 di Mario Sironi, suddivise in nove sezioni tematiche, il Focus dedicato alla Collezione Allaria esplora il rapporto di amicizia nato a Cortina nel 1947 tra il collezionista e l’artista, restituendo un Sironi privato, quasi totalmente sconosciuto al pubblico.

Tra quadri e disegni, lungo il percorso espositivo si incontrano opere dal contenuto più politico, composizioni figurative con esiti quasi astratti e, addirittura, giocosi e colorati disegni realizzati per le figlie dell’artista e regalati in seguito all’amico Allaria in occasione della nascita della figlia Alessandra.

In generale però la maggior parte delle opere di Sironi presenti nella Collezione Allaria appartiene agli anni più duri dell’esistenza dell’artista, quelli del secondo dopoguerra, segnati dal dramma della morte di una delle figlie e dall’ostilità della critica, che vedeva in lui un vecchio artista del regime fascista. Un’atmosfera cupa si riverbera nei paesaggi dipinti in questo periodo, nelle vedute prevalgono le ombre e i toni plumbei di un eterno crepuscolo. Molte opere hanno come protagonista la montagna, che si staglia scura e massiccia all’orizzonte, dal profilo tracciato sinteticamente con impasti densi, cretosi.

Si tratta quasi sempre di una montagna ideale, fuori dal tempo, ma che in alcuni casi rivela un preciso riferimento alle cime ampezzane, come le Tofane e il Becco di Mezzodì.
Il mondo di rovine dipinto da Sironi in questi anni è popolato da personaggi che ricordano eroi sconfitti, titani schiacciati dal peso delle costruzioni o di un paesaggio che si stringe intorno a loro, soffocandoli. Emergono dall’oscurità figure irrigidite in impasti cromatici calcinati, appena sbozzate come grandi idoli di pietra, murate nelle loro nicchie o nell’atto di fuggire faticosamente da questi spazi angusti

Come scrivono il Direttore e la Presidente del Mart nell’introduzione al catalogo della mostra: “Di grande rilevanza è anche il fatto che la parte più ampia e organica della Collezione presentata dal Mart con una mostra temporanea […] sia focalizzata sull’opera di Mario Sironi, ossia di uno degli artisti più importanti del Novecento italiano e, nonostante l’acclarato rilievo, rappresentante di un’epoca che merita comunque aggiornati studi e approfondimenti scientifici ad oggi inadeguati rispetto al portato di una generazione che ha vissuto la crisi del proprio tempo con gesti non riducibili alla sola prospettiva ideologica e da inquadrare oggi con maggiore coscienza storica”.

In mostra le opere di Sironi vengono messe a confronto con i lavori di altri artisti acquistati da Allaria, come Morandi e Picasso. In particolare, l’esposizione si sofferma sulla presenza all’interno della Collezione di tre grandi artisti a cui Allaria era legato da rapporti di profonda amicizia: Renato Guttuso, Anton Zoran Mušič e Graham Vivian Sutherland. Le opere del collezionista dialogano inoltre con le opere delle Collezioni del Mart e con i suoi allestimenti permanenti. Il dialogo tra nuovi e vecchi ospiti, selezionati per coerenza tematica, finisce ancora una volta per contraddistinguere l’intero percorso di visita del museo di Rovereto.

FOCUS | MARIO SIRONI NELLA COLLEZIONE ALLARIA
A cura di Daniela Ferrari e Alessandra Tiddia

Mart, Rovereto
Fino all’11 giugno 2017

In a changing sea

In a changing sea nasce dalla volontà dell’artista Giuseppe La Spada e dalla piattaforma progettuale economART di AMY D Arte Spazio di riflettere su alcuni temi chiave della nostra contemporaneità, quali la riduzione dei rifiuti, il riciclo, la sostenibilità ambientale e il rapporto Uomo-Natura, al fine di indurre nello spettatore una sensibilità nuova nei confronti del nostro Pianeta e una rinnovata voglia di fare la sua parte per la sua salvaguardia.
Il progetto presentato all’edizione 2017 del Mia Photo Fair, testo critico di Gigliola Foschi, indaga sugli elementi di interdipendenza che legano l’uomo contemporaneo e la Natura, un rapporto che vede questi due universi, talvolta contrapposti, interagire tra loro.
All’interno del percorso di mostra si passerà dagli scatti della serie Sublimis, che lavorano sul concetto di Natura come forza creatrice e fondamento dell’esistenza, all’ultima produzione The foreign element, che pone l’attenzione sull’importanza e sulla necessità di attuare pratiche quotidiane come il riciclo e la riduzione dei rifiuti. Il video Five Trillions completerà l’esposizione.
Con la presentazione delle nuove plastiche biodegradabili del Dipartimento Smart Materials dell’IIT di GE si introducono pratiche sostenibili di interazione tra Uomo e Natura, a Rifiuti Zero.
Il progetto è solo uno spunto e una riflessione di temi più articolati quali i cambiamenti climatici, pesca sostenibile, nuove tecnologie, riduzione e riciclo dei rifiuti.[….] “Per i diritti dell’ambiente è necessaria la lotta, quella che partendo dalla politica può far pressione sui governi nel rispetto della volontà dei cittadini e non delle logiche di mercato”.
Luis Sepúlveda

Mia Photo Fair
The Mall-Porta Nuova Mi
Stand 16A
10_13 Marzo 2017

C.s. a cura di
Anna d’Ambrosio

Contatti: www.amyd.it | info@amyd.it | +39.02.654872
Press e comunicazione AMY D Arte Spazio: Vittorio Schieroni | vittoschiero@tin.it

MANUALE PER ARTISTI

Ivan QuaroniWorkshop con Ivan Quaroni – Il workshop si focalizza su tre aspetti fondamentali per chi vuole lavorare all’interno del sistema dell’arte:

  • la stesura e la realizzazione di uno statement e di un portfolio efficaci;
  • la spiegazione del funzionamento del sistema dell’arte contemporanea in Italia (gallerie, curatori, fiere, mostre, premi, prezzi e contratti);
  • l’analisi approfondita del lavoro artistico di ciascun partecipante.
    La frequentazione del workshop permette inoltre di entrare a far parte di un network che sostiene e mette in relazione artisti, curatori, spazi indipendenti e gallerie.

Obiettivi
Il workshop permette ai partecipanti di capire come funziona il sistema dell’arte contemporanea e fornisce gli strumenti per affrontare l’ingresso nel sistema stesso attraverso una serie di consigli e informazioni precisi e specifici. Si impara a organizzare correttamente un buon portfolio e a scrivere uno statement (il testo che descrive la propria ricerca artistica) in modo efficace e incisivo. Il workshop aiuta gli artisti a sviluppare la “criticality”, ovvero l’abilità a esercitare una lettura critica della propria ricerca riuscendo a individuare punti di forza e di debolezza in modo obiettivo.

Contenuti
Come è organizzato il sistema dell’arte; come si fa un portfolio; che cos’è uno statement; il ruolo del critico oggi e l’interfaccia col sistema artistico (gallerie, curatori, critici, giornalisti, fiere, premi); presentazione del proprio lavoro agli altri partecipanti; elaborazione dei feedback dei partecipanti; colloquio individuale con Ivan Quaroni. Verranno inoltre forniti dei materiali informativi.

Modalità
La caratteristica forte di questo workshop sta nella modalità di scambio, confronto e discussione continua tra docente e partecipanti. L’impostazione, ben lontana dalle lezioni frontali, sollecita la partecipazione e il coinvolgimento di tutti, permettendo un processo di costruzione e maturazione che porta, per la maggior parte delle volte, ad una crescita e a un miglioramento della produzione artistica e della propria consapevolezza. Ivan Quaroni inoltre si concentrerà su una analisi curatoriale del lavoro di ognuno, sempre secondo una modalità dialogica e di scambio.

Ivan Quaroni , giornalista, critico e curatore, è nato a Milano nel 1970, dove è auditor presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Come giornalista ha collaborato con la rivista A.D. (Condé Nast ed è stato redattore di programmi radiofonici della Rai. Attualmente scrive per diverse testate, tra cui Flash Art (Politi Editore) e Arte (Cairo Editore). Nel 2008 ha pubblicato il volume Laboratorio Italia. Nuove tendenze in pittura (Johan & Levi editore). Nel 2009 ha curato la sezione Italian Newbrow alla Biennale di Praga. Nello stesso anno ha curato la sezione Spaghetti Pop di SerrOne Biennale Giovani di Monza. Ha curato oltre 150 mostre in gallerie private e spazi pubblici. Alla fine del 2010 ha pubblicato il libro Italian Newbrow (Politi Editore). È docente e coordinatore per la didattica per l’Accademia Galli IED di Como.

INFORMAZIONI
Calendario: 28 marzo; 4, 11, 18 aprile; 2, 9, 16, 23, 30 maggio 2017
Orario: 19.00/21.00
Costo: € 420 + € 15 tessera associativa
Sede: Circoloquadro, Galleria Buenos Aires 13 (Fermata MM Lima) Milano
Contatti:info@circoloquadro.com – 02 6884442
Sito web:www.circoloquadro.com

ELEGANTIA

In occasione delle ultime due settimane di apertura della mostra ELEGANTIA, sabato 11 e sabato 18 marzo si terrà una speciale visita guidata della mostra in compagnia del curatore Francesco Garutti, con il quale i visitatori potranno intrattenersi al termine della visita in un momento di confronto informale in caffetteria.

La mostraLa colazione prevede:
Caffè o Cappuccino
+ Brioches Semplice o farcita
+ Succo di Frutta
+ 1 bott acqua 0,25

Biglietto, visita e colazione: 10 Euro.
Su prenotazione, previo raggiungimento numero minimo: visiteguidate@triennale.org

La mostra resterà aperta fino a domenica 19 marzo.

ELEGANTIA è la prima personale del duo di artisti belgi Jos de Gruyter & Harald Thys in un’istituzione italiana. Concepita come la costruzione di un ambiente preciso in dialogo rigoroso con le sale del Palazzo dell’Arte, ELEGANTIA è stata immaginata come una messa in scena dell’idea stessa di “mostra”, riflesso mentale e miraggio artificiale di un allestimento. Indirettamente ispirata dalla ricca, complessa e ipertrofica storia di produzione e presentazione che caratterizza la Triennale e il suo Palazzo, la mostra è la caricatura di un’architettura, l’immagine di un’esposizione sulle “belle arti”, che si rivela – dopo pochi attimi di straniamento – come un catalogo ambiguo di orrori e solo apparenti normalità.

Francesco Garutti (*1979), è curatore d’arte contemporanea e d’architettura. “Emerging Curator 2013-2014” presso CCA Montreal, dal 2011 al 2013 è stato responsabile delle pagine d’arte contemporanea della rivista Abitare. Tra il 2007 e il 2008 ha lavorato come architetto per Peter Zumthor Architekturbüro e dal 2014 al 2016 ha insegnato presso il Dipartimento di Scienza per l’Architettura dell’Università di Genova. Nel 2012 ha curato il progetto “Portikus Under Construction” negli spazi di Peep-Hole a Milano; insieme a Yann Chateigné Tytelman è stato curatore e selezionatore per l’edizione 2013 del Furla Prize for Emerging Italian Artists. Dal 2015 è curatore dei programmi espositivi di THEVIEW Studio, Genova. Tra i suoi libri recenti “FAIRLAND” (2014) Koenig Books e Mousse Publishing, “HOME’S WIND” a+m bookstore edizioni (2016) e “Can Design Be Devious?” CCA Montreal (2016).

Palazzo della Triennale
Viale Alemagna, 6 – 20121 Milano

Carlo Adelio Galimberti

Giovedì 9 marzo 2017 ore 18 , alla Galleria Ponte Rosso (via Brera 2, Milano) inaugura la mostra personale di CARLO ADELIO GALIMBERTI.
Carlo Adelio GalimbertiSono esposti oltre venti dipinti, alcuni di grande formato, risultato del recente lavoro dell’artista.

In questi dipinti Galimberti, ispirato da grandi maestri, riproduce parte di un’opera nota inserendola in una sua composizione, ponendo l’opera in relazione con elementi del contemporaneo.“Avete mai visto un pittore al lavoro? A me è capitato di vedere Galimberti che dipingeva mentre non si accorgeva d’essere osservato. Aveva due zucche su di un tavolino illuminate da una candela. Quando poi abbiamo parlato gli ho chiesto perché usasse una candela per illuminare il soggetto. Mi ha detto che la luce della fiamma indora la pelle, come non fa la luce naturale o quella artificiale. “La pelle? Ma si tratta di una zucca”, gli ho obiettato. Mi ha detto che una zucca o un corpo umano per un pittore sono la medesima cosa, esercitano la medesima attrazione, richiedono tanta manifattura a fare un quadro buono di fiori, come di figure.” (.) Antonio Musus

Carlo Adelio Galimberti è stato docente di Discipline Pittoriche nei Licei Artistici. Collabora con riviste di storia del disegno e dell’incisione antica e moderna. Svolge consulenze per questioni iconografiche e storico-artistiche per diverse aziende italiane. Allestisce mostre personali nelle più importanti città italiane e all’estero. È autore di testi di storia dell’arte oltre che di molteplici monografie di artisti italiani.

Ultime pubblicazioni: Mogli, garzoni e amanti. Amore ed erotismo nella vita e nell’opera degli artisti del XVI secolo, Ed. Pagliai, Firenze 2011 e (coautore con Marco Grazioli) Creare, governare, dirigere. Evocazioni antiche per un paese che risorge, Ed. Alinari, Firenze 2015.

La mostra resterà aperta fino a venerdì 31 marzo 2017 con il seguente orario:
da martedì a sabato 10-12.30 e 15.30-19.

Contatti:

Galleria Ponte Rosso
via Brera 2 Milano Tel./Fax 02.86461053
E-mail : ponterosso@ponterosso.com
Orario di apertura: 10-12.30 / 15.30-19 Chiuso domenica e lunedì
www.ponterosso.com

Guerre Stellari – Play

La mostra sulla saga che ha sedotto tre generazioni – Dopo il grande successo ottenuto al Complesso del Vittoriano – Ala Brasini di Roma, arriva ai Magazzini del Cotone del Porto Antico di Genova – in una versione più ricca e interattiva – la mostra dedicata all’affascinante universo di Guerre Stellari – Play, un mito assoluto che ha incantato tre generazioni dal 1977 a oggi.

Guerre-Stellari–PlayDal 9 marzo al 16 luglio 2017 oltre 1000 pezzi tra modellini, action figures e stampe d’epoca – alcune esposte per la prima volta in Italia – raccontano ai visitatori le scene e i personaggi più indimenticabili di un mondo che ancora oggi seduce e appassiona a livello globale.

A distanza di 40 anni dalla prima uscita nelle sale del primo film della saga (anniversario che sarà celebrato a maggio 2017), si conferma l’importanza mediatica di un fenomeno divenuto parte integrante della cultura popolare mondiale, della quale questa mostra rappresenta una delle molteplici sfaccettature, unica esposizione al mondo a narrare le pellicole attraverso il merchandising.

Guerre Stellari – Play. La mostra sulla saga che ha sedotto tre generazioni si focalizza sull’aspetto ludico della leggendaria narrazione, utilizzando una selezione attinta dall’infinita produzione – partita nel 1977 – di merchandising a marchio Kenner (ora Hasbro) e che Fabrizio Modina, curatore della mostra e uno dei massimi collezionisti mondiali di toys fantascientifici, mette a disposizione del grande pubblico.

Ai più classici toys sono affiancati rarissimi pezzi vintage da collezione quali costumi, accessori, caschi e armi che, in scala reale, ricostruiscono con accurata presenza scenica quell’universo di valori e stereotipi che sono andati oltre il cinema per divenire icone universali.

La mostra Guerre Stellari – Play. La mostra sulla saga che ha sedotto tre generazioni, con il patrocinio del Comune di Genova e da un’idea di Kornice, è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia ed è curata da Fabrizio Modina.
L’evento vede come sponsor Generali Italia e media partner Il SecoloXIX e Radio Babboleo.

Ufficio Stampa Arthemisia
press@arthemisia.it- T +39 06 69380306

Giacomo Balla. Un’onda di luce

I capolavori di Giacomo Balla, donati in due riprese dalle figlie alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, e una selezione della famosa raccolta dei ritratti, con tanto di concorso per il personaggio più bello, sono al centro di due distinte e interessanti rassegne allestite dal 21 febbraio alla GN.

Giacomo-Balla_4Si tratta di importanti nuclei delle raccolte museali, in genere non esposte per motivi conservativi e di allestimento nella loro interezza, ma veri e propri tesori dell’istituzione romana.

Si intitola ‘Giacomo Balla. Un’onda di luce‘, la mostra a cura di Stefania Frezzotti che inaugura quest’oggi e che resterà aperta fino al 26 marzo, proponendo per la prima volta insieme le opere provenienti da due donazioni elargite dalle figlie del grande maestro futurista durante il secolo scorso. Il consistente nucleo di 35 dipinti donati da Elica e Luce Balla nel 1984 nonché opere chiave del periodo futurista, di cui la Galleria era priva, i dipinti degli anni Venti, fino a comprendere l’ultima produzione figurativa.

Giacomo Balla. Un’onda di luce
Dal 21-02 al 26-03-2017
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
viale delle Belle Arti 131 — 00197 Roma — T +39 06 322981 — gan-amc@beniculturali.it

(fonte)

Altezze d’artista

Scrive Ilaria Teofilo : ‘Non è la specie più forte a sopravvivere e nemmeno quella più intelligente, ma la specie che risponde meglio al cambiamento.

Sembra esserci questo assunto darwiniano alla base della fervida stagione di evoluzione e sperimentalismo che l’artista Michele Agostinelli sta vivendo aprendosi al concettuale e all’astrattismo informale dopo oltre quarant’anni di figurativo e accademismo.

La mostra “Altezze d’artista – panoramiche sulla materia tra cielo e terra” è il risultato di un faticoso percorso intimistico nel quale Agostinelli ha scelto di avventurarsi liberandosi dalle sovrastrutture. E’ tangibile il bisogno di superare il pesante fardello del passatismo e della memoria non per dimenticare ma per rielaborare, rivivere, comprendere e giungere ad una vera e propria agnizione di un sé più vero.

Panoramiche dall’alto, dunque, sono i soggetti preferiti di Agostinelli, che decide di rappresentare i luoghi fisici e “luoghi dell’anima”, ma anche uno sguardo verso l’alto come testimoniano le opere serigrafiche che hanno come soggetto i fuochi d’artificio, trait d’unione tra la passione fotografica e l’avanguardia . Inner life ed esterno si ricongiungono nella necessità di elevarsi ed astrarsi. L’atto creativo diventa gestualità orgasmica, un sincretismo artistico che parte dalle immagini impresse nella mente per poi esplodere nell’espressionismo e nell’action painting. L’arte si fa materica, tridimensionale. Concrezioni di materiali organici( culmi di graminacee, rametti secchi, gusci di molluschi) ed elementi inusuali (brandelli di zerbini, rondelle, bulloni , pezzi di juta, frammenti di specchi) disegnano marine chiarie e apriche, campagne silenziose e assolate, città in movimento. Il senso del rappresentato prende forma attraverso un’innata capacità di visione. Un’arte polisemica che permette la risemantizzazione degli oggetti: la catena di una bicicletta diventa un muretto a secco, la scheda madre di un pc architettura metropolitana.

Altezza intesa, non solo geometricamente come distanza da un piano, ma come profondità, una profondità necessaria per scandagliare il vissuto emotivo. Le passioni e ricordi si fondono alle proiezioni sul futuro, i paesaggi, soprattutto pugliesi, respirati, conosciuti e vissuti vengono rappresentati come incontaminate waste land dove non c’è spazio per le figure antropomorfe anche se in realtà parlano un linguaggio fortemente umano, quello dell’anima. Il bisogno di comunicazione, di una ritrovata empatia si manifesta nei dettagli come la cassette delle lettere in “Regie Poste”, nell’utilizzo di alluminio fuso reperito direttamente dalle zone incendiarie del Gargano per rappresentare la distruzione di Hiroshima e Nagasaki in “Fiore di Fuoco”, nell’emblematica “Cassaforte delle emozioni” che si apre al mondo. Un’arte apparentemente povera che si impreziosisce con le riflessioni dell’artista.

Le opere spesso di dimensioni molto grandi, non hanno cornice o strabordano su di essa. La materia, decisiva anche per il cromatismo, viene smembrata, fusa, assemblata con il furor di demiurgo in grado di forgiarla e donarle valenza testimoniale. Agostinelli si reinventa, giunge alla consapevolezza, alla libertà espressiva. Gioca, si diverte. Segue i voli pindarici della fantasia. La sua è un’arte leggera ma densa che fa tesoro dell’insegnamento di Italo Calvino: “Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”.

La mostra “Altezze d’artista”, curata da Alessandra Savino, si inaugurerà il 23 febbraio 2017 alle ore 19.00 a Bitonto presso il Torrione Angioino e sarà visitabile fino al 9 marzo tutti i giorni dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 18.00 alle 21.00 con ingresso libero.