Arata Isozaki

Nato il 23 luglio 1931 a Ōita, Kyushu (Giappone), Arata Isozaki studia architettura all’Università di Tokyo. Dopo la laurea diventa assistente di Tange Kenzō (1913-2005) e nei nove anni trascorsi lavorando sotto la sua guida collabora anche con il gruppo Urtec (Urbanisti e Architetti).

Nel 1963 apre il proprio studio di progettazione architettonica. Agli inizi degli anni 1970 prende le distanze dalle strutture di influenza Metabolista dei suoi primi lavori e inizia a considerare una serie di soluzioni “non orientali” per progettare costruzioni innovative quali il Museo d’Arte Moderna di Gunma e il Museo Civico d’Arte Kitakyushu di Fukuoka, entrambi completati nel 1974 – l’anno che lo ha visto ricevere il Premio di Architetto dell’anno dall’Istituto di Architettura del Giappone.

Gli anni Ottanta rappresentano un periodo di intenso lavoro per Isozaki, impegnato su diversi fronti a livello internazionale. Progetta, fra l’altro, il Museo d’Arte Grafica di Okanoyama fra il 1982 e il 1984. In quella finestra temporale vince il Premio Mainichi per l’arte. Progetta poi il Los Angeles Museum of Contemporary Art (MOCA) nel 1986. In quello stesso anno riceve la Royal Gold Medal dal Royal Institute of British Architects (RIBA), alla quale si aggiungono a breve altri riconoscimenti – il Premio internazionale “Architecture in Stone” nel 1987 e l’Arnold W. Brunner Memorial Prize dall’American Academy and Institute of Arts and Letters nel 1988.

Nel 1990 completa un altro complesso pionieristico destinato ad accogliere le arti, la Art Tower Mito (ATM) a Ibaraki (Giappone). Quell’anno, dopo essere entrato a far parte del team di architetti a contratto con la Disney in Florida, riceve il Chicago Architecture Award, a cui fa seguito il Honor Award dall’American Institute of Architects nel 1992. Nel 1994 diventa Honorary Fellow della RIBA, e si distingue ancora disegnando il Museo d’Arte Contemporanea di Nagi oltre che il Padiglione d’Arte e Tecnologia a Cracovia (Polonia).

Nel 1995 si inaugurano altre architetture di rilievo progettate dallo studio di Isozaki, fra cui Kyoto Concert Hall e il museo interattivo Domus – La Casa del Hombre di La Coruña (Spagna). Quest’ultimo è una delle prime costruzioni di Isozaki a incorporare forme curve, che in quel caso alludono alla fisicità del corpo umano.

Un anno dopo, alla Biennale di Venezia, espone il suo Progetto di città ideale mostrando come la propria idea di architettura combini e principi del Feng Shui e la geomanzia. Quel progetto anticipava Zhongyuan, modello presentato nell’ambito della Biennale di Architettura di Venezia nel 2012, dove Isozaki riceve il Global Art Foundation Award e l’European Cultural Centre Award. Nel 1998 si inaugura lo Shizuoka Convention and Arts Center GRANSHIP (1998) il complesso dello Shenzen Cultural Centre con una biblioteca e una sala da concerto (quest’ultima aperta nel 2007).

Verso la fine dei primi dieci anni del nuovo millennio Isoazki progetta altri complessi architettonici di rilievo in Cina, fra cui l’Accademia Centrale di Belle Arti e il Museo d’Arte Contemporanea di Beijing (2008), il Museo di Storia Naturale di Hezheng (2008), e il Museo Nazionale delle Paludi di Hangzhou (2009). Degno di particolare menzione è il progetto per il Shanghai Zendai Himalaya Art Center, inaugurato in anni recenti e considerato il “capolavoro architettonico-scultoreo della Cina del XXI secolo”. Questo complesso unisce in sé il Venu Himalayas Hotel con il suo centro commerciale, il Himalayas Art Museum e infine il DaGuan Theatre, uno spazio multifunzionale dotato di tecnologia digitale. I volumi laterali del Himalayas Center sono avvolti da pannelli in lattice con un intricato motivo decorativo Cinese che, secondo Isozaki, “si ispira a un oggetto di giada Liangzhu, e pertanto dà al complesso una connotazione culturale e naturale”. Incorporata nelle simmetrie geometriche dei “cubi cristallini” del complesso, la facciata a guisa di foresta evoca le montagne nella regione del Mustang (Nepal), ai confini con il Tibet. Queste erano rifugi segreti per romitori o monasteri poiché si ritiene che esse stesse conducano alla spiritualità.

Attualmente Isozaki è dedito al Museo Hunan in Cina, che s’inaugurerà a novembre. Il museo è destinato ad accogliere manufatti da Mawangdui, un sito archeologico a Changsha, dove sono state rinvenute le tombe di una famiglia regnante della dinastia Han. Per questa struttura Isozaki si è ispirato al disegno di un raro bronzo ornamentale tripede che è tesoro nazionale. Il museo, che si estende su quasi 80.000 m2 di superficie, si sorge su una collina del lago Dongting: il tetto a cristallo della struttura è ispirato all’acqua.

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