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Franco Marrocco

Franco Marrocco (Rocca d’Evandro (CE),1956). Inizialmente rivolge la propria ricerca verso la tradizione realistica.

Nel 1986 è invitato alla XI Quadriennale di Roma, ove espone il trittico Sul mio cielo volano anche gli angeli, che testimonia un uso espressivo unito ad una gestualità che dialoga con la strutturazione schematica dell’immagine. Della seconda metà del decennio è la personale allestita alla Chambre de Commerce Italienne pour la France di Parigi nel 1989. Negli anni Novanta la narrazione figurativa muove verso evocazioni emotive, ove il colore si dispone in un dialogo frontale con la memoria e i sensi.

Il nuovo linguaggio viene inaugurato nel 1991 nella personale allo OCDE, Parigi alla quale segue quella tenuta a Palazzo dei Priori, Perugia e la presenza alla mostra “The Modernity of Lyrism”, promossa dall’Istituto Italiano di Cultura presso la Gummensons Kontgallery di Stoccolma nel 1991 e poi al Joensouu’s Art Museum in Finlandia.

La seconda metà degli anni Novanta vede l’artista rapportarsi in modo nuovo al supporto che viene ora velato attraverso la sovrapposizione di trasparenze cromatiche: a questa traccia operativa si rapportano le opere esposte nelle personale tenuta presso il Palais d’Europe, Strasburgo (1994); Sala Polivalente del Parlamento Europeo, Bruxelles (1998); Museo Butti, Viggiù (1998); Palazzetto dell’arte, Foggia, (1998); Chiostro di Voltorre, Varese (1999), nonché in occasione della XIII Quadriennale di Roma.

Del 1997 sono gli inviti alla mostra “Artinceramica”, Palazzo Reale di Napoli trasferita poi, nel 1998, al Medelhavsmuseet di Stoccolma e al “49° Premio Michetti”, Francavilla al Mare, Pescara. Negli ultimi dieci anni la pittura di Marrocco individua nel colore un vero e proprio tema, affrontato in grandi cicli di tele monocrome.

Tra le recenti esposizioni personali si segnalano quella ospitata a Villa Rufolo a Ravello e poi alla Reggia di Caserta, (2000); Palazzo Sterberg, Vienna, (2009); Museo Diocesano, Milano (2011); Castello di Sartirana (2011); Chiesa Bianca, Maloja (con Alessandro Savelli) Svizzera (2012; Galleria Valmore, Vicenza (2014); Frac Baronissi (2012); Piccola Sacrestia del Bramante, santa Maria delle Grazie, Milano (2013); Museo Michetti, Francavilla a Mare (2014): ADC Building Bridges, Santa Monica, Los Angeles (2014, 2015); CEART Centro Estatal De Las Artes, Ensenada, Messico (2015); Galleria Cattai, Milano (2016); Palazzo Collicola Arti Visive, Spoleto (2016); MAGA Accademia di Belle Arti, Frosinone (2017); Palazzo Leone da Perego, Legnano (2017).

In questi stessi anni è invitato a diverse mostre collettive e rassegne, tra queste La pittura come metafora dell’essere ospitata dall’Istituto Italiano di Cultura, Stoccarda 2005; al 56° e 60° Premio Michetti, Francavilla a Mare; Il Gioco del Tessile, Royal Museum, Pechino e Ve Pat Nedim Tor Muzesi, Istambul (2007); In contrattempo – la pittura malgrado tutto, Galleria d’Arte Moderna, Cento; Un mare d’arte – mediterraneo specchio del cielo, Palazzo Sant’Elia, Palermo 2007; Segni del Novecento. Disegni italiani dal secondo futurismo agli anni novanta, Museo dell’Alto Tavoliere, San Severo di Foggia (2010); 54ª Biennale di Venezia (2011); Territori del Sud, Spazio Martadero Cochabamba, Bolivia (2012); Call For Papers, Istituto Italiano Cultura Los Angeles (2014); Collicola Onthewall, Museo di Palazzo Collicola, Spoleto (2015); Tracce di Contemporaneo. Collezione di Arte italiana da Lucio Fontana alla contemporaneità, Palazzo Arese Borromeo, Cesano Maderno (2015); The Last Last Supper.

Leonardo e l’Ultima Cena nell’arte Contemporanea, Grattacielo Pirelli, Milano (2015); Italia Giappone, Museo d’Arte dell’Università Joshibi, Tokio (2016); Segnali di Guerra, Le Gallerie Piedicastello, Trento (2016) Komorebi. Italienische Abstraktion, Verein Berliner Kunstler (2017).

Attualmente è Docente di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano di cui è Direttore.

 

Il suono dei luoghi – Il suono del silenzio
Mostra personale di Franco Marrocco
Dal 16 settembre al 16 ottobre 2017

FABULAFINEART
Via del Podestà 11
44121 – Ferrara
Orario: Da martedì a sabato dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.30 e visite su appuntamento

www.fabulafineart.com
fabulafineart@gmail.com

+39 0532 098935

Viaggi dell’anima

Scrive Angela Troilo a proposito de ‘Viaggi dell’anima‘ di Giampiero Marcocci : “Le fotografie sono la nostra memoria nel tempo. Sono ricordi, attimi, istanti. Una memoria che racconta. Giampiero Marcocci, attraverso l’opera Viaggi dell’Anima, racconta storie che vivono e respirano di frammenti, i cui motivi costanti sono il sogno, la fuga dal mondo reale; uno scrigno di testi di taglio simbolista, le cui atmosfere rarefatte proiettano il fruitore in un mondo onirico, atemporale e suggestivo. L’opera ripercorre un viaggio nel quale l’artista si lascia trasportare come un navigante in mare aperto alla ricerca di se stesso e del mistero della vita. Una sorta di spaesamento nell’infinito dello spazio e del tempo dove è difficile trovare un fine, un senso.

Scrive Nietzsche: «La vita è una favola assurda scritta da un genio in un momento di follia». In questa favola trovano posto, però, i ricordi, l’amore, l’infanzia, la nostalgia e soprattutto, in modo preponderante, il sogno. «Le cose sono la materia dei miei sogni, non ho mai fatto altro che sognare, e come ogni sognatore, ho sempre considerato che il mio dovere fosse quello di creare», citando il Libro dell’inquietudine di Fernando Pessoa, filo conduttore dell’opera di Marcocci. Trattasi però non di una fuga dalla realtà, come a volte può sembrare, ma di un grande attaccamento all’esistenza.

Da questa visione del mondo e delle cose nasce il percorso fotografico di Marcocci. L’artista si esprime attraverso la continua ricerca di nuove modalità espressive che gli permettono di realizzare e dare forma all’emozione e al vissuto. Ogni scatto possiede al suo interno una forza propulsiva, che si traduce nella immediatezza di una narrazione condivisa con il fruitore delle immagini. La leggera velatura presente nella maggior parte delle fotografie racconta di un passato lontano, malinconico, sognante, surreale. L’opera di Marcocci rimanda al rumore delle onde, al profumo dell’amore, alla nostalgia dell’infanzia, alla leggerezza delle nuvole, ai silenzi.”

Giampiero Marcocci – Viaggi dell’anima
A cura di Angela Troilo
Galleria Gallerati (Via Apuania, 55 – I-00162 Roma – Tel. +39.06.44258243 – Mob. +39.347.7900049)
Fino a lunedì 2 ottobre 2017 (ingresso libero)
Orario: dal lunedì al venerdì: ore 17.00-19.00 / sabato, domenica e fuori orario: su appuntamento

Informazioni: info@galleriagallerati.it, www.galleriagallerati.it, www.giampieromarcocci.it
Via Apuania, 55 – I-00162 Roma – Tel. +39.06.44258243 – info@galleriagallerati.it – www.galleriagallerati.it

Giampiero Marcocci

Giampiero Marcocci è nato nel 1971 a Teramo, dove vive e lavora. Si occupa di fotografia dal 1994. Ha frequentato un biennio di studi all’Istituto Superiore di Fotografia di Roma.

Il suo recente impegno artistico è orientato verso l’installazione, in cui opere di diverso formato dialogano per materializzare paesaggi dominati dai segni poetici dell’immaginario e dell’incanto dei sogni.

Tra le esposizioni più importanti: il Premio Arte Mondadori alla Permanente di Milano nel 2005, Immagini del Gusto al Centro Nazionale della Fotografia d’Autore di Bibbiena nel 2008, la Triennale di Arte Sacra Contemporanea di Lecce nel 2009. È stato selezionato nel 2005 per il 50° Premio Termoli, nel 2010 per la XIV Biennale di Arte Sacra Contemporanea, nel 2011 per la 54a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia – Padiglione Italia, nel 2013 per la New York Biennale Art. Nel 2005 si è aggiudicato il Premio Speciale Ventaglio d’Oro all’interno del Premio Arte Mondadori; nel 2006 è stato finalista del Premio Pagine Bianche d’Autore; nel 2008 ha vinto il premio Bronze Award e nel 2010 i premi Gold, Silver e Bronze Award a Orvieto Fotografia. Nel 2013 è stato segnalato dalle giurie del Premio Combat Prize e del Premio Celeste.

Nel 2014 è stato vincitore della Residenza al Premio ORA, e nel 2016 è stato tra i vincitori di Change, concorso internazionale a cura di Off Site Art e Art Bridge.

Giampiero Marcocci – Viaggi dell’anima
A cura di Angela Troilo
Galleria Gallerati (Via Apuania, 55 – I-00162 Roma – Tel. +39.06.44258243 – Mob. +39.347.7900049)
Fino a lunedì 2 ottobre 2017 (ingresso libero)
Orario: dal lunedì al venerdì: ore 17.00-19.00 / sabato, domenica e fuori orario: su appuntamento

Informazioni: info@galleriagallerati.it, www.galleriagallerati.it, www.giampieromarcocci.it
Via Apuania, 55 – I-00162 Roma – Tel. +39.06.44258243 – info@galleriagallerati.it – www.galleriagallerati.it

Interpretazioni materiche

L’esperienza personale è il punto focale della ricerca di Carla Casanova che attraverso la scultura sceglie di raccontare la malattia. Il suo busto femminile imperfetto e ferito è un richiamo alla precarietà dell’esistenza, alla fragilità ma anche al coraggio delle donne che affrontano una prova così difficile e, soprattutto, intende porsi come un messaggio di positività e di speranza, un invito alla consapevolezza e alla condivisione, infrangendo il silenzio che ancora avvolge temi tanto delicati quanto comuni.

Ada Grüebler-Tribò esprime invece i sentimenti più intensi attraverso il colorismo acceso dei suoi dipinti, realizzati in acrilico o con tecnica mista, caratterizzati da pennellate ampie e distese a cui fanno da contrappunto rapidi guizzi di colore, modulando un ritmo visivo veloce ed istintivo. Scelti evidentemente in accordo allo stato d’animo del momento, i colori spesso richiamano le tonalità cromatiche di paesaggi amati dall’autrice, come l’Africa e la Toscana, o le terre assolate del deserto a cui si può ricollegare anche la serie dei cactus realizzati in bronzo. Il cactus è indagato in quanto forma naturale dotata di una peculiare geometria ma potrebbe anche essere visto come l’emblema della tenacia e della resistenza, fisica e morale, alle avversità della vita. Per Ada l’Arte è di per sé un’alternativa, un atto di reazione, uno spazio di libertà e di espressione individuale.

Anche Claudia Hartmann trae spunto dalla natura e ci presenta una variegata serie di bronzi ispirata agli splendidi coralli che vivono nel mare. Trasmette la fascinazione provata al cospetto di forme e strutture complesse e delicate, fragili e leggere; accoglie come una sfida la loro riproposizione formale e tattile tramite un materiale di notevole durezza. La lavorazione superficiale con una patina colorata sui toni del rosso accende le opere di una calda e raffinata brillantezza che comunica una visione serena e gioiosa della vita.

Una visione luminosa dell’esistenza condivisa da Elisabeth Hübscher che ama sperimentare, tanto in pittura quanto in scultura, l’incontro tra gli opposti. Se nelle tele ricerca un equilibrio armonico tra pochi ma significativi elementi formali, nelle sculture il discorso si arricchisce di elementi che invitano a ricreare una situazione verosimile, spesso metaforica. Pensiamo alle composizioni che affiancano più figure umane, persone stilizzate colte nella loro gestualità e nel loro relazionarsi le une alle altre, ma anche alle nature morte; ogni lavoro presenta una duplicità che può essere data dalla scelta dei materiali, dei colori, del trattamento superficiale lucido od opaco, sottolineata da graffi e interventi che conferiscono espressività anche ad elementi di per sé semplici ed essenziali.
La grande ricchezza espressiva e una ricercata qualità formale contraddistinguono una mostra che si pone pertanto come un punto di incontro, un punto di arrivo, ma anche come un ponte rivolto verso il futuro e di cui sarà interessante seguire gli sviluppi.

Carla Casanova, scultrice. Vive a Bosco Luganese.
Si avvicina alla scultura in bronzo nel 2013 spinta dalla curiosità, realizzando dapprima piccoli lavori figurativi di ispirazione naturalistica e approdando col tempo a sculture più astratte di dimensioni maggiori. Ama sperimentare con materiali diversi come cera, gesso, plastilina. Nel 2015 inizia a frequentare i corsi della Fonderia Perseo, dove realizza busti femminili che recano su di sé i segni della malattia e dà vita anche ad un ciclo ispirato alle sirene, figure mitologiche dal fascino arcano, creature anfibie e pertanto capaci di travalicare i confini tra due mondi distinti e comunicanti.

Ada Grüebler-Tribò, pittrice e scultrice. Dal 2003 vive ad Agnuzzo – Muzzano, dove lavora nel proprio studio e organizza i corsi di pittura che tiene in Ticino e a Zurigo, in Toscana e Liguria.
Lavora su tele di dimensioni medie o grandi sia con l’acrilico sia con tecniche miste. Le superfici informali mostrano segni, tratti e forme concentrandosi su temi vissuti che si traducono in cicli: I colori d’Africa, Tratti e intrecci vegetali, Ombra e luce nella Toscana, Sabbia, cenere e terra. Grazie al lavoro scultoreo la tecnica pittorica si è arricchita di materiali come il gesso, la sabbia e altri materiali solidi. Nel suo percorso è stato fondamentale l’incontro con Gianmarco Torriani, che l’ha affiancata per oltre dieci anni guidandola verso quell’autonomia che le sculture oggi manifestano. Attualmente collabora con la Fonderia Perseo di Mendrisio.
https://www.adatribo.com/

Claudia Hartmann, pittrice e scultrice. Nasce a Sorengo ma presto si trasferisce a Milano, dove cresce. L’incontro con l’arte avviene fin da subito grazie alla nonna artista, tanto che a 5 anni già frequenta un corso di pittura a olio tenuto da Cicci Manetti. La sua vena creativa la porterà a lavorare nel campo delle ristrutturazioni tutelate dall’Ufficio dei monumenti storici elvetici, malgrado il Bachelor in economia conseguito alla HSG di San Gallo.
Claudia si trasferisce per sette anni a Shanghai e quattro a Singapore, dove l’incontro con culture così diverse la spinge a tornare alla pittura a olio attraverso una nuova visione.
Nel 2006, rientrata in Ticino, si avvicina alla scultura grazie all’artista Gianmarco Torriani, passione che la porterà a intraprendere un costante percorso di crescita sia stilistica che personale. Da allora ha approfondito il suo sapere frequentando workshop con l’artista Sighanda, sperimentando la scultura su marmo presso le cave di Arzo, a cui si sono aggiunti numerosi corsi di perfezionamento delle tecniche di lavorazione presso la Fonderia Perseo di Mendrisio.
https://www.claudiahartmann.com

Elisabeth Hübscher, pittrice e scultrice. Nata a San Gallo, abita dal 2004 vicino a Lugano, dove ha il proprio atelier. Diplomata commerciale, in arte autodidatta, ha frequentato corsi presso diversi artisti di pittura (Prof. Carlo Pizzichini, Fredi Kobel, Brigitte Frey-Bär) e in scultura (Gianmarco Torriani e Fonderia Perseo). Espone con regolarità dalla metà degli anni Novanta in Canton Ticino e nella Svizzera tedesca. Da quando risiede in Ticino si è dedicata con maggiore intensità alla ricerca artistica, prima con la pittura, soprattutto tempere all’uovo e tecniche miste, poi con la scultura in gessi e bronzi. https://elisabeth-huebscher.ch/

 

Interpretazioni materiche

Mostra collettiva delle artiste Carla Casanova, Ada Grüebler-Tribò, Claudia Hartmann ed Elisabeth Hübscher
Dal 4 al 29 settembre 2017
Vernissage: GIOVEDI’ 7 settembre 2017, dalle 18.00 alle 20.00

Presso BIM Banca Intermobiliare di Investimenti e Gestioni
Contrada Sassello, 10 – Lugano
Orari: da lunedì a venerdì, dalle 8.30 alle 17.30

Evento organizzato dalla Galleria Alter Ego di Ponte Tresa Svizzera
con la partecipazione della Fonderia d’Arte Perseo di Mendrisio

Giosetta Fioroni

Giosetta Fioroni nasce nel 1932 a Roma in una famiglia di artisti. Dal 1959 al 1963 vive a Parigi dove la galleria Denise Breteau le dedica una mostra personale. Rientrata a Roma, è l’unica figura femminile a far parte di un movimento in seguito definito “Scuola di Piazza del Popolo“, insieme a Franco Angeli, Mario Schifano, Tano Festa, Francesco Lo Savio, Fabio Mauri, Giuseppe Uncini.

Giosetta Fioroni insieme a Gian Tomaso Liverani, Mario Schifano e Tano Festa alla Biennale di Venezia del 1964 fotografati da Ugo Mulas (fonte: theredlist.com)

Con alcuni di loro partecipa alla Biennale di Venezia del 1964. La sua vicenda è umanamente contrassegnata dalla ricercata vicinanza con gli scrittori e i letterati, appartenenti al Gruppo 63, e soprattutto con Goffredo Parise (scrittore tradotto in russo già dalla fine degli anni Sessanta) che diventa il suo compagno dal 1963 sino alla morte nel 1986.

Dal 1970 partecipa ad importanti esposizioni. Nel 2009 viene pubblicata un’importante monografia storico-biografica dell’artista, curata da Germano Celant. Nel 2013 il Drawing Center di New York le dedica l’antologica “Giosetta Fioroni. L’argento”, curata da Claire Gilman. Nel 2015 il Centre Pompidou di Parigi acquisisce una sua opera, una tela del ciclo degli Argenti degli anni Sessanta.

 

GIOSETTA FIORONI. Roma anni ’60

Mosca, MMOMA – Moscow Museum of Modern Art (ul. Petrovka, 25)
6 settembre – 22 ottobre 2017

Inaugurazione
martedì 5 settembre

Orari
lunedì – domenica, 12.00-20.00; giovedì, 13.00-21.00
Ingresso intero
500 rubli
Catalogo
Silvana editoriale

Informazioni
www.mmoma.ru
www.iicmosca.esteri.it

Ceramiche improbabili

Scrive Giuliano Galletta a proposito delle Ceramiche improbabili di Valerio Diotto : “Le ceramiche di Valerio Diotto, sembrano in fuga, nel senso musicale del termine. Nonostante siano fondate su un’approfondita ricerca storica e tecnica, che riguarda la tradizione delle manifatture arabe e dei “laggioni” genovesi del Cinquecento, forzano le regole, rompono gli schemi, debordano dagli spazi geometrici, in altre parole, tendono all’infinito. Non a caso il punto di partenza di queste sculture-collage è l’opera di Escher, in particolare la serie di xilografie “Metamorfosi”, realizzate dall’artista olandese negli anni 1939-40.

L’infinito interviene ampiamente in molti disegni di Escher” ha scritto Douglas Hofstadterspesso ci sono più copie di uno stesso tema giustapposte l’una all’altra in modo armonioso e ciò che ne risulta è un equivalente visivo dei canoni di Bach”. Ma qualcosa del genere accadeva già proprio in quella mattonelle dell’Alhambra studiate dall’artista. Lo spiega il cosmologo John Barrow: “In alcune culture divieti di carattere religioso hanno impedito la rappresentazione degli esseri viventi, incanalano l’impulso creativo in un’affascinante esplorazione dell’infinito in forma finita. I più significativi esempi antichi si ritrovano nel mondo islamico dove la tassellatura degli spazi piani e curvi esplorò tutte le simmetrie matematiche che oggi sappiamo possibili”.

Come ci ricorda Borges però l’infinito è anche l’indeterminato, il non finito, il disordinato, ha quindi un “lato oscuro”, inquietante, come osserva lo scrittore argentino: “C’è un concetto che corrompe e altera tutti gli altri. Non parlo del Male, il cui limitato impero è l’Etica; parlo dell’Infinito».

Le opere di Diotto lasciano chi guarda in sospeso, in attesa di uno sviluppo possibile ma non garantito, l’argilla modellata, cotta e dipinta ci appare in movimento, scorre quasi come su uno schermo cinematografico o in quadro di Boccioni. Se simmetrie e regolarità matematiche vengono evocate in moduli o tessere che riproducono elementi naturali – pesci, uccelli, rettili – è soprattutto, crediamo, per sottolinearne l’elemento ipnotico, in certo modo sacrale (basti ricordare le geometrie dipinte dagli aborigeni australiani); l’illusione, o forse l’aspirazione, a un ordine che è però continuamente minacciato dal caos. “Una volta costruito un mosaico che riempie perfettamente uno spazio sono tentato di continuare all’infinito” spiega l’artista “presto ritorno alla ragione, ma ogni mosaico è veramente un pezzo di infinito, si può aggiungere un pezzo sopra, sotto, di fianco, i confini sono arbitrari. Per questo tipo di ossessione esiste un nome scientifico ‘riempimento progressivo dello spazio’”.

Se per i matematici l’infinito è una realtà (matematica), i fisici hanno molti dubbi, anzi quando si ritrovano un infinito fra le loro teorie cominciano subito a pensare che ci sia qualcosa che non funziona. Fanno però eccezione i sostenitori dell’ipotesi del Multiverso, per loro, infatti, non solo l’universo è infinito ma esistono infiniti universi. Probabilmente gli artisti la pensano allo stesso modo.”

 

Ceramiche improbabili – Valerio Diotto
Circolo degli Artisti
Pozzo Garitta, 32 17012 Albissola Marina (SV)
Dal 9 al 24 settembre

www.circoloartistialbisola.it
circ.artistialbisola@libero.it

Tesori dei Moghul e dei Maharaja: la Collezione Al Thani

Dopo New York, Londra, Parigi e Kyoto, arriva per la prima volta in Italia, a Venezia, la celebre e prestigiosa Collezione Al Thani, la più unica e completa nel suo genere : in una esclusiva mostra, allestita nella Sala dello Scrutinio di Palazzo Ducale, Venezia,  dal 9 settembre 2017 al 3 gennaio 2018, il racconto di un gusto artistico raffinato e di un’eccezionale tradizione artigianale che non hanno mai smesso di colpire e affascinare l’Occidente, si avvarrà di oltre 270 tra pietre preziose, gioielli, pregiati manufatti e oggetti in giada indiani e d’ispirazione indiana degli ultimi cinque secoli, dal periodo Moghul al giorno d’oggi.

La mostra “Tesori dei Moghul e dei Maharaja: la Collezione Al Thani ”, curata da Amin Jaffer, conservatore capo della Collezione Al Thani e da Gian Carlo Calza, insigne studioso di arte dell’Estremo Oriente, con la direzione scientifica di Gabriella Belli, sarà visitabile con il biglietto “I Musei di Piazza San Marco”.

Fonte

Cesare Leonardi

Cesare Leonardi si laurea in architettura nel 1970 a Firenze, dove segue i corsi di Adalberto Libera, Ludovico Quaroni, Leonardo Savioli.

Nel 1963 apre a Modena con Franca Stagi uno studio che si afferma nella realizzazione di oggetti di design in vetroresina. La Poltrona Nastro, il Dondolo, la Poltrona Guscio e molti altri arredi, che compaiono su riviste e libri di design internazionali dell’epoca, sono esposti nei più importanti musei del mondo: MOMA di New York, Victoria and Albert Museum di Londra, Vitra Design Museum di Weil am Rhein.

Parallelamente, a partire dagli anni Settanta, lo studio si occupa di architettura e di parchi pubblici. La proposta formulata per Parco della Resistenza a Modena (1970) ha come fondamento lo studio degli alberi: una ricognizione fotografica di oltre 300 specie arboree, ridisegnate in scala 1:100, poi raccolte, dopo venti anni di lavoro, nel volume L’Architettura degli Alberi (autori Cesare Leonardi e Franca Stagi, Mazzotta 1982), ancora oggi strumento insuperato per la progettazione del verde. Vengono realizzati progetti come il Centro Nuoto di Vignola (1975), il Centro Nuoto di Mirandola (1977-1980), il restauro del Collegio San Carlo (1977) e Parco Amendola (1981).

Dal 1983 Leonardi avvia una attività autonoma in cui la ricerca e la sperimentazione sono prevalenti e orientate alla definizione di un ‘sistema’. I Solidi e la Struttura Reticolare Acentrata (SRA) testimoniano tale approccio sia rispetto agli oggetti di arredo che al verde e al territorio. I Solidi nascono come una produzione interamente artigianale senza committente, ‘per sé’. Sono progettati a partire da un unico materiale, il legno d’abete verniciato in giallo di spessore 27 mm (solitamente utilizzato come cassaforma per il calcestruzzo) e da un solo formato, una tavola larga 50 centimetri e lunga 150 (o multipli e sottomultipli 100, 150, 200, 250, 300 centimetri), tracciata e tagliata, senza scarto di materiale. Da questo limite apparente scaturiscono invece innumerevoli possibilità, tanto che i prototipi realizzati sono centinaia (sedie, poltroncine, sgabelli, tavoli, armadi, divani).

Analogamente, le applicazioni della SRA mostrano la flessibilità di una maglia poligonale modulare, capace di adattarsi al contesto e accogliere il cambiamento creando un ambiente in cui uomini ed alberi convivono in equilibrio, come testimonia la Città degli Alberi di Bosco Albergati a Castelfranco Emilia (1990).

L’attività di fotografo risale alle origini e lo accompagna in tutta la sua produzione quale strumento per documentare, indagare, scoprire. Fotografa gli alberi nelle diverse stagioni, le ombre proiettate a terra e sugli edifici, le città, le architetture storiche, le sculture, i modelli di architettura, gli oggetti di design, la vita quotidiana.

Dal 2000, terminata l’attività professionale, si dedica principalmente alla fotografia, alla scultura e alla pittura.

 

Cesare Leonardi. L’Architettura della Vita

Palazzo Santa Margherita, corso Canalgrande 103, Modena; Palazzina dei Giardini, corso Canalgrande, Modena

15 settembre 2017 – 4 febbraio 2018

orari : da mercoledì a venerdì 10.30-13; 15-19

sabato, domenica e festivi 10.30-19

lunedì e martedì chiuso

orari per il festivalfilosofia

venerdì 15 settembre 9-23

sabato 16 settembre 9-01

domenica 17 settembre 9-21

orari 25 dicembre 2017 e 1 gennaio 2018 15-19

ingresso gratuito

ufficio stampa Pomilio Blumm

Irene Guzman

tel. +39 349 1250956, email irene.guzman@comune.modena.it 

informazioni

Galleria Civica di Modena, corso Canalgrande 103, 41121 Modena

tel. +39 059 2032911/2032940 – fax +39 059 2032932

www.galleriacivicadimodena.it

Museo Associato AMACI

Archivio Architetto Cesare Leonardi

tel/fax +39 059 820010

progetti@archivioleonardi.it

www.archivioleonardi.it

Achille Calzi

Achille Calzi (1873 -1919), personalità poliedrica e ricettiva, artista a tutto tondo, portavoce delle nuove istanze della modernità, fu figura importantissima non solo per la vita culturale di Faenza e della corrente Liberty italiana, ma artista attivo nella produzione e innovazione della ceramica applicata all’architettura e all’industria ceramica in Italia.

Discendente da generazioni di artisti e maiolicari, fu pittore, disegnatore, direttore della Pinacoteca, del Museo Civico e della Scuola di Disegno e Plastica di Faenza, storico dell’arte e docente, collaborò con la manifattura faentina Fratelli Minardi nel 1903 e fu direttore per le fabbriche Riunite Ceramiche (1905-09) dove progettò, oltre a ceramiche d’uso, anche ceramiche per l’architettura, camini da salotto, piastrelle per esterni divenuti simbolo di un cambiamento linguistico e artigianale.

“Calzi incarna la moderna figura dell’artista progettista, facendosi interprete del principio modernista dell’arte in tutto, attraverso le numerose collaborazioni con le principali manifatture faentine attive nei settori della ceramica, dell’ebanisteria e dei ferri battuti e nell’impegno profuso nel campo della grafica – spiega la curatrice Ilaria Piazza. – A questo si aggiunge la multiforme ricerca nelle arti figurative, dalla decorazione al “bianco e nero”, dalla pittura da cavalletto alla caricatura, dove recepisce alcune delle più avanzate tendenze artistiche nazionali e internazionali. Se da un lato le visioni macabre, intrise di suggestioni misteriosofiche ed esoteriche, segnano l’adesione al Simbolismo, dall’altro il suo linguaggio pittorico accoglie sperimentazioni d’impronta divisionista.

Tra riferimenti locali e influenze internazionali si colloca l’attività di caricaturista e di autore di immagini satiriche, dove Calzi manifesta anche il proprio sentimento patriottico nella serie di cartoni realizzati sul finire della Prima guerra mondiale a sostegno del fronte interno”.

Aggiornato sulla vita culturale del suo tempo, grazie, anche, ai numerosi viaggi all’estero, ebbe molteplici rapporti con artisti, letterati e musicisti importanti come Pellizza da Volpedo, Adolfo de Carolis, Arturo Martini, Giosuè Carducci, Alfredo Oriani, Gabriele D’Annunzio e Riccardo Zandonai.

Intellettuale di spicco dell’ambiente culturale faentino Calzi sostenne fino allo strenuo quella visione polifonica del fare artistico, opponendosi – in una nota querelle – a Gaetano Ballardini, fondatore del MIC di Faenza, che con la nascita prima del Museo poi della Scuola sancisce il ‘primato’ della ceramica.

 

Tra Simbolismo e Liberty: Achille Calzi
4 novembre 2017 – 18 febbraio 2018
MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, Viale Baccarini 19, Faenza
Orari: martedì-venerdì 10-13,30 e sabato, domenica e festivi 10 – 17,30
Chiuso il lunedì, il 25 dicembre, il 1° gennaio
Ingresso euro 8, ridotto euro 5, studenti euro 3
Info: 0546 697311, www.micfaenza.org

Alina Ditot

Alina Ditot nasce a Iasi (Romania) nel 1980. Il suo cammino artistico la porta a calcare, nel giro di pochi anni, i più importanti palcoscenici dell’arte mondiale.

Città come Parigi, New York, La Valletta, Bruxelles, Barcellona, Edimburgo, Roma, Palermo, Firenze, Verona, Napoli sono solo alcune delle mete espositive dell’artista. Gli importanti riconoscimenti arrivano soprattutto dall’estero.

È stata invitata a partecipare al più prestigioso evento espositivo del 2014, “La Grande Exposition Universelle”, che si è tenuto a Parigi, all’interno della Torre Eiffel. A differenza di tutti gli artisti, lei non nasce con il pennello in mano, bensì con le forbici.

Nell’idea ditottiana l’arte deve essere concepita come soluzione al malessere. Per questo motivo, attraverso l’uso delle forbici, l’artista strappa con forza la tela. Uno strappo che ne indica il malessere. Un malessere, rivolto verso i burocrati del segno e gli architetti della forma. Questo malessere, l’artista decide di curarlo attraverso l’uso dello spago. Le ferite vanno ricucite dunque. E lo si deve fare nel più breve tempo possibile. L’arte di Ditot è l’arte del nostro secolo. Un secolo in cui l’essere umano uccide se stesso. L’evoluzione del pensiero ditottiano è facilmente leggibile. Basti guardare le opere iniziali dell’artista e confrontarle con quelle degli ultimi anni.

Nella sua indagine troviamo una profonda radice culturale, frutto dei suoi studi filosofici. Un’arte che si avvale di ricerche sociologiche, di temi baudelairiani, di analisi dell’inconscio, di leggi bibliche. Un’analisi che arriva ad esplorare segnicamente i più importanti disastri degli ultimi anni. Un’analisi che si confronta con temi danteschi, problematiche sociali e eresie contemporanee. Tale analisi porta la sua ricerca a trattare tematiche di interesse comune, come quelle che riguardano la prigione di Alcatraz o il campo di concentramento di Auschwitz. Di notevole interesse critico è la maniera in cui l’artista realizza le sue opere. Una maniera, che per il momento, non ci è permesso conoscere.

ALINA DITOT. GENESIS. LA TELA FERITA
a cura di Salvatore Russo
Lu.C.C.A. Lounge&Underground
Dal 6 settembre all’1 ottobre 2017
orario mostra: da martedì a domenica 10-19, chiuso lunedì
Ingresso libero

Inaugurazione 9 settembre 2017 ore 17,30

Corrado Veneziano

Corrado Veneziano (Tursi, 1958) ha alternato le sue attività di ricerca e di docenza accademica con il suo permanente lavoro di artista.
 
Regista teatrale per Festival e rassegne internazionali (spesso con la Biennale di Venezia) e regista televisivo per la Divisione ragazzi di Rai 3 e per Rainews 24, ha pubblicato molteplici volumi (sulla comunicazione e la espressività) con importanti case editrici italiane. Ha tenuto laboratori e seminari in università e accademie, in Europa, negli Stati Uniti, in Africa. Nel 2013 ha presentato per la prima volta i suoi lavori pittorici a Roma, raccogliendo l’attenzione lusinghiera del critico Achille Bonito Oliva e dell’antropologo Marc Augè.
 
Sulla sua produzione pittorica vale la pena sottolineare la mostra ospitata con il sostegno del Ministero degli Esteri e ospitata a Bruxelles nel primo semestre europeo di presidenza italiana (2014) e due eventi, del 2015. Il primo è legato alla personale ISBN 9788820302092 tenutasi a Parigi nell’Espace en Cours diretto da Julie Heintz; il secondo è invece relativo al quadro che la Rai gli ha commissionato per il 67° Prix Italia – Concorso internazionale della Tv, del web e della radio. La mostra parigina si è inscritta nelle manifestazioni francesi sul 750 anniversario della nascita di Dante Alighieri; l’opera per il Prix Italia (tenutosi a Torino tra il 19 e il 24 settembre) è diventata l’immagine-simbolo della rassegna 2015 del Prix, intitolata “Il potere delle Storie. Il laboratorio della Creatività”.
 
Anche il 2016 ha registrato varie iniziative pittoriche e artistiche, tra cui vale la pena di citare la personale alla antica Galleria Nevskij 8 di San Pietroburgo dal titolo “I codici dell’anima” in cui Veneziano ha presentato, per larga parte, i lavori dedicati ai codici ISBN. Recentemente (San Pietroburgo, gennaio-febbraio 2017) l’artista è stato impegnato in esposizione in quel medesimo spazio con la personale “Segni, loghi e corruzioni”, a cura di Raffaella Salato.
 
Alcune note critiche:
Derrick De Kerckhove Non luoghi > No loghi
“(…) È questa ricerca dello “sguardo di chi guarda” che mi intriga in Veneziano. L’educazione allo sguardo e dello sguardo è propria dell’arte visiva. Ma pochi artisti contemporanei lo fanno deliberatamente, pittori o fotografi, scultori o registi.
Veneziano chiede allo spettatore di creare il quadro con lui: per distinguere forme sfocate, e per perseguire una proposta visiva ulteriore. Oppure, come nel caso del quadro del codice QR, per legare e correlare una moltitudine di ombre fluide, appena riconoscibili tra singole tessere. Un quadro luminoso e ricco di speranza: come molte altre opere di questo artista”.
 
Achille Bonito Oliva ”L’anima dei non luoghi”
“(…) Eppure egli è un artista tipicamente europeo che partecipa anche alla postmodernità attraverso l’assunzione del metodo dell’assemblaggio, della conversione, del riciclaggio, della contaminazione; insomma di una serie di passaggi stilistici differenziati”. “(…) Inserirsi nel mercato dell’arte contemporanea è un fatto statistico, di circostanza, di contesto. Quello che è importante è riconoscere quando un lavoro è capace di viaggiare su diverse lunghezze d’onda: viaggiare tra l’alto e il basso del sogno dell’arte. Questo è in grado di fare Veneziano in quanto ha il coraggio di non assumere un’iconografia eclatante ma, anzi, segnala l’orgoglio di chi utilizza l’arte per sviluppare una scoperta. L’arte come svelamento e l’arte come sollecitazione e ampliamento della sensibilità: per chi la fa e per chi la riceve. In questo senso, quella di Corrado Veneziano, può definirsi – anche – un’arte sociale”.
 
Marc Augé, “L’anima dei non luoghi”
“(…) Devo ammettere di aver attraversato larga parte del mio lavoro intellettuale a spiegare cosa sia un non-luogo. E ora, un po’ inaspettatamente, vedo rappresentato questo concetto nell’arte figurativa: per l’esattezza nelle opere pittoriche di Corrado Veneziano. Ho sempre sperato (e aspettato) che un artista potesse appropriarsi di uno spazio che è considerato normalmente un non-luogo, e ho avuto la conferma immaginata: che cimentandosi con uno spazio non definito (non puntualmente localizzabile) il pittore stabilisca e rafforzi – comunque – una relazione con il medesimo spazio. E Veneziano rimarca proprio l’esistenza dell’arricchente opposizione tra luogo e non luogo; la trasposizione pittorica diventa protagonista del non-luogo laddove ne propone una inedita, intensa rappresentazione.
 
SEGNI – Corrado Veneziano
Galleria Nazionale di Lanzhou – Via Wuquanxilu, 35 – Lanzhou , Gansu
Apertura al pubblico: da sabato 2 settembre 2017 (con anteprima per le autorità venerdì 1 settembre) al 10 ottobre 2017
Orario: 9.00 – 18.00 Ingresso libero

De rerum natura

Scrive Carlo Franza a proposito de Il respiro degli alberi: “La nostra epoca è decisamente postmoderna, anzi epoca di postmodernità avanzata, visto che molti filosofi ed esteti già parlano di nuovi orizzonti che purtroppo sono ancora non vivibili.

E dovendo mettere in piedi una mostra sul tema dell’albero, invitando taluni artisti italiani e stranieri a parteciparvi in funzione di una costituenda pinacoteca all’interno dell’Accademy dell’Olivo Secolare che già vive a Palmariggi nel Salento, noto che tutte le arti contemporanee hanno abbandonato il principio d’invenzione a favore di quello di citazione. E questo non avviene a caso, ma decisamente perché c’è mancanza di fiducia nel futuro, situazione che ha portato gli artisti in ogni ambito linguistico a trasferire la propria ansietas al riparo sotto l’ombrello protettivo della memoria.

E allora “creazione” o “ricreazione” ? Il concetto di ricreazione è decisamente rapportabile al livello di creazione possibile in un’epoca come la nostra, segnata in primis dal primato della finanza e dall’influenza globalizzante di ogni fenomeno sociale, economico, politico e religioso. La “ricreazione” diventa il parametro di una creatività consapevole della impossibile frontalità col mondo attuale, nel senso che l’artista non descrive più la sua epoca, la storia del suo tempo, ma volge stoicamente il pensiero e la creatività protesa verso una “ricreazione” come necessaria funzione di testimonianza e perenne domanda. Dico questo perché da ciò si può partire per leggere l’arte contemporanea del terzo millennio.

Tornando al nostro tema e per significare il titolo della rassegna “Il respiro degli alberi” voglio citare una frase di Rabindranath Tagore: “gli alberi sono lo sforzo infinito della terra per parlare al cielo in ascolto”. L’albero, il mondo naturale, il “de rerum natura” di Lucrezio si definiscono in un mondo ricreato attraverso la pittura, la scultura e ogni altra forma, utilizzando quel linguaggio universale, presente nel cuore e nella mente. L’albero è fonte di vita, simbolo della natura in movimento, sale al cielo, e nella forma verticale accende l’idea di cosmo vivente, mette in relazione i tre livelli naturalistici, ossia le radici, il tronco e i rami con le foglie che fanno la chioma. Le radici affondano nel sottosuolo, sono nascita e sostegno vitale, il tronco esprime fermezza e robustezza, i rami con le ramificazioni geometriche muovono essenza e potenza.

I quattro elementi del mondo vivono nell’albero, l’acqua che fluisce con la linfa, la terra che trattiene le radici, l’aria che nutre e alimenta le foglie, il fuoco che si sprigiona dalla materia lignea. Testi sacri e mitologie ci parlano di alberi, dall’albero dell’Eden all’albero della vita, dall’albero genealogico all’albero degli ulivi che attorniavano Cristo nell’orto del Getsemani, dall’Albero della Croce agli alberi cedri del Libano, dall’Albero dell’Arca di Noè all’Albero del sapere, dall’Albero del bene e del male all’Albero dei simboli, dall’albero dei pomi d’oro nel giardino delle Esperidi all’albero sefirotico della Cabala, senza dimenticare che Platone osservava che l’uomo stesso è “arbor inversa” e cioè le radici sono i capelli, i rami le braccia, poiché è piantato nei cieli. L’albero nasce cresce e muore. Nell’arte moderna l’albero è fonte iconografica dalle forme plurime, dall’albero di Van Gogh all’albero della vita di Klimt, dalle stilizzazioni di Klee a Mondrian con l’albero rosso; certo numerosi sono stati gli artisti del contemporaneo a rappresentare l’albero.

Così nasce questa rassegna, capace di trovare ancor oggi nell’albero la vita del mondo, il valore simbolico, l’organismo vivente particolarmente vicino all’uomo, nel suo essere e nel suo divenire biologico”.

Il respiro degli alberi
ASSOCIAZIONE AMICI DELL’OLIVO SECOLARE
Palmariggi (LE) – dal 29 agosto al 30 settembre 2017
Strada Vicinale San Nicola 3 (73020)
+39 0836.354473