La Basilica di Siponto di Edoardo Tresoldi. Un racconto tra Rovine, Paesaggio e Luce

Dopo il successo riscosso a Singapore, in occasione del Gran Premio di Formula 1, DZ Engineering e Fondazione Dino Zoli presentano anche a Forlì il lavoro di Edoardo Tresoldi, uno dei giovani artisti più influenti d’Europa (“Forbes”, 2017), recentemente incoronato al Coachella Valley Music and Arts Festival in California.

Nella città-stato di Singapore, divenuta negli anni hub asiatico per diverse aziende globali, la DZ Engineering, società di Dino Zoli Group che dal 2011 realizza gli impianti di illuminazione e di comunicazione di pista sul circuito di Marina Bay, ha predisposto anche l’illuminazione artistica di alcuni edifici storici come National Gallery Singapore ed Esplanade Theatres on the Bay, festeggiando la vittoria delle gare d’appalto internazionali con la spettacolare installazione “Cube Temple. An ethereal creation of wire mesh in Singapore” di Edoardo Tresoldi, opera eterea fatta di rete metallica e luce. Un progetto che, in occasione del vernissage e dei successivi tre giorni di apertura, ha registrato la presenza di numerosi visitatori, interessati a scoprire un’eccellenza italiana nel mondo.

Dal 13 ottobre 2018 al 13 gennaio 2019 l’artista sarà ospite della Fondazione Dino Zoli con “La Basilica di Siponto di Edoardo Tresoldi. Un racconto tra Rovine, Paesaggio e Luce“, a cura di Nadia Stefanel.

Il programma di sabato 13 ottobre prevede, alle ore 18.00, un dialogo aperto con Edoardo Tresoldi, durante il quale i visitatori potranno approfondire attraverso una sessione di domande e risposte il percorso dell’artista e l’esperienza di Siponto, alla presenza di Mariastella Margozzi, direttore del Polo museale regionale della Puglia. A seguire, l’inaugurazione della mostra, promossa da DZ Engineering e Fondazione Dino Zoli in collaborazione con MiBAC – Polo Museale della Puglia, Ambasciata d’Italia a Singapore e Regione Emilia-Romagna.

Con “La Basilica di Siponto di Edoardo Tresoldi. Un racconto tra Rovine, Paesaggio e Luce”, l’autore si cimenta per la prima volta nella restituzione al pubblico di un’esperienza importante, ovvero quella della realizzazione di un’installazione permanente in rete metallica dedicata alla Basilica paleocristiana di Santa Maria, voluta dal Ministero per i beni e le attività culturali per il Parco Archeologico “Le Basiliche” di Siponto. Perfettamente integrata nel contesto pugliese, la scultura trasparente si configura come un manufatto contemporaneo capace di aprire nuovi scenari per la conservazione e valorizzazione del patrimonio storico e archeologico, in cui la luce gioca un ruolo determinante nel rapporto presenza-assenza.

Il progetto della Fondazione Dino Zoli intende ripercorrere, grazie all’uso di materiali d’archivio, il primo incontro tra Edoardo Tresoldi e gli ingegneri della DZ Engineering, chiamati nel 2016 ad illuminare la Basilica di Siponto sotto la supervisione di COBAR SpA. «Abbiamo conosciuto Edoardo – spiega Roberto Grilli, General Manager di DZ Engineering – illuminando il suo primo capolavoro». «È dal quel momento – prosegue Monica Zoli, Amministratore Unico di DZ Engineering – che sogniamo un progetto congiunto. Ora ne abbiamo realizzati addirittura due, uno a Singapore e l’altro a Forlì, in un’ottica di imprescindibile dialogo tra arte e impresa».

La mostra – spiega Nadia Stefanel, direttore della Fondazione Dino Zoli – «raccoglie bozzetti, riproduzioni fotografiche e video che documentano le diverse fasi che hanno portato alla realizzazione della così detta scultura-architettura. Il percorso si articola in tre sezioni: la prima dedicata alla storia e all’analisi del preesistente, la seconda incentrata sull’architettura, analizzata anche attraverso i fogli di taglio, la terza relativa ai progetti realizzati dagli ingegneri della DZ Engineering».

La ricerca di Edoardo Tresoldi si caratterizza per l’uso della rete metallica. A differenza dell’architettura convenzionale, che racchiude lo spazio restituendo un paesaggio modificato dall’uomo, la sua struttura essenziale abbraccia il contesto e accoglie la presenza umana dando vita a un’inedita realtà esperienziale. Una dimensione eterea in costante dialogo con il paesaggio, inteso come contaminazione di linguaggi culturali, sociali e identitari, le cui dinamiche diventano parti costituenti dell’opera.

La Fondazione Dino Zoli (Viale Bologna, 288 – Forlì) è aperta al pubblico da martedì a giovedì ore 9.30-12.30, da venerdì a domenica ore 9.30-12.30 e 16.00-19.00, chiuso lunedì e festivi. Ingresso libero. Per informazioni: tel. +39 0543 755770, info@fondazionedinozoli.com, www.fondazionedinozoli.com.

Testimonianze – Composizioni materiche e oggettuali dagli anni ’60 ad oggi

La Galleria d’Arte 2000 & NOVECENTO di Reggio Emilia (Via Sessi, 1/F) presenta, dal 13 ottobre 2018 al 13 gennaio 2019, le “Testimonianze” di dodici artisti italiani ed internazionali che, attraverso composizioni materiche ed oggettuali, hanno segnato la storia dell’arte dagli anni ’60 ad oggi.

Piero Gilardi – Larice e muschi, anni 2000 – poliuretano espanso, cm 100×100, foto: Fabio Fantini

In mostra, quattro tappeti-natura di Piero Gilardi che riproducono, in maniera realistica e meticolosa, frammenti di ambienti naturali sia a scopo ludico che di denuncia verso uno stile di vita che, con il passare del tempo, diventa sempre più artificiale e distruttivo. Opere in cui etica ed estetica s’incontrano. Sfruttando le potenzialità espressive di materiali industriali come il poliuretano espanso e i pigmenti sintetici, i suoi tappeti-natura si propongono come “rappresentazione nella rappresentazione” e tentativo di armonizzazione tra interno ed esterno, soggettivo ed oggettivo, naturale ed artificiale.

Il percorso espositivo continua con una scultura di Herbet Hamak dalla tipica forma geometrica, il cui colore è ottenuto attraverso la fusione di resine liquide e pigmenti che, solidificandosi, acquistano un aspetto a volte lattiginoso, opaco, dando vita a superfici lisce, dai colori profondi con tonalità inusuali.

A queste ricerche, si aggiunge un’opera di Marco Gastini dei primi anni ’80, periodo in cui il linguaggio dell’artista torinese si apre a una trasformazione radicale, rivelando un’inattesa apertura al colore e alla ricerca sui materiali. Tipica, nelle opere di quegli anni, la presenza di forme e oggetti di varia natura, che fuoriuscendo dai limiti della superficie, assumono inusuali valenze pittoriche.

Infine un’opera di Giulio Turcato degli anni ’70 dalla gestualità rarefatta ed onirica, realizzata con sabbie colorate: in base al punto in cui la si guarda e all’illuminazione che riceve cambia sfumature. Un linguaggio molto fluido, con linee sinuose ed un particolare risalto dato al colore ed alla sua differente percezione.

In esposizione anche opere di Carla Accardi, Valerio Adami, Gianfranco Ferroni, Giorgio Griffa, Elio Marchegiani, Paola Pezzi, Piero Ruggeri, Graham Sutherland.

La collettiva sarà visitabile fino al 13 gennaio 2019, tutti i giorni con orario 10-12,30 e 16-19,30, aperto anche domenica e festivi. Ingresso libero.

Per informazioni: tel. 0522 580143, duemilanovecento@tin.it, www.duemilanovecento.it, www.facebook.com/duemilanovecento.

 

Testimonianze
Composizioni materiche e oggettuali dagli anni ’60 ad oggi
Carla Accardi, Valerio Adami, Gianfranco Ferroni, Marco Gastini, Piero Gilardi, Giorgio Griffa, Herbet Hamak, Elio Marchegiani, Paola Pezzi, Piero Ruggeri, Giulio Turcato, Graham Sutherland
Reggio Emilia, 2000 & NOVECENTO Galleria d’Arte
13 ottobre 2018 – 13 gennaio 2019
Orari: 10-12,30 e 16-19,30, aperto anche domenica e festivi

 

Per informazioni:
2000 & NOVECENTO Galleria d’Arte
Via Sessi 1/F | 42121 Reggio Emilia
Tel. 0522 580143 | Fax. 0522 496582
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Interferenze Progressive

Si inaugura sabato 13 ottobre alle ore 17, negli spazi del Museo Emilio Greco di Sabaudia, la mostra Interferenze Progressive dedicata al periodo più recente della ricerca pittorica di Mariangela Calabrese.

Quindici dipinti ed una installazione-scultura che sembrano manifestare il senso di una indagine sempre più proiettata verso il superamento della dimensione formale della narrazione e che segnano, probabilmente, un momento di grande maturità nel percorso pittorico dell’artista di origine salernitana.

Dopo gli appuntamenti, quasi in contemporanea, della primavera scorsa al Museo Crocetti di Roma e al Minimo di Napoli Mariangela Calabrese approda in questo spazio prestigioso e carico di suggestioni per suggerire, ancora una volta, il segmento ultimo del suo viaggio di artista. Un itinerario sempre più confidenziale e intimo offerto allo sguardo degli altri perché questo possa farsi istante di riepilogo, di intesa, di emozione.

In un progressivo e incalzante tentativo di rimuovere “il peso della forma”, Mariangela Calabrese affida alle cromie del blu e del cadmio, alle misture della biacca e dell’oro, un ruolo di inedita scrittura capace di restituire alla riflessione un moto più segreto ma autentico.

Scrive Marcello Carlino:

“Al protagonista dal nome impronunciabile delle Cosmicomiche di Calvino, prima ancora che l’universo si formi come lo abbiamo conosciuto, accade di avvistare qualcosa di sorprendente all’orizzonte, cosicché attende giorno dopo giorno che la meraviglia si rinnovi e che l’immagine incontrata dal suo sguardo s’arricchisca di altri sorprendenti elementi e trami una sequenza alla quale egli risponderà a sua volta con immagini e sequenze lanciate nello spazio: è la storia fantastica della nascita del segno e della sua crescita in sistema e della sua variazione nel tempo che motivano la comunicazione come bene comune.

Non dissimile è quel che si produce sulla tela di Mariangela Calabrese. Un segno, un grumo di segni appare ogni volta come un dirigibile (una misteriosa presenza affiorata, evocata) che naviga nell’atmosfera e che, con diversi gradi angolari di inclinazione, si ripete variando e istituendo nuove potenziali connessioni: e cioè ora è l’abbrivo della configurazione possibile di una marina, con porto e navi e case affacciate sull’acqua, che cerca un racconto; ora è la richiesta a chi osserva di pensare uno spazio montano con nevi perenni e di ambientarvi una storia; ora è una fenditura anatomica che incoraggia discese nel profondo; ora s’azzurra sapendo di mare e di cielo o s’imbruna per effetto di vento o s’arrossa postulando passioni e tramonti su di umane attestazioni; ora s’asciuga per arte del levare e perciò fa bianco e silenzio tutt’intorno come volendo dire della sua essenzialità originaria, originariamente basilare per qualunque costruzione si progetti e discorso si appresti. Presa dal fascino delle cromie tentate dal monocromo, abitando l’informale e però praticandolo in ascesi così da regolare in leitmotiv i ritorni delle apparizioni e da farle polite e libere da ogni ridondanza, la pittura di Mariangela Calabrese mostra il segno come incipit e nella sua offerta incipitaria coglie lo scatto d’energia polisensa che schiude le possibilità di racconto.

Perciò, come in un piccolo manifesto di poetica, linee quali sottili trabeazioni e quali diramate trame di collegamento rigano di quando in quando la tela; mentre l’installazione, qui sezione aurea, con la forza dell’incisione riporta su mappa, lievi ma tenaci, i segni e demanda al filo d’alluminio, che si svolge e s’avvolge facendo da ponte luminoso tra le lastre incise, l’annuncio della tessitura di un racconto possibile ovvero di possibili di racconto. E ancora Calvino autorevolmente conferma: non il racconto ma i possibili del racconto (e dunque gli inizi dei racconti come in Se una notte d’inverno un viaggiatore) è bene narrare. Fa bene narrare.” 

MARIANGELA CALABRESE

INTERFERENZE PROGRESSIVE

 MUSEO EMILIO GRECO – SABAUDIA (LT)

 Dal 13 AL 22 OTTOBRE 2018

Mariangela Calabrese

Scrive Rocco Zani a proposito di Mariangela Calabrese e della sua mostra Interferenze Progressive aI Museo Emilio Greco di Sabauda : “Il senso di una mostra è il senso di un percorso codificato. Come se l’osservazione “disciplinata” di un viaggio (quello che all’artista appartiene comunque, come violazione o punteggiatura, indicatore o consapevolezza) non fosse un blando esercizio di sopravvivenza o di asilo, piuttosto il cortile arioso dove disporre la traccia morale della propria volontà. Almeno per Mariangela Calabrese. Nulla è accidentalmente occasionale.

Nulla è offerto come precario sostentamento o rendiconto doveroso . Ecco allora che la mostra ordinata nei magnifici spazi del Museo Emilio Greco pare farsi – ancora una volta – luogo di decifrazione del tempo trascorso. In questo caso del tempo recente, frenetico, traboccante, eppure ricco di una “musicalità” inedita, appassionata. Perché nessun tempo vissuto è agorà di quello presente. Chi, come me, ha avuto la sorte di pedinare il cammino della Calabrese pittrice ha scoperto, via via, ogni declinazione, ogni dissolvimento. Le pause, il silenzio, le esitazioni, il rinvenimento di una luce fino allora celata, il senso – anche in questo caso – di indagare tra i fotogrammi di un nuovo sillabario.

A me pare sia questa, la sua nuova stagione pittorica. Di intendimenti e di rotte. Il chiaro tentativo di rimuovere le frontiere della forma, il suo disfacimento plastico in una sorta di sedimentazione cromatica, finanche il dissolvimento o l’abrogazione dei profili (significative le scalfitture rigate nei “corpi” di talune opere) provoca – in un contraltare bilanciato – non già un disorientamento dello sguardo, piuttosto l’ accesso dello stesso ad una dimensione di intima ispezione.

E’ allora che il “notturno” immaginato e riflesso si fa marea tonale, spirale di umori, crocevia del tragico e del ripensamento, di bagliori e di sfinimento. Incrocio della sua esistenza e delle nostre vite che ne saccheggiano l’ascolto. Come a riversare nelle pendenze e nelle diavolerie del colore – assoluto protagonista – ogni suo (e nostro) tentativo di annunciare, di offrire, di informare. O, forse, di intendere.

 

MARIANGELA CALABRESE

INTERFERENZE PROGRESSIVE

 MUSEO EMILIO GRECO – SABAUDIA (LT)

 Dal 13 AL 22 OTTOBRE 2018

Armonie in Alluminio

La VII edizione del Premio COMEL Vanna Migliorin Arte Contemporanea giunge alla sua fase conclusiva: sabato prossimo, 6 ottobre, a partire dalle ore 18.00 sarà inaugurata la mostra Armonie in Alluminio.

In esposizione fino al 27 ottobre le opere dei 13 finalisti scelti da una giuria di esperti. Opere il cui materiale principale è l’alluminio, lavorato con diverse tecniche per declinare il tema di quest’anno: l’armonia.

La mostra si preannuncia già molto interessante non solo per l’alto livello delle opere e le personalità degli artisti, ma anche per l’atmosfera internazionale che si respira, infatti ben sette sono i paesi rappresentati (Italia, Albania, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Polonia e Russia oltre a Iran e Israele, paesi d’origine di due finalisti che vivono e lavorano in Europa). All’internazionalità si unisce anche la multidisciplinarietà suggerita dal tema: l’osservazione attenta e la molteplice interpretazione del concetto di armonia hanno fatto sì che i linguaggi si fondessero, con risultati del tutto inaspettati.

Un compito affatto semplice quello dei giurati che dovranno scegliere il vincitore entro sabato 20 ottobre, giorno in cui saranno consegnati il Premio della Giuria e quello del pubblico, che nel frattempo è chiamato a votare l’opera preferita.

In questo contesto di scambio culturale e condivisione, che da sempre contraddistingue il Premio COMEL, nel pomeriggio del 6 ottobre si svolgerà dunque l’inaugurazione della mostra, durante la quale sarà presentato inoltre il catalogo ad essa dedicato, corredato dei testi critici dei giurati di questa edizione.

I 13 finalisti: Yinon Avior (Israele – Danimarca, Copenaghen), scultura; Maryam Baniasad (Iran – Italia, Milano), scultura; Marco Cavalieri (Italia, Roma), scultura; Laura De Lorenzo (Italia, Roma), scultura; Lino Di Vinci (Italia, Genova), pittura; Sergey Filatov (Russia, Mosca), scultura; Monika Kosior (Polonia – Italia, Roma), scultura; Marsel Aion Lesko (Albania – Italia, Roma), scultura; Gisella Meo (Italia, Roma), scultura; Carmelo Minardi (Italia, Catania), scultura; Boryana Petkova (Bulgaria – Francia, Parigi), pittura; Simon Van Parys (Belgio, City Of Ghent), pittura; Federica Zianni (Italia, Milano), scultura.

I giurati: presidente della giuria Giorgio Agnisola, critico d’arte e scrittore, docente di arte sacra presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale; Andrea Baffoni storico e critico d’arte, curatore di mostre in Italia e all’estero, saggista e giornalista; Lorenzo Canova storico dell’arte, curatore, critico d’arte e professore associato di Storia dell’Arte Contemporanea presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche, Sociali e della Formazione dell’Università degli Studi del Molise; Ada Patrizia Fiorillo, storica, critica dell’arte, giornalista e professore associato di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università degli Studi di Ferrara; l’imprenditrice e manager Maria Gabriella Mazzola titolare con la sua famiglia della CO.ME.L., unica azienda promotrice e sostenitrice del Premio COMEL.

INFO

Armonie in Alluminio – Premio COMEL Vanna Migliorin Arte Contemporanea VII edizione

Promossa e organizzata da Maria Gabriella Mazzola e Adriano Mazzola

Dal 6 al 27 ottobre 2018

Premiazioni: 20 ottobre

Tutti i giorni dalle 17.00 alle 20.00

Spazio COMEL Arte Contemporanea, Via Neghelli 68 – Latina

Ingresso Libero

Contatti: www.premiocomel.it | info@premiocomel.it | 0773.487546

Premio COMEL Vanna MigliorinArte Contemporanea
tel [+39] 0773 487546 – email info@premiocomel.it sito www.premiocomel.it

I Matematici di Paladino

Scrive il critico d’arte Enzo Di Martino a proposito di Mathematica, la cartella costituita da sei incisioni a colori realizzate da Mimmo Paladino : “La rappresentazione della figura umana è uno degli aspetti più sorprendenti della manifestazione dell’arte perché è in questa operazione che l’artista rivela chiaramente la sua riconoscibile calligrafia espressiva e, allo stesso tempo, la sua inevitabile ambiguità. Come accade di vedere in queste sei misteriose figure di Mimmo Paladino, immobili e solenni, indecifrabili.

In altre occasioni, ad esempio nelle sue note sculture bianche, l’artista le ha chiamate “testimoni”, ma potrebbero essere pensatori, filosofi, o “matematici”.

A ben vedere, del resto, la filosofia dei numeri può coincidere con la filosofia delle forme e nel caso di Paladino la “sacra ambiguità” della rappresentazione può indurre a pensare che si tratta forse di alchimisti, pensatori medievali che affermano di possedere la “pietra della conoscenza”.

Questi Matematici sono abbigliati con vesti sontuose, sacerdotali, e le forme e i numeri che adornano le loro figure appaiono simbolicamente sacrali.

Forse hanno a che fare con le misteriose sequenze dei numeri di Fibonacci e conoscono già il valore dello zero e la sapienza del fuoco.

I numeri e le forme sono peraltro ricorrenti nell’opera di Mimmo Paladino e risultano infine gli strumenti decisivi delle sue alchimie immaginative.

A noi riguardanti resta fronteggiare gli interrogativi senza risposte che questi matematici pongono, per fortuna nel segno splendente dell’opera d’arte.” – Enzo Di Martino

 

Sabato 13 ottobre 2018 ore 17:30, presso la Pinacoteca di Bari, sarà presentata al pubblico la cartella “MIMMO PALADINO MATHEMATICA”. Alla presentazione interverranno:  Clara Gelao ed Enzo Di Martino .

Il Terzo Paradiso a Fontecchio

Il Terzo Paradiso” di Michelangelo Pistoletto trova casa a Fontecchio, comune in provincia dell’Aquila situato all’interno del Parco Naturale del Sirente-Velino della Regione Abruzzo. Il piccolo borgo, le cui origini risalgono all’epoca romana e gravemente ferito dal terremoto del 2009, accoglie l’intervento di Pistoletto come “un’opportunità per rinascere” – facendo proprio il messaggio dell’artista – “nel senso della responsabilità e della creatività“.

L’inaugurazione è programmata per sabato 13 ottobre 2018 nell’ambito delle manifestazioni organizzate per la Quattordicesima Giornata del Contemporaneo da AMACI e sarà allocato in modo permanente nel mezzo del parco dell’Ex Convento di San Francesco, proprio nel centro del paese, in un punto strategico di eccellente visibilità e sarà accessibile in qualsiasi orario e giorno dell’anno.“Il Terzo Paradiso” a Fontecchio , promosso dal Comune di Fontecchio e curato da Marcella Russo, è organizzato dall’associazione culturale GrandHotel in collaborazione con Cittàdellarte Fondazione Pistoletto, Artivazione e Rivista MU6. L’operazione rientra nell’ambito del progetto culturale PARCO ARTE DI NATURA che prevede la produzione di opere d’arte firmate da artisti internazionali realizzate con materiali esistenti in natura. “Il Terzo Paradiso” è fortemente voluto dal Comune di Fontecchio, nella persona del Sindaco Sabrina Ciancone che, con una visione attenta ai temi della cultura, ha visto nell’opera di Pistoletto l’opportunità di un rilancio per la comunità stessa del borgo.

Durante la giornata di sabato 13 ottobre, a partire dalle ore 10.30, Francesco Saverio Teruzzi, coordinatore degli Ambasciatori del Progetto internazionale Rebirth/Terzo Paradiso, coinvolgendo i cittadini di Fontecchio e gli studenti delle scuole del territorio, darà il via all’azione performativa del Terzo Paradiso. I partecipanti “costruiranno” il simbolo permanente del Terzo Paradiso utilizzando “scarti di materiale di riciclo” utilizzato per la ricostruzione del borgo dopo il terremoto. Il “Nuovo Segno d’Infinito” è quindi il frutto dei due cerchi opposti, che significano natura e artificio, più quello centrale, dove la congiunzione dei due rappresenta il grembo generativo del Terzo Paradiso.

Michelangelo Pistoletto protagonista del mondo dell’arte contemporanea, affermando che: “L’arte è strumento di pensiero e come tale è capace di rimettere in moto la vita”, dal 2003 porta avanti il progetto itinerante “Il Terzo Paradiso”. Il TP fino ad oggi è stato ospitato in diversi siti e sedi del mondo, come l’atrio del Consiglio dell’Unione Europea a Bruxelles nel 2014 e più recentemente nel 2018 raggiungendo addirittura lo spazio, grazie alla missione Expedition 53/53 destinazione ISS – Stazione Spaziale internazionale.

Fontecchio Perché
Il Borgo è caratterizzato da una varietà morfologica e una ricchezza di patrimonio fauno-floristico, consistente nella presenza di rare specie vegetali e animali. A un primo sguardo, infatti, Fontecchio si svela come adagiato in un letto verde, protetto dalla natura e sorvegliato a distanza dalla maestosità del monte Sirente, dal peculiare profilo quasi dolomitico.

Cos’è Parco Arte di Natura
Il progetto, ideato dall’associazione culturale Grand Hotel nel 2014, nasce con l’obiettivo di promuovere l’arte, alimentando la sua capacità di nutrire e nutrirsi nel rapporto con luoghi, spazi e persone, nel dialogo con le tradizioni e le culture locali. Il progetto prevede la produzione di opere d’arte realizzate con materiale naturale e di riciclo reperibile in natura, firmate da artisti internazionali. Le opere, nate all’interno di tale progettualità, saranno collocate in vari comuni, privilegiando quelli danneggiati dagli effetti del terremoto, e disposte in posti strategici al fine di ripopolare antichi luoghi di aggregazione o crearne di nuovi. Parco Arte di Natura si pone fra i propri obiettivi la creazione di nuovi percorsi turistico-culturali e sociali che supportino le attività del marketing territoriale.

SCHEDA TECNICA

Titolo: MICHELANGELO PISTOLETTO – “IL TERZO PARADISO” a Fontecchio
Artista: Michelangelo Pistoletto
Curatore/Ambasciatore Rebirth/Terzo Paradiso: Marcella Russo
Parte del progetto Parco Arte di Natura
Inaugurazione: Sabato13 ottobre 2018 ore 10.30
Durata: opera permanente
Luogo: Comune di Fontecchio – Ex Convento di San Francesco
Via S. Pio, 67020 Fontecchio AQ
Sito: www.terzoparadiso.org; www.cittadellarte.it; www.artedinatura.it; www.fontecchio.gov.it
Pagina FB: RPpress @russopaiatopress
Contatti: Marcella Russo
Tel: 0039 349 3999037
Mail: marcellarusso.russo@gmail.com

Organizzazione: Ass.Culturale Grand Hotel
Collaborazioni: Cittàdellarte – Fondazione Pistoletto; Artivazione; MU6

Ufficio Stampa: Russo//PaiatoPress
Contatti: Maria Letizia Paiato
Tel: 0039 348 3556821
Mail: press@rp-press.it
Sito: http://www.rp-press.it/

Comunicazione: YBRAND
Sito: www.ybrandweb.com

Patrocinio: GSSI Gran Sasso Science Institute; UNIVAQ Università degli studi dell’Aquila; ABAQ Accademia di Belle Arti dell’Aquila;

Evento organizzato in occasione della Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI, Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani

Reflections on the lake

Reflections on the lake”: mostra di Omar Galliani presso l’hotel THE VIEW Lugano, tra bellezza estatica dei volti e poesia dell’acqua.

In occasione della terza edizione della fiera di opere su carta Wopart, il boutique hotel THE VIEW Lugano, sponsor ufficiale della manifestazione, ha inaugurato presso i propri spazi un progetto inedito dell’artista Omar Galliani, voce autorevole nel panorama internazionale.

Il rapporto narcisistico con le acque del lago di Lugano indica la volontà dell’autore di trovare una cifra comune tra il riflesso inteso come dato fisico del rispecchiamento del volto e ciò che lo sottintende psicologicamente con tutte le conseguenze: dalla bellezza estatica al dubbio identitario. La cifra d’oriente caratterizza tutte le opere esposte. L’uso della foglia d’oro e il blu oltremare, in alcuni lavori, ne amplificano il risultato estetico e concettuale. Il mistero del disegno si fonde così nella complessità del soggetto. Un cortocircuito ideale tra l’uso di una tecnica esemplare e la ricerca di nuovi contenuti tra passato, presente e futuro.

Il percorso espositivo interessa la hall, le sale e la Spa, ma anche la suite, all’interno della quale è stata installata l’opera a pastello su tavola “Blu Oltremare”, pensata appositamente per THE VIEW Lugano. Da un disegno storico (“Le tue macchie nei miei occhi”, 1982), esposto alla Biennale di Venezia, alle opere più recenti come i pastelli del ciclo “Berenice”, in cui le stelle e i pianeti si fondono attorno allo sguardo estatico di una “lei” il cui volto resta precluso all’osservatore, o “Chlorophelia”, altra grande tavola che apre la mostra coniugando l’uso del disegno e dell’oro come rispecchiamento aurorale della luce, sino a ai disegni della serie “Soltanto rose”, dove il fiore “mariano” per antonomasia, la rosa, si sposa con il bianco abbacinante del foglio declinando così la propria esistenza.

Grazie a Sara Rosso, presidente del Gruppo Planhotel che dal 2015 gestisce THE VIEW, e alla sua passione per l’arte, l’hotel si fa ancora una volta promotore di un evento di alto livello, capace di legare la bellezza e la poetica delle opere di Omar Galliani all’esclusività dei suoi spazi, frequentati da un pubblico internazionale.

La mostra è visitabile gratuitamente fino al 30 novembre 2018, dalle ore 08.00 alle ore 21.00, inviando comunicazione all’indirizzo events@theviewlugano.ch. Saranno inoltre organizzate visite guidate con aperitivo. Per maggiori informazioni: www.theviewlugano.com.

Omar Galliani, artista italiano di fama internazionale, ha esposto le sue opere nei più importanti musei del mondo, in Europa, Cina, Sud America. Una sua grande tavola, nel 2018, è entrata a far parte delle collezioni del NAMOC di Pechino (Museo Nazionale d’Arte della Cina), accanto ai lavori di Pablo Picasso, Salvador Dalí, Kaethe Kollwitz ed Ansel Adams. Ha partecipato, inoltre, alle biennali di San Paolo, Parigi, Tokyo, Praga, Pechino e Venezia. È docente di pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano. Per approfondimenti: www.omargalliani.com.

Planhotel Hospitality Group, fondato a Lugano nel 1997, dove ha sede il suo quartier generale, è leader nel management di Resort e Hotel nell’Oceano Indiano. Il gruppo si occupa di gestire e di sviluppare le strategie di marketing e di distribuzione del network dei suoi brand Diamonds Hotels & Resorts, Sandies Hotels & Resorts e dei tre hotel THE VIEW Lugano, Hotel Italia Cortona e Malindi Dream Garden in Kenya. A capo, Sara Rosso, che ha individuato nella perfezione del servizio e nell’ospitalità di qualità la vera chiave del successo, realizzando strutture adatte a diverse tipologie di viaggiatori, dove l’attenzione all’ospite e i servizi al cliente sono l’assoluto tratto distintivo. La famiglia Rosso ha una lunga storia di ospitalità e turismo, con il nonno di Sara Rosso, proprietario di hotel e, a seguire, con il Tour Operator Franco Rosso, brand storico del turismo italiano, fondato dal padre e dalla madre. Un background familiare che le ha lasciato in eredità una profonda conoscenza del mercato e dell’hôtellerie tailor made, una sensibilità estrema a soddisfare le esigenze del cliente e un concetto di tempo libero che fa dell’esclusività il suo diktat.

Per maggiori informazioni: www.theviewlugano.com, www.planhotel.com

report fotografico realizzato da Gabriele Basilico

PER INFORMAZIONI:
The View Lugano Hotel & Spa
Via Guidino 29, Lugano, Paradiso
T: +41 091 2100000/09
E: info@theviewlugano.ch
www.theviewlugano.com
www.planhotel.com

Archivio Omar Galliani
E: info@omargalliani.com
www.omargalliani.com

UFFICI STAMPA:
Smith-Petersen PR & Communication
Alice Caudera
T: +39 02 36537328
E: alice.caudera@smith-petersen.com

CSArt – Comunicazione per l’Arte
Chiara Serri
T: +39 0522 1715142
E: info@csart.it

Mario Surbone – Colori Primari: Incisi

La mostra curata da Fabrizio Parachini presenta al pubblico, a circa due anni di distanza dalle importanti esposizioni tenutesi a Milano presso l’Università Bocconi e presso la Fondazione Stelline una selezione tematica delle opere che l’artista torinese ha realizzato fra il 1968 e il 1978

L’esposizione raccoglie una selezione di opere realizzate nei soli colori che il neoplasticismo olandese, ha definito come “primari”: bianco, nero, grigio, giallo, rosso, blu. Una silloge di grande purezza che vuole esaltare l’idea di armonia (cromatica e formale) come fondamento di ogni manifestazione naturale.

Mario Surbone ha esordito come pittore nel 1958 alla “Mostra nazionale d’arte giovanile “ di Roma e ha realizzato la sua prima personale nel 1962 presso la Galleria il Canale di Venezia. Da esperienze nell’ambito della pittura di tipo “informale” è arrivato tra il 1967 e il 1968 a condurre una ricerca sugli elementi pittorici primari, studiando le possibilità della superficie piana di farsi volume grazie a specifici interventi operativi e a un uso del colore misurato e in chiave espressiva. Sono nati così, nel decennio in questione, gli “Incisi”, opere realizzate con cartoni intagliati secondo strutture rigorosamente geometriche, monocromi (dipinti con tempera o pittura acrilica) e modulati in modo da creare un’apparenza tridimensionale fatta sia di concrete forme estroflesse che di luci e ombre. Queste opere sono la prova di come l’artista abbia condotto una ricerca approfondita e articolata sui temi visuali internazionali emersi tra gli anni sessanta e settanta e di come sia stato capace di cogliere le istanze artistiche più innovative di quegli anni e di riflettervi e interpretarle in modo del tutto personale.

Con la mostra dedicata a Mario Surbone la Fondazione Bandera per l’Arte aderisce sabato 13 ottobre 2018 alla Quattordicesima edizione della Giornata del Contemporaneo organizzata da AMACI.

Mario Surbone – Colori Primari: Incisi
FONDAZIONE BANDERA
Busto Arsizio (VA) – dal 23 settembre all’undici novembre 2018
Via Andrea Costa 29 (21052)
+39 0331322311 , +39 0331398464 (fax)
info@fondazionebandera.it
www.fondazionebandera.it

OSVALDO LICINI

Venezia, 21 settembre 2018 – È stata presentata oggi alla stampa la mostra OSVALDO LICINI. Che un vento di follia totale mi sollevi, a cura di Luca Massimo Barbero, allestita negli spazi espositivi della Collezione Peggy Guggenheim dal 22 settembre 2018 al 14 gennaio, 2019.

La direttrice Karole Vail ha salutato i numerosi giornalisti e ospiti presenti, introducendo al pubblico l’esposizione e ringraziando il curatore per questo prezioso omaggio a Osvaldo Licini, personaggio chiave della scena artistica italiana della prima metà del XX secolo. “Licini è un poeta della pittura” così ha esordito Barbero nel suo racconto di questa attesissima mostra a cui ha lavorato per anni, “un pittore segreto, che chiuso nel suo paese natio, Monte Vidon Corrado, ha saputo guardare attraverso la natura, attraverso quei colli già resi celebri dai versi di Giacomo Leopardi, creando una pittura che è poesia”. Attraverso undici sale e novantotto opere il curatore ha ricostruito la vicenda artistica di Licini, dirompente quanto tormentata, dal 1913 al 1958, anno in cui fu insignito del Gran Premio per la pittura alla XXIX Biennale di Venezia, e della sua prematura scomparsa. Dalla prima fase figurativa degli anni ’20 si passa all’astrattismo degli anni ’30 fino ad approdare ai quei misteriosi personaggi sognanti, l’Olandese volante, l’Amalassunta e l’Angelo ribelle. Così Barbero ha cercato di “tessere lo sguardo dell’osservatore intorno alle opere dell’artista marchigiano, che con le sue molteplici sfaccettature, è stato un cristallo puro della pittura italiana del ‘900”.

Formatosi inizialmente in una Bologna ricca di fermenti artistici non solo per la presenza di altri giovani come Giorgio Morandi, ma anche degli artisti futuristi, Licini non si accontenta tuttavia del panorama italiano. Grazie a ripetuti soggiorni a Parigi tra il 1917 e il 1925, diviene ben presto una delle figure italiane più consapevoli degli sviluppi internazionali dell’arte pittorica. Forse anche per questo egli ha progressivamente assunto e difeso una posizione di indipendenza all’interno del panorama artistico italiano, senza mai veramente aderire a movimenti o gruppi, un’indipendenza ribadita anche dalla scelta di stabilirsi nell’isolato borgo natio di Monte Vidon Corrado. Qui vive e respira i paesaggi marchigiani, quei colli già resi celebri dai versi di Giacomo Leopardi, da cui non riesce a staccarsi, soprattutto pittoricamente, tanto da farne il soggetto della sua prima fase figurativa degli anni ’20, a cui appartengono opere come Paesaggio con l’uomo (Montefalcone), del 1926 e Paesaggio marchigiano (Il trogolo), del 1928. E sono queste stesse vedute a fare da sfondo con la loro sinuosa linea dell’orizzonte anche alla successiva transizione dal realismo all’astrattismo dei primi anni ‘30, come si può già notare in Paesaggio Fantastico (Il Capro) del 1927.

Nel tentativo di evadere da un’Italia artisticamente dominata sempre più da un realismo supportato dal regime fascista, Licini si volge alla non figurazione, inserendosi nel composito clima culturale milanese degli anni ’30, centro propulsore dell’astrattismo italiano e del Razionalismo. Inevitabile risulta il coinvolgimento nelle attività della Galleria “Il Milione“. Pur esponendovi nel 1935, Licini mantiene tuttavia una posizione personale, assieme ad artisti come Fausto Melotti e Lucio Fontana, le cui sperimentazioni scultoree del 1934-35 sono incluse in mostra. Il linguaggio astratto di Licini è atipico, attento alla geometria, ma anche all’intensità cromatica che entra con forza nella struttura compositiva, evitando sempre campiture piatte e compatte a favore di superfici pittoricamente sensibili e vibranti. È una geometria che è diventata “sentimento”, intrisa di lirismo, evidente in opere come Castello in aria, del 1933-36, o Obelisco, del 1932. Una posizione così particolare non poteva che attrarre un collezionismo altrettanto sofisticato e l’interesse di molti intellettuali italiani.

È proprio in “bilico”, titolo e soggetto di varie opere di Licini degli anni ’30, tra i due poli di astrazione e figurazione che si giocano la sua carriera e i grandi capolavori della maturità dedicati ai temi dell’Olandese volante, dell’Amalassunta e dell’Angelo ribelle. In queste opere iniziano ad apparire dei ‘personaggi’, in principio semplicemente lettere o simboli dal significato misterioso. Le opere più iconiche di Licini, presentate in gruppo alla Biennale di Venezia del 1950, sono tuttavia quelle dedicate al soggetto di Amalassunta, secondo le parole dell’artista ‘la luna nostra bella, garantita d’argento per l’eternità, personificata in poche parole, amica di ogni cuore un poco stanco’. L’ampia selezione di quadri di Amalassunta offerta in mostra propone al visitatore le molteplici sfaccettature della personalità di Licini, dal lato lirico e contemplativo a quello più ironico e dissacrante. Nelle opere realizzate dal finire degli anni ’40 in poi convergono tematiche, stilemi e il mai risolto rovello della pittura, che fanno emergere Licini come un grande protagonista del modernismo italiano e internazionale, confermato dal premio conferitogli pochi mesi prima della morte alla Biennale di Venezia del 1958. Una fotografia scattata in quell’occasione ritrae Peggy Guggenheim in visita alla sala dedicata a Licini, attestando il sicuro interesse della collezionista nei confronti dell’opera dell’artista.

La mostra è accompagnata da un’esaustiva pubblicazione illustrata, edita da Marsilio Editore in italiano e inglese, con contributi di Luca Massimo Barbero, Federica Pirani, Sileno Salvagnini, Chiara Mari.

Il programma espositivo della Collezione Peggy Guggenheim è sostenuto dagli Institutional Patrons – EFG e Lavazza, da Guggenheim Intrapresæ e dal Comitato consultivo del museo. I progetti educativi correlati all’esposizione sono realizzati grazie alla Fondazione Araldi Guinetti, Vaduz. Si ringrazia Art&Dossier.

HUMANSCAPE

HUMANSCAPE è la prima pubblicazione monografica che racconta la storia artistica e creativa di Giuseppe Mastromatteo: una retrospettiva fatta di immagini e parole, un viaggio a ritroso che parte dai lavori più recenti fino ad arrivare alle origini della sua produzione, celebrando la fotografia come medium espressivo d’elezione ed esplorando l’evoluzione di un autore molto apprezzato nel mondo del collezionismo di arte contemporanea e gli ambiti tematici che hanno caratterizzato la sua ricerca.

Il progetto editoriale, nato da un’esigenza di Giuseppe Mastromatteo di raccogliere e ordinare in maniera compiuta l’intero corpus dei suoi lavori, è stato realizzato in collaborazione con Silvana Editoriale e Benedetta Donato, cui è stata affidata la curatela e si avvale di contributi a firma di differenti autori e critici come Rankin, Oliviero Toscani, Denis Curti, Walter Guadagnini, Barbara Silbe, Giovanni Pelloso e altri.

Il volume, composto da un ricco corpus di 110 fotografie insieme a testimonianze, contributi e immagini, si inserisce a pieno titolo nel dibattito della cultura visiva internazionale, grazie anche ad una foto-intervista che rappresenta il cuore del progetto: un dialogo tra l’autore e la curatrice che approfondisce i momenti fondamentali del percorso artistico di Mastromatteo attraverso le ispirazioni, gli incontri, gli aneddoti in una sorta di flash back di memorie restituite al presente. Ciò che emerge da questo confronto è anche una mappa visiva caratterizzata da più matrici in cui immagini di altri artisti, oggi divenute icone contemporanee e che hanno segnato la storia di Mastromatteo, sono giustapposte alle sue opere, con l’obiettivo di restituire a 360° il senso della sua ricerca artistica.

Serie già conosciute sono pubblicate a fianco di produzioni inedite che evidenziano il tema centrale dell’indagine di Mastromatteo: l’identità tra essenza e percezione. I soggetti dell’obiettivo dell’artista sono sempre i corpi e soprattutto i volti che rappresentano una teoria di tipi umani in cui la perfezione dei fisici torniti e dai contorni plastici, contrasta con la natura instabile ed effimera dell’uomo. Attraverso un uso quasi filologico della manipolazione digitale e della sottrazione, l’autore definisce questi ossimori scomponendo le immagini e creando un effetto di straniamento prima e di riconoscimento poi tra chi è ritratto, chi ritrae e anche in chi osserva.

Dai suoi primi lavori all’ultima serie inedita Eyedentikit c’è un’evoluzione, tuttora in divenire, di questa riflessione: negli otto volti ritratti nella serie Homogenic c’è l’inserimento di uno sguardo unico e uniformante, in Indepensense III, II, I vengono create nuove figure paradossali ma allo stesso tempo attraenti attraverso degli innesti dei cinque sensi nei volti e nella fusione di corpi, culture e razze diverse, in Eyedentikit infine Mastromatteo si fonde nello sguardo di chi è ritratto, mediante la sostituzione degli occhi di tutti i soggetti fotografati con i propri, un azzeramento delle distanze, un guardare agli altri per ritrovare sé stesso, mettendo in discussione continuamente il proprio punto di vista e quindi portando ad una più profonda conoscenza di sé e degli altri.

Eyedentikit è la fusione tra io che scatto e il soggetto che viene fotografato, e ci incontriamo a metà idealmente in quello spazio che c’è tra me e lui per diventare un nuovo soggetto. Do un pezzo di me ma idealmente prendo un pezzo da lui. Quella distanza viene sintetizzata in un’immagine che non è quella che vedo attraverso l’obbiettivo, che è solo la partenza.

Giuseppe Mastromatteo lavora come artista da 15 anni e attualmente ricopre l’incarico di Chief Creative Officer per l’agenzia di comunicazione Ogilvy Italia. Immagine e comunicazione sono sicuramente due parti essenziali del suo universo professionale da cui attingere e ricevere stimoli per la componente artistica del suo lavoro che, come tale, rivendica però una liberta di indagine e di espressione totale.

HUMANSCAPE, nelle librerie da ottobre, è un libro opera che si rivolge ai collezionisti e agli amanti dell’arte e che vuole dare una lettura completa della ricerca di Giuseppe Mastromatteo in cui la fotografia è mezzo espressivo per eccellenza e compone un percorso caratterizzato da una sintesi raffinata ed efficace tra forma e contenuto, superficie e profondità, materia e identità.

In contemporanea alla pubblicazione del volume, la galleria 29 ARTS IN PROGRESS presenta dal 4 ottobre al 18 novembre la mostra HUMANSCAPE a cura di Giovanni Pelloso che espone l’ultima produzione inedita di Giuseppe Mastromatteo.

 

Ufficio stampa mostra
Maria Chiara Salvanelli
email mariachiara@salvanelli.it
cell + 39 333 4580190

Ufficio Stampa Silvana Editoriale
Lidia Masolini
press@silvanaeditoriale.it
02 45395111

Elio De Luca

Da oltre quarant’anni sulla scena artistica nazionale, Elio De Luca, nato nel 1950 a Pietrapaola (Cosenza), si trasferisce giovanissimo a Prato, dove si diploma nel 1969 presso la Scuola d’Arte Leonardo da Vinci. Qui tiene la sua prima mostra personale alla Galleria Muzzi nel 1972.

Dal 1998, dopo l’antologica che il Comune di Prato gli ha dedicato in Palazzo Datini, la frequenza e l’importanza di rassegne, incarichi e riconoscimenti sono state sempre maggiori. Nel 2001 espone alla Galleria Arte Capital di Brescia, nel 2002 alla Galleria Comunale del Castello Aragonese di Taranto, nel 2003 al Palagio di Parte Guelfa e a Palazzo Panciatichi a Firenze. È del 2004 la mostra itinerante “Il palcoscenico dell’esistenza” presentata nel Ridotto del Teatro del Popolo di Castelfiorentino e poi spostata in altre sedi.

Nel 2005 realizza la personale “Mater Terrae” nella città di Matera ed è invitato ad esporre al M’ARS Contemporary Art Museum di Mosca. Nel 2006 lo troviamo al Foreign Art Museum di Riga, in Lettonia, mentre gli viene organizzata da ModenArte la personale presentata presso i Musei Civici della Città di Lecco e poi al Centro per l’Arte di Miami. Nello stesso anno è uno degli artisti selezionati per partecipare alla mostra “Rifiuti preziosi. Il Nouveau Réalisme e la cultura contemporanea”, tenutasi a Palazzo Strozzi a Firenze.

Nel 2007 è uno degli artisti selezionati per rappresentare l’Istituto di Cultura Italiana all’Artist Istanbul Art Fair e partecipa alla mostra “Artisti italiani contemporanei” a Boca Raton e a Santa Fé. De Luca realizza inoltre per la Chiesa di San Bartolomeo, presso il Monastero di Scampata di Figline Valdarno, il Crocifisso, due grandi pale laterali e una lunetta. Nel 2008 dipinge i nove pastelli ad olio di grandi dimensioni che accompagnano nei teatri italiani lo spettacolo musicale “Robin Hood” scritto da Beppe Dati. Nel 2009 la città di Poppi gli dedica un’antologica presso la Galleria Comunale d’Arte Moderna. Nel 2010 espone al Museo Nazionale di Palazzo Venezia a Roma e nel 2012 alla Dogana Veneta del Comune di Lazise.

Nel 2014 realizza la doppia mostra “Donne e miti” per la Sala del Basolato del Comune di Fiesole e la Sala delle Colonne del Comune di Pontassieve. Dello stesso anno è l’esposizione presso lo Spazio Italia di Pechino dal titolo “Capriccio Italiano”, realizzata in collaborazione con l’Ambasciata Italiana in Cina e con l’Istituto Italiano di Cultura a Pechino. Sono del 2016 le esposizioni a Città della Pieve, Barberino Val d’Elsa, Stigliano e Arezzo. Nel 2017 è invitato ad esporre una grande mostra dal titolo “Donna – Elogio delle virtù” al Palazzo Pretorio del Comune di Certaldo.

AMORE. CANTICO DEI CANTICI
Lu.C.C.A. Lounge&Underground
Dal 18 settembre al 14 ottobre 2018

Per info:
Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art Via della Fratta, 36 – 55100 Lucca
tel. +39 0583 492180 www.luccamuseum.com info@luccamuseum.com